Articoli filtrati per data: Giugno 2016 - Associazione Trastevere ROMA

San Pietro e Paolo, oggi è festa a Roma: spettacoli pirotecnici ed eventi culturali

 

 

Il 29 giugno a Roma torna la rievocazione storica della Girandola: fuochi d'artificio in Piazza del Popolo

Di Lorenzo Pasqualini -

 Girandola 630

 

Il 29 giugno è festa a Roma. E’ San Pietro e Paolo, patroni della città, e praticamente tutte le

attività commerciali restano chiuse. Un giorno festivo, nel quale si tengono anche tutta una

serie di eventi da non perdere.

Vicino il Vaticano si tiene la storica infiorata, in piazza Pio XII, dove verranno realizzate splendide opere floreali mentre nel quartiere Ostiense si terrà in serata la Processione delle Catene, in programma a partire dalle ore 20:00.

Per gli amanti dei fuochi artificiali, da non perdere l’appuntamento in Piazza del Popolo dove il 29 giugno torna la “Rievocazione Storica della Girandola” di Roma, in sincronia musicale. Il tradizionale spettacolo di fuochi d’artificio si celebrerà dalla Terrazza del Pincio invece che da Castel Sant’Angelo come avveniva in passato. Lo spettacolo durerà circa 16 minuti e sarà accompagnato da una banda musicale. Inizierà intorno alle 21.40.

Musei e mostre di Roma saranno aperti per l’occasione per tutto il giorno.

 



Pubblicato in Giornale di Trastevere
Mercoledì, 29 Giugno 2016 14:04

Dal giornale NOI DONNE : ultimo numero

Dal giornale NOI DONNE : ultimo numero

07330 

 

 

Riceviamo e pubblichiamo alcuni articoli del giornale NOI DONNE

Associazione Trastevere Rione XIII

 

Logo Noidonne 

 

 

PRIMA PAGINA DONNA

Ancora la Sindaca di Roma e qualche considerazione su Brexit e Regina Elisabetta, la terribile morte di Maria, la bimba di 10 anni e lo scoppio della villetta di Milano, atto di gelosia. Un sorriso sulle giacche di Angela Merkel

inserito da Paola Ortensi

PRIMA PAGINA DONNA 15 (20 - 26 giugno 2016 e dintorni)

Nelle solite note, la settimana scorsa, ho terminato scrivendo che facevo gli auguri alla nuova Sindaca di Roma, perché al di là delle mie scelte di voto Roma non solo è ROMA Capitale ma è la mia città che amo molto aldilà di tutto e che ritengo essere stato un privilegio l’esserci cresciuta. Queste piccole note personali, che considero non improprie in “una rassegna” così empirica, mi servono per sottolineare l’informazione che tutti i giornali ci hanno raccontata sull’insediamento della Raggi con saluto su una delle viste più belle e interessanti del mondo, in conseguenza della quale ha spiegato fra l’altro alla stampa che: ”ROMA merita di essere amata”. Dopo l’attimo di emozione di quella che oggi è stato affermato, se non sbaglio dall’Accademia della Crusca, legittimo e corretto chiamare Sindaca, i problemi a valanga iniziano a srotolarsi ed è interessante che la prima manifestazione di protesta che l’ha coinvolta riguardi (in quanto non risolta) lo sfratto e chiusura di alcuni centri antiviolenza della Capitale. Una vicenda incredibile, se si riflette a quanto si scrive e si informa di violenza, femminicidio e quanto si afferma circa la necessità di creare strumenti di difesa delle donne. Beh, allora secondo le migliori tradizioni quello che esiste ed è utile viene eliminato. Speriamo che la Sindaca, alle prese con enormi problemi - in primis: Giunta e aziende municipalizzate - e che delle donne che hanno manifestato per giorni ha ricevuto una delegazione, abbia l’attenzione a capire che l’impegno che si è presa di occuparsi del problema, apertosi prima della sua elezione, per una buona soluzione, sia un traguardo da prendere sul serio. Molte donne dopo le elezioni, anche fra quelle che non l’hanno votata, ho l’impressione che proprio perché donna si siano espresse nel vederla sperando nel meglio …nonostante. Se il messaggio lo ha raccolto è possibile che quella di Sindaca risulti ben augurale. Prima di ”lasciare” Roma, noto che forse l’unico successo del Pd, in città, è avere mantenuto la Presidente del I Municipio Sabina Alfonsi che in quanto Reginadel centro storico l’augurio che faccio è che trovi modo di lavorare insieme alla Sindaca privilegiando e ricercando utili sinergie positive oltre le diversità politiche. E a proposito di Regine fra le molte conseguenze della Brexit, di cui certo chi legge sa tutto quanto è possibile sapere a oggi, nella confusione che si è generata con la vittoria della richiesta d’uscita dall'Ue, sarà davvero interessante ascoltare il silenzio assordante della Regina Elisabetta. Scoprire non solo come reagirà davvero, data l’età che comunque non perdona neanche i regnanti, interpretare come potrà riuscire a dare ancora forza identità, prestigio e immagine a quel Regno Unito a cui nei 63 anni di Regno ha assicurato una forte identità nonostante le spinte scissionistiche, buon ultimo il referendum scozzese vinto per il rotto della cuffia; unità che ora “grazie”, pare lei ritenga, alla superficialità di Cameron è a rischio forte di molteplici e persino inedite richieste di scissioni se si pensa all’idea detta a voce alta di una Londra “autonoma”. Proprio come fece per il Referendum scozzese la Regina avrebbe potuto rompere il suo silenzio magari, cosa che non mi pare abbia fatto, in occasione dell’orrendo delitto della deputata Jo Cox di cui non vorremmo ci si scordasse.
Sfiorando la politica che ha stravolto l’Italia e di cui ho solo chiosato i primi comportamenti della Sindaca di Roma, consapevole dell’informazione ricca e le idee solide di chi legge, e aggiungendo una riflessione marginale sulla Brexit e la Regina (che ho però l’impressione darà da riflettere a posteriori parecchio) lascio alla prossima settimana notazioni più nel merito di entrambi gli eventi che sicuramente ci coinvolgeranno.
 
Vorrei invece non saltare almeno la notazione di due episodi di insopportabile cronaca, oramai quotidiana, che rientrano nella terribile vicenda della violenza alle donne iniziando dalle bambine. Episodi che chiedono a tutte e tutti di sentirci protagonisti di un nuovo sviluppo di civiltà. Come possiamo ignorare Maria, la piccola di 10 anni in Campania violentata e buttata nuda in una piscina, e il profilo vivace e gioioso che ne esce a fronte dei racconti sulla sua piccola vita quotidiana. Il dramma della mamma e del papà che solo da tre anni, oramai con un lavoro entrambi, avevano potuto farla ricongiungere a loro facendole lasciare la Romania. Un'insidia, la violenza, sorella di quella fissazione del possesso maschile che a circa 15 giorni dall’evento si scopre, grazie alle indagini, essere stata quasi certamente la ragione dello scoppio della palazzina di Milano dove hanno perso la vita una coppia di giovani studenti e la compagna dell’uomo che senza neanche averlo reso esplicito davvero non accettava di essere lasciato. Lui è in ospedale, è vivo, ma ha causato non solo la morte della donna ma bruciature gravissime e diciamolo dolorosissime alle due figlie bambine avute con la donna che avrebbe ucciso. Figlie a cui non è immaginabile come riuscirà a rispondere un giorno ai loro perchè. Quasi a sancire che - nonostante sempre più donne nei posti chiave del potere, dell’economia, della rappresentanza - “una questione femminile” continui ad esistere. Almeno sicuramente in Italia. Uno studio divulgato con gran parsimonia dall’informazione e messo a punto, nella sua ventunesima edizione, da una società la Od&m consulting, esperta di gestione e valorizzazione delle risorse umane, ha “rivelato” il confermarsi di un gap di genere nei salari che rivela uno scarto al ribasso piuttosto rilevante per le donne nei confronti degli uomini, generalizzato nei vari ambiti lavorativi…
Termino tornando “alla politica” e promettendo a me stessa di cercare di comprendere meglio possibile, e poi discuterne con voi, quello che sarà il concreto atteggiamento di Angela Merkel nei confronti della gestione della Brexit; atteggiamento che pare preannunci cautela e morbidezza. Per chiudere con un sorriso noterò il colore della giacca che Angela ha scelto per la riunione con Hollande e Renzi in prima battuta. Ho l’impressione osservandola da anni che alla scelta del colore delle giacche affidi anche la scelta del suo atteggiamento. Non provo a tradurlo, anche se un'idea ce l’ho; ma la mattina dei risultati la giacca era verde acqua su pantaloni bianchi ..
Ps. sui contenuti torneremo, uniti a quelli di altri incontri decisivi, ma prima di inserire l’articolo posso dire che la giacca scelta dalla Merkel a Berlino è stata lilla, grigio perla in una sintesi verso il bianco ghiaccio .. le interpretazioni immaginarie sono aperte a tutte e tutti....

 

 

 

 

Presidio in Campidoglio contro la chiusura dei Centri Anti-violenza

Tante donne oggi sotto l'ufficio della neo-sindaca per chiedere che non vengano interrotti i servizi a supporto delle vittime di violenza

inserito da Silvia Vaccaro

Roma, 24 giugno 2016. Un caldo soffocante ha accompagnato oggi il presidio di quasi cinque ore che un nutrito numero di donne, su chiamata della rete
 Io decido, ha organizzato per chiedere alla Sindaca Raggi di scongiurare la chiusura imminente, prevista per lunedì mattina 27 giugno, dello sportello anti-violenza SOS Donna di Grotta Perfetta gestito dalla cooperativa sociale Be Free, servizio che ha seguito finora 1934 donne, sostenendole sul piano psico-sociale, psicologico, legale e formativo. 

Un attacco ingiustificato quello che si sta consumando ai danni dei centri anti-violenza (anche a Palermo le attiviste del centro "Le Onde Onlus”
 che dal ’92 a oggi hanno aiutato oltre 10 mila donne hanno dovuto sospendere il servizio) nonostante i femminicidi siano all’ordine del giorno. Oggi purtroppo un'altra vittma a Piacenza. Ad uccidere la donna il marito che è poi suicidato. 

A Roma, ancora scossa per il terribile
 femminicidio di Sara di Pietrantonio, oltre a SOS Donna, rischiano la chiusura lo sportello Assolei e il Centro Donne Dalia. Per difendere questi spazi e altri come la Casa delle donne Lucha y Siesta e lo sportello Una stanza tutta per sè, in tante oggi si sono trovate per dire che le donne non si faranno portare via ciò che con fatica hanno conquistato e costruito sul territorio. 


Ed è proprio alla luce della pervasività del fenomeno della violenza maschile sulle donne che le attiviste hanno chiesto, oltre alla difesa degli spazi, che venga abbandonata la logica emergenziale con cui spesso in questi anni le istituzioni hanno risposto facendo della violenza una questione di sicurezza come prevede la
 contestata legge sul femminicidio del 2013  o l'introduzione del Codice Rosa che spinge le donne che si recano al pronto soccorso a denunciare immediatamente. Per invertire la tendenza, le attiviste chiedono che la politica si impegni a contrastare la violenza e lacultura sessista che è alla base, con interventi che vadano dall’educazione alle differenze nelle scuole alla creazione di occasioni di lavoro e di reddito per le donne (in Italia abbiamo un tasso di donne occupate fermo al 46%), oltre che al supporto tramite i servizi sul territorio. 

Dopo alcune ore di presidio, in cui le donne hanno ingannato l'attesa con canti e cori, una piccola apertura al dialogo.
 Una delegazione di attiviste ha infatti potuto incontrare la neo-sindaca Virigina Raggi che si è mostrata, da quanto è emerso, cauta ma disponibile e consapevole che i centri anti-violenza non devono essere chiusi. Non ha però fornito alcuna certezza che si possa scongiurare l’imminente interruzione del servizio SOS Donna. 

Si vedrà dunque nelle prossime settimane se la Sindaca sarà realmente disponibile ad andare incontro alle richieste delle attiviste, che oltre alla proroga dei servizi sul territorio, chiedono l’apertura di un percorso pubblico che prenda in considerazione e riconosca tutte le esperienze e delle competenze maturate attraverso il lavoro instancabile, e spesso gratuito o scarsamente retribuito, che le donne che erano al Campidoglio oggi pomeriggio svolgono per le altre donne per combattere insieme la guerra fatta sui loro corpi. 

 

 

 

 

La parità di genere come fattore di sviluppo - di Teresa Masciopinto

Governance, ambiente di lavoro, finanziamenti a imprese di donne e per le donne: in Banca Etica è aperto il cantiere per la parità di genere

inserito da Redazione 

Giugno 2016. A livello internazionale è ampiamente riconosciuto che la parità di genere è un obiettivo di sviluppo in sé perché una questione di diritti umani, ma anche un presupposto per il raggiungimento di altri risultati di crescita di economia /finanza “intelligente" e “inclusiva”.
 

Banca Etica negli ultimi anni ha confermato una crescente sensibilità per la questione di genere
 a partire dalla base che la compone, i soci e le socie. Lo hanno dimostrato le elezioni degli ultimi CDA che hanno portato a una composizione paritaria delle donne rispetto agli uomini e le elezioni del Comitato Etico che oggi conta 6 donne su 7 componenti.

Ogni giorno Banca Etica sceglie di finanziare imprese che nascono da idee di donne o che si impegnano per sostenere donne in condizione di fragilità.

Noi di Banca Etica ci siamo e vogliamo continuare ad esserci.
 E' il nostro modo per essere al fianco delle donne con l'impegno delle nostre socie e de nostri soci, delle lavoratrici e dei lavoratori che fanno crescere ogni giorno il nostro progetto; ci siamo con le relazioni che nascono grazie al credito, che avvicinano chi ci affida il proprio risparmio con associazioni, imprese sociali, centri antiviolenza che raccontano una storia diversa, quella di donne che costruiscono un futuro diverso.

Recentemente il Comitato Etico di Banca Etica - in un’ottica di miglioramento e di innovazione continua - ha avviato nel corso del 2015 un'articolata indagine interna finalizzata a investigare quali nuove frontiere aprire per cercare di rendere la finanza a misura di tutte e tutti.
 C’è la volontà di interrogarsi sulle differenze di accesso e utilizzo degli strumenti finanziari a partire da una analisi di genere. 
È infatti necessario tener in considerazione che le diseguaglianze persistono tra uomini e donne nella nostra comune subcultura, fatta di comportamenti, abitudini, pensieri e stereotipi su cui si strutturano le disparità di genere e gli svantaggi che influiscono negativamente anche in campo economico e finanziario, per esempio nelle opportunità di accesso al lavoro, ai servizi, alla partecipazione attiva alla vita quotidiana, etc.

Ascoltare e analizzare con un approccio di genere la nostra realtà permetterà di renderla più giusta e paritaria,
 più rispettosa delle differenze ma anche più attenta e creativa nel rispondere ai bisogni finanziari di tutte e tutti.

Parte importante dell'approfondimento passa dalla conoscenza delle storie di realtà che finanziamo con il risparmio delle persone e delle organizzazioni che hanno scelto la finanza etica, storie di impegno e di economia civile per un'Italia dalla parte delle donne. Storie che vengono da lontano e che vogliono andare lontano!
Potete leggerne alcune qui:
http://www.bancaetica.it/sites/bancaetica.it/files/web/blog/Pubblicazione%20realt%C3%A0%20finanziate%20al%20Femminile/BE_realt%C3%A0FINANZIATE_sett13.pdf
vi invitiamo a conoscerle e a contattarle per stare al loro fianco!

 

 

 

 

 

Calcio e Nazionali, il gender pay gap riguarda anche loro

E’ tempo di Europei, di calcio mercato e inevitabilmente di cifre, ma è passata inosservata la notizia che la nazionale di calcio femminile degli Stati Uniti ha vinto i Mondiali e ha guadagnato una cifra milionaria ben al di sotto di...

inserito da Silvia S. G. Palandri

Calcio e Nazionali, il gender pay- gap riguarda anche loro
Silvia S. G. Palandri

In periodo di Campionato Europeo di calcio, di calcio mercato e di relativi numeri e cifre, non ha trovato spazio, tra le reti delle squadre nazionali, la notizia che la Nazionale di calcio femminile statunitense ha ottenuto una proposta di legge arrivata fino al Senato americano con la quale richiede parità salariale con i suoi colleghi.
La Nazionale di calcio femminile degli Stati Uniti infatti ha vinto i Mondiali e per questo ha ricevuto un premio di ben 2 milioni di dollari che però messo a confronto con i 30 milioni vinti dalla Nazionale tedesca nel 2014 per la stessa vittoria mondiale fa risaltare una disparità eclatante che ha portato la Nazionale di calcio femminile a protestare apertamente per questo trattamento di palese disuguaglianza. Le giocatrici stesse hanno stimato di guadagnare ben il 25% in meno rispetto ai loro colleghi.
 
La senatrice Patty Murray ha così deciso di supportare la loro protesta e con altri venti senatori ha presentato una risoluzione che è stata largamente approvata. La Risoluzione tuttavia non ha alcun effetto legale ma solo una valenza di pressione pubblica sugli enti governativi del calcio tanto che un altro senatore, Patrick Lealhy, ha pensato di presentare direttamente alla FIFA un’altra petizione che però è stata duramente osteggiata ritenendo più urgenti e necessarie altre questioni per il Paese. Ma questa risoluzione non è la sola proposta sull’equità salariale a giacere dimenticata, infatti anche il “Paycheck Fainess Act” che apporterebbe ulteriori garanzie alla parità retributiva a livello federale, aggiornando la “Equal Pay Act” del 1963, è per ora fermo al Senato così che è ancora in vigore la legge di epoca “kennediana”.

L’ unica legge recente approvata sull’equità salariale è stata quella del 2009, la “Lilly Ledbetter Fair Pay Act” firmata dal Presidente Obama all’inizio del suo primo mandato. Con questa legge si è voluto marcare una realtà di disequilibrio esistente tra i salari maschili e quelli femminili cercando di sancire per legge la parità salariale a parità di mansione. Questo provvedimento legislativo porta il nome della cittadina americana, Lilly Ledbetter, che una volta in pensione si è resa conto di percepire una somma inferiore ben al 40% rispetto ai suoi colleghi e che dopo una battaglia legale contro la sua ex azienda non ha visto riconosciute le sue istanze, perdendo la causa.
 

Sarà stato per evitare questo effetto sorpresa che in Germania, dove le donne guadagnano il 22% in meno rispetto ai colleghi, la Ministra alle politiche familiari, per gli anziani, le donne e i giovani, Manuela Schwesig ha presentato lo scorso anno un disegno di legge preliminare per risolvere il pay-gap che avrebbe dovuto dare i suoi effetti già nel 2016 se non si fosse arenato in Parlamento osteggiato dalle numerose critiche di fattibilità sia a livello economico per le aziende sia per la conseguente paura per i livelli occupazionali femminili; per alcuni infatti questa uguaglianza scoraggerebbe le aziende nell’assumere le donne.
Questa legge propone tra l’altro, come strumento di garanzia di parità salariale, la pubblicazione online degli stipendi dei relativi colleghi, non a livello nominale ma per categoria, così che ognuno può confrontare e verificare l’adeguatezza della propria remunerazione.
Nel resto d’Europa la situazione per le donne è altrettanto poco remunerativa visto la media del divario salariale che si attesta al 16.4% e dove in Spagna una donna guadagna il 17% in meno di un collega o in Francia il 15% e riceve una busta paga più leggera del 20% in Ungheria, del 30% in Estonia, del 19.4% in Finlandia e del 23.4% in Austria.
La situazione si presenta simile anche in paesi fuori dall’Unione Europea come la Svizzera dove a Febbraio scorso è stata attivata la campagna “Equal Pay Day” con l’intento di far reinserire nella programmazione legislativa 2016-2019, la legge per l’equità salariale che è sancita dall’art.8 della Costituzione Elvetica e che invece il Consiglio Nazionale ha stralciato dal Programma di Legislatura triennale.
La legge per la parità salariale tra uomini e donne prevedeva misure concrete che, a detta dei promotori della campagna, avrebbero permesso di superare lo squilibro di retribuzione che nel paese elvetico è pari al 18.4%.
 

In Italia la situazione non è diversa dal resto d’Europa se la stima percentuale dei salari femminili, calcolata per ore lavorative, secondo uno studio dell’Unione Europea è pari al 6.7% in meno rispetto agli stipendi maschili. E nel Calcio? Il Calcio e tutti gli sport italici vengono regolati dal CONI e dalle sue Federazioni che ad oggi non hanno modificato le regole per le quali gli sport femminili risultano estromessi dal professionismo in base ad una legge del 1981, la n. 91 del 23 Marzo, che definisce i requisiti dell’atleta professionista, i quali sono materia esclusiva delle Federazioni. Così le donne sono e rimangono delle “dilettanti”.
L’Associazione Nazionale Atlete, ASSIST, nell’incontro annuale tenutosi a livello nazionale ha voluto rendere nota questa palese situazione di disuguaglianza e discriminazione che affligge le donne non solo sul piano economico ma che incide a livello di considerazione sociale e di valutazione prestazionale.
La protesta delle atlete è stata recepita dal ddl n. 1996 “Idem-Fedeli” del 2015 per volontà della Vice-Presidente del Senato Valeria Fedeli e della Senatrice Josefa Idem e che volge al pieno riconoscimento professionale delle atlete italiane.
Il ddl “Modifiche alla Legge 23 marzo 1981 n. 91, per la promozione dell’equilibrio di genere nei rapporti tra società e sportivi professionisti” è stato presentato nel Luglio dello scorso anno e dopo la lettura in Senato, seguita alla presentazione, è a tutt’oggi in attesa di discussione.
 
La FIGC, Federazione Italiana Gioco Calcio, da parte sua sta tentando una riabilitazione del ruolo e delle abilità femminili. Di fatto i club di calcio femminile rientrano nella Lega Nazionale Dilettanti, LDN, tuttavia per la stagione 2015-2016 le società professionistiche di Serie A e Serie B maschili sono tenute a tesserare almeno 20 ragazze under 21 per aumentare la possibilità che le donne possano competere nelle varie categorie a seconda dell’età. Si è inoltre data la possibilità di cedere il titolo sportivo per invogliare i club professionisti ad interessarsi al calcio femminile anche nei livelli più avanzati.
Questi accorgimenti sono stati previsti nell’ambito delle Linee Programmatiche per lo Sviluppo del Calcio Femminile. Nel frattempo, forse anche grazie a queste decisioni, come primo effetto, c’è stato un contratto di sponsorizzazione per una centrocampista, Aurora Galli, con una nota marca di scarpe e prodotti sportivi italiana che per la prima volta ha scelto come sponsor una calciatrice.
Un assist favorevole dalla FIGC quindi al Calcio Femminile che dovrebbe dare i suoi risultati nel tempo ma che può portare a vincere la partita più importante, quella della parità in ogni campo, economico e professionale.

 

 

 

 

 

Roma, Tuba: terza edizione di Bande de femmes

Dal 29 giugno al 1 luglio alla libreria Tuba torna Bande de femmes per la 3° edizione del festival di fumetti e illustrazioni

inserito da Redazione 

Fumettiste e illustratrici alla conquista del Pigneto.
 

Le artiste della nona arte si danno appuntamento al Pigneto per far vivere i propri personaggi e immaginari all’interno di Bande de Femmes, il festival di fumetti e illustrazioni organizzato da Tuba, bar e libreria delle donne, da anni punto di riferimento culturale sull’isola pedonale, in via del Pigneto 39 A (Roma). 

La kermesse, giunta alla sua terza edizione,
 si conferma ricca di presentazioni, mostre, incontri, dibattiti, approfondimenti, musica e attraverserà tutto il quartiere grazie alla partecipazione di molte delle realtà creative del quartiere: il laboratorio di serigrafia Sensum Lab, lo studio di grafica e illustrazione Lab. Aquattro, il circolo culturale HulaHoop, l’enoteca ristorante Infernotto e il cocktail bar Mezzo. 

Ma le protagoniste sono le donne, non solo in qualità di autrici ma anche e soprattutto per i temi trattati: biografie, corpi, sessualità, discriminazioni, adolescenza, supereroine, femminismi. Nei tre giorni di festival proporranno mostre, live painting e un continuo incontro con lettrici e lettori. A partire dal vernissage itinerante che dalle 20.00 di mercoledì 29 giugno inizierà da Tuba e attraverserà il quartiere tra le esposizioni di Elisabetta Romagnoli, Laura Scarpa e Valeria Patrizi, e le collettive di Teiera (Giulia Sagramola, Sarah Mazzeti, Cristina Spanò), di Lab. Aquattro e Crisma (Martoz, Gemma Vinciarelli, Alessio Spataro, Chiara Lanzieri, Emma Verdet, Rita Petruccioli e molt* altr*), delle locandine di Amorucci (Cecilia Campironi, Nicoz Balboa, Cecilia Agostini, Ilaria Grimaldi, Fabiola Martelli, Bernadette Moens, Adelaide Albinati) e quella dei Conigli Bianchi, fumettist* contro lo stigma dell’Hiv.
 

“Siamo convinte – spiegano le donne di Tuba – che solo la cultura può cambiare questo quartiere, migliorando la vita di chi ci vive e di chi lo attraversa. L’idea di un festival di fumetti e illustrazioni nasce dalla volontà di creare un circolo virtuoso di cultura e socialità che, a partire dalla narrativa e dai fumetti, possa parlare e far parlare dei temi che ci interessano da sempre: corpi e scritture delle donne, politica e tematiche LGBTQ. Da quando siamo nate, otto anni fa, abbiamo portato i libri nello spazio pubblico, per strada, coinvolgendo il quartiere e il territorio. Lo faremo anche con questa edizione di Bande de Femmes.”
 

Ospitesse d’eccezione Patrizia Mandanici, storica autrice di Legs Weaver e Nathan Never, con il suo ultimo libro edito ComicOut “Cronache dall’Ombra”, Pat Carra e le autrici di Aspirina la rivista acetilsatirica, storica rivista di humor femminista, Giulia Sagramola e il collettivo Teiera, Rita Petruccioli e gli altri autor* di Crisma, l’ultima produzione targata Lab. Aquattro e gran finale con la serata Amorucci, dedicata alle supereroine che hanno disegnato l’immaginario LGBTQ nel mondo, con Giulia Anania cantautrice e “matadora” dell’esperimento per rieducare le ragazze all’amore.
 

PROGRAMMA
BANDE DE FEMMES 2016 

 

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* Mercoledì 29 Giugno:

dalle h17:30 Tuba, HulaHoop, Mezzo, Infernotto, Sensum Lab, Lab. Aquattro e il “Giardino Segreto” inaugurano le 7 Mostre del Bande de Femmes.
 
In mostra Elisabetta Romagnoli, Laura Scarpa, Valeria Patrizi, Cecilia Campironi e le collettive di Teiera, Crisma la Rivista, Amorucci e Conigli Bianchi Fumettist* contro la Sierofobia
 

h18:00 @HulaHoop
 
La Meccanica della Meraviglia
 
incontro e laboratorio sul precinema a cura di Coppelia Theatre.
Consigliata la prenotazione al num: 3472902038
h19:00 @Tuba
 
Cronache dall'ombra
Anna Segre presenta Patrizia Mandanici, e la sua ultima graphic novel appena edita da Comicout.
Vi invitiamo a scoprire un antologia di racconti su alieni, libertà e lesbo-drammi, firmati dalla storica disegnatrice di Nathan Never e Legs Weaver.

h20:30 @Tuba
 
Dilemmi. Soluzioni impossibili per animi sensibili.
Reading musicale con Federica Tuzi (voce narrante) e Merel Van Dijk (voce e chitarra, pianola e pc)
Ogni pezzo è un dilemma: esco o sto a casa? Ti lascio o ti sposo? Agio o disagio?
 

h21:00 @HulaHoop
 
La cacciatrice d'aste
 
Una storia senza parole, uno spettacolo di marionette da polso tratto dall'immaginario della pittrice surrealista Remedios Varo, accompagnato da musiche elettroniche originali che trascinano gli spettatori alla soglia di un mondo ambiguo. Consigliata la prenotazione al num: 3472902038, ingresso gratuito, uscita a cappello.
dalle h21:30 @Mezzo
 
Hugo Sanchez Dj set

h22:00 Tour in notturna delle Mostre
 
@Tuba, Mezzo, Infernotto, HulaHoop, Sensum Lab, “Giardino Segreto” e Lab. Aquattro
 
Visita guidata alla scoperta delle sette mostre del Bande de Femmes. Partenza da Tuba.

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* Giovedì 30 Giugno:

h18:00 @HulaHoop
 
La Meccanica della Meraviglia
 
2° incontro e laboratorio sul precinema a cura di Coppelia Theatre.

h19:00 @Tuba
Spine nel fianco: Autoproduzioni di donne, canone maschile e strategie di resistenza
 
Un confronto a partire dall'esclusione delle donne dal Grand Prix di Angoulême e una presentazione atipica di tre autoproduzioni disegnate: Aspirina, Teiera e Crisma.
Incursioni fastidiose come i commenti su facebook performate da Tony Allotta e da Ramide live set.

h21:00 @HulaHoop
 
torna per il 2°giorno La cacciatrice d'aste
Consigliata la prenotazione al num: 3472902038, ingresso gratuito, uscita a cappello.
h23:00 @Monk
After del Bande de Femmes ad Amorucci.
I contributi disegnati delle artiste ospiti del festival balleranno grazie al Vj set di ColorFul Frame.

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* Venerdì 1 Luglio:

h19:00 Baci a stampo. Maratona di scambi amorosi con le autrici.
@ Mezzo cocktail d’amore con Elisabetta Romagnoli
@ Infernotto acquarello al calice con Laura Scarpa
@ Tuba elisir erotico con tutte le illustratrici di Amorucci e Cecilia Agostini (Hangar TattooStudio)
@ HulaHoop aperitè intimo con le Teiera
@ Sensum Lab fuori dalla tana dei luoghi comuni con Conigli Bianchi
@ “Giardino Segreto” confessioni dipinte con Valeria Patrizi
 
@ Lab. Aquattro si salvi chi può con (quasi) tutti gli autori di Crisma la rivista

In regalo presso @SensumLab, solo e soltanto per chi ha raccolto nel corso del festival i 7 baci delle 7 mostre, una serigrafia eseguita dal vivo!

h21:30 @Tuba
Amorucci SuperLelle
Party in maschera dedicato a tutte le super eroine lesbiche (dichiarate o meno...)
 
Ospiti e ospitesse d'eccellenza, disegnata di piazza di tutte le mitiche illustratrici di Amorucci, dj set eroicamente trash a cura di Giulia Anania

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*Artiste in Mostra: Valeria Patrizi, Laura Scarpa, Elisabetta Romagnoli, Collettiva Teiera (Giulia Sagramola, Sarah Mazzetti, Cristina Spanò), Collettiva Amorucci (Ilaria Grimaldi, Cecilia Campironi, Fabiola Martelli, Nicoz Balboa, Adelaide Albinati, Bernadette Moens) e Cecilia Agostini (Hangar Tattoo Studio), Collettiva Lab.aquattro (Gemma Vinciarelli, Martoz, Alessio Spataro, Emma Verdet, Chiara Lanzieri) presentano Crisma la rivista (Rita Petruccioli, Dottor Pira, Manfredi Ciminale, Simone D'Armini, Margherita Barrera, Laura Scarpa e Marco Corona), Collettiva Conigli Bianchi - Fumettist* contro la Sierofobia (Tuono Pettinato, Maicol & Mirco, Fabio Visintin, Silvia Rocchi, Lucia Biagi, Nina Rubens & La Flan, Marta Baroni, Federico Appel, Elena Guidolin, Gemma Vinciarelli, Silvicius, Lele Kong, Federico Fabbri, Laura Scarpa, Fabio Ramiro Rossin, Francesco Orazzini e Alice Milani)

* Indirizzi Mostre
Mezzo - via del Pigneto 19;
 
Infernotto - via del Pigneto 33;
 
Tuba - via del Pigneto 39/a;
 
HulaHoop - via L.F. De Magistris 91/93;
 
Sensum Lab - via Alipio 13/a;
 
“Giardino Segreto” - dove le scalette di via degli Auconi incontrano via Antonio Tempesta, sotto il micione di Dulk
Lab. Aquattro - via Dulceri 102

* Contatti
Libreria Tuba: www.cybertuba.org
Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Pagina Facebook: www.facebook.com/bandedefemmes

Pubblicato in Giornale di Trastevere

CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE : eventi dell’ estate

Riceviamo e pubblichiamo

Associazione Trastevere Rione XIII

 

CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE

Via della Lungara 19 – Roma - Trastevere

 

           Image

 

 

La Casa Internazionale delle Donne si fa Piazza!

 

 

 

 La CASA(S)PIAZZA 2016

per tutto il mese di luglio fino al 4 agosto

ospita nel bellissimo giardino della Casa Internazionale delle Donne

la rassegna VENTI D'ESTATE: venti incontri serali

a cura dell'associazione DOPPIO RISTRETTO

 

Cinema, teatro, musica, fumetto, giornalismo e fotografia. 

Tra gli ospiti: Ascanio Celestini, Zerocalcare, Nada, Anna Bonaiuto, Daria Deflorian, Lisa Ferlazzo Natoli, Valeria Luiselli, Iaia Caputo, Rap, Lirio Abbate, Lorenza Mazzetti, Giancarlo Ceraudo, Marco Damilano, Franca Leosini, Roberto Angelini, Pier Cortese e molti altri. 

Venti appuntamenti che, attraverso spettacoli teatrali, reading letterari e dibattiti, racconteranno le connessioni tra arte e società prendendo come spunto alcuni tra i fenomeni culturali più interessanti degli ultimi anni.
tutto il programma La CASA(S)PIAZZA

 

 

 

 

VENTI D'ESTATE

Programma luglio/agosto

a cura di Doppio Ristretto

 

 

 

Venerdì 1 luglio ore 21.00

Attraverso la luce. Viaggio nella fotografia

di Giancarlo Ceraudo

con Marco Damilano e Tiziana Faraoni

Giancarlo Ceraudo inizia a sperimentare la fotografia come strumento di elaborazione dell'esperienza del viaggio per approfondire questioni sociali e umane. La gran parte della sua produzione si è svolta in Sud America di cui ha raccontato molti dei principali eventi e cambiamenti che lo hanno attraversato.

L'autore - con il suo lavoro in Italia e all'estero – sarà protagonista di una conversazione insieme a Marco Damilano e Tiziana Faraoni (rispettivamente vicedirettore e photoeditor de l'Espresso) per riflettere su fotografia, memoria e attualità.

 

Martedì 5 luglio ore 21.00

Serata d'onore per e con Lorenza Mazzetti

a cura di Hollywood Party – Rai Radio3

Una serata dedicata a Lorenza Mazzetti per raccontare l’eccezionalità di un percorso artistico che si è nutrito e continua a nutrirsi di immagini, parole e anche teatro. Alla proiezione di Together (1956) - secondo film girato dall'autrice dopo K – seguiranno in anteprima estratti del documentario Perchè sono un genio! dedicato alla registra e presentato dagli autori Steve Della Casa, Emanuela Del Monaco e Francesco Frisari e da Francesca Levi, curatrice della trasmissione Hollywood Party.

 

Mercoledì 6 luglio ore 21.00

L'amica geniale di Elena Ferrante

con Anna Bonaiuto

Non è la prima volta che Anna Bonaiuto interpreta le storie di Elena Ferrante a partire da quell’Amore molesto che vent’anni fa decretò il successo di un sodalizio artistico tuttora vitale. L'attrice, sensibile e appassionata, condividerà con il pubblico la lettura di alcuni brani de L’amica geniale, primo libro della tetralogia della misteriosa scrittrice, dando voce a uno dei rapporti femminili più complessi e sviscerati della narrativa italiana.

 

Giovedì 7 luglio ore 21.00

Drugstore il nuovo disco di Discoverland

con Roberto Angelini, Pier Cortese e John Vignola

Drugstore è il secondo disco firmato Discoverland: una combinazione avvincente e impensata di ingredienti musicali. Le linee melodiche di otto indimenticabili pezzi della disco music, del rock e del pop sono state completamente     rimaneggiate, capovolte e superate, in un’ottica di grande sperimentazione. Ne parleranno con il giornalista e conduttore radiofonico di Radio Rai John Vignola, gli ideatori e musicisti, Roberto Angelini e Pier Cortese.

 

Martedì 12 luglio ore 21.00

Voi siete qui

a cura di Hollywood Party – Rai Radio3

Il documentario Voi siete qui, di Alessandro Boschi e Alberto Crespi e con la regia di Alberto Matera, è la testimonianza di come il cinema – che ha raccontato la città occupata negli anni del nazifascismo, la sua rinascita dopo la guerra, il boom economico e la speculazione edilizia – sia stato il vero grande cronista della vita di Roma. Intervengono Laura Delli Colli, Presidente del Sindacato Nazionale  Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI) e Alessandro Boschi, uno degli sceneggiatori del documentario e conduttore della trasmissione Hollywood Party.

 

Mercoledì 13 luglio ore 21.00

Il piccolo paese. Racconti

di e con Ascanio Celestini

Il Piccolo Paese è un insieme di racconti che si consumano in pochi minuti, come brani di un concept album che nel complesso descrivono un luogo. Al centro c’è l’importanza delle parole, che spesso possono prendere il sopravvento sulle azioni e diventare esse stesse degli avvenimenti. Alcuni racconti provengono dalla tradizione popolare, altri sono completamente inediti, tutti hanno come comune denominatore l’improvvisazione.

 

Giovedì 14 luglio ore 21.00

Mafia Capitale. La grande inchiesta che ha scosso Roma

con Lirio Abbate

A dicembre 2014 le fondamenta dei palazzi capitolini tremano: un'inchiesta scatenata da rivelazioni diffuse a mezzo stampa disegna una mappa sconcertante della Capitale in cui sono coinvolti politici e rappresentanti delle istituzioni. Si scopre una terra/limbo in cui "i morti e i vivi" comunicano grazie a un sistema rodato di connivenze che muovono enormi quantità di denaro, orientano gli appalti in qualsiasi settore pubblico e mantengono saldo il controllo sul territorio grazie all'intimidazione e al ricatto. Ne parleremo con Lirio Abbate, il giornalista che ha condotto l'inchiesta nota come mafia Capitale.

 

Venerdì 29 luglio ore 21.00

Pasolini: la grande menzogna

con Franca Leosini

Sono passati 41 anni dal massacro di Pier Paolo Pasolini e sono numerose le rassegne, film e celebrazioni biografiche sulla vita e sulla morte del poeta. Grazie a una puntata della trasmissione Ombre sul giallo del 2005, Franca Leosini – con le rivelazioni fatte a lei in esclusiva da Pino Pelosi – riuscì a riaprire il caso Pasolini, ribaltando quella che, per quell’omicidio, era stata fino ad allora, una lunga menzogna. La Leosini partirà proprio da quell'intervista per ripercorrere un pezzo di storia del nostro Paese.

 

Lunedì 18 luglio ore 21.00

Il giornalismo e l'informazione culturale nell'era della rete

con Giorgio Zanchini, Raffaella De Santis e Nicola Lagioia

È possibile oggi, nell'era della dispersione e del dominio della rete, della connessione costante, dell’accesso diretto e immediato alle informazioni, salvare il modo in cui ci siamo trasmessi il sapere per secoli, e cioè in modo organizzato per autorità, mediazione, selezione, certificazione della qualità? Giorgio Zanchini

presenta il suo ultimo libro Leggere, cosa e come (Donzelli editore) in compagnia della giornalista del quotidiano La Repubblica Raffaela De Santis e dello scrittore Nicola Lagioia. Introduce la serata l'editore Carmine Donzelli.

 

Martedì 19 luglio ore 21.00

Diversamente giovane

a cura di Hollywood Party – Rai Radio3

Il documentario Diversamente giovane è il ritratto della vita dell’avvocato Giovanna Cau figura centrale per la storia del cinema italiano. Sessant'anni di storia italiana raccontati dalla sua viva voce e da quella delle persone che con lei hanno lavorato e vissuto condividendo idee politiche e successi. Tutto questo sarà al centro dell' incontro con Giovanna Cau, il regista Marco Spagnoli e la giornalista Miriam Mauti, conduttrice di Hollywood Party.

 

Mercoledì 20 luglio ore 21.00

L'altra figlia di Annie Ernaux

con Daria Deflorian

“Un breve racconto, una lettera ad una sorella mai conosciuta. Tutto vero, senza filtri, ma non è la trama, non sono solo i fatti a lasciare sbalorditi (ogni volta, ad ogni libro) di fronte alla scrittura, al mondo, al progetto di ecrire la vie, di scrivere la vita di Annie Ernaux. Tutto è lontano e sconosciuto e nello stesso tempo parla ad ognuno, spalanca la memoria, illumina i meccanismi di momenti della propria vita”. Così Daria Deflorian, attrice fra le più premiate della scena teatrale, si avvicina alle parole della Ernaux, pubblicata in Italia dalla casa editrice L'orma.

 

Giovedì 21 luglio ore 21.00

Era mia madre

con Iaia Caputo, Bia Sarasini e Antonio Pascale

“Non credo nelle buone o cattive madri. Ci sono solo gli essere umani, con i loro momenti di eroismo o didebolezza”. Iaia Caputo presenta il suo ultimo romanzo Era mia madre edito da Feltrinelli, con Bia Sarasini, giornalista, saggista e soprattutto femminista e con lo scrittore Antonio Pascale. Si parlerà di amore, di

madri, di figli e di imperfezioni.

 

Venerdì 22 luglio ore 21.00

Kobane Calling

con Zerocalcare e Loredana Lipperini

A pochi mesi dalla sua uscita, Kobane calling, l’ultima graphic novel di Zerocalcare edita da Bao Publishing, è diventato un caso letterario. Quasi 250 tavole da cui è difficile staccarsi in un racconto che parte da Rebibbia e arriva in Kurdistan per raccontare, come dice lo stesso Michele Rech, qualcosa che è lontana dal giornalismo. Condurrà l'incontro Loredana Lipperini, scrittrice e conduttrice di Rai Radio3.

 

Lunedì 25 luglio ore 21.00

Leonida

con Nada Malanima e Simone Caltabellota

Una ragazza attraversa la vita allontanandosi dalla propria famiglia, da un’infanzia in cui non ha avuto amore, da una madre che non ha saputo né voluto esserle madre, da un uomo e poi da una donna che hanno avuto il suo corpo ma non il suo cuore, da una figlia non desiderata, dal proprio Paese, dal proprio

nome e anche da se stessa. Leonida (ed. Atlantide) è il nuovo libro della poliedrica artista che ne parlerà con il suo editore Simone Caltabellota.

 

Martedì 26 luglio ore 21.00

Porci con le ali, 40 anni dopo

con Lidia Ravera, Marino Sinibaldi e Sara De Simone

Dopo 40 anni dall'uscita, torna in forma di graphic novel uno dei libri simbolo dell'adolescenza e della sinistra studentesca, per raccontare la scoperta della vita, il sapore della ribellione, l’iniziazione al sesso, la ricerca dell’amore, il dolore, la solitudine, la lotta politica: tutto si intreccia nelle riflessioni dei due protagonisti che riprendono vita grazie all'addattamento grafico di Manfredi Giffone. Lidia Ravera ne parlerà con Marino Sinibaldi e Sara De Simone.

 

Giovedì 28 luglio ore 21.00

Gli amori sfigati

con Chiara Rapaccini

Amori Sfigati è un brand riconoscibile dal cuore rovesciato e dalle inconfondibili vignette che hanno come protagonisti uomini e donne in situazioni paradossali in grado di strappare immediatamente un sorriso perché in esse ci si può facilmente identificare. Donne ingenue che si giustificano, gaffes e brevi dialoghi che, con un tocco di cinismo, raccontano di partners alle prese con le relazioni amorose. Tutti i partecipanti sono invitati a portare un personale oggetto sfigato per costruire con l'artista uno strepitoso e originale happening. Sfigato.

 

Martedì 2 agosto ore 21.00

Testo Tossico

liberamente tratto da Paul B. Preciado
drammaturgia Francesca Manieri, con Federica Rosellini, regia Federica Rosellini
Questo spettacolo prende come spunto un testo: Testo yonkie di Paul B. Preciado (Fandango Libri) che recita come sottotitolo “sesso, droga e biopolitica”. Il libro, per usare le parole dello stesso autore, “è scritto come un protocollo di intossicazione volontaria”. E’ la testimonianza del viaggio estremo di Preciado 
attraverso il suo corpo bombardato con un’autosomministrazione di testosterone, a partire dal suicidio di G. D. noto poeta francese e amico fraterno dell’autore/autrice.

 

Mercoledì 3 agosto ore 21.00

Jezabel di Irène Némirovsky

adattamento Lisa Ferlazzo Natoli, musiche originali Gabriele Coen

con Gabriele Coen e Lisa Ferlazzo Natoli

Quando fa il suo ingresso nell'aula di tribunale in cui verrà giudicata per l'omicidio del suo giovanissimo amante, Gladys Eysenach viene accolta dai mormorii di un pubblico sovreccitato e impaziente. È ancora molto bella, il tempo sembra averla "sfiorata come a malincuore, con mano cauta e gentile”. Capace come pochi altri scrittori di scavare nel cuore femminile con implacabile, chirurgica precisione, Irène Némirovsky ci svela a poco a poco il segreto di questa donna che ha desiderato più di ogni altra cosa rimanere immutabilmente bella ed essere amata per sempre.

 

Giovedì 4 agosto ore 21.00

Gender Horror Party – tutto quello che non sapete sul gender

con Chiara Lalli

Una festa di chiusura con un carosello molto partciolare: Chiara Lalli, bioeticista e giornalista, ci farà vedere il best of della teoria del gender, commentando e argomentando attraverso proiezioni e letture. Una serata-aperitivo in cui il pianto e la risata daranno vita a una nuova consapevolezza sociale. 

Pubblicato in Giornale di Trastevere

 

La riqualificazione di 20 ettari a Trastevere potrebbe cambiare il volto della zona

 

 

Sblocca Italia e una serie di perle di Roma va in vendita. Aree edificabili, palazzi storici, villini, ville superlusso sino al quello che una volta era conosciuto come il Palazzo degli Esami.
Roma è in vendita sul portale investintaliyrealestate.com, dove società controllate dal Governo hanno messo on line i pezzi di maggior pregio. Attenzione, però, perché dietro ogni bene che il Governo Renzi ha deciso di alienare, si nasconde un piccolo trucco che dà ampio potere al Comune di Roma di moltiplicare il valore una volta ceduto, grazie a varianti al piano regolatore che sono ancora in corso.

 

Stazione di tratevere ape grande

stazione di Trastevere

 

area ferroviaria trastevere 01

nuovo progetto

 

E' il caso dei tre lotti che compongono l'area ferroviaria di Roma Trastevere e su oltre 20 ettari di terreni che potrebbero generare oltre 57 mila metri cubi tra uffici, abitazioni, locali commerciali e alberghi. Come tutte le aree ferroviarie ha nella centralità il suo valore intrinseco tra la circonvallazione Gianicolense, Trastevere e Monteverde dove esiste già un accordo di programma per la sua riqualificazione e dove non "sono vietate" trattative tra il potenziale acquirente e il Comune di Roma per  piccoli ritocchi alle volumetrie che potrebbero trasformare l'acquisto in oro.
E il Campidoglio a "trazione Virginia Raggi" proprio l'area ferroviaria potrebbe essere l'occasione per "misurare" la capacità di interpretare le attività di riqualificazione non solo come puro business per chi compra ma all'interno di un progetto integrato di riuso del territorio. L'area assomiglia al classico spezzatino urbanistico, dove si tiene conto solo delle potenzialità volumetriche e non dell'impatto che avrà il "gigante" una volta realizzato sui quartieri limitrofi e sul tessuto commerciale. Si legge sul portale Invest in Italy: "Prevede la costruzione di edifici per i seguenti usi : uffici ( 16.350 mq ) , residenziale ( 12.900 mq ) , mestieri e artigianato ( 11.000 m²) , ricettività turistica ( 9.500 mq ) e commerciale ( 8.000 mq ) . L'intera area si estende su 20 ettari, di cui spazi verdi rappresenteranno per oltre 50.000 mq , nuove strade e parcheggi rappresentano 23.000 mq e nuovi impianti di stazione 16.800 m²". Insomma, un gigante del business che potrebbe cambiare il volto di un'intera zona di Roma e che invece viene messo in vendita nel silenzio degli urbanisti.

Pubblicato in Giornale di Trastevere

All'Atac per risparmiare 1 mln di euro se ne spendono 4

 

Dalla creazione della nostra associazione spesso ci siamo battuti per la trasparenza , trasparenza che tutti politici e istituzioni mettono al primo punto del loro programma ma che poi nessuno fa .

In particolare per quanto riguarda la spesa dei “nostri soldi” e a chi vanno .

Fortunatamente ci sono giornalisti dei media , stampa-internet-TV , che ci informano almeno dei casi più eclatanti che fanno notizia e in effetti provocano molto sdegno in noi cittadini specialmente in questo periodo di crisi economica .

Molti dicono che dopo le elezioni appena concluse il “ vento cambia “ noi ci auguriamo una appropriata “ tempesta “ .

Associazione Trastevere Rione XIII

 

 

Da gennaio l'Atac sperpera 9 mila euro al mese per l'affitto di un'area ridotta a deserto

 deposito atac

 

di Fabio Carosi

All'Atac per risparmiare non si bada a spese. Anche spese folli, come dimostra la vicenda surreale del deposito-officina "Collatina" di via Renato Birolli. Qui per evitare il canone di affitto del terreno, l'Atac dovrà spendere almeno 3 milioni di euro di bonifica ambientale, oltre a quelli già spesi per smantellare le officine e trasferire tutti i mezzi.
Chiuso in fretta e furia dopo il taglio delle linee del maggio di un anno fa, si è scoperto solo in un secondo tempo che l'area necessita di importanti, urgenti e costosissime opere di bonifica per il gasolio e gli olii esasuti che hanno contaminato il terreno.
Come tutte le storie che attengono al meraviglioso mondo dell'azienda dei trasporti di Roma, quella del deposito di via Collatina è complessa e articolata ed ha un considerevole numero di attori-protagonisti.

 

IL CONTRATTO D'AFFITTO. Stipulato da Atac nel 1982, ha subito alcune rivalutazioni sino ad arrivare ad oltre 9 mila euro al mese che finiscono nella casse della Ripar Spa, società che ha nel suo board alcuni dei proprietari della Romana Diesel, la concessionaria di Roma dei veicoli industriali e dei bus prodotti dalla Fiat e già fornitore del Comune di Roma e di Atac. Prima del deposito Atac in via Collatina c'era un'ex fabbrica di materassi.
Giocacchino Gabbuti presidente di Atac Patrimonio (società poi reinternalizzata), firma qualche anno fa il "classico" rinnovo del contratto. La Ripar chiede e ottiene di inserire una clausola che obbliga Atac a ripristinare lo stato dell'area ai livelli del 1982, pur senza inserire alcuna certificazione o documentazione su come era stata consegnata ad Atac.

PAROLA D'ORDINE: RISPARMIARE. Ignazio Marino sindaco di Roma, Guido Improta assessore, il direttore generale di Atac Francesco Micheli riceve dal Direttore Operations di Atac, Roberto Monichino, la proposta di chiudere il deposito. E' in corso la grande riduzione delle linee bus voluta da Improta per risparmiare sul contratti di servizio di Atac che taglierà 17 linee per oltre 2,8 milioni di chilometri di trasporto. Dal deposito di Collatina vengono eliminati 1,7 milioni di chilometri e autisti, operai e impiegato spostati negli altri impianti grazie a un accordo sindacale che permette a ciascuno di loro di esprimere un gradimento sulla destinazione. E' il primo "prezzo" che Atac paga alla sistematica negoziazione unilaterale, tant'è che invece di un risparmio anche l'operazione di spostamento del personale di tramuta in un aggravio di costi.

LA SORPRESA. Il nocciolo del problema è sottoterra, cioè dove nel tempo perdite di gasolio, grasso e olio motori e dei cambi, si sono infiltrati. Una volta svuotato l'impianto arrivanno le grane della società proprietaria che chiede di riavere l'area come era stata consegnata nel 1982. Quindi Atac è costretta dal contratto ad effettuare una prima serie di sondaggi per conoscere lo stato del terreno e sapere quello che sanno tutto: cioè che è inquinato. Si arriva così a dicembre scorso con il contratto che scade e Ripar e Atac che negoziano proroghe mensile per dodicesimi e mentre scriviamo non si sa ancora quando l'azienda si libererà del contratto. Infatti la Ripa chiede e ottiene una seconda serie di sondaggi il cui costo non è stato ancora quantificato ma che dovrebbe superare ampiamente i 200 mila euro. Al vertice di Atac come direttore "Operations" c'è sempre Roberto Monichino, mentre al posto di Micheli e Broggi sono arrivati Brandolese e Rettighieri.
Una stima per spanne, non ancora documentata ufficialmente, parla di oltre 3 milioni di euro per rendere l'era libera da inquinanti, anche perché la Ripar nel frattempo grazie ad una variante del Prg è riuscita ad avere una modifica parziale della destinazione d'uso da servizi pubblici a parco.

LA SINTESI. La fretta con la quale è stata decisa la chiusura ha portato ad un aggravio dei costi ben superiore al canone di locazione; da gennaio 2016 il deposito è una scatola vuota dove troneggiano una serie di vecchi bus da rottamare e Atac deve trovare un mare di soldi per bonificare l'area. Ecco perché si dice che quando c'è da risparmiare, Atac non bada a spese.

Pubblicato in Giornale di Trastevere

NOI DONNE : ALCUNI ARTICOLI DELL’ ULTIMA PUBBLICAZIONE DEL SETTIMANALE E MENSILE

 

Riceviamo e pubblichiamo

Associazione Trastevere Rione XIII

 

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Prima Pagina Donne

La morte della giovane deputata inglese Jo Cox e le elezioni di due donne alla carica di sindaco a Roma e a Torino: qualche impressione immediata e una domanda ..

inserito da Paola Ortensi

Prima pagina Donne 14 (13-19 giugno 2016)

Dopo mesi, anzi direi qualche anno, ormai, in cui mi sono dedicata, come ho saputo, a scrivere di settimana in settimana circa il femminile dell’informazione e dopo alcune settimane in cui mi ero fermata (per ragioni del tutto soggettive),  dopo le elezioni di domenica scorsa che hanno visto 2 donne, fatto eccezionale, divenire Sindache a Roma e a Torino, e ancora dopo l’uccisione della deputata inglese Jo Cox, seppur brevemente, è impossibile non scrivere. Non farlo mi sembrerebbe davvero improprio e non apprezzabile anche perché quasi tutte e tutti quelli che mi conoscono sanno o immaginano che io abbia votato per Roberto Giachetti, che ringrazio per il suo impegno, e questo non può significare ignorare un avvenimento dai connotati comunque straordinari, per le donne i come il risultato dei ballottaggi di Roma e Torino.

Inizio da Jo Cox, una donna giovane appassionata che solo ora,  dopo la sua morte, abbiamo imparato a conoscere. E parlando di lei, dopo avere espresso necessariamente il dolore e l’orrore per la sua morte, vorrei ringraziarla per le cose che abbiamo scoperto diceva per convincere gli inglesi che uscire dall’Unione europea fosse un errore e per come si spendeva per spiegare l’importanza di un'Unione e delle stesse ragioni per cui anche per l’Inghilterra, rimanervi, fosse la scelta giusta. Solo fra pochissimi giorni potremmo trovarci a leggere e a sentire, come già qualcuno accenna, che proprio la sua morte potrebbe invertire la tendenza del Regno Unito, ovvero far prevalere l’opinione di non uscire dall’Eu. Solo pensarlo fa venire i brividi. Una morte così spaventosa e ingiusta, che lascia tanto senso di impotenza di non averla saputa evitare, per far cambiare il pensiero di tante e tanti e portare a riflettere? Ne riparleremo a voto compiuto.
Venendo ora a noi vorrei limitarmi per queste poche righe a primissime riflessioni - ed emozioni direi  - sulle neo elette sindache di Torino e Roma, entrambe candidate per il Movimento 5 stelle, come è noto, ma che questa notte (fra domenica e lunedì) nelle loro dichiarazioni e nelle differenti storie dei voti delle città, protagoniste orgogliose e vincitrici, mi sono apparse profondamente diverse.
Ritengo, come ho spesso avuto modo di pensare, nulla è più interessante in politica delle prime dichiarazioni sia dei commentatori che dei vincitori, per chi voglia stare attento. Sull’onda dell’emozione o dell’aspettativa programmata si possono percepire verità o atteggiamenti che in molti casi non si ritroveranno più quando lavoro o alleanze inizieranno a imporsi nel misurare ogni parola o atteggiamento.
A Torino, dove la vittoria di Chiara Appendino apre profonde riflessioni politiche in una città, per ammissione ampia, governata bene dall’ex sindaco Piero Fassino e che quindi porta in sé un'esigenza di capire che c’è una profonda richiesta di rinnovamento e di rottura col passato politico e la sua consolidata struttura di alleanze di potere seppur legittimo. La nuova sindaca ha proposto un discorso interessante, apprezzabile, concreto, riconoscibile in contenuti e anche rispettoso dello stesso Fassino. L’impressione che mi è arrivata è stata quella di una donna forte e determinata con una personalità molto definita e autonoma, consapevole di aver ricevuto una responsabilità non semplice di cui intende raccogliere la sfida in nome di una città che lo merita anche per l’orgoglio della sua storia. Vorrei dire che ascoltandola,  pur molto dispiaciuta per Fassino, ho provato un attimo d’emozione per  la giovane Chiara Appendino e ho avvertito un ”tic tac” di solidarietà.
Aspettando Virginia Raggi a Roma, i sentimenti sono stati ben diversi. Intanto come temevo hanno a lungo preso più spazio mediatico le dichiarazioni di Di Battista e le immagini di Grillo che le parole della nuova sindaca. Quando alfine sono arrivate, come è stato per gran parte della campagna elettorale,  non hanno rimandato nulla davvero di concreto. Virginia Raggi spero sarà capace di dimostrarci una sua autonomia di pensiero - che per ora sembra molto lontana - e un vero programma oltre a una squadra credibile. E’ la prima donna che nella storia governa la Capitale d’Italia e soprattutto, lasciatemelo dire, una città in difficoltà grande ma pur sempre da amare. Una città unica e affascinante e dalle enormi risorse culturali e della sua gente. Una città che ha bisogno non di essere strumentalizzata dai pentastellati mettendo, come questa notte abbiamo già sentito, che se non si riuscirà a cambiare sarà colpa del lascito del passato. Virginia Raggi, quando finalmente ha parlato, mi ha rimandato l’impressione di essere più che stanca quasi impaurita dal suo ruolo. Ha garantito di essere la sindaca di tutte e tutti, di chi l’ha votata e di chi no. Ha pronunciato quasi con stupore che Roma ha un sindaco donna: lei!  L’augurio che io faccio a noi e alla città è che questa giovane donna sia capace di crescere, sospinta dal ruolo, e di capire dove è arrivata scoprendo l’orgoglio di non farsi strumento di nessuno. Non dico questo a caso ma sconfortata dalla notizia che già questo lunedì mattina, come primo atto, si è recata all’incontro con Grillo e Casaleggio. 
Finisco facendo gli auguri alle due sindache di Roma e Torino non solo perché è giusto e civile riconoscere chi vince ma perché è un modo di farli anche a noi tutte e tutti noi, nella speranza che i problemi vengano affrontati positivamente.
L’appuntamento è ai prossimi giorni per capire di più e avere idee più articolate anche su una domanda che poco ho sentito presente: ma Appendino e Raggi, considerando che molti dei loro voti sono stati richiesta di nuovo, sono “arrivati” anche perché la novità può identificarsi nelle donne ai vertici della politica?



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Sindache e dintorni. Il momento della verità, non solo per loro

Le giovani sindache, la politica superata e quella nuova da inventare. Anche come donne, e come movimenti, abbiamo delle responsabilità

inserito da Tiziana Bartolini

I ballottaggi di domenica scorsa hanno ridisegnato il sentire delle italiane e degli italiani, hanno demolito i rimasugli di passate certezze e hanno aperto squarci in muri che sembravano di gomma. L’affermazione delle liste e candidati/e del M5S è stata diffusa, con la vittoria di 19 ballottaggi su 20, e con una valenza simbolica oltre che storica
Tale è l’affermazione travolgente di Virginia Raggi a Roma e l’irresistibile rimonta di Chiara Appendino a Torino. Il vento pentastellato ha recapitato l’avviso di sfratto alla politica ‘tradizionale’ con sentita richiesta di portarsi via anche le architetture, le logiche, i riti e altri vecchi arnesi del mestiere. Qualcosa si è mosso nel profondo di un paese stanco e disorientato, che ha affidato la sua protesta agli attuali interpreti dell’antipolitica. Il tempo dirà come questa energia si tradurrà in progetto politico organico, in una visione di sistema che sia effettivamente alternativa. La partita, a detta degli stessi grillini, non sarà semplice da giocare. Bella scoperta! 
Dal nostro punto di vista, quello di genere, la nuova situazione ci sollecita molte riflessioni - e qualche domanda - che hanno il pregio di sembrare un po’ meno scontate. 
Cominciamo dalle domande. Tante donne, candidate ed elette sindache o 'minisindache', in questa tornata elettorale sono diventate protagoniste. La cosa non ha suscitato particolare interesse nei media e, pare, neppure nel corpo elettorale. Speriamo che qualche analista studi, tra i flussi, anche quello del genere. Ci dica, cioè, se le candidate sono state scelte anche in quanto donne e se hanno attratto maggiormente il voto delle elettrici. Sarebbe interessante capire se la consuetudine delle donne di non votare altre donne è andata in soffitta insieme alla vecchia politica, particolare non trascurabile.
Altra domanda, che richiede parecchio lavoro, è conoscere quante erano le candidate ai Consigli comunali, quante sono state elette, dove e con quali meccanismi. Il voto disgiunto, infatti, consente di votare più liberamente il sindaco mentre sono maggiori le pressioni esercitate per il voto di lista e la preferenza. L’incremento di preferenze femminili sarebbe un’altra novità. Il M5S in Campidoglio porta 16 donne su 29 seggi, il Pd 3 su 6, Fratelli d’Italia nessuna donna su 4 e la lista Marchini porta 2 consiglieri e nessuna consigliera. Per dire. 
Passando alle considerazioni, partiamo dalla consapevolezza che una così folta presenza di donne non coincide con l’affermazione del femminile e della piena autonomia, né è il frutto diretto del femminismo. “Sono la prima donna sindaco di Roma” rimarrà nella storia come un’occasione perduta per dire al mondo, e a se stessa, chi è e da dove viene. Nonostante l’autorevole conforto dell’Accademia della Crusca e delle più alte cariche dello Stato. Analogamente Appendino è sindaco di Torino. Peccato, ma contiamo di conquistarle presto alla causa dei femminili grammaticalmente e politicamente corretti.
A parte questa assonanza, le due prime cittadine d’Italia sono diverse in quanto ad autonomia di movimento e di pensiero. Da Torino i segnali sono arrivati subito, con la prima, efficace, dichiarazione; intendimento confermato con il rifiuto di firmare il contratto con lo staff del Movimento, come invece ha fatto Raggi. 
Orientamenti, primi passi, tracce… che però non spostano il senso più profondo di queste elezioni. La presenza di così tante donne è il segno di un cambio di passo, speriamo irreversibile, per la politica tutta. 
È un dato di realtà che interpella i movimenti delle donne sia sul piano simbolico sia su quello concreto e più immediato, nel breve e nel medio periodo. L’impatto dell’onda d’urto cui stiamo assistendo, e che durerà qualche anno, non può non lasciare tracce nella cultura diffusa e, come donne, non possiamo consentire che accada. Anzi, il tema ci pare sia immaginare nuove modalità di relazioni, trovare le sintonie necessarie affinché non siano sprecate le straordinarie potenzialità che il femminile, e la differenza di cui è portatore, si affermi sulla scena pubblica. 
Il pericolo serio che si corre è che la neutralità espressa attraverso il non essere, fieramente, né di destra né di sinistra, si possa traslare nella neutralità sul versante del genere buttando al macero intere biblioteche e faticose elaborazioni. Non si hanno notizie di soggetti femminili o femministi più o meno organizzati dentro o intorno al M5S e, anche se questo potrebbe non essere di per sé significativo, è un elemento che qualcosa dice. 
In concreto appare improbabile intavolare un ragionamento facendo pesare lanostra storia e le nostre battaglie. Il valore storico, probabilmente, è riconosciuto insieme all’onore e al merito. Ma è tempo di andare avanti. Il punto è con quali strumenti e idee, con quale ordini di priorità, con quali parole d’ordine. Non sarà facile ma è inevitabile e, forse, anche benefico mettere alla ‘prova del tempo’ categorie di giudizio e approcci consolidati. Se tutto cambia, o dovrebbe cambiare, anche le griglie di lettura delle donne possono mettersi in discussione. 
Queste giovani sindache hanno, tra le tante ed enormi responsabilità di governo di città complesse, anche quella di non fallire, oltre che come grilline, anche in quanto donne. Avremo, tutte insieme, l’umiltà e il coraggio di superare, ciascuna, la singola appartenenza partitica, la ripulsa, l’invidia, la voglia di vendetta? Non è scontato né facile che una saldatura avvenga tra storie e genealogie femminili tra loro molto diverse e distanti. Ma sappiamo che se non saremo capaci, noi tutte, di fare un salto di qualità, che è relazionale e politico, le magiche traiettorie che questo giro hanno aperto alle donne varchi impensabile fino a pochi mesi fa, potrebbero ricomporsi escludendole. Perché, lo ripetiamo continuamente, mai nulla è conquisto per sempre. 
Ezio Mauro (la Repubblica, 21 giugno) ha parlato di “desertificazione culturale” e di “cambiamento senza progetto, senza alleanze sociali, senza uno schema di trasformazione” descrivendo il contesto in cui si è potuto affermare “l’antisistema”. Difficile dargli torto se non si sposta il punto di osservazione. Eccolo, il nodo. Ce lo abbiamo, noi donne, un punto di osservazione specifico? Che non è un programma elettorale ma una visione politica unificante che si riconosce in una cornice culturale capace di andare oltre i partiti del Novecento. Riusciamo a tracciarla e condividerla senza dividerci? 
Il momento della verità non è arrivato solo per il Pd alla ricerca di se stesso, per il centrodestra allo sbando o per gli esultanti, per ora, eredi di Grillo. 

Tiziana Bartolini

 

 

 

Donne e Media, il protocollo d'intesa nel Lazio indica la 'retta via'

Firmato in Regione Lazio un protocollo d'intesa per promuovere una rappresentazione rispettosa dell'identità femminili nell'informazione e comunicazione

inserito da Redazione 

Promuovere sui media regionali una informazione e una rappresentazione rispettosa dell’identità femminile e un’immagine equilibrata e plurale di donne e uomini, che contrasti gli stereotipi di genere e favorisca la conoscenza e la diffusione dei principi di uguaglianza, di pari opportunità e di valorizzazione delle differenze di genere.Questo l'intento del protocollo d'intesa 'Donne e Media' sottoscritto lunedì 20 nella sede della Regione da: Co.Re.Com, Consiglio e Giunta Regione Lazio, Aeranti-Corallo, Associazione GIULIA (Giornaliste libere autonome) Lazio, Associazione Stampa Romana, Associazione ZEROVIOLENZA Onlus, Confindustria Radio Televisioni, Cpo Usigrai, GIO-Osservatorio Interuniversitario studi di Genere (Sapienza, Roma TRE, Tor Vergata, Foro Italico), Ordine dei giornalisti del Lazio, Università di Roma La Sapienza (Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale), Università di Roma Tor Vergata, Università di Roma TRE, Università Lumsa, Università Uninettuno. Alla conferenza stampa ha partecipato Lucia Valente, Assessora alle pari opportunità della Regione Lazio.
Aderendo al Protocollo “Donne e media” i soggetti firmatari, intendono collaborare, anche sulla base di quanto previsto dalla Legge Regionale 19 marzo 2014, n. 4, per la realizzazione di iniziative e progetti finalizzate a sensibilizzare gli operatori regionali dell’informazione e gli studenti delle Facoltà di Comunicazione sulle tematiche del contrasto alla cultura della violenza contro le donne in quanto basata sul genere e a promuovere una cultura del rispetto dei diritti umani fondamentali e delle differenze tra uomo e donna.
"La rappresentazione equilibrata e corretta delle donne sui media è una sfida ancora aperta anche nel Lazio che intendiamo contribuire a vincere insieme all'amministrazione e al Consiglio regionale e agli stakeholder" ha detto ilpresidente del Co.Re.Com Lazio Michele Petrucci facendo anche riferimento ai risultati del GMMP (Global Media Monitoring Project) che l'Osservatorio di Pavia realizza dal 1995.
"La comunicazione ha un ruolo essenziale nella formazione del discorso pubblico e del senso comune sulla violenza, per il modo in cui si sceglie di raccontarla, cogliendone la dimensione strutturale e la radice culturale. per la rappresentazione della figura femminile che decide di offrire, per come affronta il problema della cultura maschile che la produce" ha osservatoCecilia D'Elia, presidente della Cabina di regia violenza sulla donne della Regione. Dal canto suo la consigliera regionale Si-Sel Marta Bonafoni ha spiegato "da tempo puntavamo al raggiungimento di questo obiettivo e oggi abbiamo firmato questo protocollo; è un passaggio essenziale perché da un'informazione corretta e davvero rispettosa dei generi passa quel cambiamento culturale che è la vera arma contro la violenza sulle donne". Lazzaro Pappagallo, segretario di Associazione Stampa romana firmando il documento ha sottolineato che i giornalisti sono sensibili al tema e che il sindacato lavora per aumentare la loro sensibilità anche attraverso la formazione. Sulla stessa lunghezza d'onda Paola Spadari, presidente dell'Ordine dei Giornalisti del Lazio. Tra i primi firmatari anche  GIO-Osservatorio Interuniversitario studi di Genere, in rappresentanza del quale è intervenuta Laura Moschini sottolineando l'importanza di questa tappa e il contributo che può arrivare dall'attenzione al linguaggio.



 

Caregiver familiare tra stereotipi, bisogni e diritti

Per l’Istat sono più di 3 milioni i familiari assistenti, prevalentemente donne, che in Italia si prendono cura di anziani, malati, disabili ...

Maria Paglia

La prima cosa che salta agli occhi affrontando il tema del lavoro dei caregivers è che tutti ne parlano, tutti sono convinti che bisogna dar loro sostegno ed altro, che le forze rappresentate in Parlamento sono convinte che si debbano fare leggi ad hoc….. ma poi, nella realtà del quotidiano, viene fatto pochissimo e pressoché tutto rimane immutabilmente sulle spalle di chi questo lavoro con abnegazione e sacrificio lo porta avanti in maniera gratuita, tutti i giorni - ed anche le notti - della propria vita. 
Il caregiver - o familiare assistente - nel nostro Paese è soprattutto donna: moglie, madre, figlia, nuora, che in nome di un ruolo storicamente considerato femminile, si fa carico della cura, prima dei bambini e poi degli anziani della famiglia e questo a conferma di stereotipi culturali da un lato e, dall’altro, della assenza di politiche organiche e strutturali di conciliazione.
In una recente ricerca multiscopo Istat si stima che siano oltre 3 milioni i familiari assistenti che in Italia si prendono cura di anziani, malati, disabili. Il dato è certamente sottostimato rispetto alla realtà caratterizzata dallacrescita esponenziale di persone anziane con polipatologie croniche e degenerative, per oltre l’80% assistiti al domicilio a carico dei familiari. 
Per non parlare poi dell’assistenza ad un figlio disabile che dura tutta la vita e oltre. Ma anche quando l’assistenza riguarda coniugi o genitori, la durata nel tempo e l’intensità del lavoro di cura impattano pesantemente sulla vita del familiare che si prende cura stravolgendone la quotidianità ed il progetto di vita: chi si prende cura vive una battuta di arresto (o una “vita di arresto”). Infatti, oltre a dover affrontare in prima persona l’impatto emotivo connesso all’accettazione della malattia del proprio caro, il caregiver si trova a dover stravolgere la propria vita quotidiana adattandola alle nuove esigenze (secondo un’indagine AIMA, oltre il 66% dei familiari assistenti ha dovuto abbandonare il lavoro, il 10% ha richiesto un lavoro part-time e il 10% si è orientato verso una mansione meno impegnativa). Stress emotivo, stanchezza fisica, problematiche di conciliazione, di gestione del tempo, di gestione di risorse economiche si sommano a pesanti problemi etici e ad un forte senso di perdita.
In questo difficile e complesso percorso è fondamentale che il riconoscimento del ruolo e il sostegno ai familiari assistenti si accompagnino ad una loro valorizzazione sociale attraverso l’attivazione di servizi professionali di supporto e percorsi di accompagnamento e condivisione proprio per evitare il rischio di facilitare un processo di “familizzazione” che tende a scaricare sulla famiglia l’inefficienza di un sistema di protezione e assistenza.
E poi ancora il tema della rappresentanza dei bisogni e degli interessi: oggi i caregivers non hanno luoghi e strumenti di rappresentanza. Le esperienze europee insegnano che rafforzare le reti di comunità e costruire innovazione sociale richiede, in primo luogo, che i soggetti si sentano ascoltati e rappresentati ma soprattutto è fondamentale che aumenti la consapevolezza da parte degli stessi caregivers dell’importanza che il loro ruolo ha per la collettività sia a livello sociale che economico. 
Nel nostro Paese l’interesse nei confronti di chi assiste informalmente persone non autosufficienti, con la legge 104/92 e D.lgs 151/01, ha visto il riconoscimento di alcune facilitazioni sul lavoro quali permessi mensili e congedi biennali retribuiti, ma solo recentemente a livelli di enti locali si è sviluppata una sensibilità atta a valorizzare la solidarietà e la cura familiare come beni sociali. Tuttavia, anche se sono molte le proposte di legge a livello di vari Consigli regionali, solo nella Regione Emilia Romagna è stata approvata una legge sui caregiver, la 2/14 recante “Norme per il riconoscimento ed il sostegno al caregiver familiare (persona che presta volontariamente cura ed assistenza)”. “Con questa legge - sottolinea la relatrice della legge Paola Marani - si danno indicazioni precise e concrete per sostenere queste persone. Tra le novità più importanti, la formazione al lavoro di accudimento e al riconoscimento delle competenze acquisite per favorire successivi sbocchi lavorativi, un supporto psicologico, guide sui servizi, forme di sostegno economico nell’ambito dei contributi destinati alla non autosufficienza (assegno di cura, interventi economici per l’adattamento domestico), prestazioni sanitarie a domicilio, sostituzioni che offrano momenti di sollievo o permettano di affrontare le emergenze, accordi con le associazioni imprenditoriali per una maggiore flessibilità nell’orario di lavoro, promozione di accordi con compagnie assicurative per la copertura degli infortuni o della responsabilità civile collegati all’attività prestata”. Purtroppo questa resta - al di là di alcuni progetti o sovvenzioni da parte di enti locali e soprattutto di azioni positive da parte di attori privati del terzo settore - l’unica “realtà legislativa” in Italia che si prefigge di garantire formazione e supporto nelle attività di assistenza prestate gratuitamente da familiari ed amici a persone non autosufficienti, mettendo a loro disposizione importanti servizi pubblici. Con la stessa legge si promuove anche una giornata di sensibilizzazione che prende il nome di Caregiver day che si tiene nel mese di maggio.
A livello nazionale, negli ultimi mesi dell’attuale legislatura sono stati presentati una proposta di legge alla Camera concernente “Disposizioni per il riconoscimento e il sostegno dell’attività di cura e assistenza familiare” e al Senato due disegni di legge (“Legge quadro nazionale per il riconoscimento e la valorizzazione del caregiver familiare“ e “Norme per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare”): segno di un’attenzione al problema, o, come paventano alcuni, non si può escludere che sta prendendo corpo una mentalità di “familizzazione” con una progressiva chiusura degli attuali centri e …..“tutti a casa”?


* Maria Paglia (Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le politiche della famiglia)



 

 

“Eterne adolescenti” , la forza dell’adolescenza

Intervista a Susanna Schimperna a proposito del suo ultimo libro “Eterne adolescenti” che esamina la figura della madre nella ‘narrativa post-femminista’

Emanuela Irace

“Eterne adolescenti” di Susanna Schimperna

 

Sembra una fotografia in movimento. Una carrellata di sentimenti e desideri che strappa il sorriso e tiene incollati alla lettura. Il saggio di Susanna Schimperna “Eterne adolescenti“ - Cairo editore - ribalta l’iconografia classica del maschio Peter Pan per mettere al centro della narrazione la leggerezza femminile, le tessiture amicali, l’incedere narcisistico dei rapporti parentali, su cui spicca tra nevrosi ed egoismo il legame con la madre. Un collage di esperienze ricco di sfumature che azzera il trascorrere del tempo restituendo pienamente l’analisi di Elisabetta Rasy: “Così come nel grande romanzo realista occidentale è cruciale il posto del padre (…) altrettanto cruciale nella nuova narrativa post-femminista è il posto della madre: una costellazione pre-edipica, in cui si alternano identificazione e distacco, desiderio di continuità e necessità di disaffiliazione”. 

Partiamo dalla citazione che fai nel capitolo dedicato alle cinquantenni abbarbicate nel ruolo di figlie sempre pronte, nonostante l’età, ad incolpare la propria madre di tutto, in un processo di deresponsabilizzazione continuo…
Nel rapporto con la propria madre si rischia di cadere nella ragnatela dell’alibi. Una strada senza via di uscita, perché il passato non si può cambiare. Né si può passare la vita a rincorrere un modello che non è il proprio. Da giovani la contrapposizione è sana e fa parte del processo di crescita, poi bisogna fare i conti con la realtà e guardare la propria madre con più leggerezza. Le accuse creano dipendenza, sono vischiose e si finisce per recitare un ruolo. E se la propria madre dovesse dire si, ho sbagliato tutto, il crollo è inevitabile, e sarebbe difficile ritirarsi su.

Nel tuo libro raccogli testimonianze di amiche capaci di trovare spazi di leggerezza, dal lato opposto c’è la donna che si lamenta continuamente, perché ha troppo lavoro e non ce la fa a seguire tutto ma imperterrita continua senza delegare mai.
Si, è una tipologia femminile molto comune, la donna che porta su di sé tutto il peso del mondo, l’eroina instancabile, una modalità di porsi tipica delle professioniste che dovrebbero sentirsi affermate ma che appena le incontri non fanno altro che lamentarsi del troppo lavoro, del marito, dei troppi impegni quasi volessero scappare da un ruolo che in fondo neanche loro riconoscono come proprio. C’è una pressione sociale molto forte sul ruolo femminile ancorato alla casa, e il lamento continuo diventa un modo per allontanare quel sottile senso di colpa, quasi sempre inconsapevole che poggia sul pregiudizio della donna madre e moglie. 

Un pregiudizio che ricalca il modello protettivo della donna accogliente per definizione…
La questione è che abbiamo idee sbagliate su come sarebbe opportuno che fossimo. Dobbiamo smettere di farci ricattare dalle aspettative degli altri. Essere adolescenti in modo fiero significa anche questo: chiedersi perché no? È una domanda semplice ma può diventare un elemento rivoluzionario capace di trasformare questa società paludosa in una società gioiosamente in movimento, libertaria, erotica e creativa. È questa la forza dell’adolescenza, uno stato d’animo che si può ritrovare ad ogni età.

Pubblicato in Giornale di Trastevere

Trastevere, blitz dei Vigili contro venditori abusivi della movida

Questi bliz occasionali dei Vigili Urbani e delle altre forze dell’ ordine non hanno eliminato il commercio abusivo a Trastevere e in particolare in via della Lungaretta e in piazza Sant’ Egidio e negli spazi adiacenti . Commercio che dura ormai da anni .

In considerazione della grande folla italiana e straniera che seralmente frequenta questi luoghi e acquista come souvenir di Roma , souvenir di produzione cinese o contraffatti ( con materiali pericolosi per la salute ) , eventualmente saremo favorevoli a banchetti regolari con produzione artigianale .

Comunque abbiamo la certezza che questa sera ritroveremo gli stessi che vendono gli stessi prodotti simili a quelli sequestrati ieri . E le multe di € 5000 qualcuno le paga ?

Associazione Trastevere Rione XIII

 

                                      20160621 201303 03663026

 

Roma, 21 giu. (askanews) - Questa sera agenti della Polizia Locale di Roma Capitale sono intervenuti nell'area di Trastevere di Via della Lungaretta, ove molti extracomunitari si riuniscono prima dell'inizio delle attività di commercio abusivo di merce contraffatta. Alle 19,00 circa gli agenti del reparto "Centauro" del GSSU, in sella alle loro moto, hanno fatto ingresso nella strada da diverse direzioni, accerchiando i venditori che, fuggendo precipitosamente, hanno lasciato gran parte della merce a terra. Sono stati fermati molti venditori, ai quali sono state elevate le previste sanzioni per "attività di vendita senza autorizzazione" pari a circa 5000 euro. Alla fine del blitz gli agenti hanno sequestrato almeno 500 articoli tra contraffatti e non, tra cui borse, occhiali, ombrelli e foulard pronti per alimentare il mercato della movida serale, oggi oramai compromesso dal blitz. Le sanzioni complessive elevate sono di 30.000 euro.

Pubblicato in Giornale di Trastevere

 Sei arresti in Comune a Roma: mazzette per gestire i campi rom

 

 

Sei arresti in Comune a Roma: mazzette per gestire i campi rom

 

 

21 giugno 2016

 

Sei arresti in Comune a Roma: mazzette e regali per gestire i campi rom

 

Tangenti di 3000 euro e oltre, promesse di assunzioni, ma anche regali di ogni genere: dai biglietti del

teatro ai gioielli, fino all'acquisto di un escavatore. Così gli imprenditori che si occupavano dei campi

rom di via Candoni e Castel Romano, entrambi nella capitale, 'compravano' favori e appalti per la

manutenzione e le bonifiche nelle aree.

L'inchiesta della procura di Roma, che ha portato oggi a sei arresti per reati che vanno dalla corruzione, al falso in atto pubblico, fino alla turbativa d'asta

, è stata portata avanti dai carabinieri della compagnia di Roma Eur, tra il 2013 e il 2014. In base a quanto accertato dagli investigatori gli appalti venivano spesso affidati senza gara: i lavori appaltati venivano perlopiù fatti male o addirittura evitati, intascando l'appalto.

Nel corso delle indagini, gli inquirenti sono riusciti a filmare la consegna di mazzette avvenuta, in alcuni casi proprio nella sede comunale del dipartimento per le Politiche sociali, dove lavorava la dipendente finita in manette. Tra gli altri arrestati ci sono due rappresentanti di altrettante cooperative, un imprenditore e un vigile.

L'inchiesta è partita da una serie di intercettazioni telefoniche nelle quali alcuni abitanti dei campi rom raccontavano del giro di mazzette tra imprenditori e funzionari comunali.

 

 

Roma, i campi rom sono una macchina da soldi. Raggi dai un segnale di legalità

 

Giustizia & Impunità

di Carlo Stasolla | 21 giugno 2016  su il Fatto Quotidiano

La prima volta che ho incontrato Virginia Raggi è stato in una giornata di fine estate del 2013 quando, come consigliera comunale, mi chiese di organizzare una visita presso alcune baraccopoli della Capitale. Da alcuni giorni donne e bambini rom vagavano lungo le strade di Tor Sapienza dopo il primo sgombero organizzato dalla Giunta Marino, che aveva messo per strada 35 famiglie in precedenza scappate da Castel Romano. Andammo da loro e per strada, sotto un telone di nylon, ascoltammo le loro storie di persone alle quali le ruspe comunali, oltre alla abitazioni, avevano abbattuto i diritti fondamentali. Virginia pianse.

 

Roma, i campi rom sono una macchina da soldi. Raggi dai un segnale di legalità

Poi, sulla strada del ritorno, passammo a visitare una famiglia nella baraccopoli di Salone. Ad accoglierci fu Maria che ci parlò dei suoi quattro figli, del marito incensurato che non ce la faceva più a raccogliere ferro, della dermatite dovuta all’ansia che le aveva macchiato il volto e le braccia. Fu una visita breve ma intensa. Al ritorno in macchina le solite frasi di rito, dettate dalla rabbia e dalla frustrazione: «Questi campi non devono più esistere. Dobbiamo fare qualcosa!»

Oggi Virginia Raggi – che da quel giorno ho incontrato più volte nel tentativo di trovare insieme risposte al superamento delle baraccopoli  è diventata sindaco e quel «Dobbiamo fare qualcosa!» assume un valore diverso perché entra nella sfera della possibilità concreta.  Ma per farlo occorre seguire un ordine di priorità chiaro e definito anche se, dopo gli arresti delle ultime ore, una cosa è urgente realizzare: chiudere l’Ufficio Rom del Comune di Roma, da vent’anni chiamato a gestire la vita all’interno dei cosiddetti “campi nomadi” della Capitale.

Non sarà una cosa facile! Si tratta di rimuovere dirigenti, funzionari delle forze dell’ordine, assistenti sociali, sedicenti “rappresentanti rom” direttamente o indirettamente collusi con un sistema dove scorrono mazzette, dove si parla il linguaggio del sopruso, dove la corruzione è sempre presente dietro l’angolo. Lo denunciamo senza mezzi termini da anni: c’è una massa cancerogena all’interno dell’amministrazione capitolina, che va estirpata alla radice perché con la sua presenza sarebbe garantito il fallimento di ogni intervento di discontinuità. La prima volta che lanciai questa raccomandazione fu nel corso di un convegno in Campidoglio, alla presenza dell’assessore di turno. Seguì un lungo brusio che tagliava un’aria pesante. Due mesi dopo la Guardia di finanza perquisì gli uffici dell’assessorato ed eseguì un arresto.

 

Quando scrivo di “massa cancerogena” mi riferisco a persone in carne ed ossa che da Veltroni ad oggi, passando per Alemanno, Marino e due commissari straordinari, sono sempre rimasti al loro posto, tra sgomberi, trasferimenti forzati, aperture e chiusure di nuove baraccopoli, incontri istituzionali, convegni,… Le stesse che in questi anni, la mattina operano sgomberi forzati a braccetto con i “capi rom” consenzienti, all’ora di pranzo li ritrovi dietro una scrivania degli uffici comunali, alla sera li incontri in un aperitivo a conversare con rappresentanti istituzionali o di organizzazioni che operano nel sociale. Tutto intorno a loro è cambiato ma loro sono sempre rimasti al loro posto, come pedine di una partita dove chi vince sono i furbi e i perdenti sono i cittadini rimasti indietro. Perché anche a questo servono i “campi rom” della Capitale: ad acquisire potere e ad accumulare fortune. E da questi Virginia Raggi dovrà ripartire da subito per dare un segnale di legalità e di rispetto dei diritti perché è davvero giunto il momento nel quale «Dobbiamo fare qualcosa!».

Pubblicato in Giornale di Trastevere

Record di tasse in Italia: più alte di Europa e Usa

Lapresselogo 100206 

redazione web

19 giugno 2016

                                                     Tasse34   

 

Record di tasse in Italia, con la pressione fiscale salita dal 39% del 2005 al 43,5% nel 2015: i contribuenti del nostro Paese sono i più vessati in Europa e pagano più imposte rispetto agli Stati Uniti. E' impietoso il confronto fiscale su scala internazionale altri: in Germania la pressione fiscale è passata dal 38,4% al 39,6% del pil, il debito pubblico dal 66,9% al 71,2%; nella media dell'area euro il peso delle tasse è passato dal 39,4% al 41,%; il debito degli Stati dal 62,1% all'83,3%; in Gran Bretagna, il fisco è passato dal 35,7% al 34,8% e il "rosso" nei conti dello Stato dal 41,5% all'89,2%; negli Stati Uniti, il prelievo fiscale è rimasto sostanzialmente invariato, dal 26,3% al 26,4% con il debito salito dal 66,9% al 113,6% del pil Usa. L'aggravio fiscale e il contemporaneo aumento delle entrate non si sono tradotti, per l'Italia, in un miglioramento dei conti pubblici. Negli ultimi 10 anni, famiglie e imprese hanno visto crescere enormemente il peso delle tasse senza riscontrare un andamento virtuoso delle finanze pubbliche: la pressione fiscale era al 39,1% del prodotto interno lordo nel 2005 ed è progressivamente salita fino ad attestarsi al 43,5% nel 2015; e contemporaneamente sono aumenti gli incassi per lo Stato, passati dal 42,5% del pil al 47,6%; un incremento di balzelli ed entrate a cui non ha fatto seguito un contenimento del debito, schizzato al 132,7% del pil nel 2015 rispetto al 101,9% del 2005.E' quanto emerge da una analisi del Centro studi di Unimpresa secondo cui in Italia si registra il livello più alto sia per le imposte sui consumi (Iva), con un'aliquota massima al 22%; sia per le imposte personali sul reddito (Irpef), con un'aliquota massima al 48,9%; sia per le imposte sul reddito delle società (Ires), con un'aliquota massima al 31,4%.

Secondo lo studio di Unimpresa 'Pressione fiscale e conti pubblici nel confronto internazionale', che contiene elaborazioni di dati della Banca d'Italia, in Italia il giro di vite fiscale e le casse statali gonfie non hanno contenuto l'allargamento del buco nel bilancio dello Stato. Nel 2005 la pressione fiscale era al 39,1%: da quel momento la corsa all'insù non si è mai fermata con il picco massimo al 43,6% raggiunto nel triennio 2012-2013-2014; lo scorso anno una lieve flessione al 43,5%. Una analoga impennata è quelle registrata sul versante delle entrate che 10 anni fa erano al 42,5% del pil e nel 2014 hanno raggiunto il livello più alto al 47,7% per poi ridursi dello 0,1% al 47,6% nel 2015. L'anno scorso, invece, è stato toccato il record del periodo sotto esame sul versante del rapporto tra debito e pil: 132,7%; nel 2005 la percentuale si attestava al 101,9% ed è poi scesa solo nel 2007, quando si è fermata al 99,9%. Un livello altamente superiore alla media registrata in Europa (sia nell'area euro sia tra i paesi che non adottano la moneta unica) e anche negli Stati Uniti d'America. Nella media dell'area euro (esclusa l'Italia) il rapporto tra debito e pil si è attestato all'83,3% nel 2015, quando la pressione fiscale era al 41% e le entrate pubbliche al 46,3%; nel 2005, il rapporto tra debito e pil era ad appena il 62,1%, il prelievo tributario al 39,4% e gli incassi statali al 44,3%. Impietoso il paragone con i paesi anglosassoni;ì: in Gran Bretagna, lo scorso anno il peso delle tasse era al 34,8%, le entrate al 38,8% e il debito all'89,2%; negli Usa, 26,4% di tasse (2014), 33,1% di entrate (2014) e 111,7% di debito (2015). Anche limitando l'analisi ai paesi dell'area euro e più vicini, il confronto vede l'Italia in cima alla classifica per il maggior peso tributario: in Germania lo scorso anno le tasse erano al 39,6% del pil, le entrate al 44,6% e il debito al 71,2%; solo la Francia è più vicina ai nostri valori: il prelievo fiscale dei contribuenti transalpini si attesta al 47,8% (più alto dell'Italia) e le entrate al 53,2%, ma l'aggravio tiene il debito al 95,8% del pl.

"La pressione fiscale è il principale ostacolo alla crescita economica del nostro Paese" commenta il vicepresidente di Unimpresa con delega al fisco e ai bilanci, Claudio Pucci.  "Un primo passo è stato attuato con le modifiche introdotte dal governo attualmente in carica - spiega Pucci - che ha abolito l'Irap sul costo del lavoro. Tuttavia, continua a permanere l'incidenza di una imposta che non ha nessuna ragione di esistere, se non quella di fare cassa". Il vicepresidente di Unimpresa spiega, poi,  che "ra i problemi e limiti delle imprese italiane c'è quello dell'internazionalizzazione, che non vuol dire semplicemente delocalizzare la produzione. Il nostro sistema fiscale ha introdotto una serie di normative antielusione che rappresentano un serio ostacolo per l'imprenditore creando anche qui una distorsione rispetto alle grandi imprese che sono strutturate per far fronte alle presunzioni di tali strumenti di accertamento, magari sfruttando le norme relative alla exit tax, alla esterovestizione e al transfer price".

Secondo il rapporto di Unimpresa, in Italia si registra il livello più alto per tutte le categorie dei prelievi fiscali principali: nel nostro Paese è record sia per le imposte sui consumi (Iva) con una aliquota massima del 22% da confrontare col 21,4% della media dell'Unione europea e col 20,8% della media dell'area euro; sia per le imposte personali sul reddito (Irpef), con un'aliquota al 48,9% da paragonare al 39,3% della media Ue e col 42,1% della media dell'area euro; sia per le imposte sul reddito delle società (Ires), con un'aliquota al 31,4% più alta del 22,8% della media dell'Unione europea e del 24,6% della media dell'area euro.

 

Nelle prossime settimane Unimpresa invierà una articolata proposta in materia fiscale a governo e Parlamento. Il progetto elaborato dall'associazione si divide in sei punti: abolizione dell'Irap; cancellazione degli studi di settore; introduzione di una flat tax per le micro, piccole e medie imprese; diminuzione del carico tributario sui redditi personali con la previsione di due sole aliquote (25% e 37% oltre a una no tax area fino a 10mila euro); tassazione delle rendite finanziarie con prelievo al 20% sui capital gain e al 12,5% sui titoli di Stato; eliminazione delle norme relative alle attività estere della piccola impresa.

Pubblicato in Giornale di Trastevere

NOI DONNE : alcuni articoli del giornale settimanale e mensile

 

 

Riceviamo e pubblichiamo alcuni articoli del giornale chiedendo scusa a chi legge e alla redazione per i quattro giorni di ritardo per motivi tecnici.

Associazione Trastevere Rione XIII

 

 

 

Logo Noidonne

 

 

Donne ai vertici: ci piacciono?

Quanto siamo più critiche nei confronti delle donne che si confrontano con il potere rispetto agli uomini?

inserito da Monica Lanfranco

Mentre le donne continuano, in un paese 'civile' come il nostro, a essere uccise da mariti e fidanzati al ritmo di una ogni due giorni (la media è aumentata nelle ultime 2 settimane, in una vertigine spaventosa), penso che sia un gran bene che si discuta di quello che sta succedendo, vicino e lontano, riguardo al tema donne e potere nei luoghi della rappresentanza. Non credo che per magico automatismo la violenza cesserà con più donne ai posti dove si prendono decisioni, ma certamente, dal punto di vista educativo e culturale, poter vedere fin dall’infanzia molte donne svolgere ruoli autorevoli nutre le coscienze meglio rispetto all’apartheid sessista nel quale solo i maschi governano, decidono, guidano, dettano legge e le donne sono solo delle cornici estetiche, oppure solo delle madri o solo figure di secondo piano ‘dietro ai grandi uomini’.
Prima o poi una donna, (dopo un afroamericano), sarebbe arrivata a competere per la presidenza degli Stati Uniti: realisticamente se c’era una che poteva farcela questa donna era, come sta accadendo, Hillary Rodham (Clinton). 
Ora c’è lei (quasi) al posto del marito e nel prossimo futuro potrebbe essere possibile dire la Presidente degli Stati Uniti. Sono emozionata? Si, lo sono.
Possiamo esserlo come attiviste? E’ sufficiente che in uno dei luoghi più potenti del pianeta vada una donna per dire che le cose stanno cambiando nella sostanza e in una direzione lontana dalle logiche patriarcali? 
No, almeno per me, che non mi accontento della pura differenza di genere. Perché avere la vagina invece del pene non significa automaticamente mettere al mondo un pensiero migliore, evoluto e alterativo a quello patriarcale. 
Ma Hillary Rodham (Clinton) è diversa dalla governatrice ultraconservatrice Sarah Palin, e molta influenza, nella pratica politica democratica dell’eventuale futura presidente, potrebbe avere la visione di Bernie Sanders, citato non a caso dalla candidata nel suo discorso d’investitura. Vedremo, e davvero non vorrei Trump seduto alla Casa Bianca.
Tornando a noi, per ragionare sulla (forse) futura sindaca di Roma, o dell’importante affermazione della candidata 5 stelle a Torino: sono contenta di vedere donne giovani competere, e talvolta vincere, per provarsi nel governo della cosa pubblica. 
A prescindere dall’essere o meno d’accordo sulle idee della loro formazione politica vale anche qui da noi la necessità di rompere il granitico monopolio maschile nella rappresentanza e, soprattutto, nella pratica politica. 
Quando, anni fa, la maestra Lidia Menapace disse che bisognava smettere di pensare che le donne dovessero (sempre) essere meglio degli uomini per guadagnare consenso feci un salto sulla sedia: quindi andava bene qualunque donna purchessia? No, rispose Menapace. Ma è necessario, nel frattempo che si lavora per proporre visioni, progetti, pratiche femministe, che molte donne accedano ai luoghi a loro preclusi. Se pensiamo che solo da 70 anni il suffragio è davvero universale in Italia viene da dire che siamo all’inizio di una storia ancora tutta da scrivere.
Dentro a questa storia immagino molte delusioni, specialmente per chi, nella generazione baby boomers, ha vissuto l’onda alta del femminismo, quella dei diritti, dell’uguaglianza e ha dovuto poi familiarizzare con vocaboli come olgettine e veline, con visioni da macelleria sessuale quali l’acronimo milf , con la persistente convinzione che le donne violentate se la sono cercata, diffusissima tra le persone più giovani, e con farmacisti e medici che obiettano preferibilmente ad una sola legge dello stato, indovinate quale. 
Ma ci può essere molto ancora da giocare in senso costruttivo: dando credito, incalzando e polemizzando in modo positivo con le ambizioni delle sorelle minori (o delle figlie) è possibile riattivare quell’onda. Abbiamo, per decenni, dato credito alla politica maschile senza pretendere che questa ci corrispondesse al 100%: perché reclamare assoluta consonanza, oggi, dalle donne che stanno provando a entrare nei palazzi del potere? 
Se consideriamo lo spettro caleidoscopico di saperi e di eredità che il pensiero femminista ha costruito fin qui come la dote che mettiamo a disposizione delle figlie e delle sorelle minori possiamo guardare alle donne che scelgono di provare ad accedere ai luoghi di potere come a delle interlocutrici interessanti: non tutte, certo, perché molte di loro non hanno intenzione di cambiare le cose, e questa è storia nota. Ma ci sono anche quelle che sfidano il potere maschile non solo per accedervi e prenderne una fetta senza modificare l’ordine delle cose: dalle madri costituenti in avanti la politica è cambiata anche perché, dentro e fuori le istituzioni, ci sono state migliaia di donne che hanno lavorato, per se stesse e per le altre, (oltre che per gli uomini) affinchè giustizia, benessere, uguaglianza e pace fossero i fari dell’agire comune. Non dimentichiamolo, e ricordiamolo alle più giovani.



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Donne in Campo / “Dalla salvaguardia al Recupero dei Territori”

L'incontro nazionale di Donne in Campo-Cia ha affrontato il temi del Recupero e della Salvaguardia. Intervento del Viceministro Andrea Olivero

inserito da Tiziana Bartolini

Tre le parole ‘guida’ che hanno scandito la mattinata: nutrire, ricamare, rammendare. Tutte declinate nella dimensione dell’agricoltura, del paesaggio, del fare comunità. Così Donne in Campo ha inteso titolare l’intenso incontro nazionale svoltosi a Roma il 7 giugno nell’affascinante cornice dell’Orto Botanico.
La Sala dell’Arancera ha ospitato numerose delegazioni arrivate da tutte le regioni con un carico straordinario di esperienze e progetti, proposte e accolte dalla direttrice dell’Orto botanico, nonché professoressa di Ecologia vegetale all’Università di Roma, Loretta Gratani“Dalla salvaguardia al Recupero dei Territori” è il titolo all’insegna del quale si sono tenute le tre sessioni: ‘Nutriamo il suolo; Ricamiamo paesaggi; Rammendiamo tessuti sociali, intessiamo comunità rurali. 
“Nutrire, ricamare, rammendare. Sono parole del linguaggio femminile - ha spiegato Mara Longhin, (videointervista) presidente nazionale Donne in Campo-Cia -. Le donne generano la vita e nutrono i figli. Il ricamo, arte antica, la intendiamo non dei tessuti ma come cura del paesaggio, dell’etica e dell’estetica. L’impegno delle donne, poi, nel rammendo di tessuti sociali. Ecco, abbiamo pensato ad un passo in avanti delle donne: al loro contributo nel creare anche comunità nel territorio. Anche il titolo di questa giornata dimostra come la donna sia in continua evoluzione, come viva e lavori nel territorio ponendo costante attenzione a ciò che la circonda. In sostanza pensiamo sia arrivato il momento di passare dalla logica dell’impegno per la salvaguardiaa quella del recupero del territorio che ci vede soggetti attivi affinché i nostri luoghi possano diventare un bene comune, economico, sociale di vita e di benessere per le comunità”. 
Il senso politico di questo messaggio è stato pienamente raccolto e rilanciato dal Viceministro Andrea Olivero, che ha sottolineato l’importanza di una “triplice sostenibilità: ambientale, economica e sociale che sono alla base dell'imprenditoria femminile. La sfida della sostenibilità è prioritaria e le donne la sostengono con un lavoro che è culturale da un lato e pratico dall'altro. Nella convinzione che l'agricoltura, e l'agricoltura sostenibile, porta benefici non solo a se stessa ma a tutti". 
Ogni sessione del convegno ha inteso porre l’attenzione sugli aspetti teorici affiancando esperienze concrete. A voler dimostrare, ancora una volta, che fare agricoltura al femminile significa saper mantenere in costante equilibrio il rispetto dei principi e l’attenzione la praticabilità quotidiana delle scelte. Un test continuo sulla sostenibilità che è prezioso bagaglio di esperienza messo a disposizione di questa comunità femminile.
Così se Andrea Giubilato, agronomo oltre che agricoltore, per la sessione "Nutriamo" il suolo” ha spiegato la genesi e la struttura della terra fornendo informazioni sul mantenimento della vitalità del suolo, Renata Lovati (Presidente Donne in Campo Lombardia, Cascina Isola Maria, Albairate/Mi) ha descritto la conversione al biologico della sua azienda zootecnica e le ripercussioni positive sulla capacità del suolo di assorbire le piogge; seguita dalla narrazione dell’esperienza di Sara Tomassini (Az agricola Sant’Aldebrando, Fossombrone/Pesaro) che coltiva circa 40 ettari di terreno collinare con olivi, more da rovo, legumi e cereali antichi, imponendosi come dovere primario ed assoluto quello di garantire la fertilità del suolo, in collaborazione anche con la ricerca universitaria. 
Anna Kauber, studiosa di paesaggio agrario, ha aperto la seconda sessione ‘Ricamiamo Paesaggi’ delineando la relazione tra la bellezza dei paesaggi, benessere umano e l’elevatezza del lavoro silenzioso che gli agricoltori italiani hanno svolto nei secoli. L’architetta e agricoltrice Paola Deriu (Presidente Donne in Campo Lecce, Masseria Copertino, Vernole/Le) e Donatella Manetti (Presidente Donne in Campo Marche, Podere Poggio alle Querce, Offagna/An) hanno spiegato le ragioni dell’impegno a rispettare nelle loro aziende gli elementi architettonici tradizionali e la varietà biodiversa vegetale. 
Ha affidato al pensiero ‘alto’ la sua riflessione Natascia Mattucci, (videointervista) Prof.ssa di Filosofia politica all’università di Macerata, aprendo la terza sessione su "Rammendiamo" tessuti sociali, Intessiamo comunità rurali". “Coltivare la capacità immaginativa per saper rappresentare e richiamare la memoria dei luoghi (storica e agricola), saperla attualizzare nella dimensione presente e proiettarla nel futuro. E’ questo il processo femminile messo in atto dalle agricoltrici quando, così come rileva l’Associazione Donne in Campo, si impegnano nella rivitalizzazione di zone rurali abbandonate. Quella del recupero e sviluppo di zone rurali – ha continuato Mattucci - rappresenta il sentiero da percorrere nel futuro”. Della ricchezza che alimenta la solitudine ha parlato Lorraine Flynn (Azienda Casa Santini, Orsigna/Pt), (videointervista) irlandese che si è trasferita nelle verdi valli del pistoiese per dedicarsi alla pastorizia e al recupero della lavorazione tradizionale dei formaggi locali restituendo nuova vita all’economia di luoghi che rischiavano lo spopolamento. Mentre Laura Bargione di Palermo ha descritto l’attività di recupero della produzione di olive da olio e di uva da vino con caratteristiche organolettiche di alta gamma e ha illustrato l’impegno nel sociale accanto a giovani e adulti con diversi tipi di disagio. 
Il Presidente nazionale della Cia Dino Scanavino ha portato il saluto della Confederazione sottolineando come la visione delle agricoltrici “sia feconda per tutto il settore e indichi una via importante, perché le donne sono un’enorme risorsa per il settore e uno dei driver vincenti per lo sviluppo, la tenuta e la crescita del Paese”. 
La mattinata si è conclusa, oltre che con la visita all’Orto botanico, con le meraviglie gastronomiche dell’Agricatering Donne in Campo Teramo di Anna Maria Di Furia.

 

 

 07290

 

Se non ora quando scrive alla ministra Giannini

Il movimento evidenzia il ruolo della scuola pubblica per educare a relazioni rispettose dell’eguaglianza tra i generi.

inserito da Maddalena Robustelli

L’emergenza femminicidi di questi ultimi giorni per l’ennesima volta induce Se non ora quando ad interrogarsi sulle misure da mettere in campo per contrastare la violenza di genere, partendo dalla valutazione di quelle finora approntate. Già nell’immediatezza della normativa varata nel 2013, il movimento si disse critico sull’approccio securitario dato al fenomeno e sull’emergenzialità degli strumenti varati contro il femminicidio. 
A distanza di quasi tre anni Se non ora quando sollecita nuovamente le istituzioni ad affrontare il fenomeno sociale della violenza sessuata in maniera più sistemica. Non solo misure per debellarla dal punto di vista punitivo, a reati già avvenuti, ma adeguato sostegno ed accompagnamento delle donne nel cammino di consapevolezza verso la denuncia dell’abusante. E, soprattutto, un più stringente intervento della scuola, come agenzia educativa pubblica, per rompere gli stereotipi riguardanti il ruolo sociale, la rappresentazione ed il significato dell’essere donne ed uomini. 
E’ più che necessaria un’azione preventiva, a carattere formativo, per arginare una cultura che denega alla donna la facoltà di decidere della propria vita. Insegnare alle giovani generazioni come abbattere gli stereotipi di genere, che vogliono la donna subordinata all’uomo, e nel contempo istruire gli adolescenti a superare il senso di potere sulle coetanee, conseguente allo stato di abbandono, è un imperativo categorico per educare a relazioni rispettose dell’eguaglianza tra i generi. Diventa, quindi, fondamentale il ruolo della scuola pubblica per riscrivere codici comportamentali innovativi, capaci di ingenerare una nuova cultura delle relazione tra donne ed uomini.
Conseguentemente Se non ora quando chiede alla ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, di predisporre azioni più stringenti, al fine di supportare le scuole nell’affrontare i temi del contrasto alla violenza contro le donne. Un piano adeguato di prevenzione è fondamentale per consentire che, dai nidi alle scuole di ogni ordine e grado, vada attuata in tutte le forme quell’educazione all’affettività, che è base formativa. Auspichiamo, quindi, che le nuove Linee guida di indirizzo generale, provenienti dal MIUR, vadano nella direzione di dare più idonea sostanza all’educazione della parità di genere nelle scuole pubbliche del Paese.

 

 

 

 

'L'Unione Europea e le minoranze etniche', il libro di C. Carpinelli e M. Congiu

Comprendere il significato della parola 'minoranza' e conoscere la geografia delle etnie dal punto di vista storico, culturale, religioso e antropologico in alcuni paesi dell’Europa Centro-Orientale. E' il libro di Carpinelli e Congiu

inserito da Redazione 

Scopo di L'Unione Europea e le minoranze etniche, il libro scritto da Cristina Carpinelli e da Massimo Congiu (ed Amazon.com) è di fornire alcuni strumenti analitici per comprendere il fenomeno delle minoranze etniche. L'analisi è, dunque, primariamente focalizzata sul “concetto di minoranza” e sulle “caratteristiche di una minoranza”. Vi sono dei criteri oggettivi stabiliti nelle diverse sedi internazionali con appositi trattati in base ai quali un insieme di individui è identificabile come gruppo di minoranza se condivide un’identità culturale, etnica, religiosa e/o linguistica. Tale identificazione è particolarmente importante per garantirne diritti e tutele. 

Nella seconda parte del libro sono studiati alcuni paesi dell’Europa Centro-Orientale (Paesi Baltici, Ungheria e Romania). Questa parte di Europa può essere rappresentata come la geografia delle etnie, il cui studio abbraccia gli aspetti storici, culturali, religiosi ed antropologici. Ma non solo. Lo studio della multietnicità non può sfuggire a considerazioni interpretative di norme giuridiche che stabiliscono la possibilità di tutelare o discriminare le minoranze, a seconda che l’accento sia posto sull’inclusiveness o sull’exclusiveness. Le etnie sono sicuramente un portato storico ma costituiscono anche un percorso dentro un mosaico che preannuncia un futuro sempre più “contaminato”. Proprio in questa chiosa, il rapporto tra etnie autoctone e “straniere”, così come può essere la rappresentazione di valori condivisi, che sta alla base della convivenza dei popoli, così pure può trasformarsi nella descrizione di rigetti xenofobi e di politiche di “apartheid” verso le minoranze etniche. L’attualità di questi Paesi mostra la crescita di consenso nei confronti di piattaforme politiche di movimenti nazionalistici e xenofobi vs. minoranze del tutto estranee alle politiche comunitarie in materia di rispetto e tutela delle minoranze dell’Unione Europea, che rendono più complesso il processo d’integrazione.


L'Unione Europea e le minoranze etniche di C. Carpinelli (Autore), M. Congiu (Autore)
Editore: CreateSpace, an Amazon.com; 1 edizione (18 maggio 2016)
Lingua: Italiano
pp. 246. 
ISBN-10: 1519274548
ISBN-13: 978-1519274540
Euro: 36,95



 

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La lunga maratona per la parità

Un bilancio sui traguardi raggiunti e sul cammino da fare. Servono ancora grande impegno e convinzione

Giovanna Badalassi

Settanta anni fa milioni di italiane votarono emozionate per la prima volta. Da allora molto è cambiato sul ruolo delle donne nella nostra società e sulla loro presenza nelle posizioni di potere. Ma non abbastanza. È importante che le donne siano consapevoli di quanto raggiungere la parità dipenda da loro stesse. Nessuno ci regalerà l’uguaglianza, ma dovremo continuare a conquistarsela giorno per giorno.

Una stima del World Economic Forum[1] ha valutato che, andando di questo passo, in Italia si raggiungerà la parità tra ben 118 anni. Un dato che certamente fa venire i brividi e che ben riassume la complessità dalla condizione femminile nel nostro paese.

Per quanto sia opinione comune e condivisa che la parità di genere in Italia sia ancora più lontana da raggiungere rispetto ad altri paesi occidentali ed europei, è innegabile comunque che in questi 70 anni il ruolo delle italiane nella società sia comunque cresciuto, a cominciare dalla partecipazione politica: dalle 21 donne elette[2] nell’Assemblea Costituente nel 1946 siamo arrivate a 284 parlamentari nelle ultime elezioni politiche del 2013. Ben più significativo, forse, è il dato delle donne presenti nelle amministrazioni comunali in qualità di consigliere, sindache o assessore. Qui si misura infatti il peso effettivo delle donne nella classe politica italiana, più ancora che nel dato parlamentare che rappresenta il punto più alto ma anche più elitario di una carriera da amministratrice. Ebbene, gli archivi delle elezioni locali[3] ci restituiscono per i Comuni una presenza di donne che è salita da 8.556 amministratrici nel 1985 a 33.870 nel 2014. Una crescita quadruplicata, anche se insufficiente, essendo rimaste ancora il 26 per cento del totale.

Un altro dato interessante su cui riflettere ancora è che la classe politica femminile che abbiamo ora è il risultato ultimo di un cambiamento sociale che ha visto le donne affermarsi sempre di più nella vita pubblica, dove per vita pubblica intendiamo la vita che si svolge al di fuori delle mura domestiche, che riguardi lo studio, il lavoro o la partecipazione sociale. Negli ultimi anni[4]infatti si è registrata in Italia una crescita progressiva di presenza delle donne nella società: è aumentato in modo considerevole il numero di donne che studiano, sia tra le diplomate che tra le laureate. Se nel 1995 il tasso di partecipazione delle donne nell’istruzione secondaria superiore era il 79,7 per cento, nel 2011 si è arrivati al 94,5. Dato ben più vistoso quello delle laureate: nella fascia di età 30-34 anni il tasso di istruzione terziaria delle donne era del 18,4 per cento nel 1995 ed è arrivato al 29,1 per cento nel 2014. Un progresso, seppur ancora insoddisfacente e nonostante la crisi, si è visto anche nell’occupazione femminile: la percentuale di occupazione femminile è passata dal 37,5 del 1995 al 47,2 del 2015. Certo, pur sempre lontanissimo dalla media europea e dall’obiettivo di Lisbona del 60 per cento.

Non si può comunque non notare come la presenza delle donne nelle cariche politiche sia intrinsecamente legata ad una più generale crescita del ruolo femminile nella nostra società, e ad un aumento considerevole delle capacità femminili in termini di istruzione, lavoro e interesse per la “cosa” pubblica.

Con il passare delle generazioni, infatti, stanno anche aumentando le donne che si interessano di politica[5]: tra il 2006 e il 2015 la percentuale di donne che si informa di politica qualche volta alla settimana è passata dal 18,8 al 22,8.

Questi dati ci indicano un aspetto che non va sottovalutato: la crescita della presenza femminile nella società e nella politica dipende soprattutto dalla voglia, dalla preparazione e dall’interesse stesso delle donne. Molto spesso, infatti, le battaglie politiche e sociali per la parità e l’uguaglianza tra donne e uomini si concentrano sugli ostacoli e sulle discriminazioni esogene che impediscono alle donne di raggiungere la parità. È innegabile che tali impedimenti esistano e soprattutto resistano, ma è altrettanto chiaro che oggi le donne hanno delle possibilità impensabili per quelle che 70 anni fa votarono emozionate per la prima volta.

La parità, insomma, non la regala nessuno, ma può essere solo il frutto di un impegno quotidiano, prima di tutto da parte delle donne stesse, per migliorarsi, crescere, diventare sempre più forti, continuare a studiare non solo le materie “tradizionali” ma anche temi relativi ad esempio alla leadership, l’assertività, la gestione delle persone. Si tratta di crescere anche sotto quell’aspetto comportamentale che agli uomini viene insegnato sin dalla più tenera età ma che le donne devono imparare da grandi, e che rimane indispensabile sviluppare per accrescere il ruolo sociale e politico.

La strada per la parità, lo sappiamo tutte, è ancora lunga, ma la consapevolezza del percorso che è stato fatto ad oggi rappresenta un segnale di incoraggiamento e deve spingere a continuare a impegnarci, nella consapevolezza che raggiungere la parità dipende molto anche da come noi stesse sapremo lottare ogni giorno per conquistarla.



[1] Fonte: http://reports.weforum.org/global-gender-gap-report-2015/rankings/

[2] Fonte: https://www.senato.it/documenti/repository/relazioni/libreria/Le%20donne%20in%20parlamento.pdf

[3] Fonte: http://amministratori.interno.it/AmmIndex5.htm

[4] Fonte: http://www.istat.it/it/archivio/16777

[5] Fonte: http://www.istat.it/it/archivio/16777

 

 

 

 

 

 

L’obiettivo (non raggiunto) della democrazia paritaria

Assunta Sarlo e Francesca Zajczyk con 'Dove batte il cuore delle donne?' (ed Laterza) analizzano il rapporto delle donne italiane con la politica e si scopre che...

Silvia Vaccaro

Assunta Sarlo e Francesca Zajczyk, Dove batte il cuore delle donne?(ed Laterza)

Nel mese in cui in Italia si celebrano i settanta anni dell’estensione del voto attivo e passivo alle donne non può mancare la lettura – o rilettura – di Dove batte il cuore delle donne?(ed Laterza), librino denso di elementi di riflessione. Assunta Sarlo e Francesca Zajczyk, ricercatrici di fama nazionale, attraverso l’alternanza di dati e statistiche e di parole a commento ed elementi di contesto, riescono nell’intento di ricostruire le fasi storiche del rapporto delle donne italiane con la politica e si scopre che spesso, proprio le donne con il loro voto hanno favorito i partiti di centro-destra sposando soprattutto negli anni ’50-’60 idee conservatrici e moderate. Sappiamo però che negli anni del femminismo questa tendenza muta per poi cambiare nuovamente in epoca berlusconiana. E sebbene le donne abbiano compiuto una vera e propria rivoluzione, prendendosi piazze e strade e riuscendo a far approvare leggi rivoluzionarie che cambiarono i rapporti di potere tra i generi sia nella sfera privata che in quella pubblica, a causa di numerosi fattori, tra cui le resistenze all’interno dei partiti nei confronti delle leadership femminili, la democrazia paritaria resta un obiettivo da raggiungere a livello nazionale e in molti contesti di politica locale.-



 

Assunta Sarlo e Francesca Zajczyk
Dove batte il cuore delle donne?
Ed Laterza, pagg 152, euro 12,00

Pubblicato in Giornale di Trastevere
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