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REALE ACCADEMIA DI SPAGNA : ultima mostra di artisti e ricercatori residenti

 

Riceviamo e pubblichiamo

Associazione Trastevere Rione XIII          www.associazionetrastevere.it

 

 

ACCADEMIA DI SPAGNA

Piazza San Pietro in Montorio 3 – Roma /  Trastevere  ( Gianicolo )

 

La Real Academia de España en Roma per la 143ª volta nella sua storia, apre le porte al pubblico per la mostra finale dei suoi artisti e ricercatori residenti.

Un luogo per la sperimentazione, la riflessione e la pluralità che vuole coinvolgervi nei processi creativi di questo anno 2015-2016.

L’Academia de España, un luogo di incontro dove siete tutti i benvenuti!

 

 

Giovedì 23 giugno  Ore 19.00

 

 

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CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE : manifestazione estiva

Riceviamo e pubblichiamo il programma della II°  Edizione  La Casa ( S ) Piazza

Associzione  Trastevere Rione XIII              www.associazionetrastevere.it

 

Casa Internazionale delle Donne

Via della Lungara 19 – Roma Trastevere

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Visualizzazione di

 

 

 

 

Il 15 giugno  la Casa Internazionale delle Donne di Roma inaugura la  II° Edizione della manifestazione estiva LA CASA(S)PIAZZA.

Quest’anno saliranno sul palco donne e uomini che parleranno di libri scritti o da conoscere, racconteranno le loro esperienze di scrittura o di recitazione. Non mancherà la parte musicale dai cori polifonici alla rassegna jazz di musiciste di fama nazionale e internazionale.
Il 15 giugno apriamo con Rosadilicata di Chiara Casarico uno spettacolo di recitazione e musica dedicato alla grande cantante siciliana Rosa Balistreri. 

 

 

 

 

 

 

Mercoledì 15 giugno 21:00 

 

ROSADILICATA

 

La storia Rosa Balistreri una donna che si riscatta dalla sua condizione di povertà estrema, violenza e analfabetismo attraverso la sua passione: il canto!di e con Chiara Casarico.                                           

 

 

 

16 e 25 giugno 21:00

 

TRATTE in SALVO

Rassegna Teatrale

 

Due serate dedicate al tema della tratta. 

16 giugno Ritmi scanditi dall'O-Daiko, il grande tamburo che interpreta emozioni e battito del cuore.

25 giugno Odissea reinventata da chi vive l'attesa e la esorcizza.

Organizza: Differenza Donna

 

 

 

 

 

Venerdì 17 giugno 20:45 

 

Isabella, Orlando e gli incanti di Melissa

 

Il viaggio al mondo della Luna il filo conduttore di questa performance itinerante nella quale il pubblico è chiamato a lasciarsi coinvolgere in un percorso sensoriale.
Organizza: Il teatro della memoria e Vita di Donna

 

 

 

Lunedì 27 giugno 21:00

 

A tu per tu con

Valeria Luiselli

 

Una conversazione con Elena Stancanelli e Giordano Meacci che ruoterà attorno alla biografia e metodologia creativa della scrittrice  considerata uno dei nomi di punta della letteratura mondiale.
Organizza Doppio Ristretto  

 

 

 

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Giovedì 30 giugno 21:00

 

DONNE PERSE(PHONE)

 

Un dramma sulla violenza alle donne che si ricollega al mito classico: Demetra e sua figlia Persefone. Ispirato dalle cronache dei nostri giorni, alle storie di ragazze e donne uccise o abusate.

 

Serate Musicali

 

21, 23, 28 giugno 21:00 

 

Piano Pianissimo

Forte Fortissimo

 

Tre serate di musica, durante le quali si alterneranno più cori polifonico, gospel e Coro Taschler Light. XXI Stagione di concerti
Organizza: L’Associazione Culturale Marco Taschler. Ingresso libero  programma delle serate   

 

 

 

 

 

Mercoledì 29 giugno 21:00 

 

Parlez-moi d'amour

 

 

Si può parlare d'amore con una canzone? L'amore nelle parole e nella musica, spettacolo con Anastasia Astolfi, attrice e

Roberta Bartoletti, organetto. 

 

Seminari

 

15 giugno 19:30 

 

RILETTURE

Sputiamo su Hegel

 

Una rilettura dei testi che sono stati importani per il femminismo italiano, questo secondo appuntamento vede una rilettura del libro di Carla Lonzi, guidata da Maria Luisa Boccia e Gaia Leiss.
Organizza: Virginia Woolf, GruppoB

 

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Lunedì 20 e 27 giugno 09:00-12:00 

 

SCREENING CERVICOCARCINOMA

 

Come ogni lunedì pap test della ASL Roma 1 alla Casa delle donne Via della Lungara 19 dalle 9 alle 12 senza appuntamento.

Se hai fra i 25 e i 64 anni e sono tre anni che non fai il pap test  non perdere quest'occasione.

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Come ogni lunedì pap test della ASL Roma 1 alla Casa delle donne Via della Lungara 19 dalle 9 alle 12 senza appuntamento.

 

Se hai fra i 25 e i 64 anni e sono tre anni che non fai il pap test  non perdere quest'occasione.

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Italia, un paese in cui nessuno vuole nascere e nessuno vuole vivere

 

Società

di Manuela Campitelli | 10 giugno 2016 su il Foglio Quotidiano

 

Italia, un paese in cui nessuno vuole nascere e nessuno vuole vivere

 

Siamo un paese di morti. Non in senso figurato, ma proprio reale. Ce lo dice l’Istat con una fotografia che consegna alle cronache un dato inequivocabile: l’Italia è quel paese dove i decessi superano le nascite, con un trend inarrestabile da 2008.

Nel corso del 2015 sono state registrate 485.780 nascite e 647.571 decessi . Questo vuol dire che il saldo naturale, cioè la differenza tra nati e morti, è negativo di 161.791 unità. Un divario così ampio non si registrava dal biennio 1917-18, ma allora era in corso la prima guerra mondiale.

Al contrario, invece, aumentano il numero di bambini con cittadinanza italiana nati all’estero (più di 20mila nel 2014 e circa 25mila nel 2015), che va di pari passo con l’aumento dell’immigrazione italiana (circa 147mila persone hanno lasciato il nostro Paese nel 2015, di cui oltre 100mila di cittadinanza italiana) e con il rallentamento dell’immigrazione dall’estero.

Questi dati disegnano l’immagine di un paese in cui nessuno vorrebbe stare e nessuno vorrebbe nascere. In primo luogo, ci dicono che l’Italia ha un divario tra natalità e mortalità equiparabile alla prima guerra mondiale; in secondo luogo, che se in Italia non si fanno figli, al contrario gli italiani li fanno, ma all’estero. Infine, che a breve rimpiangeremo di essere stati il paese dei migranti e resteremo al massimo il paese del passaggio dei migranti.

Le ragioni di questo scenario sono sotto gli occhi di tutti, ma il disastro ancora no. Il disastro si percepirà nel tempo, quando ci abitueremo a non avere gli asili perché tanto i bambini saranno pochi e quindi varrà ancora meno la pena investire; quando non avremo più un consultorio aperto, perché la salute riproduttiva della donna sarà una branca di serie b; quando non avremo più giovani e per quei pochi che resteranno, l’Erasmussarà un biglietto di sola andata (e come biasimarli?).

L’Italia non è pronta per le mamme lavoratrici, ma neanche per i figli di queste mamme, per i nonni che sopperiscono stanchi al welfare mancante, per i docenti demotivati dentro una “buona scuola” che di buono ha solo il nome.

Anche i sindaci che tra 15 giorni verranno eletti non potranno non tenere conto di questa sconfitta demografica, ma anche sociale ed economica. Non potranno non tenere conto che nelle città che andranno a governare i bambini non nascono e i giovani non ci sono e, se ci sono, possono morire a 16 anni di overdosenei sotterranei di un ospedale pubblico abbandonato.

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NOI DONNE : alcuni articoli del giornale settimanale e mensile

Riceviamo e pubblichiamo 
Associazione Trastevere Rione XIII

 

 

Logo Noidonne

 

Preoccupazione per i Centri Anti-violenza della capitale. La risposta di Zingaretti

Alcuni centri per il supporto alle vittime di violenza maschile a rischio chiusura come denunciato dalla Cooperativa Be Free. Dalla Regione un segnale di apertura per scongiurare l'interruzione dei servizi.

inserito da Silvia Vaccaro

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Pochi giorni fa, a poche ore dal terribile femminicidio di Sara Di Pietrantonio, strangolata e poi bruciata dall'ex fidanzato Vincenzo Paduano, la Cooperativa sociale Be Free, che da anni fornisce supporto e risposte concrete alle donne vittime di violenza e a quelle vittime di tratta, aveva denunciato la possibile chiusura del Centro anti-violenza Donatella Colasanti
 

Nella nota diffusa dalla cooperativa si legge: "Il Comune di Roma vuole chiudere lo storico centro antiviolenza “Donatella Colasanti e Rosaria Lopez” attivo dal 1997 nel sostegno alle donne vittime di maltrattamenti che vogliono uscire da una situazione di violenza. Dal 1997 il Centro Antiviolenza ha aiutato e seguito quasi 10000 (per l’esattezza 8958 alla data di oggi) donne, provenienti da tutti i municipi di Roma, oltre che da altre città e regioni di Italia. Sulla base delle informazioni ricevute, abbiamo appreso che l’edificio intero non è di competenza comunale (come appariva certo e documentato, anche da determine comunali che risalgono al 1996) ma che in realtà la proprietà di esso è della Regione Lazio, il cui Ufficio Patrimonio sta reclamando la riscossione di imponenti cifre per l’occupazione, facendo riferimento a circa 20 anni di usufrutto dei locali. Il Comune, da parte sua, non sembra avere la possibilità di saldare un debito così importante, e l’unica soluzione che si sta profilando è di chiudere il servizio. Pertanto, se non verrà risolto tale contenzioso tra Comune e Regione, il 30 luglio 2016, data di scadenza del bando di affidamento del Centro antiviolenza, questo importante spazio verrà chiuso."

La nota continua con l'annuncio di altre chiusure. "Questo dato desolante è stato confermato il 31 maggio 2016, quando siamo state nuovamente convocate insieme a enti gestori di altri centri antiviolenza di proprietà comunale (SOSDonna H24, Casa Internazionale dei Diritti Umani delle Donne e Casa di Semiautonomia Giardino dei Ciliegi) per apprendere che anche per i servizi in questione si profila una chiusura. Il motivo, in questo caso, è l’impossibilità di emanare i bandi per il rinnovo dell’affidamento o le eventuali proroghe (sono tutti prossimi alla scadenza del contratto) a motivo della recente Normativa sugli appalti pubblici (ex decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50), di cui non sono ancora note le linee attuative."

 

Una speranza è arrivata dalla Regione Lazio. In una nota di risposta alla petizione lanciata su Change da Be Free, che ha raggiunto in pochi giorni quasi ottomila firme, il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti fa sapere che "La Regione Lazio non ha mai richiesto la riconsegna dei locali che ospitano il centro antiviolenza ‘Donatella Colasanti e Rosaria Lopez'. Di fronte alla comunicazione del Comune di Roma della cessazione del servizio a partire dal prossimo mese di luglio, ci dichiariamo disponibili fin da subito, come Amministrazione regionale, all’apertura di un tavolo con tutti i soggetti interessati per scongiurare l’interruzione del servizio che dal 1997 sostiene in tanti modi le donne vittime di maltrattamenti.

Staremo a vedere se il futuro sindaco o la futura sindaca della Capitale prenderanno posizione intervenendo affinchè l'amministrazione comunale possa avere il tempo di emanare nuovi bandi senza che però il servizio venga interrotto. Il tempo di fatto è pochissimo se si pensa che a fine luglio scadono i contratti.



 

 

ROMA/ STUPRI DI GUERRA E VIOLENZA DI GENERE

Venerdì 17 giugno per giornata internazionale contro violenza sessuale nei conflitti armati in Senato presentazione del libro a cura S. La Rocca


Roma, venerdì 17 giugno 2016, ore 9.30
Senato della Repubblica Sala dell'Istituto di Santa Maria in Aquiro
P.za Capranica 72 Roma
 

In occasione delle celebrazioni del 19 giugno, giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sessuale nei conflitti armati nonché anniversario dell'adozione della Risoluzione 1820 (2008) del Consiglio di Sicurezza Onu, discutiamo di "Crimini contro l'umanità e crimini di guerra"
nel corso del dibattito verrà presentato il libro 
"Stupri di guerra e violenze di genere"
(a cura di Simona La Rocca)


Introduce
Sen. Giuseppina Maturani
Vice Presidente Gruppo PD, componente della Commissione Sanità 

Saluti
Sen. Silvana Amati
Sen. Cecilia Guerra

partecipa
Simona La Rocca

Interventi
Fabrizio Battistelli, Presidente Archivio Disarmo
Flavia Lattanzi, Professore di diritto internazionale della Luiss, già giudice del Tribunale Penale Internazionale per la ex Jugoslavia e del Tribunale Penale Internazionale per il Rwanda 

Luciana Romoli, Staffetta partigiana
Vittoria Tola, Responsabile nazionale dell’Unione Donne in Italia
Chiara Valentini, Giornalista e saggista

Modera
Isabella Peretti, Responsabile della collana "Sessismo e razzismo"

in collegamento skype
Patrizia Cecconi, Presidente Associazione "Oltre il Mare"
Paolina Massidda, Avvocata, responsabile dell'Office of Public Counsel for Victims della Corte Penale internazionale

Proiezione di una clip del film ‘La Linea sottile’
di Nina Mimica e Paola Sangiovanni


Info e accrediti entro 15 giugno a
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L'accesso alla Sala è consentito fino al raggiungimento della capienza massima

Obbligo di giacca e cravatta per gli uomini

 

 

 

 

 

DonnaeSalute (Campobasso) / “Salute e Medicina di Genere. Integrazione tra buone pratiche”

IRIS Campobasso, nel'ambito di DonnaeSalute, ha organizzato il convegno “Salute e Medicina di Genere. Integrazione tra buone pratiche” (11 aprile 2016, Sala Crucitti, Fondazione di Ricerca e Cura 'Giovanni Paolo II')

inserito da Tiziana Bartolini

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IRIS Campobasso, nel'ambito di DonnaeSalute, ha organizzato il convegno “Salute e Medicina di Genere. Integrazione tra buone pratiche” (11 aprile 2016, Sala Crucitti, Fondazione di Ricerca e Cura 'Giovanni Paolo II')


Un mattinata densa di informazioni e di scambi quella organizzata dallaonlus Iris Campobasso nell’ambito del progetto DonnaeSalute con il convegno dal titolo “Salute e Medicina di Genere. Integrazione tra buone pratiche” che si è tenuto presso la Fondazione di ricerca e Cura ‘Giovanni Paolo II’ dell’Università Cattolica di Campobasso (11 aprile 2016). 
“È importante che le donne prendano in mano la propria salute e che aumentino la loro consapevolezza - ha sottolineato la dr.ssa Giuseppina Sallustio, direttore del Dipartimento Immagini e Servizi del Giovanni Paolo II, valorizzando - l’efficacia dell’approccio multidisciplinare e del lavoro di squadra”. Elemento, quello della multidisciplinarità dell’iter terapeutico, su cui ha insistito anche il dr Francesco Deodato, responsabile dell’Unità Operativa Semplice di Radioterapia per fasci esterni della Fondazione stessa. 
Utili gli interventi che si sono soffermati anche sui problemi cardiovascolari, prima causa di morte per le donne. A tal proposito Piero Modugno in qualità di responsabile dell’Unità operativa Semplice di Chirurgia vascolare ha insistito sulla necessità della prevenzione primaria nelle donne dai 65 anni in su. La differenza tra uomini e donne nell’approccio e nella relazione con le patologie è stata trattata dalla psicologa Giovanna Mantegna,  psicologa che ha affrontato anche il tema dell'umanizzazione delle cure. “Sono tanti aspetti che prendono in carico i bisogni della donna, si tratta di un’esperienza consolidata perché dal 2008 ha avuto il riconoscimento con tre Bollini Rosa. Grazie ai contributi economici di Iris Onlus possiamo realizzare percorsi assistenziali preferenziali quali, ad esempio, la Ludoteca, che è uno spazio allestito per accogliere i bambini in ospedale, un luogo lontano dal reparto e dove le mamme incontrano i figli. Penso poi al sostegno all’immagine femminile, che realizziamo mettendo a disposizione delle donne che lo desiderano delle parrucche. È molto bello vedere come maneggiano la parrucca, come le provano. È un momento di scambio intimo che si sviluppa insieme alle volontarie e al sostegno psicologico. Poniamo anche una particolare cura nell’arredamento e degli spazi dell’ospedale, cambiando l’immagine grigia e angusta dei corridoi con un ambiente colorato, questo aspetto contribuisce ad accogliere in modo diverso le persone. Di più. Riteniamo la psiconcologia una parte integrante delle cure oncologiche, che hanno molte ripercussioni per la persona malata. Il supporto psicologico è fondamentale sia per la persona malata sia per la famiglia e oggi non dovrebbe mancare l’attenzione per questo aspetto. Va detto che sono maggiormente le donne a chiedere l’aiuto psicologico, è un bisogno che arriva forte subito dopo le cure mediche attive, dopo la chirurgia e la radioterapia. Ecco, una volta superata quella fase, la donna affronta un momento cruciale, difficilissimo. La donna che ha subito un grande trauma, non ha gli strumenti adatti ad accompagnare e superarlo. In quel momento arriva la richiesta di aiuto psicoterapeutico. E a Campobasso noi siamo pronti ad accoglierle”.
Giuditta Lembo, consigliera di Parità Molise e vicepresidente Iris Onlus, è intervenuta sul tema della Medicina di genere in relazione al lavoro. “Tutelare la salute dei lavoratori e delle lavoratrici negli ambienti di lavoro significa avere attenzione che l’ambiente sia idoneo, avere attenzione per i casi di mobbing, e le ripercussioni dei casi di stress da lavoro correlato oppure alle patologie determinate da manca di strutture, arredi o illuminazione adeguate. Recentemente abbiamo distribuito ai dipendenti della regione Molise un questionario per rilevare la percezione della salute ed è emerso, accanto a carenze dei luoghi rispetto all’illuminazione o all’organizzazione degli spazi, anche una scarsa informazione. Un’iniziativa come quella organizzata con DonnaeSalute a Campobasso (11 aprile 2016) va nella direzione di sensibilizzare i lavoratori e le lavoratrici sui loro diritti e aumentare la loro consapevolezza. L’opuscolo realizzato con Iris è ispirato allo stesso obiettivo. Sulle donne vorrei sottolineare che la loro salute va tutelata in modo particolare perché si ha una ripercussione nella salute dell’intera famiglia: dove la donna è serena, tutta la famiglia vive meglio”.
A sottolineare l’importanza della Medicina di Genere in quanto sguardo da cui non si può più prescindere è stato il presidente di Iris Campobasso,Domenico Mantegna, (videoninterevista) in conclusione dei lavori, cogliendo l’occasione per annunciare l’istituzione di una borsa di studio su tesi dedicate, appunto, alla Medicina di Genere. “La mission della onlus IRIS di Campobasso, che svolgiamo presso la Fondazione di Ricerca e Cura ‘Giovanni Paolo II’ dell’Università Cattolica, è organizzare varie attività per la prevenzione e ricerca nel campo della ginecologia oncologica. Poniamo massima attenzione alla Medicina di Genere, che riteniamo una necessità ormai ineluttabile in considerazione delle differenze tra il corpo delle donne e degli uomini che la ricerca ha evidenziato; speriamo che tale prospettiva possa essere inserita anche nell’ambito dei corsi di Scienze infermieristiche”.

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GUIDA AI DIRITTI delle persone con malattia oncologica
Una guida pratica contenente le informazioni basilari che le persone colpite da una patologia oncologica devono conoscere per muoversi consapevolmente nel campo dell’assistenza, dei diritti nel lavoro, nel sistema previdenziale. Il libretto, realizzato da IRIS Campobasso e distribuito gratuitamente, parte dalla Carta Europea dei Diritti del Malato Oncologico (2014, European Cancer Concord - organizzazione che riunisce esperti in ricerca, innovazione e advocacy - e Coalizione europea dei malati di cancro) che il presidente Domenico Mantegna illustra nei punti essenziali: piena attuazione della Direttiva sull’Assistenza Sanitaria Transfrontaliera, accesso alle cure oncologiche, accesso alle terapie innovative e salvavita, coinvolgimento delle associazioni nazionali ai tavoli di concertazione per l’effettiva applicazione della Carta Europea dei Diritti del Malato Oncologico. L’altro obiettivo dell’opuscolo è superare la frammentazione degli sguardi e degli interventi con cui le persone colpite dalla patologia oncologica sono trattate. L’attenzione si concentra sull’organo malato e poi, via via, sull’assistenza o sulle cure, afferma la vicepresidente Giuditta Lembo, dimenticando l’interezza della persona, la sua piena consapevolezza e i diritti negati anche per la mancanza di un’organizzazione che ruoti intorno ai bisogni della persona malata. Questo libretto, in modo schematico e chiaro, intende fornire alle persone interessate una ‘cassetta degli attrezzi’ con cui affrontare temi concretissimi, quali (facendo alcuni esempi): l’esenzione dai ticket, le pensioni di inabilità, l’indennità di accompagnamento, l’assegno di invalidità, il collocamento obbligatorio, le mansioni lavorative, diritto al telelavoro, permessi e congedi, agevolazioni fiscali, spese mediche. Un’iniziativa quanto mai opportuna, dunque, maturata grazie all’esperienza di chi ha compiuto, con spirito di solidarietà e attenzione umana, un cammino accanto alle persone colpite da patologie oncologiche.

IRIS – PCR - OG - Onlus, sede territoriale Campobasso (insieme per Realizzare Iniziative di Solidarietà nella Prevenzione Cura e Ricerca in Oncologia Ginecologica) è attiva dal 2006 presso la Fondazione di ricerca e Cura ‘Giovanni Paolo II’ dell’Università Cattolica, nel reparto di Ginecologia Oncologica e nel Centro di Senologia affianca le donne e le loro famiglie nella gestione dei bisogni emotivi e sociali legati alla patologia e organizza servizi con psicologi (sostegno alla donna e ai familiari durante le varie fasi della malattia e delle cure), assistenti sociali (attività di accoglienza e segretariato sociale alle pazienti e ai familiari), volontari (affiancamento per esigenze pratiche e di socializzazione). Tra i suoi principali obiettivi, oltre all’assistenza delle pazienti oncologiche: la cultura della prevenzione, l’utilizzo di nuove acquisizioni scientifiche in campo chirurgico e terapeutico, campagne di informazione e sensibilizzazione in oncologia, diffusione della medicina di genere, organizzazione di convegni, corsi e seminari, confronti tra comunità scientifica e istituzioni. (www.iriscampobasso.it / tel 0874-312443 / 0874-312236 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.). IRIS Campobasso è parte dell’associazione IRIS onlus nazionale, nata nel settembre 2002 con i professori Salvatore Mancuso e Giovanni Scambia del Policlinico Universitario ‘A. Gemelli’ di Roma dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, i quali hanno constatato che quando un tumore colpisce una donna è come se colpisse tutto il nucleo familiare. 
I servizi ai pazienti organizzati a Campobasso:
- LUDOTECA. Luogo in cui è favorito incontro madre-figlio durante la degenza
- IRISinforma. Sportello per accoglienza e orientamento in ospedale e sul territorio fornendo informazioni di carattere previdenziale e assistenziale
- BIBLIOTECA di REPARTO. Fornisce libri alle degenti e ai familiari
- UMANIZZAZIONE degli SPAZI. Attenzione agli arredi e ai colori nei luoghi di attesa e nei reparti
- SERVIZIO PARRUCCHE. Attenzione alle esigenze della donna nella perdita dei capelli dovuta alle cure chemioterapiche
- CONCERTI musicali (e altre manifestazioni artistiche, come ad es mostre di pittura) rivolte ai malati e ai loro familiari, organizzati in collaborazione con il Conservatorio statale ‘L. Perosi’ di Campobasso

 

 

 

 

FotoLeggendo, se la fotografia scende in strada

Dal 10 giugno e per un mese a Roma al via FotoLeggendo. Per la nuova edizione, il festival internazionale cambia. Con mostre open air e street art.

inserito da Marta Facchini

FotoLeggendo arriva alla dodicesima edizione e si rinnova. O meglio, si contamina. Perché sono proprio le contaminazioni, gli sguardi trasversali, a legare insieme tutte le proposte del festival. Che quest’anno non mette in campo solo la fotografia ma anche street art, collages e glitch art. Fuori dai canoni tradizionali, si esce dalle sale per conquistare spazi nuovi. Che sono luoghi esterni: muri, piazze e strade. Un rinnovamento voluto – spiega Emilio D’Itri, direttore artistico – per superare i clichés che definiscono l’arte aprendola così a un pubblico vasto ma consapevole delle unioni tra diverse forme espressive. 

La mancata definizione di confini è anche un’assenza di temi. Più di trenta i lavori fotografici esposti. David Alan Harvey, pietra miliare della fotografia, in mostra a Officine Fotografiche con «Tell it like it is», storia di una black family americana degli anni Sessanta. Insieme a Ina Schoenenburg, con «Exchanging Glances», Gaia Squarci, con «Broken Screen», e Francesca Belgiojoso con «(20)». Nel cortile di OF, in esposizione George Shiras, il padre della fotografia naturalistica. 

Gli spazi del Loft accolgono «Odyssey», l’installazione multimediale dell’artista giapponese residente in Francia Miki Nitadori, sulla storia e le contaminazioni culturali dei migranti giapponesi. Presso il Rashomon il lavoro «La notte immensa», di Alisa Resnik, e Francesco Carpani con«MAA», lavoro sul tempo e la morte a Varanasi. Mobile photography, invece, in via degli Argonauti con #1415 Iran ed Everyday_Italy.


Il festival inaugura con una tre giorni (10, 11, 12 giugno) di presentazioni e letture portfolio. Ed eventi speciali come Temps Zero, concerto di improvvisazione su immagini, lo Slideluck, l’evento itinerante che unisce arte e cibo, Ammappaitalia, iniziativa di mappatura dell’Italia, e Foto da Rubare, blitz artistici che regalano l’arte alla strada. 

Gli spazi e i locali coinvolti saranno la storica sede di Officine Fotografiche in via Libetta, il Circolo degli Illuminati, Loft, Rashomon Club. A questi si aggiunge l’Istituto di istruzione Superiore Statale Cine tv Roberto Rossellini e l’Università degli studi Roma Tre. Dal 13 giugno al 2 luglio il festival si espande al resto della città: la stazione ferroviaria di Roma Porta San Paolo, il Polo Museale ATAC e una rete di gallerie che comprende Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata, Interzone Galleria, 001, WSP Photography, Microprisma, Associazione culturale Officinenove.

 

 

 

 

Una nuova visione del mondo

Le donne diventano la chiave con cui operare un vero e proprio cambiamento di coscienza. È l’obiettivo della prima edizione del simposio internazionale “Women gathering for change”

 

Zenab Ataalla

Alla luce dei grandi cambiamenti che stanno attraversando il mondo, non ci si può dimenticare della presenza delle donne. Il loro potenziale non può e non deve essere negato, ma deve essere esaltato. Ed è partendo da questa premessa che a marzo si è tenuta la conferenza “Women gathering for change” presso la biblioteca di Alessandria d’Egitto, organizzata dal Centro per la Democrazia e la Pace sociale e dalla Fondazione Umana
Alla presenza di donne provenienti da ogni parte del mondo, dai diversi contesti lavorativi e sociali, nei due giorni di dibattito si sono alternati interventi focalizzati sul tema dell’istruzione, dell’economia, della salute e della partecipazione politica. 
Partendo da un’idea di fondo che prevede lo scardinamento di ogni tipo di restrizione mentale imposta alle donne in molte parti del mondo, le relatrici che si sono alternate sul palco hanno parlato delle loro esperienze personali in un’ottica femminile del fare gruppo e del condividere idee e modelli che coinvolgono ogni aspetto della vita per un mondo più giusto e salutare. Tutte sono state unite nel sostenere che nulla è impossibile perché l’unica chiave per cambiare le cose non è arrendersi agli ostacoli, ma provare a cambiare le cose. E farlo insieme è sicuramente meglio. 

L’istruzione. Si è esaminato il ruolo giocato dall’educazione, e non solo dell’educazione rivolta all’apprendimento in generale, ma anche di quella rivolta più specificatamente al genere. 
“Non trattare l’educazione di genere vuol dire prescrivere quello che le donne in realtà sono e rappresentano per le società nelle quali vivono - ha sostenuto Lovisa Fhager Havdelin, direttrice dell’organizzazione svedeseTeskedsorden che lavora con i giovani per la tolleranza ed il rispetto -. “Immaginate quanto più felici saremmo se non avessimo il peso delle aspettative di genere imposte dall’esterno".
Si tratta di rimarcare quanto già stabilito dalle Nazioni Unite che hanno inserito l’inclusione scolastica delle bambine tra gli obiettivi principali da raggiungere nei prossimi anni. 
Tuttavia non si tratta solo di questo. “C’è anche bisogno di dare alle donne la possibilità di accedere con uguali diritti degli uomini all’assistenza sanitaria ed al lavoro. È fondamentale che le donne siano consce del loro potenziale. E questo lo si può fare con la scuola e con tutte quelle strutture ad essa connesse perché solo così facendo si è in grado di “distruggere tutte quelle impalcature sociali che le donne sono costrette a subire e a portare avanti col passare degli anni” ha spiegato Havdelin.

Il business femminile. “Essere una donna istruita vuol dire avere più possibilità di diventare una protagonista nei diversi settori. Vuol dire diventare politiche, economiste ed imprenditrici.
“Nelle imprese nelle quali è incorporato fin dall’inizio l’elemento femminile, si sviluppa un flusso di consapevolezza maggiore di tutto il processo produttivo. Dove questo avviene c’è la chiara percezione di quale sarà l’impatto del processo di produzione all’interno della comunità della quale fanno parte anche le donne” dice Julie Esterly, guida del Sufi Ruhaniat International.
Si tratta di un diverso tipo di business non solo rivolto al profitto economico, ma interessato soprattutto all’impatto sociale che un prodotto o una idea può portare nella società di riferimento. 

La salute di genere. Se tutto viene trattato in un’ottica di genere, va da sé che anche la salute ricopre un ruolo fondamentale. Secondo Paola Conti, sociologa e membro dell’Istituto europeo di medicina femminile “una crescente formazione di genere si sta inserendo nella medicina, trasformando nel profondo la ricerca medica. Si sta iniziando ad utilizzare il filtro del genere e non è una cosa da poco. La medicina di genere deve essere integrata con la medicina tradizionale. Soltanto così facendo avremo dei netti passi in avanti”. La medicina di genere può aiutare lo studio di come le malattie differiscono tra gli uomini e le donne in termini non solo di cura e trattamento terapeutico, ma anche di prevenzione, prognosi e aspetti psicologici. 

La partecipazione politica. “Le donne devono essere presenti nel processo decisionale perché sono portatrici di nuove idee e di nuovi saperi - ha spiegato la sociologa Maryam Yaseen - attraverso i quali è possibile innescare quei meccanismi che di fatto costruiscono delle vere e proprie economie sostenibili a beneficio delle società e dell'umanità nel suo insieme”. Importante sottolineatura, visto che ancora oggi nel mondo le donne sono sottorappresentate nell’arena politica.

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REALE ACCADEMIA DI SPAGNA : 9 /10 GIUGNO RASSEGNA E EVENTO

 

 

Riceviamo e pubblichiamo
Associazione Trastevere Rione Trastevere

 

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MEMORIE ESTERNE

MEMORIAS EXTERNAS

Found footage nella viedoarte e nel cinema sperimentale spagnolo.
Metraje encontrado en el videoarte y el cine experimental español.

 

Il prossimo giovedì 9 giugno, alle ore 20:45, presso il Cinema Trevi si terrà la rassegna Memorie esterne. Found Footage nella videoarte e nel cinema sperimentale spagnolo.
Questa rassegna, che nasce dalla collaborazione tra il Centro Sperimentale di Cinematografia e la Real Academia de España en Roma, presenta una serie di filmati realizzati negli ultimi anni da artisti e registi spagnoli che lavorano, in modi diversi, con found footage e combina pezzi provenienti dalla tradizione cinematografica sperimentale con quelli legati alla videoarte contemporanea. La rassegna propone, attraverso le opere di
 Al DíazPilar ÁlvarezJordi ColomerLos GangliosMaría CañasEli Cortiñas e Isaki Lacuesta, un percorso che va dal video domestico e la sua influenza nella costruzione della memoria personale, all’archivio come elemento fondamentale nella costruzione della memoria collettiva, per finire con filmati che riflettono sul cinema e sulla sua influenza nella definizione di immaginari individuali e sociali.

Con l'obbiettivo di approfondire l'argomento sulle pratiche audiovisive legate al found footage, venerdì10 giugno alle ore 19:00, nella Real Academia de España en Roma si svolgerà un incontro tra Al Díaz e Jordi Colomer, moderato da Alessandra Mammì, storica dell'arte e critica responsabile del programma Art Trevi.

Progetto a cura di Jaime González Cela e Manuela Pedrón Nicolau, 
con la partecipazione di Al Díaz, residenti della Real Academia de España en Roma.


El próximo jueves 9 de junio, a las 20:45, se presente en el Cinema Trevi el ciclo Memorias externas. Metraje encontrado en el videoarte y el cine experimental español. Este ciclo, que nace de la colaboración entre el Centro Experimental de Cinematografía y la Real Academia de España en Roma, propone una serie de piezas realizadas durante los últimos años por artistas y cineastas españoles que trabajan con metraje encontrado desde diferentes perspectivas y metodologías, combinando piezas provenientes de la tradición cinematográfica experimental con otras relacionadas con el videoarte contemporáneo. El ciclo propone, a través de las obras de Al DíazPilar Álvarez,Jordi ColomerLos GangliosMaría CañasEli Cortiñas e Isaki Lacuestaun recorrido desde el vídeo doméstico, en su intervención en la construcción de la memoria personal, hacia el archivo, como elemento fundamental para la memoria colectiva, para acabar tratando la imagen cinematográfica, en relación a su influencia en los imaginarios individuales y sociales.

Con el objetivo de profundizar en las prácticas audiovisuales ligadas al metraje encontrado, el viernes
10 de junio, a las 19:00, en la Real Academia de España en Roma, tendrá lugar un encuentro entreAl Díaz e Jordi Colomer, moderado por Alessandra Mammì, historiadora y crítica de arte responsable del programa Art Trevi.

Proyecto comisariado por Jaime González Cela y Manuela Pedrón Nicolau,
con la participación de Al Díaz, residentes en la Real Academia de España en Roma.

RASSEGNA
9 giugno, 20.45 
Cinema Trevi
Vicolo del Puttarello, 25.


INCONTRO
10 giugno, 19.00
Real Academia de España en Roma
Piazza San Pietro in Montorio, 3.

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AiSLO O :invito per la presentazione al libro PUTIN VITA DI UNO ZAR

Riceviamo e pubblichiamo

Associazione Trastevere Rione XIII

 

 

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Vi aspetta alla presentazione del libro


L’ingresso è gratuito e la capienza della sala è limitata a 50 posti.


E’ necessario comunicare l’adesione all’evento via mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e attendere la conferma della partecipazione. Sarà data priorità ai soci AISL_O.

 
Per una breve video-intervista sul libro rilasciata dall’Autore cliccate sul seguente link:
http://www.raistoria.rai.it/articoli/gennaro-sangiuliano-putin-vita-di-uno-zar/32079/default.aspx
 
Nella sala dell’incontro sarà disponibile per l’acquisto un limitato numero di copie, che potranno essere autografate dall’Autore. Chi desidera prenotare una copia del libro deve indicarlo nella mail con la quale chiede di partecipare all’evento.

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NOI DONNE : ALCUNI ARTICOLI DEL GIORNALE

Riceviamo il giornale NOI DONNE e ne pubblichiamo alcuni articoli in particolare quelli riguardanti la festa della Repubblica importante anche in considerazione del voto delle donne e sulla violenza alle donne.

Associazione Trastevere Rione XIII

 

Logo Noidonne

 

La nostra nuova repubblica

Tiziana Bartolini

Votiamo, noi donne italiane, da settanta anni. La nostra prima volta è stata nel 1946. In primavera, per le elezioni amministrative, e poi in giugno per scegliere tra la Repubblica e la Monarchia e per eleggere l’Assemblea Costituente che avrebbe scritto la Costituzione. Una volta conquistato il diritto al voto è iniziata un’altra fase: portare nelle assemblee elettive una rappresentanza femminile numericamente adeguata, un obiettivo non facile da centrare perché strettamente connesso ai meccanismi elettorali e ai contesti politici.

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I movimenti delle donne si sono variamente impegnati negli anni per affermare principi - anche recepiti con modifiche alla Costituzione - o per far accettare la doppia preferenza di genere - quando si possono scegliere i/le candidati/e - o per ottenere l’alternanza uomo/donna nelle liste bloccate. Con un salto concettuale rivoluzionario, siamo passate delle quote rosa al 50 e 50. Sul piano formale alcuni risultati si sono ottenuti e pian piano sono arrivate nomine, politicamente corrette, di giunte municipali composte per metà di donne. L’onda d’urto di tanto lavoro ha consentito a molte donne (oltre il 40 per cento) di entrare nell’attuale Parlamento e il governo Renzi è partito con una folta pattuglia di ministre. Pattuglia che si è poi assottigliata. Ma al problema (non risolto) della quantità, oggi si aggiunge quello dei contenuti e del senso che la rappresentanza femminile assume. Questione che si pone tanto per una ministra, quanto per una parlamentare oppure per una sindaca o una consigliera regionale.


L’aumento del protagonismo femminile nella politica comporta una maggiore capacità decisionale che, non avendo indicazioni chiare su obiettivi largamente condivisi, spesso entra in rotta di collisione con le aspettative di molte donne o associazioni. D’altra parte chi è chiamata a gestire deve prendere decisioni sulla base di regole rigide e difficilmente può prescindere dalle logiche delle alleanze o dalle appartenenze che, spesso, le hanno consentito di arrivare dove è. Ne deriva un logoramento della credibilità delle istituzioni e un imbarbarimento delle relazioni (anche personali).


Mentre ci si impegnava per cambiare le regole allo scopo di agevolare l’accesso delle donne nelle assemblee elettive, la politica subiva mutamenti profondi, cambiamenti genetici di meccanismi non scritti che nulla hanno a che vedere con le leggi o con i sistemi elettorali. Il gap tra la politica e i bisogni reali difficilmente si potrà colmare con nuove articolazioni normative se non ci si interroga sulle ragioni che hanno cambiato il sistema dei valori che sono alla base della nostra democrazia. Un processo degenerativo che è andato di pari passo con l’implosione dell’idea di comunità.


Se questo anniversario per noi donne è la sacrosanta rivendicazione di una conquista storica e non una retorica celebrazione, allora facciamo in modo di attingere dalla forza delle madri costituenti e dal sentimento delle migliaia di anonime militanti. Interroghiamoci sul da farsi e ritroviamo, insieme, l’entusiasmo di guardare il mondo con occhi liberi. Ci vuole coraggio, ma va fatto perché abbiamo molto da perdere. 

 

 

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I 70 anni che abbiamo attraversato

Leggi, discussioni, lotte e domande che ancora interrogano

Nadia Angelucci

Il 2 giugno 1946 i corpi delle donne irruppero sulla scena politica; invasero le strade, riempirono i seggi elettorali e impressero una marca indelebile sulla Costituzione della nascente Repubblica italiana. Quando le 21 costituenti donne entrarono nell’Assemblea si produsse una frattura così profonda con il passato da garantire l’impossibilità di tornare indietro. Tuttavia sarà ancora lotta durissima. Le 21 entrarono nella Commissione dei 75, incaricata di elaborare e proporre il progetto di Costituzione repubblicana ma, delle tre sottocommissioni in cui questa si divise, i partiti non proporranno alcuna donna nella seconda lasciandole fuori dalla discussione sull’ordinamento dello Stato. Le donne si cercarono e si allearono sui temi dell'emancipazione femminile; si dedicarono alle materie riguardanti la famiglia e il lavoro femminile trasferendo in Parlamento una divisione delle sfere di azione dei generi che ancora pesa sulla vita politica e parlamentare. L’apporto più significativo che ha prodotto per la Repubblica italiana la pattuglia delle prime 21 può essere ravvisato nella radicata consapevolezza che un avanzamento della società italiana, e la realizzazione di una democrazia compiuta, dovesse passare assolutamente attraverso un ampliamento dei diritti di cittadinanza alla popolazione femminile. Il loro lavoro fu caratterizzato da una difesa strenua del principio di parità tra i sessi e dalla tenacia perché tali principi fossero sempre garantiti e rispettati nella Carta nascente. Il loro impegno sarà fondamentale per il futuro di tutte le donne italiane.

Molto di ciò che le Costituenti avevano costruito nell’Assemblea però resterà ancora da realizzare. Se sul piano costituzionale si erano raggiunti dei risultati, mancava ancora l’adeguamento legislativo e, soprattutto, la valorizzazione e il riconoscimento completo delle forze femminili. Le realizzazioni legislative si compiranno nel decennio 1955-65 con l’apertura a tutte le carriere (usando anche ricorsi costituzionali), la parità salariale, la tutela della lavoratrice madre. Negli anni ‘70 esploderà il movimento femminista, una grande rivoluzione che impose nuovi modelli sessuali, culturali, sociali e politici vincolando tutti, uomini e donne, a ridefinire la propria identità e a proseguire le battaglie che trasformarono quei nuovi costumi in diritti per tutte e tutti: è il momento della legge sul divorzio, sulla depenalizzazione dell’aborto, sul nuovo diritto di famiglia.

 

Il trentennio che abbiamo alle spalle, pur avendo mostrato uno sviluppo rapido della posizione femminile in ambito scolastico e lavorativo, un avanzamento sul tema della violenza sessuale con la legge del 1996 e con la normativa sullostalking del 2009 (anche se la violenza sulle donne è forse in questo momento l’emergenza sociale più pressante), non ha presentato gli stessi risultati in ambito politico. La discussione, e le leggi sulle quote, non hanno risolto il problema della rappresentanza né quello della disaffezione delle donne alla partecipazione politica. La ‘questione morale’, la perdita di idealità nella lotta politica, lo scivolamento verso il personalismo esasperato hanno travolto anche le donne e quelle che si erano avvicinate al mondo della politica con entusiasmo e con la speranza di poter esprimere tutta la propria creatività, dentro questo meccanismo sono rimaste schiacciate. E adesso in molte sono deluse, oppresse tra il ‘familismo’ riemergente e le nuove forme di precarietà che le vedono tra i soggetti più deboli; amareggiate per una promessa che non si è mantenuta. Questa è la sfida che, a 70 anni dal quel primo voto, le donne italiane si ritrovano ad affrontare. Come ritrovare l’entusiasmo e la consapevolezza della necessità di impegno e di una responsabilità verso il paese, come trovare nuovi modelli e proposte convincenti?



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Dovremmo essere tutti attivisti contro la violenza sulle donne

E' la cultura sessista che nutre la violenza contro le donne e restare indifferenti o minimizzare è parte del problema.

inserito da Silvia Vaccaro

Come tutti in queste ore leggo la storia dellagiovane Sara raccontata dai giornali. Bruciata viva nell’auto data alle fiamme dal suo ex, a Roma. Si apprende dalle cronache che se qualcuno si fosse fermato su via della Magliana mentre Sara chiamava aiuto rendendosi conto di essere seguita dal suo assassino, se qualcuno avesse chiamato la polizia invece di ignorare quelle braccia alzate, forse Sara sarebbe ancora viva. 
 

Credo che dopo questa tragedia le nostre parole sgomente, la nostra pena, il nostro orrore per l’ennesima vita di donna distrutta per sempre non bastino più. Come non basta la rabbia contro l’uomo assassino, di solito un ex, di solito lasciato da poco a cui si augura la stessa fine che ha inferto o la galera a vita. Né basta invocare la repressione e/o un maggior controllo delle forse di polizia come se ogni relazione tra uomo e donna potesse essere concretamente monitorata se non da chi la vive.

 


Purtroppo la violenza discende dalle asimmetrie di potere ancora esistenti tra i sessi. Pur con le dovute differenze, ancora in ogni parte del pianeta, le donne sono, quando va bene più povere, meno occupate, meno rappresentate, quando va male morte ammazzate, o sposate da minorenni, o abusate durante le guerre o lungo il viaggio pericolosissimo che le porterà in Europa. 

Quello che forse dovrebbe cambiare è dunque la nostra percezione della violenza contro le donne. Non solo quella che sfocia negli atroci femminicidi come quello di Sara, o quello già archiviato ma freschissimo di Firenze che il Corriere della sera aveva definito nell’occhiello un “chiarimento finito male”. 

Occorrerebbe partire dal riconoscimento e dalla consapevolezza dei micro-machismi, dalle esperienze diffuse di sessismo quotidiano, da tutti i casi e gli ambiti della vita in cui una donna è attaccata in quanto donna e nella sua autodeterminazione. La violenza infatti appare come figlia non del raptus o della pazzia, ma del sessismo, complesso fenomeno ben radicato e camaleontico, capace di cambiare di colore al variare delle situazioni, mimetizzandosi. Di rendersi persino impercettibile mescolandosi all’aria che respiriamo tanto che a volte occorre avere il naso allenato per individuarlo come la vera causa di diseguaglianze e violenze. 

Però è proprio di sessismo che è fatta la cultura in cui siamo immersie in cui nuotiamo con la stessa indifferenza che hanno mostrato gli automobilisti che non si sono fermati vedendo le braccia alzate di Sara. E sebbene appaia evidente che non esistono soluzioni rapide e immediate contro la violenza sulle donne, la difficoltà di scardinare un sistema dominante non può certo ridurci all’immobilità. 

Che fare? Continuare la rivoluzione femminista, iniziata da ancora troppo poco se si considera il tempo della Storia. Pretendere dalle Istituzioni che si investano risorse nei centri anti-violenza nati dal sapere delle donne e nell’educazione sessuale e affettiva dei giovani e giovanissimi di ogni scuola del centro e della periferia. E come collettività si potrebbe provare a essere più informati e consapevoli, sforzandoci a riconoscere la violenza ben prima che si manifesti, pensandola come una variabile più che possibile all’interno di una relazione uomo-donna (ma ovviamente non solo in una relazione eterosessuale), e diventando così in ogni luogo che frequentiamo degli e delle attivisti/e. 

Condividendo saperi, fornendo letture critiche della realtà, costruendo relazioni paritarie, e, nei casi concreti, riuscendo a dare informazioni concrete, nomi di centri e di esperti/e, a chiunque si trovi ad affrontare una situazione di violenza, latente o palese. E più semplicemente, smettendo di pensare ai casi di violenza come episodi isolati e che non ci riguardano.

Sull’onda emotiva che le storie come quella di Sara suscitano in me – che come tante sarei potuta essere una vittima di femminicidio - mi tornano in mente due storie accadute altrove alcuni mesi fa. Quella di Farkhunda, lapidata e poi bruciata vicino ad una moschea a Kabul da una folla inferocita che la accusava ingiustamente di avere oltraggiato alcune copie del Corano e quella di Ozgecan Aslan che venne brutalmente assassinata in Tuchia da un autista che aveva provato a violentarla. In entrambi i casi i loro corpi nelle bare vennero trasportati a spalla da altre donne: una reazione pubblica alla ferocia, quasi a dire che il silenzio e l’indifferenza uccidono due voltee che, al contrario, è necessario farsi carico del cambiamento, raccogliendo le forze e contrastando l'assuefazione, l’esasperazione e il dolore causati dalla violenza degli uomini contro le donne.

E noi siamo pronti e pronte a metterci questa lotta sulle spalle?

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REALE ACCADEMIA DI SPAGNA : EVENTO PER IL 2 GIUGNO

 

Riceviamo e pubblichiamo questo evento per la festa della REPUBBLICA ITALIANA per i 70 anni

Associazione Trastevere Rione XIII

 

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Con grande piacere vi inviamo l’informazione delle mostre che inaugurano oggi a Roma i nostri ex borsisti.

 

Tattoo Forever: Giuseppe Vigolo al MACRO

Inaugura al MACRO - Museo d’Arte Contemporanea Roma, presso gli spazi de La Pelanda 2 e

della Factory, TATTOO Forever la più grande mostra internazionale mai realizzata sul tatuaggio,

inteso come moderna e originale espressione artistica.

Apertura al pubblico: dal 2 giugno al 24 luglio 2016

MACRO Testaccio La Pelanda 2 e Factory

Piazza Orazio Giustiniani n°4, Roma

 

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Extraordinary Visions: Begoña Zubero al MAXXI

In occasione del 70° anniversario della nascita della Repubblica Italiana, il MAXXI presenta una collettiva con scatti di grandi fotografi italiani e internazionali che hanno posato il proprio sguardo sull'Italia. Si esporranno opere dell'artista spagnola Begoña Zubero tratte dal suo progetto fotografico "Gente del Po".

 

2 giugno - 23 ottobre
MAXXI - Galleria 1
Via Guido Reni, 4
°

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Roma, ragazza semicarbonizzata. L’ex la brucia viva poi va al lavoro: “Sono un mostro. Ora in carcere ho paura”

 

 

Questo ex DEVE essere condannato all’ ergastolo , rinchiuso in una cella e buttare la chiave . Nessuna perizia psicologica può salvarlo da una pena estrema .

Il nostro giudizio deriva dall’ accaduto di questo terribile femminicidio . Proviamo sgomento solo a leggere le fasi del delitto , certamente premeditato , così come poi avvenuto, avendo portato del materiale infiammabile . Non voleva solo ucciderla  e cancellarla dal mondo  ma anche ridurre il suo corpo in cenere per cancellarla anche  dagli affetti.

Associazione Trastevere Rione XIII

 

 Roma, ragazza semicarbonizzata. L’ex la brucia viva poi va al lavoro: “Sono un mostro. Ora in carcere ho paura”

Cronaca Nera

"Faccio il vigilantes al palazzo della Regione ho fatto il turno di notte. Verso le 2 sono uscito per andare con una prostituta", aveva detto Paduano agli inquirenti. Poi ha confessato. Negli ultimi sette giorni non aveva contattato la ragazza, ma dalla fine della storia l'aveva minacciata via sms. Il capo della Mobile: "In 25 anni mai visto un delitto così atroce"

di F. Q. | 31 maggio 2016

 “E’ stato un momento. Ora ho paura”. Vincenzo Paduano, vigilantes 27enne che ha confessato di avere bruciato viva l’ex fidanzata Sara Di Pietrantonio, parla così a chi ha avuto modo di incontrarlo nel carcere romano di Regina Coeli. E’ sorvegliato a vista 24 ore su 24, rinchiuso in una cella singola, in attesa dell’interrogatorio di mercoledì 1° giugno per la convalida del fermo. La procura chiederà il giudizio immediato. Nello stesso giorno sarà comincerà l’autopsia sul corpo della studentessa presso l’istituto di medicina legale La Sapienza. Gli accertamenti sono stati affidati ad un pool costituito da un medico legale, un radiologo ed un tossicologo. Sara, 22 anni, è stata trovata morta all’alba di domenica in via della Magliana, in periferia, sfigurata dalle fiamme appiccate da Paduano, ossessionato dalla fine della loro relazione. Nei sette giorni prima dell’omicidio, il 27enne si era come eclissato, per poi ricomparire la notte dell’omicidio. Dopo la fine della storia, Sara ha continuato ad avere contatti soprattutto via smscon il suo ex. Da lui arrivavano sms di minacce ma la studentessa non aveva confidato a nessuno il tono vessatorio dei messaggi ricevuti.

Paduano, la notte di sabato, l’ha aspettata sotto casa del nuovo ragazzo, ha speronato la sua auto mentre viaggiava, l’ha cosparsa di alcol e le ha dato fuoco. Per poi tornare al lavoro, come se nulla fosse accaduto. “Allora è vero, sono proprio un mostro”, ha detto agli inquirenti dopo diverse ore di interrogatorio. “Sì, l’ho uccisa io. Un po’ di tempo fa ci eravamo lasciati, ma io non sopportavo che fosse finita. Lei stava con un altro”, ha detto agli agenti che lo hanno fermato con l’accusa di omicidio volontario premeditato aggravato dallo stalking. “In 25 anni di lavoro non avevo mai visto un delitto così atroce”, ha commentato il capo della Squadra Mobile, Luigi Silipo.

Quella di Sara, ha spiegato il sostituto procuratore, è stata una morte che si poteva evitare se solo qualche passante l’avesse aiutata. La notte di sabato sono state almeno due macchine a vederla, ma nessuna si è fermata. I conducenti, rintracciati e ascoltati, si sono giustificati dicendo che non avevano capito cosa stesse accadendo e che avevano avuto paura. Il primo, come riporta il Corriere, è un meccanico diciottenne, mentre il secondo è un ventenne della zona. “Sì, la ragazza bionda agitava le braccia, forse chiedeva aiuto – ha detto – ma poteva essere qualsiasi cosa”. L’udienza di convalida, con interrogatorio di garanzia dell’indagato, dovrebbe tenersi l’1 o il 3 giugno. In attesa dell’interrogatorio di garanzia la procura ha disposto l’autopsia di Sara, la cui madre stamane è stata a palazzo di Giustizia incontrando il pm senza accettare di incontrare i giornalisti.

L’ex nei video delle telecamere di sorveglianza -Paduano è stato incastrato dai video di due telecamere di sorveglianza situate vicino al luogo dell’omicidio, su via della Magliana, all’altezza dello svincolo per il Gra, che hanno ripreso sul posto la sua auto. Arrivati a casa dell’uomo gli inquirenti hanno visto sul veicolo i segni dello speronamento con cui l’uomo aveva costretto la giovane a fermarsi, segni che l’auto non presentava poche ore prima. Il tracciato del Gps della sua Hyundai 20 che ripercorre le stesse strade fatte da Sara e il traffico del suo telefonino che rimane vuoto dalle 2.50 alle 4.40, poi, hanno confermato i sospetti degli inquirenti. A quel punto l’uomo è stato preso e interrogato. Inizialmente ha negato tutto. “Faccio il vigilantes al palazzo della Regione – aveva detto in una prima versione, riportata dal Corriere della Sera – ho fatto il turno di notte. Verso le 2 sono uscito per andare con una prostituta”. Poi ha ammesso di averla uccisa.

 “Volevo solo spaventarla” – Secondo quanto ammesso durante l’interrogatorio, quella sera era in servizio di portierato in zona, ma ha lasciato il lavoro e ha aspettato Sara sotto casa del suo nuovo ragazzo, un ex compagno di scuola che frequentava da pochissimo. Prima che la ragazza risalisse in macchina per tornare a casa, si è allontanato precedendola nel tragitto che avrebbe fatto. Poi, quando è arrivata su via della Magliana, si è fatto superare e l’ha affiancata, stringendola a bordo strada per costringerla a fermarsi. “Abbiamo cominciato a litigare – ha detto il ragazzo – e io ho tirato fuori una bottiglietta di alcol che avevo portato. L’ho spruzzato nell’auto, anche addosso a Sara. Ma volevo solo spaventarla“. Sara, terrorizzata, è scesa dalla macchina ed è scappata chiedendo disperatamente aiuto agli automobilisti che passavano, ma nessuno si è fermato. Così il suo assassino l’ha inseguita e le ha dato fuoco. “Quando è scappata ho deciso di rincorrerla. Eravamo vicinissimi. Poi non so bene che cosa è successo. Mi sono acceso una sigaretta e lei ha preso fuoco”. Ma sarà l’autopsia a dire se l’abbia immobilizzata e strangolata o solo tenuta ferma mentre le dava fuoco. Poi è tornato al lavoro, proprio dove è stato prelevato dagli agenti della mobile che lo hanno condotto in questura.

 

Sara preoccupata dalla gelosia dell’ex – Nel suo ultimo giorno di vita, poche ore prima di morire, Sara aveva accettato di vedere il suo ex, forse proprio per un incontro chiarificatore dopo averlo definitivamente lasciato circa 20 giorni fa. Sabato sera Vincenzo è stato quasi due ore a casa sua e i due hanno avuto una discussione. Ma testimonianze raccolte dagli inquirenti raccontano che lei negli ultimi tempi era preoccupata, perché durante una recente lite Vincenzo l’avrebbe afferrata per le braccia. A quanto accertato, non era la prima volta che il 27enne la seguiva e anche durante la loro relazione si era mostrato molto geloso e possessivo. Alcuni mesi fa, hanno raccontato alcune amiche della vittima, al culmine di una lite,Paduano ebbe un atteggiamento violento con Sara, all’epoca ancora sua fidanzata: la giovane rimase molto turbata dallo scatto d’ira e dalla violenza dimostrata da Paduano, ma decise di non sporgere denuncia, anche per non creare problemi all’uomo di cui si fidava.