Articoli filtrati per data: Aprile 2016 - Associazione Trastevere ROMA
Sabato, 30 Aprile 2016 14:48

FESTA DEL 1° MAGGIO A TRASTEVERE

FESTA DEL 1° MAGGIO A TRASTEVERE

Carissime/i,

 

domenica Primo Maggio vi aspettiamo in Piazza San Cosimato dalle 10.00 alle 19.00 per  festeggiare insieme alle  Associazioni del territorio che si occupano di prodotti biologici e della cultura del benessere in generale la  festa dei lavoratori all’insegna del biologico.

Un caro saluto

 

Sabrina Alfonsi

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Pubblicato in Giornale di Trastevere

Concertone del 1° Maggio, deviazioni bus e modifiche alla viabilità

 

La musica protagonista anche quest’anno a piazza di Porta San Giovanni con il tradizionale concertone del 1°Maggio. La kermesse è in programma domenica dalle 15 a mezzanotte, ma già dal mattino scatteranno le modifiche alla viabilità nella zona.

 

L’area tra via Carlo Felice, via Emanuele Filiberto e la stessa piazza San Giovanni sarà chiusa e il traffico potrà incanalarsi solo lungo tre direttrici: la prima tra via Amba Aradam, piazza San Giovanni e via Merulana; la seconda da via Nola a via di Santa Croce in Gerusalemme e la terza tra via Magnagrecia e via La Spezia.

 

Già dalle 5,30 del mattino, modificheranno i loro percorsi le linee 16, 51, 81, 85, 87, 360, 590, 673, 792. Variazioni di percorso si renderanno necessarie anche per i tram della linea 3 e per le vetture della linea 8 in entrata e in uscita dalla rimessa. La chiusura di piazza di Porta San Giovanni si protrarrà nella notte per gli interventi di pulizia: saranno perciò deviati anche i bus notturni n1, n10, n11 e n28.

Pubblicato in Giornale di Trastevere

Trasporti per il litorale. Dal 1 maggio tornano le “Linee Mare”

 

Domenica 1 maggio, con l’apertura della stagione balneare, tornano in strada le “Linee Mare”, i collegamenti tra la zona dell’Eur e le spiagge libere lungo la via Litoranea. Si tratta delle linee 07 e 062 e delle corse prolungate a Torvaianica della 070 Express. 

 

La linea 062 (via Baffigo – lungomare Vespucci) sarà in servizio tutti i giorni: fino al 1 giugno  con 82 corse al giorno, una  ogni 23 minuti sia al sabato sia nei festivi.

Poi, da  giovedì  2 giugno  a domenica 19 settembre, scatterà l’intensificazione delle corse che rimarranno 82 nei feriali (sempre una ogni 23 minuti) ma saliranno a 131 al sabato e nei festivi  con una frequenza di una partenza ogni 13 minuti. 


La linea 07 (piazzale Vespucci – via Litoranea, altezza Villaggio Tognazzi) fino al 29 maggio  sarà in  strada solo al sabato e nei festivi, con una corsa ogni 10 minuti. Poi le corse saranno intensificate ed estese ai feriali  dapprima con una frequenza di 30 minuti dal lunedì al venerdì e di 10 al sabato e nei festivi (fino a domenica 5 giugno); poi dal 6 al 12 giugno le attese scenderanno a 15 minuti nei feriali e a 10 nei festivi per abbassarsi ulteriormente  dal 13 giugno a 10 e 5 minuti. 


Per la 070 (viale America – via Litoranea), le corse prolungate a Torvaianica sino al 30 maggio sono effettuate solo al sabato e nei festivi, con partenze ogni 30 minuti. Poi, dal 5 giugno, il servizio sarà esteso ai feriali, con corse ogni 30 minuti, mentre al sabato e nei festivi scenderanno a 10 minuti.

Pubblicato in Giornale di Trastevere

World Press Photo, a Roma il gotha del fotoreportage

 

La chimica fotografica è ormai un ricordo, la pellicola un oggetto di culto per iniziati (come il vinile, ma con minore fortuna). Oggi le foto nascono digitali e immateriali. Le vedi subito, le manipoli, le condividi. Oggi le foto le fa chiunque, ci pensano gli automatismi del telefonino e del software a compensare gli errori. Oggi la fotografia rischia di cambiare natura, oltre che pelle. Ma il suo cuore – forse la sua essenza – non cede: è il fotoreportage, dove a fare la differenza restano la sensibilità, l’occhio e la perizia del fotografo. Dove l’immagine pregnante nasce dalla capacità di raccontare un mondo in un fotogramma, scattando nell’istante in cui ogni elemento inquadrato diventa narrazione. In questi giorni, per un mese dal 29 aprile al 29 maggio al Museo di Roma in Trastevere (piazza Sant’Egidio 1B), c’è World Press Photo, una delle massime reunion mondiali tra fotoreporter di punta.

 

World Press Photo consacra da 59 anni gli eredi di Bob Capa. Quest’anno in mostra al museo civico trasteverino ci sono i lavori di 42 fotografi, provenienti da 21 paesi e selezionati tra 5.775 colleghi di 128 diverse nazionalità. Una selezione dura: sul tavolo della giuria sono arrivate 82.951 immagini. Il materiale, articolato in otto categorie tematiche, ha subito scremature successive fino alla proclamazione della foto dell’anno.

 

 

   E la regina del 2016 è Hope for new lifedell’australiano Warren Richardson, scattata a Roske, in Ungheria al confine con la Serbia, il 28 agosto 2015. Mostra un uomo che fa passare un bambino attraverso il filo spinato. Semplice e potente, catturata senza flash utilizzando la sola luce lunare (per non rendere visibile alla polizia il gruppo che tentava di passare la frontiera), è già un’icona del dramma dei migranti.

 

Il premio è organizzato da World Press Photo Foundation, istituzione internazionale indipendente e senza fini di lucro, con sede ad Amsterdam, nata nel 1955 per promuovere il fotogiornalismo. Suoi partner sono 10b Photography (centro di fotografia professionale), il settimanale Internazionale e i Global Shapers (gruppo transnazionale di giovani talenti creato nel 2012 dal World Economic Forum). La mostra è promossa da Roma Capitale (Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali), con l’allestimento e i servizi di Zètema Progetto Cultura. Collaborazioni: MasterCard Priceless Rome, Il Messaggero (media partner).

 

 

L’orario: tutti i giorni, lunedì escluso, dalle 10 alle 20. Per cinque venerdì sera (29 aprile, 6 maggio, 13 maggio, 20 maggio, 27 maggio) porte aperte fino alle 23.

Pubblicato in Giornale di Trastevere

NOI DONNE : alcuni articoli dell’ ultimo numero del giornale

 

 

Riceviamo e pubblichiamo.

Associazione Trastevere Rione XIII

 

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Prima Pagina Donne (18-24 aprile 2016)

Dilma Roussef e l'impichemente della Casa Rosada mentre Hillary si avvicina sempre più alla corsa Alla Casa Bianca ,Angela Merkel in Turchia e all'incontro con Obama.. rigurgito di violenza : femminicidi e orrore per bambini ,anziani endicapati

inserito da Paola Ortensi


Prima Pagina Donne (18-24 aprile 2016)

Sono le Americhe “i luoghi”, il continente dove il protagonismo femminile ci costringe a guardare e a chiosare con attenzione. Innanzitutto la preoccupante vicenda di Dilma Rouseff, Presidente del grande Brasile travolta da scandali e dal voto che la condanna alla Camera con 367 voti a favore e 137 all’impichement o messa in stato d’accusa che se, come è praticamente certo, verrà confermato al Senato porterà il paese al voto.
Dilma Rouseff,  la cui elezione avvenne con grandi aspettative quale erede di Lula e del suo partito di sinistra che aveva rappresentato per il paese davvero una eccezionale stagione di sviluppo, sostiene che si tratta praticamente di un golpe e intanto il paese sembra precipitare, per scandali e corruzione e falsificazione dei bilanci, in un'oscurità che travolge il Brasile verso un futuro pieno di punti interrogativi. Il fallimento della Presidente Rouseff si srotola drammaticamente mentre nell’America del Nord - in quelli che siamo abituate a chiamare gli Stai Uniti - un'altra donna, Hillary Clinton, “cerca “ lanomination
 del Partito Democratico di Stato in Stato nell’ambizione di essere  la futura Presidente degli USA .Destini divaricanti il cui “finale” desta attenzione e preoccupazione , seppur in modi certo diversi - del potere e della politica del mondo tutto: Europa in primis.
Europa oggi come non mai coinvolta nelle vicende determinate dall’epocale esodo di popoli da guerra, fame, violenze dai problemi di quegli emigranti a fronte dei quali l’unione sembra non trovare davvero risposte convincenti tanto da mettere a rischio il suo stesso futuro. Ed è guardando all’Europa che continua a farsi notare l’attivismo e il protagonismo della Cancelliera tedesca Angela Merkel, che proprio in questa settimana si è recata per una rapida visita in Turchia; forse a verificare l’accordo fatto col paese e che fatica ad essere gestibile e proprio da lì rispondendo alla domanda di cosa potrà succedere se la maggioranza degli emigrati cercheranno di passare dall’Italia pare abbia risposto che, allora,  l’Austria chiuderà il Brennero. E poi ancora una volta in un'altalena che la vede la più aperta e preoccupata di gestire l’emigrazione tra i capi dei paesi dell’Europa, ma non meno se del caso pronta al rigore,  ha incassato le lodi del Presidente Obama che l’ha definita “dalla parte giusta della storia“, proprio per la sua volontà di affrontare senza alzare muri ma, se possibile, costruire ponti per gestire il biblico spostamento di popoli che sta avvenendo verso la terra Europa.
 
Un'emigrazione che,  come sappiamo tutte e tutt,i coinvolge il nostro paese a fianco della Grecia in maniera straordinaria. E a tale proposito sarebbe interessante poter conoscere vita e speranze di quelle famiglie che Papa Francesco, dopo la sua visita all'isola greca di  Lesbo, ha portato con sé in Italia, ospiti oggi della comunità di Sant'Egidio e “miracolate” fra tanta sofferenza.
 
Tornata in Italia mi sembra obbligatorio soffermarmi,  seppur con poche parole,  su di un dramma che continua silenzioso: quello del femminicidio. Ancora questa settimana a Roma abbiamo vista morire Susy, ammazzata dal marito che lei voleva lasciare, inseguendola in un bar e sparandole.
 
Fermandoci a Roma e sempre in termini di violenza che s’incrocia e sembra coinvolgere come attori troppi uomini e anche donne,  abbiamo letto come un “campione “ di pugilato - chiamato forse non a caso “the predator” - con la complicità della compagna, mamma a sua volta, della madre, della sorella di tutte le donne della famiglia, ha rapito, minacciandolo,  il figlio di una donna che gli doveva 5.000 euro per droga da lui fornita. Chiediamocelo, come è possibile che queste donne abbiano accettato di vedere un bimbo di 9 anni divenire la vittima?
 
Peraltro una violenza femminile su cui riflettere,  riscontriamo una volta in più in un asilo nido dove la maestra, denunciata per maltrattamenti ai bambini,  difende l’indifendibile affermando che ne voleva solo contenere la vivacità.
E a proposito, qualcuno che i bambini li fa nascere ; Roma e conseguentemente lo studio da lui gestito, è stata interdetta a uno dei ginecologi più famosi in Italia, Antinor, per violenze verso moglie e figlie. Quella di questo ginecologo, a cui centinaia di donne hanno guardato e forse guardano con fiducia e speranza, è davvero la notizia su cui dovremmo soffermarci a riflettere e capire se è accettabile la sua sostanza di uomo violento in una professione come la sua e se basti la sua riconosciuta e stimata professionalità per non boicottarlo e metterlo all’angolo.
 
Uscendo da Roma, ma rimanendo in Italia, speriamo che la mancanza di indizi certi per cui l’infermiera Fausta Bonino accusata di avere ucciso diversi anziani con un'iniezioni è uscita dal carcere di Pisa,  corrisponda nel tempo a dichiararla innocente. Si aprirebbe una luce in questa continua scoperta di violenze verso bambini, anziani, malati e persone con handicap .. in una società che sembra trovare alleanze sempre più nella realtà dell’orrore per eliminarne diritto e gioia di vivere quando non la vita stessa.
Ed è con una “super anziana“ che  termino queste righe. Anche da qui mandando gli auguri ai 90 della Regina Elisabetta d’Inghilterra  verso la quale i sudditi mostrano non solo un affetto memorabile ma una stima che si esprime, se vogliamo intendere, nella speranza di un'ulteriore lunga vita. Mi viene da pensare sempre, quando si parla di Elisabetta d’Inghilterra, che distratti dal sorriso che a tante e tanti di noi evocano i suoi cappellini, o magari presi da matrimoni, nascite e persino morti confezionati di gossip, con superficialità abbiamo tralasciato di capirne fino in fondo lo spessore di politica e garanzia nei decenni per il suo paese. Forse sarebbe interessante provarci...

 

 

 

Donne in Parlamento: chi, cosa?/ Caporalato e smaltimento dell'amianto - di Paola Avetta

Due problemi acuti e irrisolti, malgrado siano stati affrontati ormai da decenni. La parola alla Sen Camilla Fabbri

inserito da Paola Avetta

Una presidente di Commissione Parlamentare impegnata su problemi del lavoro che coinvolgono moltissime donne.

Inizia la bella stagione. E' una buona notizia per tutti, anche per chi nell'occasione vede aumentare le proprie possibilità di lavoro, fosse anche un lavoro sottopagato, faticosissimo e non esente da rischi. Come quello nei campi organizzato dal caporalato. Ne parliamo con la senatrice Camilla Fabbri, Presidente della commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali, che ha concluso una indagine conoscitiva sulla morte di una bracciante agricola. Si è trattato di una donna vittima del caporalato. Il caporalato e' una forma di reclutamento di lavoratori effettuata da uomini senza scrupoli e che procurano manodopera sottopagata trasportandola sul luogo del lavoro e ricevendo un pizzo dagli imprenditori o proprietari terrieri che ne hanno fatto richiesta. Il tutto in barba alle più basilari norme sulla sicurezza nel reclutamento e nell'utilizzo della manodopera. Dall'inchiesta parlamentare è risultato che il pullman sul quale la donna ha cominciato a sentirsi male era riempito da sole viaggiatrici donne, a riprova che il caporalato si rivolge soprattutto alle donne (costano meno, sono meno violente, sono più accurate in certi lavori di precisione, sono meno portate a ribellarsi e a nel rivendicare i propri diritti, come spesso avviene anche nel caso degli immigrati). La donna al centro dell'inchiesta della senatrice Fabbri e della sua Commissione, era partita alle 3 di mattina per andare in un posto di lavoro lontano più di 2 ore di pullman, si trovava a dover affrontare 8 ore di lavoro sotto il sole e non ricevette alcun soccorso se non quando venne chiamata una autoambulanza per costatarne il decesso. In pratica, nell'ambito del caporalato non è prevista alcuna misura di protezione e di primo soccorso. L'unica misura precauzionale è costituita dalla richiesta di una certificazione di buona condizione fisica che ha la durata di due anni. Un lasso di tempo troppo lungo, sostiene la senatrice Fabbri, che a conclusione dell'inchiesta della sua Commissione ha sottoposto a Governo, Parlamento e organi competenti una serie di richieste affinché aumentino i controlli sul reclutamento della manodopera e sullo stato di salute e di sicurezza dei lavoratori stagionali o occasionali. Sarà ascoltata? Il tema della sicurezza sui posti di lavoro e sulle malattie professionali è uno dei più complessi e difficili da risolvere. Un esempio? Malgrado le norme varate ben 25 anni fa per bonificare, smaltire e evitare i danni causati dall'amianto, risulta che la nostra bella penisola è ancora invasa di questo materiale tanto dannoso per la nostra salute, in particolare per la salute di chi ci lavora e ancora di più per le donne che,a casa, tolgono la polvere di amianto dalle tutte dei mariti lavoratori. Dal 30 Novembre la Commissione della Senatrice Fabbri lavora su un testo unico che dia punti di riferimento sicuri per lo smaltimento dell'amianto (attualmente sono 400 le norme che si sovrappongono sul tema) e una sua sfida personale e' quella di arrivare ad una conclusione e ad una svolta per la soluzione del problema entro un anno, nel Novembre prossimo.



 

L’Europa arranca e le donne stanno a guardare

La complessità del fenomeno del terrorismo, i nazionalismi montanti e le leadership deboli. Il 'ciascun per sé' dell'Unione che non c'è. Intervista a Emma Bonino

Tiziana Bartolini

Lucidità e chiarezza continuano ad essere il tratto caratterizzante dell’analisi politica diEmma Bonino, leader radicale di lungo corso e con una solida esperienza internazionale maturata anche come ministra degli Esteri e nel ruolo di Commissaria europea. Le abbiamo chiesto alcune valutazioni sulla difficile situazione che attraversa un’Europa che sembra intrappolata tra terrorismo e nazionalismi, raccogliendo il suo sguardo ampio sul mondo.

A novembre la strage di Parigi e a marzo la carneficina di Bruxelles. Di fronte a tanta violenza l’Europa appare disorientata, sembra incapace di reagire e difendersi con efficacia dal terrorismo jihadista. Ma era davvero un qualcosa di imprevedibile?
Siamo sempre presi alla sprovvista. Guardiamo gli Stati Uniti, un paese molto più potente di noi in termini di servizi segreti e apparati militari e pensiamo a come fu preso alla sprovvista dall’attacco alle Torri Gemelle. Siamo di fronte ad un fenomeno molto mutevole, i gruppi sono in una sorta di franchising e passano da al Qaeda a Isis, poi si fanno la guerra tra di loro. Non dimentichiamo mai che non è un fenomeno ‘normale’, come può essere la lotta di un esercito contro un altro esercito. È un qualcosa di difficile comprensione e, aggiungo, la nostra non conoscenza dell’arabo rende tutto più complicato. Anche quando ci sono registrazioni, le traduzioni richiedono tempi biblici. Quindi siamo di fronte ad un fenomeno che non conosciamo e che viene da una regione che conosciamo anche meno, a partire dalla capacità di leggere la stampa locale o di parlare con le popolazioni locali. Le nostre relazioni sono tra stato e stato, e tutte in inglese, cosa che poco ci aiuta a capire quelle realtà e le mutazioni. Non facciamoci illusioni, non era affatto facile capire quello che stava accadendo e non avevamo gli strumenti di base adeguati: la lingua non è un fatto secondario. Seconda questione: quale Europa... È l’Europa che hanno voluto gli Stati membri e non è l’Europa della sicurezza, è tanto semplice... L’illusione che la politica estera, la politica di difesa e la politica di sicurezza potevano rimanere nazionali è scritta nei Trattati; questa è l’Europa che i paesi hanno voluto. Infatti mi irrita sempre, in occasione degli incontri mensili dei Capi di stato, sentire chi ha voluto avocare a sé alcune competenze prendersela con l’Europa... come se fosse un corpo estraneo. L’Europa è il risultato della ‘saggezza’ - si fa per dire - che i Capi di stato e di governo hanno avuto. La responsabilità non può essere attribuita a qualche burocrate a Bruxelles. Però di fronte alle crisi (dell’economia, dell’immigrazione o quella di cui stiamo parlando) la tendenza è che ognuno faccia da sé. Invece di andare avanti verso l’integrazione - che non è la soluzione o la panacea di tutti i mali ma certo è uno strumento importante - ognuno pensa a sé e si tiene il suo esercito, peraltro completamente inutile. Siamo il secondo continente in termini di spese militari e abbiamo 28 eserciti, 28 politiche estere, 28 servizi di sicurezza… che è rimasta, appunto, una competenza nazionale. Alcuni ‘illusi’ come me pensano che bisogna andare avanti sulla strada dell’integrazione, ma l’atmosfera generale è invece di chiudere le frontiere e che ognuno faccia da sé.

Ci sono leader, orientamenti politici e anche stati che vedono nel filo spinato e nei muri la soluzione dell’immigrazione e l’argine al terrorismo…
Al Consiglio europeo non ci sono singoli politici, ma Capi di stato e di governo che appartengono a partiti democristiani o socialisti..ma anche loro sono nella scia nazionalista: guardiamo l’Ungheria, la Polonia o l’Austria.

Gli slogan dei nazionalisti arrivano chiari, mentre rimangono flebili le voci di chi propone altre visioni e idee sulla gestione dei pesanti problemi che pongono il terrorismo e le migrazioni.
Nessuno vuole parlare di maggiore integrazione europea, proprio non è aria... Se pensiamo che in questa situazione gli inglesi hanno il referendum per uscire, il trend è completamente all’opposto.

Il terrorismo è un fenomeno temporaneo oppure dobbiamo pensarlo come una realtà in qualche modo strutturale alla società contemporanea?
Dobbiamo sapere che nel mondo islamico si combattono da sempre guerre tra sunniti e tra sunniti e sciiti. Tutti vogliono il potere politico, ma da una parte - Fratelli musulmani ed altri - c’è chi pensa alla strada elettorale - che non è la strada democratica-, chi invece da sempre pensa all’uso di gruppi più estremisti. Al Qaeda non nasce nel 2001, ma ben prima. È un fenomeno che esiste da un sacco di tempo, non è una novità. Addirittura direi dal 1997, cioè da quando i talebani prendono il potere a Kabul e l’Afghanistan diventa un campo a cielo aperto di formazione dei gruppi terroristi; quando l’ho denunciato nessuno ci ha fatto caso più di tanto. Quindi il terrorismo non è un fenomeno nuovo ma un fenomeno molto, molto complesso che non è stato visto per molti anni e rispetto al quale siamo impreparati. La cosa peggiore è che invece di darci gli strumenti per riuscire a governarlo almeno un po’, stiamo andando nella deriva opposta.

Questo accentua ancora di più il senso di insicurezza…
E la leadership politica in generale non spinge verso l’integrazione, ma verso il nazionalismo. L’Italia non è un paese con un forte senso nazionalista, ma anche grazie a ‘stravaganze’ di politici come Salvini si muove in questa direzione… dovremmo riflettere un po’.

Pensa che le donne e le lotte per il riconoscimento dei loro diritti possano portare un contributo positivo in questo difficile contesto?
Al di là dei nostri stereotipi, le donne che io conosco e frequento del mondo arabo, islamico e africano mi sembrano, sono, molto più vivaci e attive delle donne nel nostro paese. Ci sono cose su cui potremmo attivarci subito... Per esempio abbiamo un problema di immigrate vittime di tratta che riguarda le nigeriane e che è ben documentata con dati, ma non mi sembra di vedere in Europa un’attenzione particolare. I dati sono allarmanti: erano circa 19mila l’anno scorso e arrivano tutte praticamente dalla stessa zona della Nigeria, dove c’è un problema con tutta evidenza. Penso anche all’alto numero di minori non accompagnati, ma non vedo una particolare attenzione del mondo femminile in Italia e quando vado in giro a parlare di questi temi sono sempre sola.

E a proposito di andare in giro, a marzo ha partecipato a New York alla Commissione sulla condizione delle donne (CSW60). Quali impressioni ci riporta?
Ho ricevuto da parte di alcuni gruppi richieste di sostegno sulle battaglie che fanno a casa loro, magari non contro il terrorismo, ma sulle mutilazioni genitali femminili o sui matrimoni forzati. È diventato più facile scrivere una dichiarazione o una risoluzione sui diritti delle donne, ma la loro difficoltà è essere efficaci in loco o trovare sostegni.

Quali sono le priorità che le donne italiane dovrebbero darsi?
Ci vogliamo occupare delle donne immigrate nel nostro paese? A parte poche e coraggiosissime organizzazioni che si occupano dei migranti, non vedo altro. Molto si potrebbe fare: si può premere per cambiare la legge sulla cittadinanza, per cambiare la legge sulla clandestinità, si può premere per avere finalmente una legge sul diritto d’asilo. Vedo poco interesse, non c’è una mobilitazione e l’attenzione è solo di gruppi sparuti ed eroici.
 

Perché il Parlamento con il più alto numero di donne e il più giovane dal dopoguerra non riesce a mostrare una particolare sensibilità e ad essere dinamico su questo fronte?
Non lo so… penso vada chiesto alle parlamentari. Abbiamo visto recentemente un dibattito patetico sui matrimoni civili, sulla gravidanza in affitto. Che pena…



 

 

Il mito di Europa

Zeus e Europa: il mito che affonda le sue radici nelle vicende degli dei dell'antica Grecia...

Paola Ortensi


Questa è la storia del mito, che affonda le radici nelle vicende degli dei dell’antica Grecia, della giovane principessa da cui viene il nome alla “nostra” Europa; e più specificatamente le avventure in cui la coinvolse Zeus, il re degli dei, chiamato poi Giove dai Latini.

Europa è figlia di Agenore, re di Tiro, città Fenicia situata in quella terra che oggi chiamiamo Libano. Era una ragazza bellissima e di lei si invaghì Zeus, che approfittando dell’abitudine della giovane di passeggiare e giocare con le ancelle sulle rive del mare, trasformatosi in un possente toro bianco, si mescolò nella mandria del Re portata al pascolo nelle vicinanze delle fanciulle. Tale era la bellezza della bestia e la sua mansuetudine, come narrò Ovidio nelle Metamorfosi, che Europa ne rimase affascinata e lo carezzò e vezzeggiò mettendo fra le sue corna una ghirlanda di fiori. Volle provare a cavalcarlo e fu allora che il toro, alzatosi, iniziò a volare e attraversò il mare fino ad arrivare all’isola di Creta. Lì, in un boschetto di platani, “fece sua” Europa, la quale, per ringraziare i platani dell’accoglienza, concesse loro di non perdere mai le foglie. Da quell’unione nacquero tre figli: Sarpedone, Radamanto e Minosse, ed Europa divenne regina di Creta in quanto Zeus la affidò ad Asterio, re dell’isola, che riconobbe anche i figli come suoi. Sarà poi Minosse a divenire erede al trono e il suo regno fu a sua volta origine di miti e leggende, fra cui la più nota è quella del Minotauro. Europa ebbe da Zeus anche tre doni, su cui diverse e plurime risultano le ipotesi di cosa simboleggino: Talos (l’uomo di bronzo), Laelaps (il cane guardiano) e un giavellotto che, scagliato, centrava sempre l’obiettivo. In modo vario, e con più versioni e interpretazioni nei secoli, all’immagine del toro e delle sue possenti corna è collegato lo spicchio della luna. Alla luna in qualche modo si congiunge anche la figura di Europa, che secondo alcune interpretazioni della parola stessa avrebbe il significato di “quella dal grande occhio”, ovvero ancora una volta la luna. Certo è che poi il toro, quasi a firmarne la divinità, fu identificato in una costellazione celeste che ancora possiamo osservare fra le stelle.
 
Tante le spiegazioni e le teorie che spiegano perché Europa divenne il nome del nostro continente, ma tutte richiamano il legame profondo fra le civiltà greca e romana che in modi diversi arrivarono a segnare, alle origini, la storia del nostro continente. Si calcola che siano circa 200 le raffigurazioni del mito di Europa e una di queste, in un mosaico di Sparta risalente al III secolo dopo Cristo è, non a caso, rappresentata nella moneta da 2 Euro della Grecia.
 
Infinite, come è immaginabile e come potrà scoprire chi avrà voglia di approfondire la ricerca, le considerazioni, storie e interpretazioni di un mito che ha alla base una donna, il potere, la divinità, la bellezza, il cielo e tanto d’altro. Per molte/i di noi un’aspirazione su tutte: che l’Europa, pur con tutte le critiche e le modifiche necessarie alle sue politiche, consolidi la sua unità come luogo di pace e civiltà.

 

 

 

 

 

 

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UDI. Guardarsi dentro, guardare fuori, guardare oltre

Riflessione in vista del congresso UDI (Roma, 6-7-8 maggio 2016) che come titolo 'Donne e femminismo nel mondo che cambia'

Rosanna Marcodoppido

Congresso è per noi dell’Udi parola ingombrante, pesante, eppure di difficile sostituzione. Chi viene eletta negli organismi dirigenti nazionali sa perfettamente che non riceverà stipendi né contributi, ma solo rimborsi. Sa anche che il potere che eserciterà coincide con la responsabilità di portare a compimento le decisioni prese collegialmente nelle assemblee nazionali e che il prestigio che ne deriva è in genere circoscritto nel perimetro dell’associazione e poco oltre, vista anche la persistente disattenzione dei media nei confronti dell’agire politico delle donne, soprattutto di quelle che come noi non hanno padroni. Sono queste le condizioni di una democrazia sostanziale e di una autonomia reale, ne conosciamo i costi e continuiamo con orgoglio a scegliere di pagarli. Naturalmente restano aperti anche da noi i rischi di conflitti e di spaccature, la difficoltà ad assumere fino in fondo la cura politica delle relazioni, presupposto fondamentale per arrivare a decisioni e scelte condivise.
Un Congresso anche per l’Udi rappresenta un momento speciale, una parentesi che ogni 4 o 5 anni decidiamo di aprire nel quotidiano svolgersi di molteplici attività, con l’intento di verificare a livello nazionale l’efficacia della nostra politica, prestando una attenzione particolare a quello che ci succede e che succede attorno a noi. Una lettura del contesto a più voci, anche esterne all’Udi, è iniziata il 30 gennaio con l’Anteprima, durante la quale si è avviata una riflessione sulla realtà in cui viviamo e sui soggetti che la abitano. I soggetti dunque, a cominciare da noi.
 
Noi dell’Udi chi siamo? Molti anni fa ci definimmo “donne della vita quotidiana” a fronte di una deriva specialistica del neofemminismo con la nascita di associazioni di filosofe, di storiche, di scienziate le quali, pur nella ricchezza di elaborazioni teoriche fondanti, si trovano strette nelle logiche di una frammentazione del sapere propria delle discipline accademiche, distanti perciò dalla complessità dell’esperienza così come era emersa, con tutta la sua travolgente carica di verità, grazie alla pratica dell’autocoscienza. Volevamo infatti porci consapevolmente come soggetti nell’interezza della vita materiale e simbolica di ciascuna, attente alle altre donne e alla conoscenza e diffusione degli studi femministi in ogni campo.
 

 

 

Siamo ancora questo: donne della vita quotidiana, analizzata con chiavi di lettura sessuate e una pratica politica che intreccia, come sempre, la riflessione e l’azione, il lavoro del pensiero e la fatica di un fare collettivo, generatore a sua volta di conoscenza, in grado di diventare gesto pubblico e dunque trasformativo. Donne radicate saldamente nella storia del proprio genere, con varie sedi fisiche e simboliche da curare e da mantenere. Siamo consapevoli di essere una fra le tante realtà femminili che si muovono nel nostro paese per costruire una diversa civiltà umana, libera da violenze, sopraffazioni e discriminazioni. Siamo anche convinte che, se vogliamo determinare cambiamenti radicali, la relazione tra donne resta ancora passaggio ineludibile. Ma a che punto sono oggi le relazioni tra le donne?
Assistiamo purtroppo ogni giorno ad un perdersi di sé come soggetto sessuato da parte di donne presenti nei luoghi in cui si decide, dove la differenza femminile si riduce, tranne qualche eccezione, a presenza di corpi differenti ma incapaci di parlare un linguaggio radicato nel proprio genere e nella sua storia. Assistiamo con sconcerto al paradosso rappresentato dal mondo della scuola e dei media dove, nonostante il numero rilevante delle insegnanti e delle giornaliste, trasmissione e informazione continuano a mantenere un alto tasso di sessismo, occultando e depotenziando saperi, pratiche, figure femminili di cui è ricca la cultura e l’esperienza storica delle donne. Come mai? Siamo tante, brave, competenti, ma viviamo purtroppo tutte in piccole o grandi frazioni di spazi poco comunicanti tra loro: una frammentazione senza interlocuzione. Questa è la nostra vera miseria, dovuta non solo alla resistenza maschile al cambiamento, ma anche e soprattutto ad un deficit di relazione tra donne. Ogni tanto qualcuna pensa di dare vita ad un nuovo soggetto nazionale o di mettersi alla testa di una rete, senza passare per l’esercizio faticoso della democrazia e del reciproco riconoscimento, con il risultato che restiamo tutte, ininfluenti, nella coda di un grosso corpo a testa maschile.
 
Il problema non è tanto superare la frammentazione quanto saperla trasformare in ricchezza in grado di contrastare l’inessenzialità del punto di vista della differenza femminile nel panorama politico e istituzionale del nostro paese. Noi dell’Udi abbiamo avuto sin dalla nostra nascita la tensione verso l’unità con le altre; la scelta di fare anche questa volta un congresso aperto a tutte ha questo significato. Sappiamo che non è cosa semplice, soprattutto in questo nostro tempo segnato da logiche neoliberiste che erodono soggettività e tendono a trasformarci in narcise pronte al consumo. Eppure in questo mondo mercificato e globalizzato, accanto a fondamentalismi di ogni tipo e a tragici respingimenti, restano anche sacche di resistenza per una libertà diffusa, capace di attraversare confini geografici e identitari, abbattere muri e steccati interni ed esterni, rompere persino il binarismo sessuale e la sua forza normativa.
 
Si stanno pertanto rivelando inadeguate o insufficienti alcune nostre categorie interpretative a causa anche di nuove tecnologie e della bioeconomia che immette nel mercato ovociti, sperma, placenta, utero...: nuovi modi di restare al mondo, venire al mondo, mettere al mondo. Tutto questo richiede uno sforzo di risignificazione dell’esperienza umana che non ammette scorciatoie: tra proibire e consentire occorre imporsi la pazienza per comprendere, esercitare l’empatia e l’ascolto come valori irrinunciabili, evitando la logica sterile dello schieramento e della strumentalizzazione.
 
Bisogna perciò individuare nuove chiavi di lettura e scegliere forme dello stare insieme che consentano una pratica all’altezza delle sfide del presente, capace di edificare ponti con nuovi soggetti, primi tra tutti le ultime generazioni, le donne migranti e anche quegli uomini che sono in cammino verso una loro difficile libertà. Questo credo che tenteremo di fare e continuare a fare noi dell’Udi, ma non basta. Oggi più che mai, nello scenario inquietante e complesso in cui siamo immerse, c’è bisogno di unire forze, competenze, passione, per costruire tutte insieme un soggetto politico femminile policentrico ed interrelato, capace di contrastare con efficacia e autorevolezza vecchi e nuovi patriarcati e di affermare ovunque autodeterminazione e libertà femminile. Spero che il Congresso possa rappresentare un passaggio fecondo per la vita dell’Udi e nello stesso tempo l’avvio di una forte relazione politica tra le tante realtà femminili e femministe presenti in Italia e non solo. Sarebbe bello oltre che necessario riscoprire la felicità di camminare insieme e insieme cambiare radicalmente questo nostro mondo che sembra andare sempre più alla deriva. Con dentro al cuore questa speranza, vado verso il XVI Congresso insieme a tutte quelle che con intelligenza e coraggio vorranno guardarsi dentro, guardare fuori, ma soprattutto guardare oltre.

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Autodichia del Parlamento, la Consulta deciderà su potere Camera di tagliare lo stipendio ai suoi dipendenti

 

In una Repubblica democratica e anche a tutela del sociale , come sempre i politici affermano , è accettabile che i commessi del Parlamento , per non parlare dei barbieri , dei cuochi , ecc , possano avere una retribuzione annuale di €  240.000 con altri benefici e non si possano trovare €  80  mensili per portare la pensione di tante persone a €  500 mensili ?

Ai normali cittadini si possono abbassare gli stipendi , le pensioni e quant’ altro.

Ma quante CASTE esistono in Italia ?

Associazione Trastevere Rione XIII

 

 

 

Sl Fatto Quotidiano

Palazzi & Potere

La Corte Costituzionale, con l'ordinanza 91 del 22 aprile redatta dal giudice Giuliano Amato, ha ritenuto ammissibile il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dal Tribunale ordinario di Roma nei confronti di Montecitorio. 175 lavoratori hanno fatto ricorso per protestare contro la riduzione delle indennità

di F. Q. | 23 aprile 2016

La Corte Costituzionale dovrà stabilire se è corretta o meno la decisione della Camera di tagliare lo stipendio ai suoi dipendenti. I giudici costituzionali hanno infatti dichiarato ammissibile il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dalTribunale ordinario di Roma, sezione seconda lavoro, nei confronti di Montecitorio. L’ordinanza è stata depositata il 22 aprile e redatta dal giudice Giuliano Amato. La Consulta dovrà quindi esprimersi sulla “autodichia” della Camera, ossia il potere, riconosciuto a entrambi i rami del Parlamento, di decidere autonomamente riguardo ai rapporti di lavoro dei propri dipendenti.

 

Al tribunale si è rivolto un gruppo di 175 dipendenti di Montecitorio, chiedendo di accertare se sia lecito o meno il comportamento dell’amministrazione che ha introdotto limiti alle progressioni di carriera, con l’annullamento delle relative disposizioni. I ricorrenti sostengono che il giudice ordinario sia competente a decidere; la Camera, invece, ha sollevato eccezione di difetto di giurisdizione, affermando che i propri organi giurisdizionali, proprio in virtù dell’autodichia, hanno competenza esclusiva in relazione alle controversie insorte con i dipendenti. Ne è sorto un conflitto d’attribuzione. La Consulta ha ritenuto il quesito ammissibile e prossimamente dovrà esprimersi nel merito.

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A quattro mesi dallo storico accordo sul clima raggiunto a Parigi, i leader del mondo si sono riuniti al Palazzo di Vetro per apporre la propria firma al documento e dare così inizio alla sua attuazione. Il primo a firmare è stato il presidente francese François Hollande, seguito dal premier italiano Matteo Renzi, mentre il segretario di Stato americano John Kerry ha posto la propria firma con la nipotina in braccio

 

Il primo a firmare è stato il presidente francese François Hollande, seguito dal premier italiano Matteo Renzi, mentre il segretario di Stato americano John Kerry ha posto la propria firma con la nipotina in braccio. A quattro mesi dallo storico accordo sul clima raggiunto a Parigi, i leader del mondo si sono riuniti al Palazzo di Vetro dell’Onu per apporre la propria firma al documento e dare così inizio alla sua attuazione: un numero record di 175 Paesi ha siglato il testo. “Un messaggio disperanza per le future generazioni”, hanno sottolineato molti leader in Assemblea Generale. E alla cerimonia, in concomitanza con la Giornata mondiale della Terra, è intervenuto ancheLeonardo Di Caprio, messaggero della Nazioni Unite per il clima.

“E’ una corsa contro il tempo, la finestra per mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2 gradi, e ancora di più contenerlo entro 1,5 gradi, si sta rapidamente chiudendo”, è stato il monito lanciato dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, aprendo i lavori. Quindi un appello a tutti gli Stati affinché “ratifichino velocemente il documento, in modo che possa entrare in vigore il più presto possibile”.

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“Siamo molto orgogliosi come italiani per i nostri risultati ottenuti e per quelli che otterremo – ha commentato Renzi – ma la vera sfida oggi è chiudere gli occhi un secondo e immaginare i nostri figli e nipoti. L’importante è il messaggio politico: la politica è capace di dare speranza alle prossime generazioni”. Per Kerry, “Parigi rappresenta un punto di svolta nella lotta al cambiamento climatico, è il più ambizioso accordo sul clima mai negoziato prima. Ma la sua potenza sta nelle possibilità che esso crea, in quello che si sta già facendo per indirizzare l’economia mondiale verso uno sviluppo sostenibile e responsabile”.

Anche il premio Oscar Leonardo Di Caprio ha lanciato un appello alla responsabilità: “Possiamo congratularci gli uni con gli altri, ma non significherà niente se poi tornerete nei vostri Paesi senza tramutare i discorsi in azione. Chiediamoci da che parte della Storia vogliamo stare”. “Non ci sono dubbi che gli effetti del riscaldamento climatico diventeranno mostruosamente maggiori nel futuro – ha concluso l’attore – pensate che vergogna quando i nostri figli e nipoti guarderanno indietro e capiranno che potevamo fermare tutto questo, ma non lo abbiamo fatto per mancanza di volontà politica”.

 

Intanto il Wwf, in occasione dell’Earth Day, ricorda i benefici quotidiani offerti dalla Terra, riportando uno studio di economia ecologica sul valore dei servizi ecosistemici. La natura ci ‘regala’145.000 miliardi di dollari all’anno in beni e servizi gratuiti, una cifra che supera il Pil mondiale. Secondo un’analisi realizzata in Italia dal Wwf, per esempio, “135 mila ettari di aree umidecostiere del Belpaese forniscono servizi naturali pari a 9.106 euro all’anno per ettaro. Il beneficio economico è di oltre 2 miliardi di euro, pari a circa 3.000 euro ad abitante”.

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Sambo, l’elefante morto di fatica per portare a spasso i turisti

 

Tamara Mastroiaco su il FATTO QUOTIDIANO

Blogger e speaker, attivista per i diritti degli animali

 

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Il 23 aprileSambo, esemplare di elefante femmina, è morto per un attacco di cuore mentre trasportava i turisti sino a Angkor Wat, un tempio cambogiano. Il veterinario ha dichiarato che l’animale, essendo stato costretto a lavorare consecutivamente per 40 minuti a una temperatura di 40 gradi, è morto per un attacco cardiaco. L’eccessivo caldo non ha aiutato Sambo a superare i colpi di calore, così come la mancanza di vento non le ha permesso il naturale raffreddamento corporeo.Elephant Asia Rescue and Survival Foundation (Ears) ha dichiarato che “per raggiungere il Tempio di Angkor Wat bisogna superare diverse colline ripide. Non c’è da meravigliarsi, dunque, se gli elefanti, sottoposti a consistenti sforzi fisici, fatti in condizioni ambientali estreme, muoiono”.

Il caso, non isolato di Sambo, mostra cosa si cela dietro l’impiego di questi animali nel settore turistico. In Thailandia, Cambogia e Vietnam, i cuccioli di questi animali vengono catturati in natura per intrattenere i turisti. Per renderli docili e insegnargli a compiere atti innaturali, queste dolci creature vengono strappate alle loro mamme, incatenate e percosse fino a quando non perdono la volontà di reagire. Il processo di addestramento può essere sintetizzato in poche parole: fame, dolore, paura. A fine percorso, gli animali saranno automi perfetti, in grado di compiere tutto ciò che gli verrà richiesto dal proprio aguzzino.

 

Gli elefanti cavalcati dai turisti sono costretti a lavorare a qualsiasi ora e condizione del giorno. La temperatura, in alcuni giorni, può raggiungere i 40 gradi, e gli elefanti, per proteggersi dal caldo eccessivo, non dovrebbero lavorare ma riposarsi e raffreddare il corpo con acqua e fango. Queste meravigliose creature non sono nate per adempiere a certi doveri ma per vivere nel loro naturale habitat e interagire esclusivamente con i membri dei loro branchi. L’unica possibilità che abbiamo peraumentare la consapevolezza e sensibilizzare i turisti a non usufruire dei servizi offerti con questi e molti altri animali selvatici, è diffondere la notizia della morte di Sambo.

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25 Aprile tra cortei, gare, parate. Tutte le deviazioni bus

 

 

 

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LUNEDI’ 25 APRILE

 

Cerimonia Altare della Patria In occasione dell'anniversario della Liberazione, il Presidente della Repubblica e il Ministro della difesa, alle 8,30 si recheranno presso l'altare della Patria a presiedere la cerimonia di deposizione di una corona di alloro alla tomba del Milite Ignoto.
Piazza Venezia sarà parzialmente chiusa al traffico e a partire dalle 8, ventisette linee di bus (C3, H, 40, 44F, 46, 51, 60, 62, 63, 64, 70, 80, 81, 83, 85, 87, 118, 130F, 160, 170, 190F, 492, 628, 715, 716, 780 e 916F) saranno deviate.

 

Gara podistica Tra le 8 e le 11 nel secondo Municipio si corre la “Tre Ville Run - Trofeo Liberazione”, gara inserita nel calendario Fidal. Temporanee chiusure, con conseguenti modifiche alla viabilità pubblica e privata, sono previste su via dell’Agonistica, viale della Moschea, via di Ponte Salario, via della Fonte dell’Acqua Acetosa, via dei Campi Sportivi e lungotevere Acqua Acetosa.

 

Eventi ciclistici Alle 9.30 partenza della prima edizione del Gran Premio Liberazione Pink – Trofeo Lazzaretti riservato esclusivamente alle donne cat.Elite, gara ad invito di spessore internazionale. Alle 14 partenza del 71° Gran Premio Liberazione con la partecipazione di 35 squadre provenienti da tutto il mondo. Le due competizioni si tengono sempre nel circuito lungo 6 km delle Terme di Caracalla con le stesse modalità del trofeo Lazzaretti – Campionato Amatori di domenica 24 (vedi sopra).

 

Corteo della Liberazione Organizzato come ogni anno dall’ANPI per festeggiare la liberazione dal nazifascismo partirà alle 9,30 da via San Gregorio e raggiungerà piazza di Porta San Paolo percorrendo via Celio Vibenna, via di San Gregorio e viale Aventino. La manifestazione, si concluderà alle 14 dopo un comizio.

 


Corteo in solidarietà al popolo curdo Partirà invece da piazza di Porta San Paolo alle 12 per concludersi alle 14 in via di Monte Testaccio dopo aver percorso la via Ostiense, via del Porto fluviale, via delle Conce, via Zabaglia e via Galvani.

Nelle strade interessate dai due cortei, previsti provvedimenti di rimozione veicoli in sosta, brevi stop al traffico e deviazioni delle linee di trasporto pubblico. Previste temporanee deviazioni o limitazioni di percorso per le linee C3, 3, 3B, 23, 51, 75, 81, 83, 85, 87, 118, 130, 160, 280, 628, 673, 715, 716, 719 e 769.

 

 

Evento cinematografico Ancora in occasione dell'anniversario della Festa della liberazione, nell’area compresa tra Porta San Paolo, la Piramide e piazzale Ostiense, proiezione su una delle pareti della Piramide, di sequenze di film storici (fino alle 24). Alle 18 chiude al transito via Persichetti; alle 20,30 inizio della proiezione cinematografica con la contestuale chiusura di piazzale Ostiense. Dalle 18 fino al termine dell'evento deviati i bus dele linee 3B, 23, 83, 130F, 280, 673, 715, 716 e 719.

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CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE : EVENTI FINO ALL' 8 MAGGIO

 

 

Riceviamo e pubblichiamo.

Associazione Trastevere Rione XIII

 

CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE

via della Lungara 19  - Roma /  Trastevere

 

 

 

 

Giovedì 21 aprile 18:00-20:00

 

Il cielo sopra l'inferno Ravensbrück

 

 

 

 

 

 

Giovedì 21 aprile 17:30-19:30                   

 

Una Nessuna Centomila. Ancora sorelle? 

 

In questo ultimo numero di DWF dedicato alla sorellanza abbiamo deciso di “andare a vedere” se il senso di questa parola è ancora politico, se ha senso ancora dirsi sorelle oggi.

per saperne di più..

 

 

Giovedì 21 aprile 10:00-13:00

 

Romanae:

i culti femminili nella Roma delle origini

 

Un un panorama, al femminile, del primo pantheon romano con riferimenti alle saghe delle eroine poste a modello dei comportamenti femminili e delle indicazioni dei principali luoghi di culto in città e dintorni.

 

 

 

 

Lunedì 25 aprile 19:00

 

Perchè

RESISTERE dobbiamo,

e RESISTENZA sia

 

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LUCILLA GALEAZZI in concerto 

musica per liberarci la mente, incontri per liberarci il cuore, per resistere, resistere e mai come oggi resistere, per sentirci OVUNQUE LIBERE

 

Giovedì 28 aprile 19:30

 

Tupac Amaru:

algo esta cambiando

 

Un documentario per chiedere l’immediata liberazione di Milagro Sala. Una donna fuori dal comune, indigena argentina detenuta, senza prove né processo, nelle carceri argentine 

 

 

 

 

 

 

Venerdì 22 - 24 aprile

 

LaFemme sauvage Femme sensuelle

Visualizzazione di

 

Comprendere il patrimonio dell’inconscio tramandato da madre in figlia attraverso le numerose rappresentazioni del femminino. Opere di Renato Guttuso, Renzo Vespignani, Ugo Attardi, Fausto Pirandello, Emilio Greco, Romain de Tirtoff .

 

 

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Domenica 23 aprile 10:00-16:00

 

La bioedilizia

 

Come possiamo creare un ambiente naturale e vivere nell'abbondanza, lavorando meno e senza inquinare?

Il Corso di Permacultura rappresenta una guida per chiunque voglia trasformarsi da consumatore dipendente a cittadino responsabile e creativo.

per saperne di più..

 

Martedì 3 maggio 18:00

 

RILETTURE

 

 IL PATRIARCATO SENZA PADRI rilettura del “Contratto sessuale” di Carole Pateman con Cristina Biasini e Sandra Bonfiglioli.

Per partecipare all'incontro è necessario iscriversi 
I posti sono limitati.

per saperne di più..

 

 

 

 

Venerdì 6 -8 maggio

 

 

Laboratorio

scrittura di esperienza

 

“Scrittura di esperienza” tenta di spingersi in prossimità delle zone più nascoste alla coscienza, affidandosi a frammenti, schegge di pensiero, emozioni, che compaiono proprio quando si opera una dispersione del senso.

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