Articoli filtrati per data: Ottobre 2016 - Associazione Trastevere ROMA

TEATRO - Il SESSO ESPLICITO   IN SCENA E’ UTILE O SOLO PROVOCATORIO ?   

 

TERNI- Avete mai visto un vero e proprio porno a teatro ?

di Tommaso Chimenti , critico teatrale , su Il Fatto Quotidiano

 Teatro, il sesso esplicito in scena è utile o solo provocatorio?

 

Avete mai assistito a sesso esplicito spinto fatto realmente su un palcoscenico ? E’ appena accaduto all’ appena concluso Terni Festival (undicesima edizione) durante lo spettacolo Schonheitsabend,coproduzione tra diversi enti , austriaci , olandesi , belgi e tedeschi .

Nella prima delle tre parti, la danzatrice Florentina Holzinger si è apposta in vita una cintura con un fallo in lattice applicato e ha penetrato il danzatore Vincent Riebeek con un rapporto anale continuo e prolungato, con evoluzioni e svariate pose e posizioni per far ben vedere, da ogni angolazione, di che cosa stavamo parlando e dove si era infilata quell’appendice, prima esposta e sguainata come spada, poi incuneatasi e sparita, inghiottita nel corpo del performer.

Così uniti i due, lui cavalcando lei e successivamente lei montando lui, hanno danzato uniti per una decina di minuti in un amplesso anale esplicito e osceno. Un gesto artisticamente, teatralmente, inutile nel contesto e nella vicenda messa in scena, ma più che altro una piccola trovata, affatto originale,pseudo scandalistica e provocatoria. Nessuno in platea è rimasto impressionato, scandalizzato o si è sentito punto nel pruriginoso.

Il fulcro semmai sul quale riflettere è se proprio il teatro, terreno principe della finzione, abbia bisogno di queste estremizzazioni di realismo anche travalicando il buon senso e l’opportunità. Certamente chi produce una pièce del genere e, in questo specifico caso, chi la organizza e la promuove in un festival teatrale (e non dell’erotismo né della pornografia) sa perfettamente che una scena del genere farà parlare molto.

E non perché ci sia del bigottismo, del cattocomunismo o ancora del moralismo, né perbenismo borghese né provincialismo. Nessuna censura all’arte, quando l’arte c’è, ovviamente. Il provincialismo semmai è cercare di tentare di accreditarsi come “portatori di rivoluzione”, innovativi, contro le regole, con questi escamotage.

Un gesto tanto dichiarato e palese può essere accettato e contemplato in altri luoghi e spazi, privée, sexy shop, locali hard,youporn, cinema a luci rosse (a Terni ne resiste uno proprio nelle vicinanze del palazzo comunale), non certo su un palcoscenico che si vanta di portare il meglio del teatro contemporaneo. Un festival (diretto dall’attenta Linda Di Pietro in odore, dicono le voci di corridoio e i rumors in zona ternana, di divenire direttrice del Teatro Stabile dell’Umbria) finanziato e supportato con 200.000 euro, dei quali la metà arriva proprio dallo Stabile umbro, 30.000 dalla Fondazione Carit per il progetto “Foresta”, 60.000 euro coperti dall’associazione Indisciplinarte, 6.000 da Pro Helvetia, 4.000 dall’Istituto Francese e altrettanti dall’ente Vlaanderen.

Dietro il sostegno dell’assessorato alla cultura della regione Umbria (Fernanda Cecchini) e di quello del comune di Terni (Giorgio Armillei), entrambi del Partito democratico. Il Pd sa quello che è andato in scena con il loro patrocinio e sovvenzionamento? Dopo l’uomo che si urinava in bocca a “Santarcangelo ’15”, che è rimasto l’emblema della rassegna romagnola fagocitando nel ricordo collettivo qualsiasi altro sforzo artistico, stavolta siamo alla sodomizzazione da parte della donna sull’uomo.

Adesso ci chiediamo se il gesto fosse stato compiuto al contrario, cioè con il lui in questione in posizione dominante e la lei di turno in posa accogliente. L’ipotesi più facile da poter immaginare è unasollevazione popolare dei movimenti femministi, dal Corpo delle donne della Zanardo fino alle invettive accorate della presidente Boldrini sul tema.

Sarebbero scese in campo a tutela dell’immagine della donna, vilipesa e maltrattata, alla mercé dello sguardo lascivo degli uomini in platea, una volta di più usata e utilizzata per fare spettacolo e show. In questo modo invece, con la femmina che sottomette il maschio, questo ribaltamento anatomico e simbolico ha facilmente centrato anche una certa “simpatia” o “empatia”. Se la penetrazione della donna sarebbe stata vissuta e percepita come azione negativa e violenta, questo capovolgimento ha “ridicolizzato” il maschio alfa. Un’azione condannabile non in quanto tale né tanto meno offensiva in sé, quanto elementare per pungolare banalmente, e forse nascondere anche mancanze contenutistiche, argomentazioni deboli, idee povere.

In teatro è molto più forte, incisivo e potente un gesto mimato, raccontato, evocato attraverso la metafora, grazie alle connessioni semantiche. Qui l’assenza di misura, il triviale a ogni costo, il greve malcelato da cultura, l’atteggiamento grezzo fatto passare per arricchimento di una comunità, non ha portato ad alcuna riflessione se non qualche infantile commento becero, qualche risatina politicamente scorretta da foyer radical chic, subito repressa.

 

 

Il sensazionalismo, per chi lo insegue in maniera conscia e consapevole, di solito diventa boomerang. Senza difesa il pubblico: sul foglio di sala non era neanche stato apposta la dicitura “Vietato ai minori di 18 anni” (vm18), e il libretto illustrativo dell’intera rassegna presentava lo spettacolo con “una nuova concezione della bellezza imbevendo la propria poetica di follia, connotazioni estreme e forte erotismo”.L’erotismo non è pornografia. Un Paese civile si vede anche da quello che propone, progetta, presenta. La libertà, quando diviene anarchia, non fa del bene alla collettività che la subisce.

Pubblicato in Giornale di Trastevere

“Figlio mio, ti insegno io come si corrompe”. In un libro i dialoghi del malaffare in famiglia, politica e impresa

 

"C’è il padre che insegna al figlio i fondamentali della corruzione. Il figlio che spiega al padre come riciclare denaro, la madre che consola il suo perché non riesce a essere corrotto quanto il padre". E poi i professori, i poliziotti, gli imprenditori e i politici che nei dialoghi intercettati nelle inchieste giudiziarie rivelano il livello di assuefazione alla corruzione. Michele Corradino, commissario Anac, li ha raccolti in un libro che indica anche una via d'uscita: "Provocare nei giovani la rabbia contro chi si è arreso". Ecco un estratto

di Thomas Mackinson su il Fatto Quotidiano 1 ottobre 2016

 “Figlio mio, ti insegno io come si corrompe”. In un libro i dialoghi del malaffare in famiglia, politica e impresa

“E’ normale… lo fanno tutti”. Per questo denunciare i meccanismi del malaffare non basta più. Bisogna entrare nella testa, nei discorsi, nei ragionamenti di chi lo pratica senza remore perché è convinto che farlo sia la regola, perché appunto “lo fanno tutti”. Solo così si può sperare di estirpare davvero il malcostume che affligge l’Italia da dentro la società: nelle famiglie, sui luoghi di lavoro, nelle amministrazioni e istituzioni pubbliche, nella sport e perfino tra le forze di polizia. E’ la convinzione che ha spinto Michele Corradino, commissario dell’Autorità nazionale anticorruzione e già capo di gabinetto di diversi ministeri, a setacciare le grandi e piccole cronache dell’Italia corrotta per scovare la matrice originaria del pensiero comune che giustifica e legittima come normale il dominio dellaquotidianità del malaffare. Un libro unico nel suo genere, rivelatore, perché attinge dal pozzo di dichiarazioni, dialoghi e intercettazioni delle inchieste giudiziarie che solitamente fanno da contorno ai fatti e invece ne sono spesso il manifesto sociale, quasi ideologico. Il libro, edito da Chiarelettere e di cui ilfattoquotidiano.it pubblica un estratto, si legge d’un fiato nonostante un chiaro intento pedagogico.

Corradino ne parla con molte speranze. Sta tornando dal Liceo Cavour di Roma dove ha presentato il testo ai ragazzi. Reazioni? “Riscontro molta attenzione da parte loro, anche grazie al fatto che le conversazioni riportate assumono spesso toni grotteschie surreali, ancorché drammatiche. E sono contento perché in questo lavoro ho documentato come proprio i giovani siano assuefatti al malaffare e alla corruzione. Ritengono normale ricorrere a una raccomandazione per superare un esame così come gli imprenditori sono convinti che sia indispensabile pagare una mazzetta per ottenere un servizio dalla pubblica amministrazione. Questo lo dicevano le statistiche ma le intercettazioni dicono più dei numeri, per quanto drammatici. Ho scelto appositamente quei dialoghi perché il fenomeno di assuefazione e banalizzazione del malaffare lo si coglie a pieno dalla viva voce di chi lo conosce meglio e cioè corrotti e corruttori”.

L’esperimento rivela come la società intera sembra ormai del tutto incapace di cogliere a pieno il disvalore sociale ed etico di certi comportamenti. La famiglia, che dovrebbe essere il primo luogo di trasmissione di certi valori, esce a pezzi. Nei dialoghi riportati, c’è il padre che insegna al figlio i fondamentali della corruzione. Il figlio che spiega al padre come riciclare denaro, la madre che consola il figlio perché non riesce a essere corrotto quanto il padre. Le istituzioni e la politica escono a pezzi. Ci sono politici che sono messi a libro paga dagli imprenditori e quelli li maltrattano come fossero l’ultimo dei dipendenti: “Alza il culo e vieni subito qua”, dice la segretaria al politico per farlo arrivare a una cena con l’imprenditore di riferimento. E quello lo fa. Oppure il concorso pubblico in cui due professori parlano tra loro a proposito di un candidato al concorso da professore: “Hai visto quanto è bravo quel ragazzo?”, dice il primo. “Ah sì sì ma tranquillo, lo abbiamo fregato”. “Bisogna raccontare queste cose ai ragazzi perché devono reagire, non si devono piegare pensando che tutto è normale, assuefatto. Dobbiamo instillargli rabbia nei confronti di questo fenomeno”.

Pubblicato in Giornale di Trastevere