Articoli filtrati per data: Settembre 2016 - Associazione Trastevere ROMA

NOI DONNE : alcuni articoli dell’ ultimo numero del giornale

 

Riceviamo e pubblichiamo

Associazione Trastevere Rione XIII         associazionetrasteverexiii@gmail

 

ADESSO BASTA, la Campagna dell'Udi e il presidio di Roma

Presidio alla Regione Lazio nel giorno di avvio della campagna nazionale dell'Udi ADESSO BASTA per chiedere il rilancio dei consultori familiari pubblici

inserito da Tiziana Bartolini

Roma, 26 settembre 2016. “Noi c’eravamo ieri a fare le battaglie per conquistare i servizi, ci siamo oggi a difenderli e ci saremo domani, sempre all’insegna dell’autodeterminazione delle donne”. (ripresa, Vittoria Tola) Il riferimento è ai consultori familiari e, di conseguenza: alla contraccezione, all’informazione sessuale, all’applicazione della legge 194 (videointervista a R.Marcodoppido, C.Cantatore, G.Scassellati, L.Laurelli). 
Siamo a Roma, in una mattina baciata dal sole. A richiamare l’attenzione su questi temi sono le donne che hanno raccolto la sollecitazione dell’Udi e che, nella Capitale e in molte altre città, partecipano ai presidi organizzati all’insegna dello slogan ADESSO BASTA. È la campagna nazionale lanciata dall’Udi e che ha preso il via il 26 settembre, giornata mondiale della contraccezione nata per merito di alcune associazioni internazionali con riferimento alla Conferenza Internazionale dell’Onu (Il Cairo, 1944).
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È l’inizio di un percorso che durerà un anno, fino al 27 settembre 2017. Davanti alla sede della Regione Lazio, rispondendo alla chiamata del l’Udi Monteverde e dell’Udi romana La Goccia, si ritrovano un po’ ‘quelle di sempre’, donne che da anni si occupano dei consultori segnalando il costante depotenziamento dei servizi, l’invecchiamento di operatrici e operatori socio-sanitari, la fatiscenza delle strutture e il numero insufficiente. “Solo a Roma ne mancherebbero oltre 90, stando alle indicazioni della legge istitutiva che parla di un consultorio ogni 20mila abitanti”, spiegano. C’è poi il tema del diritto delle donne alla scelta di come partorire, visto che “l’unica Casa del parto, a Ostia, è stata chiusa determinando un disservizio e uno spreco di risorse economiche”. Una delegazione del presidio (le Udi romane, la Casa Internazionale delle Donne, il coordinamento Donne Cgil e Uil) ha incontrato l’assessora regionale Lucia Valente e la consigliera Marta Bonafoni, alla presenza dei dirigenti competenti.  Tra le questioni portate all’attenzione dell’amministrazione regionale (nota completa): il potenziamento e rilancio dei consultori pubblici per garantire una prevenzione e contraccezione sicura e gratuita in tutta la Regione, la non ammissibilità di personale obiettore ai bandi di concorso nei reparti che per legge devono applicare la 194, l’erogazione gratuita nei consultori di ogni tipo di contraccettivo, l’accesso gratuito alla RU486 in day hospital fino a 63 giorni (9 settimane) in tutti gli ospedali come avviene in tutta Europa.  La Regione Lazio, dal canto suo, ha spiegato che sta uscendo dal commissariamento imposto dalla pesante situazione debitoria trovata, cosa che permetterà di emettere alcuni provvedimenti che potranno iniziare a dare risposte, e ha sottolineato che un primo risultato è stata la sentenza del TAR sull’IVG farmacologica. La disponibilità a istituire un tavolo di consultazione è un passo nella direzione dell’accoglienza delle istanze delle donne. Si vedrà presto se alle buone intenzioni faranno seguito azioni concrete.  

 

 

 

 

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AAA Cercasi terapia per curare i violenti

Il violento è espressione e prodotto di un intero sistema sociale sessista, discriminatorio e maltrattante. Quindi "in terapia" dovrebbero andare tutte le istituzioni

inserito da Raffaella Mauceri

AAA cercasi terapia per curare i violenti

Raffaella Mauceri

Cercasi vaccino, pillola, pomata, endovena, intervento chirurgico, insomma qualcosa per far sì che gli uomini la smettano di picchiare, stuprare e uccidere le donne. Scherziamo? Non proprio. 

Il pensiero ci trafigge il cervello ogni volta che ci capita di leggere di terapie sperimentali. In linea di principio, infatti, è tale e tanta la disperazione che daremmo il benvenuto anche ad una pozione magica, un intruglio da fattucchiere, un colpo di bacchetta magica…qualunque cosa, insomma! 
Se non fosse che, stando ai calcoli dell’Onu, i maschi violenti (diretti, accertati e manifesti) sono almeno un terzo della popolazione maschile mondiale, cioè milioni di milioni. E prenderli uno per uno in terapia sarebbe come cercare di vuotare l’oceano con un bicchiere. Senza contare che l’operazione avrebbe costi stellari, assolutamente insostenibili per qualsiasi paese, figuriamoci per il nostro! 
Ma soprattutto perché, a parte quel 5-6% di soggetti violenti clinicamente disturbati che hanno bisogno di un trattamento psichiatrico tout court (anche se, guarda caso, anche loro scelgono vittime di genere femminile…), tutti gli altri sono lucidi, consapevoli e pure orgogliosi di essere violenti perché far paura alle vittime li fa sentire onnipotenti. 
Da qui, le nostre perplessità di fronte alle ipotesi e agli esperimenti di trattamento/ recupero/rieducazione/reinserimento dei maschi violenti. Da qui la domanda: ma nel frattempo non possiamo attivare o potenziare altre “terapie” più concrete che partano dal concetto che il maltrattante di donne prima di tutto è un criminale? Lo si fa con i mafiosi, con i ladri, con gli spacciatori….perché non anche con i maltrattanti di donne? Perché con loro si tirano fuori il “raptus”, il “delitto d’impulso” e il “delitto passionale” (altro nome del vecchio delitto d’onore)? Perché a loro si concede di tutto: il patteggiamento, le attenuanti, gli sconti, i domiciliari, i premi…?
Non sarà perché il maschio violento è espressione e prodotto di un intero sistema sociale sessista, discriminatorio e maltrattante in cui, di dritto o di traverso, consapevolmente o inconsapevolmente, si identifica gran parte del genere maschile? Non sarà che il maschio violento è il braccio armato di una società maschile che, chi più chi meno, odia le donne? O non le ama o le considera inferiori o non gliene frega niente? O pensa che è colpa loro se si fanno uccidere perché magari rompono o non ubbidiscono o pensano di poter fare quello che gli pare? 
Ecco perché noi auspichiamo ben altre terapie per altri soggetti e con altre modalità. Pensiamo, ad esempio, ad una terapia riabilitativa per il nostro governo disabile che continua a produrre leggi incapaci di arginare il femminicidio che, nel frattempo, si è ulteriormente involuto e trasformato in famigli-cidio, cioè in strage familiare. 
Un governo disabile e sporcaccione incapace di capire che se continua a sostenere che la prostituzione è un mestiere come un altro, approva i 9 milioni di italiani che fanno sesso a pagamento affinché possano continuare ad esercitare quello che essi ritengono sia un servizio sociale per soli uomini. Sono loro, infatti, sono i cosiddetti “clienti” che, comprando carne umana femminile, foraggiano i trafficanti della tratta. Chi altri sennò? Dopodiché si auto-assolvono dicendo che quello della prostituta è un mestiere insopprimibile, inestinguibile, ineliminabile perché è il mestiere più antico del mondo. Sporcaccioni, ignoranti e falsi perché il mestiere più antico della donna è quello di fare la madre, non la prostituta. Nei paesi dove non c’è posto per la prostituzione, infatti, la violenza, lo stupro e il femminicidio sono un fenomeno di nicchia.

Altra terapia riabilitativa occorrerebbe d’urgenza al sistema-giustizia affetto da lentezza patologica e misoginia acuta. Un paio di esempi? 

1 - A Roma due abusanti delle ragazzine prostituite (che la stampa complice degli abusanti, chiama “baby squillo” come se fossero del mestiere) confessano di sapere che erano minorenni, e se la cavano con una multa di mille euro a testa, manco avessero posteggiato in zona disco. 
2 – A Siracusa Simona La Rosa ha presentato 10 denunce DIECI contro il suo stalker. Alla fine non è stata liberata dalle istituzioni preposte a questo compito, ma da un’intervista a “Le Iene”. 
Del resto è notorio che l’80% delle donne assassinate, muoiono dopo aver presentato numerose denunce giacché le istituzioni non riescono a prevenire/intervenire/tutelare le donne a rischio.
Figurarsi le denunce per diffamazione che giacciono per anni e anni sotto una coltre di polvere fino, a volte, alla prescrizione!

Non dimentichiamo una terapia anche per il sistema sanitario stante che sono ancora molte le città italiane dove i medici vedono i segni delle percosse e fanno finta di niente, e alla faccia del Codice Rosa, non si prendono nemmeno il disturbo di indicare alla vittima un centro antiviolenza. Per non dire dei medici che picchiano le mogli o dei ginecologi che molestano le pazienti, o si dichiarano massicciamente obbiettori di coscienza, salvo poi a riceverle nei loro studi privati e fare l’ivg a pagamento. L’occasione, infatti, ci è gradita per suggerire alle donne di rivolgersi alle dottoresse incrementando così la fiducia e la stima reciproca. 

E una bella terapia per le Forze dell’Ordine, no? Se beccano in flagranza di reato un ladruncolo con una cesta di limoni, lo portano in carcere e il pericoloso criminale viene processato per direttissima e condannato in men che non si dica. Quando invece una donna con la faccia tumefatta o il naso rotto o un braccio appeso al collo, va a denunciare il marito violento, c’è ancora il poliziotto di turno che sbalordisce ed esclama: “Signora! ma che cosa ha fatto per fare imbestialire suo marito in questo modo?”. Dopodiché chiama uno di quei centri antiviolenza che a puro titolo di volontariato rispondono (per davvero) 24 h, e dice: “Abbiamo una donna con due bambini che non può tornare a casa perché lui l’ha minacciata di morte. Venite a prenderla?”. 
Accaduto a Genova: Lui 77 anni, lei 76. La donna chiama i carabinieri perché il marito la picchiava, i militari arrivano, lo calmano (?) e se ne vanno. Poco dopo, il dramma annunciato, anzi annunciatissimo: l’uomo, già denunciato più volte per maltrattamenti sin dal 2012, strangola la moglie.

E passiamo alla scuola. Da 40 anni le femministe dicono e ripetono e ribadiscono, inascoltate e disperate, che occorre inserire nei programmi l’educazione al sentimento, l’educazione al rispetto, l’educazione alle differenze. Ma da quest’orecchio le alte sfere non ci sentono e così nel frattempo, la violenza è scesa fino alle scuole elementari, dove si sono rilevati casi di emulazione dello stupro singolo o di gruppo, a soli otto-nove anni. Nel caso in cui sono più grandicelli, tipo quei cinque giovanotti di buona famiglia che hanno stuprato tutti e cinque a turno una coetanea, i loro padri invece di accompagnarli ad un ufficio di polizia a poderosi calci nel fondoschiena, ripetono in coro con i loro avvocati: “Ma suvvia, è stata una ragazzata!”. 
Segno evidente che a poderosi calci nel fondoschiena andrebbero accompagnati loro: i padri. 

Altra piaga di enorme estensione e gravità per la quale non si riesce a trovare una terapia sono i pedofili, che si contano a milioni, specie quelli con la tonaca che sono in assoluto i più ripugnanti. Ogni anno l’associazione Meter scopre centinaia di nuovi siti pedopornografici dove si mostrano, e si smerciano, bambini da zero anni in su. E decine di migliaia di visitatori pagano fior di quattrini per acquistare prima le sequenze e poi i corpicini di questi piccoli innocenti violentati e seviziati. Per costoro molti invocano la castrazione. Ma al di là delle invocazioni, di fatto nessuno fa niente. Compreso il papa che appena insediato annunciò un bel repulisti e non ha fatto un bel nulla.

Dulcis in fundo, la stampa dove gran parte dei cronisti/e di nera che nella loro vasta incompetenza e disgustosa insensibilità, ci descrivono un femminicidio come una romantica storia d’amore dove la donna moribonda o uccisa esce di scena, e al centro della cronaca resta lui, l’assassino “un pover’uomo distrutto dal troppo amore che non accetta che lei lo lasci perché lei era sua e basta”. Gli manca soltanto la medaglia al valore e il quadro è completo.

E adesso ecco un esempio clamoroso della necessità di svariate terapie intrecciate: 
Latina (Roma)
1 - Lei lo denuncia per stalking
2 - Scatta l'ordine di allontanamento dello stalker di ben 300 metri
3 - Lui vieppiù inferocito dalla denuncia, va a casa della denunciante (sicuramente a piedi) e la prende a 
martellate in testa.
4 - Il Tg 5 tiene a precisare che lui era "in preda alla follia".


- Arrestato SOLTANTO l'uomo col martello.
- Non il LEGISLATORE che vorrebbe fermare la strage con gli ammonimenti e gli allontanamenti.
- Non la POLIZIA che avrebbe dovuto indirizzare la donna ad un centro antiviolenza qualificato che l'avrebbe rifugiata e le avrebbe salvato la vita, e non lo ha fatto.
- Non il GIORNALISTA che con la solita insopportabile, stereotipa “follia”, assolve l’assassino.

La violenza sulle donne ha mille facce, è antica, è endemica, è la trama e l’ordito del tessuto sociale, e la violenza sessuale è la più diffusa in assoluto, giacché è la cifra, lo schema, il paradigma del sistema patriarcale, è il sistema con cui gli uomini delimitano il loro terreno di caccia, con cui definiscono chi comanda e chi ubbidisce, chi è il padrone e chi è la schiava. E’ la lingua con cui gli uomini comunicano fra loro. 
Ma nell’immaginario collettivo, lo stupratore continua ad essere lo sconosciuto che abusa una donna perché lei è seducente e/o lo ha provocato. 
In realtà se davvero il movente fosse la provocazione e il conseguente incontrollabile attacco di concupiscenza, l’uomo non stuprerebbe bambine di pochi mesi né anziane di 90 anni né il cadavere di una donna, né una pecora o una gallina. Non stuprerebbe donne completamente coperte dal burka o dall’abito monacale. Non stuprerebbe la donna del nemico per punirlo razziando tutto ciò che possiede, e in primis le sue donne. Roma nasce da uno stupro di massa: il ratto delle Sabine. Soprattutto gli stupratori non stuprerebbero in branchi perché in tal caso occorre l’organizzazione e quindi la premeditazione che è l’antitesi dell’istinto.
Va detto inoltre che la violenza sessuale più diffusa è quella che si consuma in ambito coniugale perché la moglie è proprietà privata per eccellenza, e seppure nel lontano 1975 il cosiddetto “dovere coniugale” sia stato cancellato dal diritto di famiglia, è più vivo che mai nella pratica di tutti i giorni. 
A dir poco fantasiosa, oltre che estremamente misogina, la trovata di un giudice che per infliggere l’addebito della separazione alla moglie, la accusò di mancata “assistenza sessuale” al marito!
Ci scandalizziamo degli afgani che a 50-60 anni si prendono l’infame licenza di “sposare” bambine di 6 -7 anni e ucciderle a furia di stupri, dimenticando che il nostro paese ha il primato dei turisti sessuali che per pochi spiccioli vanno a stuprare le bimbe dei paesi più poveri e disperati.

Non c’è arte che non celebri o non si ispiri allo stupro. Tutte le arti classiche o moderne, vere o false sono un continuo pretesto per mostrare nudi di donne e donne nude anche legate, imbavagliate, inginocchiate, umiliate, uccise in un lago di sangue…. Lo hanno già fatto una casa di moda, un’azienda di prodotti per la pulizia della casa e un calzaturificio.

E adesso, cari siracusani, andate a guardare quante donne nude ci sono sul soffitto del Vermexio. Sono le veneri callipigie, che non significa veneri dagli occhi belli o veneri dal bel sorriso, no, no, significa “veneri dalle belle natiche”.
Siamo sommersi dalla pornografia. E la pornografia è propedeutica allo stupro. Distrugge l’autostima delle donne rendendole fruibili/commerciabili/commestibili, finché ormai si offrono esse stesse convinte che spogliarsi sia l’unica maniera di realizzarsi nella vita. 
Illibata viene dal verbo libare che significa mangiare, trattasi quindi di ragazze non mangiate. Concetto perfettamente tradotto nella concreta rappresentazione delle giapponesi servite in tavola nude e coperte di cibo che i commensali mangiano direttamente sul loro corpo.

Dalla moda che propone abiti sempre più succinti, ai programmi tv sempre più sboccati e volgari (vedi “Ciao Darwin”, un autentico porcaio), alla pubblicità sempre più violenta e via via fino alle rappresentazioni più raccapriccianti, come nei film dove lo stupro si accompagna alle sevizie e alla morte, si arriva all’ellisse: porno = violenza = porno.
Domanda: perché un sadico come Dario Argento invece di essere ricoverato in psichiatria, viene definito un maestro del cinema? Perché uno sporcaccione come Tinto Brass viene definito anche lui un maestro del cinema?

Di fatto, una società che continua, da un lato, a promuovere nel genere maschile la forza, l’egocentrismo, la competitività, la mascolinità poligamica e stupratoria, e dall’altro a reprimerne la sfera emotiva, non può che produrre “analfabeti emotivi”. Uomini cioè incapaci di gestire il dolore, la rabbia, la tristezza, l’abbandono, che sfogano sugli altri il loro potenziale distruttivo scegliendo le loro vittime, da vigliacchi qual sono, fra le donne e i bambini. 

Ogni volta che parliamo di uomini, c’è sempre qualche pia donna che, col sussiego di chi sta scoprendo l’acqua calda, ci raccomanda di non generalizzare perché gli uomini non sono tutti violenti, dominanti e delinquenti, perché ci sono gli uomini “bravi-buoni-perbene-rispettosi-amabili-meravigliosi”. A costoro rispondo con un motto di Einstein (e scelgo un uomo di proposito) che dice: “Il mondo è un posto pericoloso in cui vivere, non a causa di chi fa il male ma a causa di quelli che guardano e lasciano fare”. E per l’appunto gli uomini “bravi-buoni-perbene-rispettosi-amabili-meravigliosi” stanno a guardare. Indifferenti e forse segretamente compiacenti.

Dunque diamo forza ai centri antiviolenza doc, quelli nati dal femminismo che sono espressione della più grande e rivoluzionaria operazione “terapeutica” della storia: curare le ferite secolari delle donne e ricostruire la loro autostima distrutta dalla violenza patriarcale, giacché si incardinano sulla relazione fra donne, dove l’operatrice e la maltrattata si riconoscono l’una nell’altra entrando in sintonia, in armonia, in melodia. Essi trasmettono la forza immensa e la straordinaria bellezza della solidarietà femminile. Che esiste. Ed è grandiosa. Credeteci.

 

 

 

#NonUnadiMeno

L'8 ottobre a Roma la prima assemblea dell'iniziativa politica in vista della manifestazione del 26 novembre

inserito da Redazione 

NON UNA DI MENO
TUTTE INSIEME CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE ! 
volantino
Verso l'assemblea nazionale dell'8 ottobrea Roma – ore 10.30-17.00 Università La Sapienza – e la manifestazione nazionale del 26 novembre!

La violenza maschile sulle donne, formalmente condannata, è continuamente perpetuata. La cultura patriarcale continua ad affermarsi con forza, ribadendo un livello di disparità fra donne e uomini che è la radice profonda del femminicidio. 

È il momento di essere unite e ambiziose, di mettere insieme le nostre intelligenze e competenze. Ogni giorno facciamo i conti con violenze e abusi in casa, in strada, nei posti di lavoro. La violenza è sempre una questione di rapporti di forza, sta a noi ribaltarli a partire dalla nostra unione e condivisione. 

Per questo l'8 ottobre avrà luogo a Roma la prima assemblea nazionale di un percorso che vogliamo sia ampio e partecipato, capace di produrre proposte e risultati concreti. 

La manifestazione nazionale del 26 novembre, in tal senso, dovrà essere solo il punto di inizio di un processo più grande che deve vederci tutte insieme a riaffermare l'autodeterminazione delle donne su lavoro, salute, affettività, diritti, spazi sociali e politici. 

Alla violenza domestica, agli stupri e alle uccisioni non corrisponde un'effettiva presa di coscienza della politica e della società nel suo complesso: i media non fanno che promuovere una rappresentazione stereotipata, spettacolare, morbosa e vittimistica (quando non colpevolizzante) delle donne; la formazione nelle scuole e nelle università sulle tematiche di genere è fortemente ostacolata; nei commissariati e nelle aule dei tribunali rischiamo ancora di non essere credute; la burocrazia e i tempi d'attesa ci fanno pentire di avere denunciato; i centri anti-violenza vengono chiusi o scarsamente finanziati, nonostante i soldi stanziati a livello nazionale e regionale; i percorsi di fuoriuscita dalla violenza non sono sostenuti adeguatamente da forme di accesso al welfare per le donne. E mentre accade tutto questo, Governo e istituzioni non sembrano voler dare risposte credibili; la violenza maschile viene affrontata in modo casuale ed episodico, spesso secondo i criteri dell'emergenza, laddove si tratta di un fenomeno strutturale che, come tale, richiederebbe politiche adeguate, coordinate e costanti verifiche della loro efficacia.
Per costruire insieme percorsi di lotta e di libertà,

#NonUnadiMeno

IoDecido - Rete Romana / D.i.Re – Donne In Rete contro la violenza / UDI – Unione Donne in Italia


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Del coaching o delle promesse di cambiamento

Un settore in crescita con un’ampia presenza femminile e tante possibili declinazioni, una per ogni ambito della vita. Intervista alla coach Giovanna Giuffredi

Silvia Vaccaro

Quante volte ci siamo sentite inadeguate, in affanno, o incapaci di stabilire obiettivi e priorità nella nostra vita? Probabilmente è accaduto a molte di noi almeno una volta. Cosa fare in quei casi? A chi rivolgersi? Se ad affliggerci non sono traumi familiari o disturbi relazionali complessi per i quali occorre uno psicologo o uno psicoterapeuta, bensì ci danniamo su questioni concrete, come, per fare due tra i tanti esempi, la crescita professionale o il rapporto con il proprio corpo, si può pensare di ricorrere a un coach. Figura a metà tra il formatore e il trainer nata per accompagnare lo sviluppo dei manager in azienda in America negli anni ‘90, oggi il coach diventa personal oltre che tutor aziendale e il suo campo d’azione si allarga a diverse sfere di interesse, tanto che alcune stime, basate su un’indagine dell’International Coaching Federation Global su coaching, consulenza e formazione in 15 Paesi, parlano di un giro d’affari di due miliardi di dollari nel mondo. Di questi, circa 850 milioni in Europa e una ventina in Italia dove, nonostante la crisi, o forse proprio in ragione di essa, attività e fatturato sono aumentati negli ultimi quattro anni del 20 per cento. Di cosa significhi essere coach e delle ragioni della crescita del settore ne abbiamo parlato con Giovanna Giuffredi, una delle massime esperte di coaching in Italia. Oltre a essere un Professional Certified Coach, Giovanna è CEO di Life Coach Italy s.r.l, Direttrice didattica di Advanced Coach Academy e Direttrice editoriale della rivista di settore ‘Coaching Time’. 

Quando e perché ha deciso di diventare coach? 
È stato un cammino a tappe, per progressioni successive, attraverso cambiamenti e passaggi tra professioni solo apparentemente simili. Solo per citare le tappe più salienti, dopo la laurea in psicologia, ho approfondito il counselling rogersiano e la psicoterapia sistemico-relazionale e ho lavorato come consulente nell'orientamento scolastico, universitario e professionale per molti anni. In seguito, come psicologa del lavoro ho seguito molte aziende e come valutatrice di programmi comunitari mi sono dedicata alle analisi dei progetti finanziati nel mercato del lavoro. Nel frattempo sono diventata giornalista pubblicista e avevo ancora i miei pazienti, ma c'era di fondo qualcosa che mi spingeva a fare altri cambiamenti. Il filo conduttore è riconducibile alla ricerca di una dimensione professionale appagante che per me corrisponde alla possibilità di aiutare le persone a sviluppare le loro potenzialità. E solo quando ho incontrato il Coaching, ho lasciato andare tutte le altre professionalità, per dedicarmi completamente a questo straordinario approccio, che utilizzo al cento per cento nel mio lavoro, con i clienti privati, nelle aziende, nella formazione dei futuri coach e per diffondere la cultura del Coaching. Ho quindi fondato Life Coach Italy una società di servizi, una Scuola di Coaching, Advanced Coach Academy e un giornale online dedicato a questo approccio, ‘Coaching Time’. 
 
Il mestiere del coach non è regolamentato da un albo professionale al momento e può capitare di fare confusione tra formatore, coach, o psicologo? Cosa ha di diverso un coach rispetto ad altri professionisti? 
Il Coaching oggi in Italia è regolamentato dalla legge n°4 del 14 Gennaio 2013 (Disposizione in materia di professioni non organizzate) e il 12 novembre 2015 è stata pubblicata la Norma Tecnica UNI 11601. Il coach è un professionista che affianca il cliente, non insegna né consiglia, ma propone buone domande e feedback diretti, per stimolare il flusso dei ragionamenti. Non trova soluzioni, ma aiuta il cliente a trovare le sue risorse interiori per generare le “sue” soluzioni e accelerare processi decisionali, con la massima fiducia nella capacità del cliente di trovarle. Il Coaching non ha una funzione riparativa né tanto meno terapeutica, ma di sviluppo e miglioramento. Non si indagano mai le aree del disagio e della sofferenza, ma si lavora sul futuro desiderato.
 
Data la sua lunga esperienza nel settore, può dirci se ha riscontrato differenze sostanziali nelle richieste e nell'approccio dei suoi clienti in base al sesso di appartenenza?
Direi che le donne tendono a lavorare maggiormente per sviluppare una migliore percezione di sé e autostima. Cercano maggiore autonomia, vogliono cambiare o trovare lavori che le appassionino. In ambito professionale chiedono spesso di essere affiancate per valorizzare il proprio ruolo e gestire il giudizio dei superiori o dei collaboratori. Gli uomini dedicano con grande frequenza il coaching per migliorare capacità relazionali e comunicative, per implementare il proprio business e sviluppare una leadership efficace. 

Chi si rivolge a lei per un percorso di coaching? 
Nelle grandi aziende il coaching è rivolto soprattutto al il top management e lavoro sia con gli Executive one-to-one che con i team di lavoro. Da diverso tempo anche le Piccole e Medie Imprese hanno scoperto i risultati straordinari del coaching per raggiungere più facilmente risultati e migliorare la produttività. In ambito privato, seguo professionisti in tutti i campi, da quello sanitario, artistico, tecnico, commerciale e altro. E molte persone che vogliono invece lavorare solo sulla dimensione personale delle relazioni affettive o famigliari, o per ridisegnare il proprio futuro. 
 
Considerando il periodo storico economicamente duro e il tasso di occupazione femminile italiano più basso della media europea sopratutto al centro e al sud, crede che il coaching sia un ambito di sviluppo professionale in cui le donne possono trovare opportunità concrete di autonomia e realizzazione professionale?
Tra i coach le donne sono in netta prevalenza, circa il 60%, anche ai vertici dell'International Coach Federation Italia. Il mercato è ancora in crescita in Italia. Nel mondo i coach ICF sono circa 32mila presenti in 138 paesi.
 
Di recente ha pubblicato un libro "L'onda del coaching" edito da Piccin, in cui racconta e spiega moltissimi aspetti di questo affascinante mestiere. Cosa consiglierebbe da coach a una delle tante giovani senza lavoro o che vive un momento di difficoltà e disorientamento? 
Da coach farei delle domande per aiutare a fare chiarezza, tra i tanti aspetti che riguardano un ri-orientamento. Ad esempio: che cosa ti piace fare? In quale contesto ti piacerebbe lavorare per stare bene? (Area degli interessi); Di che cosa hai bisogno per provare soddisfazione e sentirti realizzata? (Area delle Motivazioni); In quali attività riesci meglio senza fatica? (Area dei Talenti); In che cosa credi profondamente? Che cosa è veramente importante per te? (Valori); Dove vuoi arrivare? Quale meta vuoi raggiungere? (Aspettative, progettualità). Si tratta di stimolare prima di tutto buone risposte per sviluppare consapevolezza di sé. Poi si esplorano possibili vie d’azione, realistiche, costruire un progetto lavorativo o professionale.

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Pubblicato in Giornale di Trastevere
Martedì, 27 Settembre 2016 11:04

Dalla Presidenza Municipio Roma 1 Centro

Dalla Presidenza Municipio Roma 1 Centro

   
 

Carissime/i,

 

Venerdì 30 settembre alle ore 15.00, presso la Casa Internazionale delle Donne in Via della Lungara 19, con l’Assessore Regionale  al Lavoro, Pari Opportunità  e Personale, Lucia Valente, e la Presidente della Casa Internazionale, Francesca Koch, presenteremo il nuovo bando regionale per l’adesione al Contratto di ricollocazione per le donne con figli minori”.

 

Si tratta di uno strumento importante, attraverso il quale la Regione Lazio vuole favorire l’inserimento nel mondo del lavoro di quelle donne-mamme con figli minori che sono in cerca di un’occupazione e di quelle che il lavoro lo hanno perso in corrispondenza di una gravidanza o dopo la nascita del figlio.

 

Le destinatarie del bando sono le mamme residenti nel Lazio in cerca di occupazione, con almeno un figlio di età inferiore a 6 anni compiuti.

I posti a disposizione sono 500 e possono partecipare al bando anche le donne extracomunitarie in possesso di regolare permesso di soggiorno.

 

All’incontro partecipano anche Flavia Ginevri, Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Roma, e Marco Noccioli, Direttore dell’Assessorato Lavoro della Regione Lazio. Modera Maurizio Piccinetti, Coordinatore Regionale Rete Lavoro.

 

Vi aspettiamo,

 

Sabrina Alfonsi

 

 

 

RICOLLOCAZIONE MAMME

CONTRATTO DI REINSERIMENTO LAVORATIVO PER MADRI CON FIGLI

DA 0 A 6 ANNI

 

 

30 SETTEMBRE 2016

ORE 15:00 – 17:00

CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE

Ne parlano:

Lucia Valente – Assessore Pari Opportunità e Lavoro Regione Lazio

Sabrina Alfonsi – Presidente Primo Municipio Roma I Centro

Marco Noccioli – Direttore Assessorato Lavoro Regione Lazio

Flavia Ginevri – Consigliera di Parità Città metropolitana di Roma Capitale

Francesca Koch – Presidente Casa Internazionale delle donne

Modera:

Maurizio Piccinetti – Coordinatore Regionale Rete Lavoro

 

 

Al via con il contratto di ricollocazione dedicato alle donne in cerca di lavoro.

L'avviso pubblicato dalla Regione Lazio in particolare è destinato a favorire il rientro nel mercato del lavoro delle donne prive di impiego, residenti nel Lazio, con almeno un figlio minore a carico di età inferiore a 6 anni compiuti. All'iniziativa possono partecipare anche donne con cittadinanza non comunitaria, purché in possesso dei requisiti e con regolare permesso di soggiorno.

Benefici

Le donne dovranno iscriversi al Centro per l’Impiego e lì potranno scegliere un soggetto accreditato per i servizi per il lavoro con il quale costruiranno un percorso personalizzato per l’accompagnamento al reinserimento nel mercato del lavoro subordinato oppure autonomo. Per favorire la loro partecipazione attiva al percorso, è prevista l’erogazione di un bonus di conciliazione per l’acquisto di servizi per l’infanzia (ad es. nido, babysitting, ecc.), per un importo fino a 200€/mese.

Per le aziende che le assumeranno è previsto un bonus occupazionale e, per favorire l'inserimento delle donne in azienda, sono previsti altri bonus di conciliazione per l'acquisto di servizi per l'infanzia.

Come candidarsi

Le donne che intendono beneficiare di questa misura potranno presentare la propria candidatura a partire dal 26 settembre fino al 20 dicembre 2016.

 

Roma 30 Settembre 2016

 

Casa Internazionale Delle Donne

Via della Lungara 19 (Trastevere)

Sala Simonetta Tosi

 

dalle ore 15:00 alle 17:00

Pubblicato in Giornale di Trastevere

REALE ACCADEMIA DI SPAGNA : EPITAFFIO PER ROMA – evento musicale

 

Riceviamo e pubblichiamo l’ invito esteso a chi ci segue

Associazione Trastevere Rione XIII                    Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

La directora de la Real Academia de España en Roma, Dª Ángeles Albert, tiene el placer de invitarles al concierto

Epitaffio per Roma

 

Venerdì, 23 settembre- Ore 20

Real Academia de España en Roma

 

P.zza San Pietro in Montorio, 3 (Gianicolo)

 

https://mail.google.com/mail/u/0/?ui=2&ik=6029b052bc&view=fimg&th=157329b7f58d9dab&attid=0.0.1&disp=emb&attbid=ANGjdJ8e2l5tavZorTuMUJY6rHcoKeMiAsJH3CGOmV5EAc5j3NnrkA4DJeBH9AyQn-P2vkBFslpAx6Z3NfAwkSKNHGwPKZrokdMbEfB16t68JIVWAnnrsRtTTWT3iJw&sz=w1764-h1494&ats=1474531004738&rm=157329b7f58d9dab&zw&atsh=1

 

 

 

 

Pubblicato in Giornale di Trastevere

Papa: mondo in guerra, giornata di preghiera e pianto a Assisi

Città del Vaticano, 20 set. (askanews) - "Oggi il mondo avrà il suo centro ad Assisi, per una giornata di preghiera, penitenza e pianto, perché il mondo è in guerra": così Papa Francesco nella messa mattutina a Casa Santa Marta prima di partire per Assisi dove si conclude il vertice interreligioso "Sete di pace" organizzato dalla comunità di Sant'Egidio, dalla locale diocesi e dai frati francescani. "Ho scritto una lettera ai vescovi di tutto il mondo - ha detto il Papa a quanto riferito dall'Osservatore Romano su Twitter - perché nelle diocesi si preghi con tutti gli uomini di buona volontà".

"Dio padre di tutti, cristiani e non, vuole la pace. Non esiste un Dio della guerra, quello che la fa è il diavolo".

"Preghiamo il Signore affinché ci dia un cuore di pace, oltre le divisioni delle religioni, perché tutti siamo figli di Dio".

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Assisi, 19 set. (askanews) - Quando Giovanni Paolo II inventò l'incontro di Assisi per la pace il muro di Berlino era di là dal cadere. Era il 1986. L'Unione sovietica produceva i primi scricchiolii. Ma nessuno, neppure il Pontefice polacco fieramente ostile al regime comunista in Europa dell'est tanto da avere archiviato la Ostpolitik del cardinale Agostino Casaroli ("Un fallimento", l'ha definita Benedetto XVI in un recente libro-intervista), immaginava che di lì a poco la cortina di ferro sarebbe evaporata, il Cremlino sarebbe entrato in crisi, l'Europa si sarebbe riunificata.

Il tema della pace non era certo una novità nel magistero dei Pontefici, Giovanni XXIII le aveva dedicato l'enciclica "Pacem in terris", l'urgenza della pace attraversava la "Popolorum progressio" scritta pochi anni dopo da Paolo VI. Ma nei primi anni Ottanta la pace era una bandiera della sinistra mondiale, più che della Chiesa cattolica. E Karol Wojtyla, convocando Assisi, se ne riappropriò. "Il trovarsi insieme di tanti capi religiosi per pregare è di per sé un invito oggi al mondo a diventare consapevole che esiste un'altra dimensione della pace e un altro modo di promuoverla", disse in quell'occasione, "che non è il risultato di negoziati, di compromessi politici o di mercanteggiamenti economici. Ma il risultato della preghiera, che, pur nella diversità di religioni, esprime una relazione con un potere supremo che sorpassa le nostre capacità umane da sole. Noi veniamo da lontano non solo, per molti di noi, a motivo di distanze geografiche, ma soprattutto a causa delle nostre origini storiche e spirituali".

Da allora sono passati 30 anni. La comunità di Sant'Egidio ha tenuta accesa la fiaccola accesa da Giovanni Paolo II, portando "lo spirito di Assisi", ogni anno, in giro per il mondo. Nel frattempo c'è stata la guerra in Jugoslavia, il terrorismo islamista è diventato un tema centrale, le religioni sono tornate a riunirsi ad Assisi, dopo gli attentati dell'11 settembre, e poi di nuovo anni dopo con Benedetto XVI, c'è stata la guerra in Iraq, le primavere arabe, la nuova crisi del Medio Oriente. E sul soglio di Pietro è salito Jorge Mario Bergoglio. Che, domani, tornerà ad Assisi (è la terza volta, da quando è stato eletto, che torna nella città del cui santo ha scelto il nome, Francesco) per rilanciare lo spirito insieme ad oltre 500 leader delle altre confessioni e religioni. Sempre per invocare la pace per un mondo che ne ha bisogno più che mai. E che, rispetto al 1986, sembra irriconoscibile.

Papa Francesco, che della pace francescana ha fatto un punto programmatico del suo pontificato, ha più volte denunciato che il mondo si trova in una "terza guerra mondiale", ancorché, sinora almeno, a pezzi. Ha contestato con forza l'idea che questa guerra sia una guerra di religione, così come la teoria dello scontro di civiltà o il tentativo di raffigurare l'islam come una religione terrorista. La guerra fredda è finita da tempo, ma con Jorge Mario Bergoglio il Vaticano l'ha definitivamente archiviata. Superando lo spauracchio dei "comunisti", aprendo la mano verso Russia e Cina, facendo proprie, con il primo Pontefice latino-americano della storia, le ragioni, e i problemi, del "global south", sganciando la Chiesa da una identificazione con l'Occidente alla quale diverse cancellerie hanno tentata di schiacciarla. Superate anche, in buona parte, i timori, emersi nel corso della storia degli incontri di Assisi, che un momento di preghiera comune fosse una forma di sincretismo, di relativismo, che la fede cattolica insomma perdesse la sua purezza. Anche quest'anno ad Assisi i rappresentanti delle diverse fedi pregheranno insieme, ma, per usare le parole pronunciata nella cittadina umbra dal cardinale nigeriano John Onaiyekan, "30 anni fa si diceva: siamo venuti insieme ad Assisi per pregare per la pace, ora diciamo: siamo venuti ad Assisi per pregare insieme per la pace" (Papa Francesco, del resto, nel corso di un viaggio ad Istanbul ha visitato la "moschea blu", spiegando, a conclusione, di aver "pregato" nel luogo di culto islamico). La Chiesa di Francesco vuole guardare superando antichi steccati. E concentrandosi sui più bisognosi: convinto che quella migratoria sia una delle più gravi crisi che sta affrontando l'umanità, il Pontefice argentino di origini italiane ha voluto ad Assisi, oltre ai leader religiosi, un gruppo di rifugiati che mangeranno con lui domani a pranzo. Rispetto al 1986, è un altro mondo, è un altro incontro per la pace.

Pubblicato in Giornale di Trastevere

Quando Ciampi distrusse l’Italia

Paghiamo ancora oggi le scelte del '92

 

 

Non tutti celebrano e omaggiano l’ ex Presidente Ciampi nel giorno del suo decesso.

Associazione Trastevere Rione XIII

 

 

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Di Ludovico Polastri su Affaritaliani

 

Esiste un passaggio nella storia economica dell’Italia che si può situare nel 1992 dove per la prima volta dal dopoguerra il debito pubblico supera il PIL. In questo periodo esplode Tangentopoli, la mafia tratta con lo Stato dopo la pressione esercitata con l’uccisione di Falcone e Borsellino. Serpeggiava addirittura la possibilità di un golpe. Instabilità interna sia sociale che economica prepararono in quegli anni alla speculazione contro la Lira. Carlo Azeglio Ciampi era governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi era Direttore Generale del Tesoro, Giuliano Amato nel giugno del 1992 divenne Presidente del Consiglio. Sono tre personaggi che all’unisono decisero, su pressioni speculative internazionali e per la precisione americane, di distruggere economicamente l’Italia. Anche se molti non lo sanno paghiamo ancora oggi le scelte scellerate di quel periodo e di questi personaggi. Ma proseguiamo con ordine. L’attacco speculativo fu preparato preventivamente con l’agenda delle privatizzazioni degli asset più importanti della Nazione. L’agenda fu stilata durante il famoso incontro avvenuto sul panfilo Britannia. Erano presenti i rappresentanti delle banche d’affari americane spesso ricorrenti come advisor ancora oggi nelle nostre cessioni o dismissioni: Goldman Sachs, Merrill Lynch, J.P. Morgan, Morgan Stanley ecc. Il Progetto prevedeva la dismissioni bancarie come Credito Italiano, Comit, INA, la privatizzazione dei principali beni dello Stato italiano come la SIP, le autostrade, ENI, le Ferrovie dello Stato, le Poste e addirittura la Banca d’Italia. Fino a quel momento tutti noi contribuenti italiani, con le nostre tasse, sovvenzionavamo tutte queste aziende. Dopo la riunione galleggiante, tutto venne privatizzato e svenduto alle banche. Il detonatore di questa operazione fu innescato da Soros, speculatore americano che sfruttando l’effetto leva e disponendo di un hedge fund creato per l’occasione poté vendere sui mercati monetari centinaia di miliardi di lire provocandone il crollo e l’uscita dallo SME. E qui entra in gioco l’incompetenza di Ciampi che tentò invano di difendere la nostra moneta dalla fluttuazione dei cambi bruciando, alla fine della inutile difesa, la bellezza di 63 mila miliardi di lire: azzerò le riserve della Banca d’Italia. Anche uno studente al primo anno di economia avrebbe agito esattamente al contrario: poiché la speculazione era troppo forte per essere contrastata sarebbe stato meglio lasciar oscillare liberamente la moneta e tenere le riserve di valuta pregiata. Col senno di poi non solo ci fu incompetenza ma anche premeditazione perché grazie a queste follie Ciampi divenne il maggior sponsor dell’entrata dell’Italia nell’euro. Ciampi distrusse l’Italia affinché potesse subire supinamente il ricatto dell’euro. Non ultimo, dopo aver svenduto tutto il tessuto industriale italiano con una svalutazione del 40%, Amato impose una patrimoniale del 6x1000 su ogni deposito. Il suo compagno  Prodi, non esiterà nel 1996 a ritoccare le aliquote sul lavoro per prelevare altri 4.300 miliardi utili per truccare i conti ed entrare definitivamente nell’euro.
L’Italia fallita di oggi è figlia di questi personaggi. Il fallimento della moneta unica è figlio di questi incompetenti da sempre intrallazzati con gli speculatori americani e che dopo aver lasciato gli incarichi nelle istituzioni italiane accasano loro e i loro parenti nei board delle banche speculative (si veda Monti, Draghi e suo figlio, Domenico Siniscalco, Enrico Letta, ecc). Vale la pena di ricordare il pensiero di Craxi dopo la vergognosa operazione di Ciampi. “ Il Governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, in poche settimane ha distrutto 15.000.000.000.000 di lire (quindici mila miliardi di lire italiane). Il finanziere-squalo Soros, fece una colossale speculazione sulla lira, guadagnando non so quale cifra colossale. Dopo questa sua impresa, a riconoscimento, ebbe la laurea honoris causa dall’Università di Bologna (la città di Prodi). Grandi intrighi, grande avventure, dalle quali sono portati molto spesso grandi gruppi finanziari!”
L’Italia ha sempre avuto al proprio interno i peggiori traditori e Ciampi è stato uno di quelli.

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Under 30 e sessualità. Eccitazione virtuale e sesso

chimico

Di Gian Luca A. Lamborizio su Affaritalini

 

Qual è oggi il rapporto degliunder 30 con la sessualità e col proprio corpo?

Amare, essere amati e avere rapporti sessuali fa parte della natura umana ma la tendenza attuale, specialmente nei giovani, pare essere la ricerca dell'estremo, vissuto come strumento per ottenere altro piacere. Non più un bisogno di eccitazione costruttivo ma un'eccitazione per l'eccitazione, per sentire di esistere.

E così ecco il fenomeno dell'eccitazione virtuale e delsesso chimico. Ma siamo davvero sicuri di sapere quali sono i rischi e le conseguenze che ne derivano?

under 30 sesso

 

Ce ne parla la Professoressa Alessandra GraziottinDirettore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica, H. San Raffaele Resnati di Milano.

 

 

Professoressa Graziottin, il bisogno di eccitazione è una caratteristica umana sempre esistita. Cosa caratterizza oggi questo bisogno, specialmente negli under 30, rispetto al passato? Ci sono differenze tra maschi e femmine?

In passato erano più ardenti i bisogni primari, ad esempio mangiare, trovarsi al sicuro e così via. Oggi invece le persone, per sentirsi vive, soprattutto i giovani, hanno bisogno di sentirsi eccitate ed è questo il parametro principale che viene utilizzato per “sentire di esistere”. Sentirsi eccitati fa bene a tutti, ma il punto è “come”. Possiamo sentirci eccitati in maniera sana quando perseguiamo un obiettivo che ci piace molto, studiare per avere un risultato migliore, allenarci per vincere una partita, seguire un corso che ci porterà a ottenere dei risultati e dei vantaggi... Tutto ciò che è un progetto sano, è quell'eccitazione che nel cervello è caratterizzata da un aumento di dopamina. Questo richiede di essere molto sani e capaci di avere progetti e la capacità di perseguirli, anche nelle difficoltà.

Oggi invece vediamo che c'è un bisogno di eccitazione per l'eccitazione e se non riesco a soddisfarlo in maniera normale – includendo in questo ovviamente l'eccitazione sessuale che tutti, specialmente nell'adolescenza, proviamo, avvertendo, come dico io, “gli ormoni che cantano” - sorgono i problemi. Infatti, come dicevo, oggi assistiamo sempre più a un bisogno di eccitazione per l'eccitazione, non più come percorso finalizzato a un progetto o a una conquista, che sia una conquista sessuale, lavorativa, sportiva, di qualcosa di esaltante, e quindi subentra una ricerca di eccitazione artificiale. Da un lato tutta la second life, l'eccitazione virtuale, via internet, e dall'altro tutta l'eccitazione facilitata dall'uso di droghe tipo la cocaina, che ormai ha una diffusione pazzesca in tutti gli strati sociali.

 

Al riguardo, Professoressa, ci vuole parlare della cosiddetta eccitazione avvelenata e del sesso chimico? Cos'è che spinge a questa ricerca estrema, quali sono le motivazioni profonde di questi comportamenti?

Per quanto riguarda il sesso chimico, il cosiddetto “chemsex”, il riferimento primario è allametanfetamina, differente dalla cocaina, ma sempre un eccitante. Di eccitanti ce ne sono tantissimi.

Il punto è che hanno un rischio a lungo termine pazzesco, perché facilitano l'insorgere delmorbo di Parkinson. A forza di ipersollecitare il sistema dopaminergico, mandiamo infatti in crisi tutte le vie dopaminergiche, di cui una, fondamentale, è quella del movimento. E poi ne consegue il Parkinson.

Qual è il bisogno che spinge a tutto questo? Sostanzialmente la noia. Un quotidiano che non è più esaltante perché questi ragazzi hanno già tutto, famiglie iperprotettive, soldi facili, non sono abituati a conquistarsi nulla, e quindi il gusto di conquistarsi qualcosa, di sforzarsi, di sacrificarsi per ottenere quello che desideri, che è il grande motore del desiderio, non c'è. E così questa noia generalizzata, unita al bisogno, fortissimo nell'adolescenza, di eccitazione, viene compensata o soddisfatta con un'eccitazione di tipo chimico: o cocaina o promiscuitàsesso virtuale o metanfetamine.

L'estremo diventa un modo per eccitarsi di nuovo, perché la soglia di eccitazione normale è ormai satura e quindi per eccitarsi hanno bisogno di “alzare l'asticella”. Ad esempio il sesso tra più persone tra cui una o due sieropositive, senza però sapere chi sono. Il modo migliore per farsi del male e rovinarsi per sempre.

 

E per quanto riguarda invece il lato del “virtuale”?

Il passeggiare per il virtuale è proprio, oggi, di tutte le età e riguarda sia uomini che donne, ma non ha nessuna connotazione patologica.

Diventa patologico quando è dominante o esclusivo e quando è compensatorio rispetto alla difficoltà di avere in essere una vita di relazione soddisfacente nel mondo reale, con gli amici che uno frequenta. La colpa non è di internet, ma internet è la spia di una difficoltà in quanto i ragazzi, soprattutto i maschi, non riescono ad affrontare nella vita reale, sul terreno psicologico, i rapporti con gli amici. È una fuga nel virtuale. Un ragazzo non fa fatica a relazionarsi con gli altri perché sta tanto su internet, come comunemente si dice, ma è l'esatto contrario, ovvero si sta tanto su internet perché nella vita reale non si riesce a giocare un ruolo che ci soddisfi, perché siamo emarginati o vittime di bullismo o ci sentiamo comunque dei perdenti.

 

Quindi attualmente, soprattutto nei giovani, tra la figura maschile e quella femminile, qual è quella che ha più difficoltà a rapportarsi con il sesso e soprattutto con l'altro sesso?

Diciamo che sono modalità diverse; comunque, rispetto al passato, abbiamo una donna molto più all'attacco, molto più disinibita e disinvolta, a volte fin troppo, e un maschio che può trovarsi più in difficoltà, che gioca in difesa. E soprattutto tra i giovani, magari tra i ragazzi più fragili, donne così aggressive possono creare insicurezze e paure nel maschio. E poi bisogna tener conto, per collegarci al discorso di prima, dell'aspetto virtuale. Un ragazzo, ad esempio, può avere un problema di eiaculazione precoce o di erezione, magari per ansia da emozione, e se la ragazza poi lo scrive sui social network, genera una vergogna e un'umiliazione fortissime, per quanto riguarda la sfera sessuale del ragazzo, portando a un sentimento di inadeguatezza. E questa è una delle aggressioni peggiori che un adolescente possa subire, che lo distrugge in maniera globale.

 

Per concludere quali sono i principali disturbi dell'eccitazione nei giovani? Che consigli darebbe a un ragazzo che riscontrasse dei problemi per affrontarli al meglio?

I problemi di eccitazione nei giovani possono essere problemi di desiderio, che si possono riscontrare, ad esempio, in chi fa uso marcato di marijuana e di alcol, perché nel breve termine queste sostanze appaiono disinibenti e quindi danno la sensazione di essere facilitatori del sesso – e lo sono nel breve termine, perché abbassano l'ansia e un soggetto si sente più sicuro – ma nel lungo termine, ad esempio mesi, producono delle grosse perturbazioni proprio nei meccanismi biologici del desiderio.

Ci possono poi essere, indipendentemente dalle droghe, dei disturbi dell'eccitazione, in particolare dell'erezione, non tanto nell'avere l'erezione, in quanto nella fase di induzione non ci sono problemi quando il soggetto è giovane, bensì per quanto riguarda il cosiddetto disturbo di mantenimento. Questo perché il picco di adrenalina dovuto all'ansia da prestazione, essendo l'adrenalina un vasocostrittore, determina immediatamente la caduta dell'erezione. Una volta che questo si è verificato, ne deriva una sorta di paralisi emotiva, in quanto il ragazzo continua a ripensare all'accaduto, consolidando nel cervello un meccanismo di allarme, per cui la volta successiva il picco di adrenalina e vasocostrizione è talmente potente che il problema può diventare tanto rilevante da arrivare a bloccare perfino l'induzione.

 

In questi casi il consiglio, appena si verifica il problema, senza aspettare mesi, è di rivolgersi a un andrologoesperto in giovani, in modo che, con rassicurazioni ed eventualmente farmaci, magari con l'ausilio di un sessuologo per il supporto psicologico, il ragazzo venga aiutato ariottenere il controllo di queste situazioni. Se invece il problema si consolida, magari anche perché la partner è molto aggressiva, possono subentrare i meccanismi di umiliazione, di cui parlavamo prima, che distruggono come persone e talvolta portano a conseguenze estreme come tentativi di suicidio e suicidio. La vergogna e l'umiliazione sono comprensibili, ma proprio perché sono pericolose e devastanti, soprattutto nei giovani, la prima mossa da fare è rivolgersi a un medico che possa dare loro aiuto.

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Merkel "fa fuori" l'Italia. Strappo di Renzi. Adesso

l'Ue rischia di implodere

 

 

Lite al Consiglio Ue su migranti e austerità. Merkel fa asse con Hollande e "fa fuori" Renzi. Strappo del premier. E ora l'Ue è a rischio implosione

 

RENZI STRAPPA CON MERKEL E HOLLANDE: "SU TANTE COSE NON SIAMO D'ACCORDO"

A Bratislava si è fatto "un passo avanti piccolo piccolo, è troppo poco" e in particolare su due punti, la politica migratoria e quella economica, l'Italia vede "distanza fra le proprie proposte e la realta'". Il vertice informale che si è tenuto per la prima volta senza il Regno Unito nel castello della capitale slovacca affacciato sul Danubio voleva trasmettere un segnale di unita', ma il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha voluto invece sottolineare le cose che intende cambiare entro la scadenza del prossimo 25 marzo, quando a Roma si celebreranno I 60 anni dal trattato costitutivo dell'Unione. Lo "strappo" di Renzi è soprattutto rispetto a Francia e Germania, I partner che nelle scorse settimane erano sembrati più vicini negli incontri di Berlino e Ventotene e che invece hanno deciso, per la prima volta da quel consiglio europeo di fine 2011 che segno la fine europea di Silvio Berlusconi, di fare una conferenza stampa congiunta alla fine del vertice. "Siamo ancora abbastanza lontani dal disegno di Europa che abbiamo in testa - ha premesso Renzi - io non sono soddisfatto delle conclusioni sulla crescita e sulle migrazioni e quindi non posso fare una conferenza stampa insieme al cancelliere tedesco o al presidente della Repubblica francese non condividendo le conclusioni allo stesso modo di come le condividono loro". Quindi, ha aggiunto, non si tratta "di un fatto polemico, ma di serietà: io ho bisogno di tornare in Italia e dire che su certi punti si sono fatti passi avanti, su altri no. Non e' che devo fare una recita a copione per far vedere che siamo tutti uniti, ma se Francia e Germania vanno d'accordo sono felice per loro".

"FISCAL COMPACT SENZA FUTURO, LA GERMANIA NON RISPETTA LE REGOLE"

Durante la riunione, il premier ha detto di essere intervenuto "con soave chiarezza" per far valere le sue ragioni. In particolare, si apprende, non ha apprezzato la scelta del presidente Donald Tusk di trasformare quelle che alla vigilia erano attese come "dichiarazioni del presidente alla stampa" in una "dichiarazione di Bratislava" sottoscritta da tutti i capi di Stato e di governo. L'Italia, secondo Renzi, ha ora "una clamorosa responsabilita', oggi a Bratislava si è girata la clessidra". Infatti alla scadenza del 25 marzo mancano solo "poco piu' di 6 mesi. Esco da qui piu' convinto della possibilita' che ha l'Europa - ha aggiunto - dobbiamo giocarcela dicendo le cose su cui siamo d'accordo e quelle su cui non siamo d'accordo, sono franco e dico che non tutto ha funzionato come avrebbe potuto e dovuto, ma dico anche che l'Europa ha tutte le possibilita' per farcela". Particolarmente diretto è stato l'attacco di Renzi al "fiscal compact": "non ha futuro", ha detto. E che non abbia funzionato, ha aggiunto, "non lo diciamo noi ma purtroppo i numeri: abbiamo bisogno di tornare a crescere e non e' un problema solo italiano ma di tutta l'Europa". L'Italia, ha ribadito, rispetta le regole: ma anche gli altri devono farlo. "Non sono polemico ma dico in modo chiaro e franco che le regole devono essere rispettate da tutti", ha aggiunto riferendosi in particolare alla Germania: "la regola del surplus commerciale è sancita dalla Ue, non bisogna superare il 6% e invece da anni alcuni Paesi non lo rispettano". Per rispettare queste regole, ha aggiunto, "dovrebbe investire 90 miliardi".

I MOTIVI DELLO STRAPPO E IL RISCHIO IMPLOSIONE DELL'UE

Insomma, altro che unità ritrovata. L'Europa rischia davvero di implodere. I motivi dello strappo di Renzi vanno ricercati nella fiducia che aveva il premier di ottenere importanti concessioni sul Patto di Stabilità in termini di flessibilità. Il premier aveva pensato di avere la sponda di Hollande che invece alla fine si è allineato alle intransigenti posizioni di Angela Merkel. La stessa cancelliera, in profonda crisi interna dopo il voto regionale che ha visto un calo della Cdu, ha dovuto inasprire le sue posizioni in chiave elettorale. Il risultato è presto detto: asse Francia-Germania e Italia esclusa. Non certo una grande situazione per l'Ue post Brexit che avrebbe dovuto rilanciarsi. Ora ci sono alcuni mesi per ritrovare armonia ma il tempo scorre e di posizioni comuni non c'è ancora nemmeno l'ombra. Il problema è che l'Italia, per esempio sul fronte migranti, da sola non può farcela. Un bel rebus per il futuro di un'Unione sempre più disunita.

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CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE : eventi organizzati dal 17 al 25 settembre

 

CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE

Via della Lungara 19 – Roma  Trastevere

 

Riceviamo e pubblichiamo

Associazione Trastevere Rione XIII

 

 

La Casa Internazionale delle Donne

in preparazione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne promuove, con una Rassegna Cinematografica, la campagna

IO SONO MIA 

Il coraggio delle scelte delle donne

 

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Sabato 17 settembre ore 19:00

 

 
 

 

 

La Sardegna delle scrittrici e delle visioni

 

Parliamo di lei, della Sardegna e delle sue scrittrici con Alessandra Pigliaru, Paola Pittalis, autrice di "Parole e immagini" e con e con Laura Fortini, autrice insieme a Paola Pittalis di "Isolitudine. Scrittrici e scrittori della Sardegna"
A seguire proiezione di Arcipelaghi, regia di Giovanni Columbu (2001, durata 95 minuti)
 
Organizza: Società delle Letterate e Casa Internazionale delle Donne

 

 

 

 

 

 

Domenica 18 settembre ore 20:00

 

 

 

Parole per lei

Parole per lui

 

Come affrontare e superare la cultura della violenza? Opponendo (attivando) al gesto aggressivo il sentimento della tenerezza: forte intelligente vitale costruttivo.

Quattro testi teatrali di 15 minuti ciascuno, inediti e scritti per questo progetto

Organizza: Casa Internazionale delle Donne - Alfabeti Comuni

 

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Via Castellana Bandiera

 

Un nuovo appuntamento della Rassegna Cinematografica "IOSONOMIA. "Un film di Emma Dante ambientato a Palermo. Protagonista è un duello al femminile, definito forte e silenzioso, testardo e insolente, in una Sicilia fuori dal tempo, come nel Far West o in una tragedia.

Organizza: Forma Liquida, La Stanza di Eva, El Mirabras

 

 

 

 

 

Martedì 20 settembre ore 20:00

 

 

 

Cinque pezzi difficiliIncontri con la psicoanalisi

 

Un libro in cui si annodano e si snodano, in una trama stratificata e puntiforme, i fili della femminilità, della scrittura e dell'esperienza psicoanalitica.

Organizza:  Il Cortile Consultorio di psicoanalisi applicata

 

 

 

Meroledì 21 settembre ore 20:00

 

Persepolis

 

Un racconto dell'Iran, attraverso gli occhi prima di una bambina e poi di una donna adulta, ma manche dell'Europa, del mondo "occidentale" osservato da un'adolescente costretta ad allontanarsi dal proprio Paese e da una dittatura opprimente.

Organizza: Forma Liquida, La Stanza di Eva, El Mirabras

 

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Venerdì 23 settembre ore 18:00

 

 

 

Ricomincia da te, ricomincia con noi

 

Come sarebbe, per una donna, vivere una giornata da uomo?

I retroscena di uno spettacolo Drag sono l'occasione per esplorare dall'interno gli aspetti più intimi del Kinging.
Organizza: Donne e Politiche familiari

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Venerdì 23 settembre ore 19:00

 

Donne venite al ballo

 

Il gruppo vocale “Guido Guinizelli” con un un repertorio a cappella e un programma di sicuro gradimento ricco di ricercate sonorità espressive.

Organizza: Ass. Vita di donna

 

 

 

 

 

 

Venerdì 23 settembre ore 21:00

 

 

 

Zapateado Romano

 

Con il flamenco nel cuore, la Spagna a Trastevere tra tapas, sangria e le passionali coreografie di El Mirabras per la undicesima edizione dello spettacolo di flamenco diretto da Clara Berna e Libe Irazu.Alle  19:30 Aperitivo spagnolo

Organizza: El mirabras di Clara Berna

 

 

 

 

 

 

Sabato 24 settembre ore 19:00

 

Kesbilè

 


Serata inaugurale della settima stagione di Kesbilè.
L'Associazione Culturale "Il Naufragar m’è dolce" presenta
ZIT! di e con Chiara Casarico e Tiziana Scrocca, a
 seguire selezione Musicale a cura di La Stef

Ingresso Solo Donne

Organizza: Kesbilè

 

 

 

 

 

Domenica 25 settembre ore 16:30 - 21:00

 

 

 

Maria Luisa Gizzio

 

Una Giornata in e di ricordo per Maria Luisa , testimonianze, condivisione e amicizia presso La Casa Internazionale delle Donne, dalle ore 16:30 alle 21:00.

Organizza: Fam. Gizzio

 

 

 

 

Nell'ambito della Casa(S)Piazza hanno organizzato la Rassegna Cinematografica IO SONO MIA le ass. della Casa:
Forma Liquida, La Stanza di Eva, El Mirabras

La rassegna si svolgerà per il primo periodo nel cortile 

da ottobre nella Sala Lonzi

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Lunedì, 12 Settembre 2016 17:33

BREXIT ? ALTRO CHE CATASTROFE ECONOMICA

Brexit, dati economici positivi: ecco perché l'economia Uk non peggiora

I primi dati post Brexit sull'economia britannica sono positivi. Altro che catastrofe post referendum sull'Ue...

 brexit

BREXIT? ALTRO CHE CATASTROFE ECONOMICA

Avrebbe dovuto essere un disastro. L'esito del referendum sulla Brexit avrebbe dovuto fatto piombare la Gran Bretagna in una situazione drammatica a livello economico. Si preannunciava un'estate a tinte fosche. Una vera catastrofe post Brexit. E invece la realtà sembra molto diversa. Anzi, a dirla tutta, sembra persino che per molti sudditi di Sua Maestà le cose vadano benone. Eppure già dalle prime ore del 24 giugno scorso tutti i maggiori economisti e istituzioni si erano affrettati a maledire il voto del Regno Unito. Si parlava già di recessione, di "brecession". 

I DATI FANNO SORRIDERE LONDRA

Dopo l’indice Pmi sulla manifattura è arrivato quello sui servizi in attesa dei dati sulla produzione industriale, commercio, costruzioni. L’economia di Londra rimbalza con energia dopo la caduta innescata dal voto sulla Brexit ed oggi, a due mesi e mezzo dal referendum, ne riduce gli effetti immediati. E' infatti previsto un nuovo direttivo della Banca d'Inghilterra che, dopo aver abbassato i tassi, potrebbe estendere ulteriormente il programma di 'quantitative easing'. Se le conseguenze del referendum sulla Brexit di giugno sull'economia albionica sono ancora difficili da stimare, nell'immediato si preferisce garantire ampia liquidità ed esaminare i primi dati macroeconomici del post-Brexit, quelli relativi a luglio. Dopo i segnali contrastanti giunti dalla produzione industriale (cresciuta più delle attese ma con una frenata del manifatturiero), sono ora attesi i numeri su inflazione, disoccupazione, retribuzioni e vendite al dettaglio. Intanto David Davis, il sottosegretario alla Brexit, è atteso alla Camera dei Comuni martedì per aggiornare il Parlamento sui piani del governo. 

STOP AL DEFICIT, AUMENTO DI EXPORT E IMPORT

Nel primo test post Brexit per la bilancia commerciale britannica il deficit si è ridotto a luglio, primo mese completo dopo il voto a favore della Brexit. Il disavanzo relativo agli scambi di merci si è attestato a 11,8 miliardi di sterline, pari a 14 miliardi di euro, nel mese di luglio contro i 13 miliardi di sterline registrati il mese precedente, dopo una revisione. Tale miglioramento è spiegato principalmente da un aumento delle esportazioni mentre la caduta delle importazioni è legata, tra l'altro, al calo delle consegne di veicoli. Con la Ue, il cui mercato rappresenta circa la metà degli scambi commerciali della Gran Bretagna, risulta in aumento sia l'export che l'import. Per gli economisti il recente deprezzamento della sterlina dopo la decisione britannica di lasciare l'Unione, potrebbe determinare un aumento delle esportazioni del Paese rendendo i prodotti più competitivi sul suolo britannico. Tale sviluppo potrebbe però richiedere del tempo e potrebbe comunque essere compensato da un aumento delle importazioni. L'ufficio di statistica nazionale ha spiegato che "i dati mensili sono spesso volatili e non è facile registrare un impatto del deprezzamento della sterlina nei dati rilasciati" per cui sarà necessario "osservare l'andamento dei prossimi mesi per avere un quadro più chiaro". Ma si fa sempre più strada la convinzione che nell'immediato la Brexit non porterà effetti negativi sull'economia britannica. Certamente più problematico il discorso sul lungo termine. Ma della catastrofe annunciata, al momento, non c'è l'ombra.

 brexit ape

Brexit, smentite le cassandre. Fuori dall'Ue l'economia riparte

Balzo della fiducia dei consumatori

Vuoi vedere che alla fine la Brexit, cioè l'uscita dall'Unione europea, è un fatto positivo per il Regno Unito? Gli ultimi segnali che arrivano da Oltremanica vanno tutti nella stessa direzione: fuori dall'Ue si sta meglio. L'ultimo dati in ordine di tempo è arrivato proprio questa mattina. Secondo il sondaggio dell'istiuto Gfk, la fiducia dei consumatori inglesi è migliorata ad agosto di 5 punti, attestandosi a -7 punti dai -12 punti di luglio. L'aumento è stato superiore alle attese degli analisti ferme a un -8 punti.

Di pochi giorni fa la conferma della crescita dello 0,6% del Pil britannico nel secondo trimestre. Il dato è arrivato dopo due mesi dal voto favorevole alla Brexit nel referendum del 23 giugno. Rispetto al secondo trimestre del 2015 il Pil britannico ha segnato un crescita del 2,2%. E' quindi confermato che l'economia non ha risentito del clima di incertezza precedente al referendum sulla Brexit ed e' anzi cresciuta rispetto al dato del Pil nel primo trimestre, allo 0,4%. I numeri di oggi hanno prodotto un apprezzamento della sterlina, cresciuta dello 0,1% a 1,32 dollari e a 1,169 euro. Secondo diversi economisti, lo stato di salute dell'economia nel Regno Unito potrebbe anche durare nei prossimi mesi, con la possibilita' che venga evitata una recessione prevista da alcuni entro la fine dell'anno.

 

Negli ultimi giorni si sono registrati altri dati incoraggianti come l'aumento delle esportazioni del Regno Unito, favorite dal calo della sterlina su dollaro ed euro, e l'incremento del numero di turisti a Londra e nelle altre zone della Gran Bretagna.

Pubblicato in Giornale di Trastevere

CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE : eventi di questa settimana

 

Riceviamo e pubblichiamo gli eventi di questa settimana della Casa , precedentemente già pubblicati , per ricordarli a tutte / i che ci leggono.

Associazione Trastevere Rione XIII           Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE

Via della Lungara 19   -   Roma Trastevere

 

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La Casa Internazionale delle Donne

in preparazione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne promuove, con una Rassegna Cinematografica, la campagna

IO SONO MIA 

Il coraggio delle scelte delle donne

 

Lunedì 12 settembre ore 20:30

 

 

 

SUFFRAGETTE

 

Apre la Rassegna Cinematografica IO SONO MIA Suffragette: la storia delle militanti del primissimo movimento femminista.

Regia di Sarah Gavron
Cast: Carey Mulligan, Helena Bonham Carter, Ben Whishaw, Meryl Streep

 Organizza: Forma Liquida, La Stanza di Eva, El Mirabras

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IO SONO MIA

Ore 20:30

Entrata: Via San Francesco di Sales 1a

Organizza: Casa Internazionale delle Donne

Luogo: Cortile

 

REGIA: Sarah Gavron


Cast: Carey Mulligan, Helena Bonham Carter, Ben Whishaw, 
Meryl Streep
Genere: Drammatico
Distribuzione: BIM
Paese: Gran Bretagna
Durata: 106 Min

SINOSSI Suffragette ripercorre la storia delle militanti del primissimo movimento femminista, donne costrette ad agire clandestinamente per condurre un pericoloso gioco del gatto con il topo con uno Stato sempre più brutale. In lotta per il riconoscimento del diritto di voto, sono donne che appartengono alle classi colte e benestanti e tra loro alcune lavorano, ma sono tutte costrette a constatare che la protesta pacifica non porta ad alcun risultato. Radicalizzando i loro metodi e facendo ricorso alla violenza come unica via verso il cambiamento, queste donne sono disposte a perdere tutto nella loro battaglia per l'eguaglianza: il lavoro, la famiglia, i figli e la vita.

 

Mercoledì 14 settembre ore 20:30

 

Alla ricerca di Vivan Maier

 

Secondo appuntamento della Rassegna Cinematografica IO SONO MIA. Un film da non perdere sulla vita di Vivian Maier, donna dalla vita straordinaria e sconosciuta. Ci teniamo particolarmente che tutte e tutti conoscano questa donna che è ormai considerata tra le più grandi fotografe del ventesimo secolo. Introduce il film Renata Ferri 

Organizza: Forma Liquida, La Stanza di Eva, El Mirabras

 

IO SONO MIA
Ore 20:30

Entrata: Via San Francesco di Sales 1a

Organizza: Casa Internazionale delle Donne

Luogo: Cortile

Come sarebbe, per una donna, vivere una giornata da uomo?

 

I retroscena di uno spettacolo Drag sono l'occasione per esplorare dall'interno gli aspetti più intimi del Kinging. Da racconti ed esperienze di un gruppo di Drag King, colte anche nel quotidiano, emerge una pratica di costruzione identitaria che inscena gli stereotipi sessuali e denuda il predominio del maschile nella nostra società. L'autrice, con sguardo partecipe ma non invadente, mostra fascinazione e complessità di un cosmo ancora poco noto, dove l'eccedenza si fa spettacolo, e la trasformazione è liberatoria narrazione del sè.

 

Regia: John Maloof, Charlie Siskel


Con: Vivian Maier, John Maloof, Daniel Arnaud
Anno: 2013
Durata: 83 minuti
Lingua: Inglese (sottotitolato Italiano)
Paese: Usa
TRAILER
 

Secondo appuntamento della Rassegna Cinematografica. Film da non perdere sulla vita di Vivian Maier, donna dalla vita straordinaria e sconosciuta. Ci teniamo particolarmente che tutte e tutti conoscano questa donna che è ormai considerata tra le più grandi fotografe del ventesimo secolo. Introduce il film Renata Ferri, giornalista e photoeditor di testate tra cui IO DONNA e AMICA.

Vivian Maier è misteriosa come tutte le persone comuni la cui vita non sembra destinata a finire in alcuna pagina di storia. Si sa che nasce a New York nel 1926, che nella giovinezza si divide tra la Francia e gli Stati Uniti, che il padre era andato via di casa nel 1939 e che lei, dopo aver lavorato in una fabbrica di New York, si trasferisce a Chicago e qui, per circa quarant’anni, vive facendo la babysitter. La gente la ricorda riservata, mentre andava a spasso per le strade della città con la sua Rolleiflex 6×6, facendo foto che non mostrava a nessuno. Parlando con alcune persone che l’hanno conosciuta, il giovane regista John Maloof ricostruisce il ritratto di una femminista, socialista, grande appassionata di cinema e soprattutto autodidatta.

Tra i fotografi più sorprendenti del XX secolo, Vivian Maier occupa un posto d’onore, faticosamente conquistato dopo anni di anonimato, e grazie a una progressiva scoperta, lenta e entusiasmante, del suo inedito patrimonio iconografico.

Volti, ombre e riflessi, scattati dalla fotografa lungo le strade dell’American Lifestyle, svelati da più di centomila negativi, finiti all’asta. Maloof li ha acquistati per quattrocento dollari.

Un grande scoperta condivisa attraverso un blog e i profili social dedicati, e mostre che arriveranno anche in Italia.

 #Renata Ferri è caporedattrice photoeditor di Io Donna, il femminile del Corriere della Sera, e di Amica, il mensile di Rcs Mediagroup. Ha diretto la produzione fotografica di Contrasto. Cura progetti editoriali ed espositivi di singoli e collettivi. È stata membro della giuria del World Press Photo 2011 e 2012.

 

 

 

Venerdì 16 sttembre ore 09:00

 

 

 

Empowering Eritrean Women

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Tre giorni di convegno (16-18 settembre 2016), nei quali si cercherà di affrontare le questioni delle donne eritree e il loro ruolo nel cambiamento. Uno sguardo particolare alle condizioni delle donne eritree rifugiate e prigioniere. 
Organizza: Network of Eritrean Women e Coordinamento Eritrea Democratica

 

Venerid 16 settembre ore 17:30

 

Ponti di speranza MEIROUN

 

Amal Kaawash, cantante e disegnatrice palestinese parla del suo impegno a Beiruth con i profughi e presenta i disegni di Meiroun Laboratorio "In cerca di un futuro migliore" diretto da Helmi M’hadhbi, con Andrea Costa e un gruppo di rifugiati del centro Baobab.

Organizza: Cultura e Liberta- Trasform!

 

“PONTI DI SPERANZA” – 16/17 Settembre 2016

A Roma doppio appuntamento all’insegna di racconti, immagini e musica con e per i profughi. Amal Kaawash, cantante e disegnatrice palestinese per la prima volta in Italia, da Beirut, Helmi M’hadhbi, musicista e musico-terapeuta tunisino, Andrea Costa, coordinatore del centro Baobab a Roma e gli artisti del gruppo Jussur Project: Jussur in arabo significa ponti, Amal significa speranza.

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Venerdì 16 Settembre, alle ore 17:30 presso la Casa internazionale delle Donne, in Via della Lungara 19, si svolgerà il primo appuntamento: Seminario e Laboratorio.

Il Seminario prevede la partecipazione di Amal Kaawash, che racconta del suo impegno con i profughi a Beirut, proietta e presenta i disegni di “Meiroun”, la bambina-ombra palestinese dalle lunghe trecce, simbolo del desiderio di libertà per la Palestina e per tutte le donne del mondo arabo.

Segue Andrea Costa, coordinatore del centro Baobab a Roma, con il racconto della sua esperienza al Centro che ha accolto centinaia di profughi.

Infine, Helmi M’hadhbi, musicista e musico-terapeuta tunisino, presenta e dirige il Laboratorio, aperto a tutti/e,  “In cerca di un futuro migliore”, con la partecipazione di Andrea Costa e un gruppo di profughi del centro Baobab. Un’occasione unica per esplorare insieme il senso che le diverse culture attribuiscono al “fare musica”.

Ingresso libero.

Proiezione film 

Ore 21:00

Entrata: Via San Francesco di Sales 1a

Organizza: Eyes Wild Drag

Luogo: Cortile

 

Venerdì 16 sttembre ore 21:00

 

 

 

Al di là dello specchio

 

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Come sarebbe, per una donna, vivere una giornata da uomo?

I retroscena di uno spettacolo Drag sono l'occasione per esplorare dall'interno gli aspetti più intimi del Kinging

Organizza: Eyes Wild Drag

 

Come sarebbe, per una donna, vivere una giornata da uomo?

 

I retroscena di uno spettacolo Drag sono l'occasione per esplorare dall'interno gli aspetti più intimi del Kinging. Da racconti ed esperienze di un gruppo di Drag King, colte anche nel quotidiano, emerge una pratica di costruzione identitaria che inscena gli stereotipi sessuali e denuda il predominio del maschile nella nostra società. L'autrice, con sguardo partecipe ma non invadente, mostra fascinazione e complessità di un cosmo ancora poco noto, dove l'eccedenza si fa spettacolo, e la trasformazione è liberatoria narrazione del sè.

 

Sabato 17 sttembre ore 19:00

 

La Sardegna delle scrittrici e delle visioni

 

Esiste un “caso Sardegna” nell’immaginario emerso dalla letteratura e dal cinema a cavallo tra la fine del Novecento e il primo decennio del nuovo millennio?
Lo scarto rispetto all’immagine tradizionale dell’isola è evidente e l’affresco che ne restituisce l’autrice rappresenta una realtà nella quale la sfida è tutta interna a una modernità” che ha molte facce.

Organizza: Società Italiana delle Letterate

 

 

 

Nell'ambito della Casa(S)Piazza hanno organizzato la Rassegna Cinematografica IO SONO MIA le ass. della Casa:
Forma Liquida, La Stanza di Eva, El Mirabras
La rassegna si svolgerà per il primo periodo nel cortile e 

 

da ottobre nella Sala Lonzi

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