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Riceviamo e pubblichiamo alcuni articoli del giornale NOI DONNE premettendo il commento all'evento criminoso accaduto in Francia.  Associazione Trastevere Rione XIII

 

A proposito di Wolinsky e dei poeti uccisi a Parigi

Li hanno chiamati i “vignettisti”, i quattro intellettuali morti questa mattina sotto il fuoco di armi da guerra, nel centro di Parigi.....

inserito da Emanuela Irace

Li hanno chiamati i “vignettisti”, i quattro intellettuali morti questa mattina sotto il fuoco di armi da guerra, nel centro di Parigi. Li hanno uccisi di mercoledì, sapendo che era durante la riunione di redazione settimanale, del “Charlie Hebdo”, che ci sarebbero state anche le firme più importanti. E così è stato. Sono stati chiamati per nome e cognome dai terroristi, come in un macabro appello, e sono caduti a terra Bernard Verlhac, conosciuto come Tignous. Insieme a lui il direttore del settimanale, Charb, eppoi Cabu e Wolinsky. In totale 12 vittime, al momento. Un attacco al cuore della cultura, perché la satira è come la poesia, una condensazione estrema del pensiero. Attività disperante e per pochi. La sintesi delle sintesi, direbbe Kant, attività faticosissima, perché arriva al nocciolo delle questioni. Spoglia, sveste, toglie il superfluo per tirar fuori l’essenza, come il pezzo di marmo da cui lo scultore fa uscir fuori la forma, ossia l’anima che ha in mente. E per far questo c’è bisogno di muscoli e cuore. Bisogna conoscere gli angoli più oscuri e non aver paura della stanchezza né della confusione, bisogna essere morbidi nel disincanto. Li hanno chiamati “vignettisti”, questi artisti poeti, artigiani del pensiero, che nella loro vita sono riusciti a condensare con un tratto di penna e uno sguardo irriverente i vizi, gli abusi, le passioni e le tristezze della nostra società. La nostra decadenza sorridente. In particolare Wolinsky, autore che ho tanto amato per il cinismo intelligente e spiazzante con cui ha sempre dipinto, in immagine e pensiero, l’attività più divertente dell’umanità: il sesso.

Emanuela Irace



 

 

PRIMA PAGINA DONNE (29 dicembre 2014 - 4 gennaio 2015)

I" magnifici esempi" di personalità femminile nel saluto del Presidente Napolitano, il no alla scarcerazione della mamma di Loris, la riapparizione di Greta e Vanessa: le ragazze rapite in Siria e la loro richiesta di aiuto

inserito da Paola Ortensi


PRIMA PAGINA DONNE 1 (29 dicembre 2014 - 4 gennaio 2015)

Eccola la settimana ponte, quella che ci accompagna da un anno all’altro,  dove si coniugano e si rincorrono notizie casuali o quelle attese e di rigore come il discorso di fine d’anno del Presidente della Repubblica, che quest’anno assume davvero valore particolare. Il Presidente Napolitano infatti ha annunciateo formalmente le sue dimissioni, tanto inedite quanto scontate, di metà mandato, come inedita e senza precedenti fu la sua rielezione, per “salvarci” come Paese dall’incapacità della politica di accordarsi su di un nuovo candidato. E mentre anche io nel mio piccolo ringrazio Napolitano del suo impegno e di quanto ha fatto fino ad oggi per tutte/i noi italian*, non posso non sottolineare una particolarità gratificante del suo discorso.
Nella scelta del Presidente di citare una serie di personalità che nell 2014 hanno dato valore al paese (“magnifici esempi”) il femminile ha avuto uno spazio interessante con la citazione di Fabiola Giannotti (direttrice del CERN), Samantha Cristoforetti (astronauta attualmente nello spazio), il medico Ufficiale di Marina Serena Petricciuolo capo dell’équipe che ha seguito sulla nave Etna, il giorno di Natale, la nascita di Salvatore il bimbo della mamma nigeriana raccolta in mare insieme a tanti altri disperati. 
E nel proseguire, collegando come sempre le notizie,  permane, fra quelle più citate, la vicenda della mamma di Loris - Veronica Panarello - che rimane in carcere a conclusione del dibattimento al Tribunale del riesame di Catania, perché i giudici non hanno creduto alla sua professione di innocenza che lei urla disperatamente da dietro le sbarre e che il suo avvocato ha cercato di sostanziare senza successo. 
Ed in un carcere davvero terribile devono trovarsi Greta e Vanessa, le due cooperanti rapite in Siria a fine luglio e di cui è arrivata via Youtube la tremenda richiesta d’aiuto al Governo Italiano. Pochi secondi di parole lette, un oppressivo velo nero per entrambe che ne annulla le personalità. Si fa fatica a riconoscerle mentre “si riconosce” l’angoscia, la paura, il timore in cui appaiono immerse, nonostante, come è stato scritto e detto, l’angosciosa immagine è comunque la prova che sono vive fatto di cui, fino ad ora, non vi era alcuna certezza. Rimanendo con notazioni ad ampio raggio in medio oriente, e per precisione in EGITTO, da lì rimbalza la notizia che la bella moglie di Clooney - Amal Alamuddin - nella sua funzione di avvocata affermatissima dei diritti umani rischia l’arresto per gli stessi motivi per cui è stato arrestato il giornalista di Al Jazeera che difende: diffusione di notizie per aiutare i terroristi. Avendola ancora negli occhi nella magnifica cornice di Venezia si fa fatica a immaginarla in questo diverso ruolo ma sicuramente più interessante e decisamente apprezzabile.
Rimanendo a riflettere, si fa per dire, su quanto accade a delle donne, per quanto la notizia sia difficile da sottolineare a fronte del dramma gigante dell’incendio della Norman Atlantic, pure non si può non raccogliere l’informazione raccontata dalla soprano Dimitra Theodossiou (in viaggio verso l’Italia per un concerto poi tenuto) riguardante la ressa di uomini che picchiavano le donne per potersi salvare prima di loro.
Precisando il diritto, ovviamente, di tutti di salvarsi, ma l’immagine e il fatto della caduta oramai pezzo per pezzo di alcuni postulati come il fatto che i più deboli in particolare fisicamente come bambini anziani.. e donne di fatto si da per scontato che “godano” di una precedenza, lascia smarriti quando poi si pensa che la regola seppur non scritta sia infranta a calci e pugni. lasciando il traghetto col suo carico di dolore innanzitutto per chi non c’è più, e ringraziando chi ha salvato centinaia di vite, prima di passare alle ineludibili vicende che incrociano la politica c’è un ulteriore fatto di inaccettabile crudeltà che coinvolge una giovane donna che non possiamo cassare.
Martina, una 23enne studentessa della Bocconi, con l’aiuto del suo amante getta acido sul volto del suo ex ragazzo sfregiandolo e mettendolo a rischio anche della perdita di un occhio. E nonostante l’uomo che l’ha aiutata sia una figura tutt’altro che raccomandabile, lei che già nel passato aveva cercato di evirare lo stesso giovane ci pone terribili domande di come siano in crescita personalità femminili così devianti e divise in due. Studentessa modello e un mostro indecifrabile di cattiveria e violenza.
Venendo ora alle vicende intrecciate con la politica; più che mai in questa settimana lo scandalo dei vigili urbani di Roma, a casa come è noto per malattia, ben nella misura dell’80% e sospettati di un'azione camuffata di protesta, portano in primo piano l’azione sulla riforma della Pubblica Amministrazione della ministra Marianna Madia che, impegnata anche sul caso specifico dei vigili, dichiara: ”ci vuole un’analisi in tempi rapidissimi sulle responsabilità ma..che se non finirà con qualche sanzione vuol dire che va cambiata la legge”. L’episodio gravissimo ha di fatto riportato la Capitale in prima pagina per le difficoltà che l’attraversano e che sembrano davvero non finire mai quasi vi fosse a monte una strategia distruttiva. Governare avendo contro chi, incurante del bene collettivo, a lungo termine pensa solo ad interessi economici propri e delle proprie relazioni, ammantati di motivazioni di varia immediata utilità, è l’esperienza della coraggiosa sindaca di San lazzaro in provincia di Bologna, Isabella Conti,  che ha ricevuto e riceve pressioni di vario tipo e minacce per aver bocciato un enorme progetto edilizio nel suo comune.
Dal piccolo comune di San lazzaro, ma colpito da un tema così significativo e simbolico per il paese Italia, lo sfregio del territorio, della terra, dell’ambiente. Lasciamo la politica citando le indiscrezioni che vengono dalla Germania e che racconterebbero come anche secondo la Cancelliera Angela Merkel oltre a membri del suo governo non sarebbe impossibile, a seconda dei risultati delle elezioni in corso in Grecia, immaginare la possibilità dell’uscita dalla Grecia dall’euro senza dover immaginare ripercussioni gravi per la tenuta della moneta unica in Europa. A me in verità sembrerebbe che un tale possibile avvenimento darebbe una forza dissestante alle forze, per esempio in Italia, ma non solo, convinte assertrici dell’uscita dall’euro, mettendo in moto una spinta deleteria. Mi auguro davvero non avvenga.
Infine un saluto riconoscente a Laura Lilli, che ci ha lasciate/i. Giornalista, scrittrice, donna impegnata per le donne ma per la società tutta, già da quando scelse di essere comunista come impegno morale prima ancora che politico come diceva lei, in giovane età. Un impegno che con le sue parole scritte e pronunciate ha sempre onorato.

 


Il caso Loris e l'infazia negata

Il bambino di Santa Croce Camerina, emblema di un’infanzia negata. Rispettare il nostro 'bambino interiore'

inserito da Bruna Baldassarre

“Aveva otto anni, era un bambino meraviglioso e come tutti i bambini aveva cassetti pieni di sogni. Adesso di lui e dei suoi sogni non è rimasto più niente e per me la sola cosa giusta da fare è non dimenticarlo”.
Le parole del padre del bambino morto tragicamente ci lasciano un compito: chiederci quanti sogni ogni giorno s’infrangono per ogni bambino non ancora morto nel corpo fisico, ma già massacrato nell’anima. Nessuno sa ancora con certezza chi l’abbia brutalmente assassinato, anche se molti indizi lascierebbero pensare a uno sdoppiamento di personalità della mamma. Sono soltanto ipotesi e a noi donne non piace pensare che una donna, soprattutto una mamma, possa infliggere una tale sorte al proprio bambino. Del mistero del doppio ne è colma la letteratura di ogni disciplina, arte inclusa. Nella vita di tutti i giorni normalmente ci sperimentiamo come personalità unitarie, nel senso che si pensa, si sente e si agisce in base a una coscienza oggettiva, una sorta d’unità psichica. La continuità della consapevolezza di sé si fonda sulla memoria, sul carattere, sul temperamento, sulle abitudini e molto altro. L’unità è però incapace di evoluzione, perché come gli archetipi ci insegnano, solo se qualcosa si divide, si sdoppia l’evoluzione è possibile. Il principio primordiale del doppio nella cultura asiatica è espresso bene dallo Yin e Yang. 
Nella nostra cultura, si ha l’impressione che le tendenze alla scissione siano sempre più forti. E’ come se subentrasse una disgregazione tra sentimento, pensiero e volontà. E’ facile anche senza arrivare ad un omicidio, come ad esempio dire qualcosa senza pensarla o senza che i propri sentimenti ne siano toccati o che la volontà non arrivi fino alle azioni coerenti con ciò che si pensa o si sente. Nella politica ciò è evidente. La struttura affettiva dell’uomo di atrofizza sempre di più rispetto alla psudo intellettualizzazione della vita. Nell’ambito psicologico si parla di “frammentazione dell’Io”. Molti disturbi psichici dipendono dal divario che si crea tra la vita di sentimento e di volontà rispetto all’esagerata intellettualizzazione. Ne deriva inevitabilmente un crescente bisogno di compensazioni. Pensiamo al comportamento di alcune figure che lavoravano nei campi di concentramento, irreprensibili nel loro privato, feroci e disumani con i deportati. Eppure in ognuno di noi c’è un potenziale distruttivo che a volte esce allo scoperto senza controllo. Un esempio è riportato nel libro S. Michele di Alex Munthe quando narra le esperienze del suo amico Guy Maupassant, affetto da una forma avanzata di sifilide: “Spesso stava minuti interi davanti allo specchio sopra il camino, guardando fisso il proprio viso come se vedesse un estraneo”. In pratica, chiamò il domestico per far cacciare l’estraneo e solo dopo si accorse che l’estraneo era invece egli stesso! 
C.G.Jung approfondisce il problema con il concetto di ombra. L’altro Io, l’immagine riflessa, il nemico in noi, l’Io inferiore…
Jung afferma che l’ombra è quella parte dell’inconscio personale e la descrive come una personalità parziale, autonoma che si contrappone alla vita cosciente e strettamente unita al mondo degli istinti, quindi non riconoscibile. Nel concetto di ombra sono racchiudibili tutte le parti dell’anima non compenetrate dall’Io e quando manca l’Io è assente ogni forma di controllo e di coscienza. Jung scriveva: “…La sua anima dovrebbe essere scandagliata più a fondo perché sarà l’uomo la causa di tutto il male a venire”.
L’ombra è il nostro lato oscuro e il nostro elemento costitutivo, che è bene saper riconoscere per diventarne consapevoli, altrimenti quando gli istinti non vengono dominati possono rendersi autonomi.
E’ ciò che accade quando si uccide una persona cara e con la parte sana si nega quella omicida. Questo tipo di violenza si può agire in diversi modi senza necessariamente arrivare all’omicidio globale di una persona. Esiste anche un omicidio dell’anima e molti genitori non si accorgono di agire la loro parte peggiore tartassando i loro figli fino a minarne la fiducia di base e la loro autostima. “i cassetti pieni di sogni” di cui parla il papà di Loris sono infranti tante volte dalla famiglia e dalla società, in infiniti modi differenti. Non è facile accorgersene e restiamo così sconvolti da un brutale omicidio anche per questa scarsa consapevolezza. Tutti coloro che hanno ucciso hanno cassetti vuoti o distrutti. Sarebbe bene chiederci, per non dimenticare Loris, quel bambino così sensibile, come fare per imparare ad amare rispettando gli altri esseri umani, i loro talenti, la loro libertà e soprattutto il nostro bambino interiore.

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inserito da Paola Ortensi

Prima Pagina Donne 42 (27 ottobre - 2 novembre 2014)
L’altra settimana non ho fatto in tempo a citare la vittoria elettorale e la conferma di Dilma Rousseff in qualità di Presidente del Brasile. La vittoria al ballottaggio, negli ultimi giorni, non era data affatto per scontata, e quindi, più che mai, gli auguri alla nuova Presidenta perché possa davvero, come ha detto, ottenere nel corso del suo secondo mandato un ulteriore salto di qualità dello sviluppo per il paese. Per rimanere nelle Americhe e alla politica che riguardi le donne, salendo dal Brasile agli USA non si può non commentare anche con un sorriso un po’ ironico ”la campagna” di Obama che, alla vigilia delle elezioni di medio termine di martedì prossimo, incalzato da un forte calo del consenso, fa delle donne e del loro diritto ad avere parità di remunerazione e di parità di carriera un punto di forza della campagna elettorale, puntando, come già successo, al voto femminile per vincere. Nell’augurare alle americane che Obama “ottenga” per loro tali risultati, non sembri irriverente se tutto questo mi ricorda quando tanti anni fa (ora non va più molto di moda) si prometteva in particolare per le elezioni amministrative di asfaltare le strade rurali e gli abitanti di tali territori con sano realismo prevenivano le promesse sperando nella realizzazione dell’obiettivo desiderato. 

Attraversato l’oceano e arrivate a casa nostra, la settimana ha continuato a vedere su tutti i giornali e davvero in prima pagina la figura e le parole riportate in più interviste della segretaria della CGIL Susanna Camusso che, dopo la manifestazione romana, ha continuato ad esprimere le sue del tutto legittime critiche al Governo Renzi e in particolare all’oramai famoso Jobs Act. Forse meno condivisibile come stile l’accusa a Renzi di essere al suo posto perché “messo lì” dai poteri forti come farebbe pensare, detto dalla Camusso, Marchionne con le sue affermazioni. Quello che personalmente ritengo sia stata un'infelice e provocatoria uscita ha messo in moto uno stile d’insulti che ha generato la contro provocazione ancor più sgradevole della deputata Pina Picerno che ha accusato la Camusso di essere stata eletta con tessere false e che nella piazza San Giovanni molte delle persone erano state portate con pulman pagati ad hoc dal sindacato. Tali metodi fanno pensare che in questo paese la dialettica politica produca delle modalità di lotta talvolta davvero inaccettabili che finiscono per svilire e rendere volgare anche il resto. Una volta lo stile era importante ma ora pare che parolacce, insulti e “il chi la spara più grossa“ sia normalità. Speriamo non sia da irridere dire che queste modalità sono dannose e che ci dispiace ancora di più quando sono donne ad utilizzarle. 

Ed in termine di stile e di attaccamento alla concretezza mi ha molto colpita la lettera, pubblicata postuma, scritta alla madre dalla donna iraniana impiccata, che con una lucidità commovente ha rivendicato la sua coerenza, ha denunciato l’ingiustizia del mondo e ha chiesto alla madre di impegnarsi perché i suoi organi fossero donati, continuando così anche a farla vivere e ha confortato la madre dicendo che la sua verità l’avrebbe esposta al tribunale di Dio. La lettera di Reyhaneh, che è anche un inno alla bellezza stuprata in tutte le sue manifestazioni, sembra fare eco a quella mostra di bellezza femminile che tante giovani iraniane sembrano con studiata civetteria far emergere, con piccoli gesti come una ciocca di capelli o una frangetta fuori posto, dai loro corpi nascosti e umiliati dalle coperture imposte per legge, che sembra stia provocando, forse volutamente, grande imbarazzo nelle sedi del potere iraniano. Chissà che in un giorno, non poi così lontano, siano proprio le donne a vincere contro l’oscurantismo religioso e le posizioni estremiste ribellandosi in massa a chi ritiene di avere il potere e il dovere di reprimerle. Dalle donne tra sbagli, contraddizioni e sofferenze, continuiamo ad aspettarci un nuovo benefico per la e le diverse società. 

Ed è una speranza che non voglio perdere neanche mentre leggo l’orrore di giovani marocchine che hanno colpito a calci e pugni una loro coetanea di madre Italiana e padre marocchino perché a loro parere non si comporta da vera musulmana. Alla vigliaccheria di queste giovani si contrappone il coraggio e la determinazione dettata dall’amore di Ilaria Cucchi nel non darsi per vinta, anche a nome dei suoi genitori, accettando le scandalose conclusioni del processo che ha visto tutti assolti i potenziali autori delle violenze su suo fratello che di violenza, di ferite, di botte è morto ma di cui lo Stato, nella sua articolazione che parla di giustizia, rinuncia a trovare i colpevoli. Ragioni per cui Ilaria decide di portare in giudizio proprio il Ministero della Giustizia. Un atto dall’alto valore simbolico oltre al merito dello stesso. Rimanendo nell’ambito delle vicende famigliari a forte protagonismo femminile insieme a migliaia di altre persone mi domando cosa mai possa essere successo alla donna, se non sbaglio marocchina, che ha ferito il marito e ucciso i figli lasciando ferita gravemente una piccola di 5 anni e che si è tolta a sua volta la vita. Storie che non vorremmo mai sentire ma che invece ci invadono col loro dolore e con tutti gli interrogativi che si portano appresso. Interrogativi e ragioni e che appaiono invece chiari anzi chiarissime nelle parole di Asala, la prima scafista donna di soli 20 anni, che ha dichiarato come per seguire il fidanzato, da cui aspetta un bambino, si sia imbarcata su una delle carrette che con tanti disperati attraversano il Mediterraneo. Di fatto, secondo le testimonianze si è prestata a condurre, facendo a turno alla guida la barca di disperati per non perdere il suo ragazzo. Mentre scriviamo e la settimana si chiude si conclude anche il congrsso del Partito Radicale che ha riconfermato alla guida Rita Bernardini, da oggi al suo secondo mandato. Le facciamo tanti auguri e ..arrivederci alla prossima settimana. 

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CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE

via della Lungara 19 – Roma - Trastevere

179 donne uccise nel 2013 di cui 122 in ambito familiare 
(dal rapporto EURES 2013)

La violenza maschile è la prima causa di morte delle donne in Italia come nel resto del mondo, non ha classe né passaporto e nella maggior parte dei casi nasce tra le mura domestiche.

Le donne sono cambiate, ma il maschilismo colpisce ancora La Casa Internazionale delle Donne (in via della Lungara 19), un bene comune della città di Roma, apre il tesseramento proprio in questa giornata, e contro la violenza scrive sulla tessera 2015:

SE TI DICO NO È NO Affermazione di genere
a testimoniare la determinazione delle donne il NO è un’affermazione di volontà di costruire una società diversa.
Le associazioni della Casa, impegnate su tanti temi, dall’assistenza psicologica e legale alle donne, alle problematiche della salute, della sessualità e del lavoro, nella giornata del 25 novembre accolgono le donne interessate a conoscere la Casa, a condividerne gli spazi di convivialità, ad essere informate sulle attività che quotidianamente vi si svolgono.

Il 25 novembre a Roma sono tante le iniziative,

presentazione di libri: dalla “Storia dello stupro” di Enzo Ciconte alla Casa Internazionale delle Donne (ore 18) alle lotte delle donne latinoamericane non più “Invisibili” (Libreria Arion, quartiere Monti, ore 18); Incontri organizzati dai Centri donna, dai Municipi e dalle scuole nel territorio romano; anche l’Istituto Superiore di Sanità affronta il tema della violenza e la Polizia di Stato manifesta pubblicamente il suo impegno a comprendere il fenomeno della violenza di genere e ad aiutare le donne.

La nostra risposta alla violenza e alla paura parte oggi dai quartieri dove vengono messe in atto pratiche di solidarietà e di conoscenza reciproca, per affermare diritti e convivenza per tutte/i. 

Da Tor Pignattara (ore 18.30, davanti alla scuola Pisacane) al Pigneto si svolgerà la MANIFESTAZIONE DELLE DONNE per riprendersi le strade e la città: “Vogliamo rispondere alla violenza e alle paure riprendendoci le strade e invitando tutte a non rimanere indifferenti, a stare attente le une alle altre, a non legittimare omertà, atteggiamenti e atti sessisti, omofobi, lesbofobici, transfobici e razzisti.

Proprio a Roma nel 1976 nasceva la prima passeggiata contro la violenza, 20.000 donne invadono le strade al grido di Riprendiamoci la notte; questo bisogno ancora oggi è terribilmente attuale ed è per questo che il 25 novembre vogliamo invitarvi a riprenderci insieme le vie del Pigneto”.

La Casa internazionale delle donne aderisce alla manifestazione affinché ogni giorno ci sia lo stesso impegno contro la violenza.


....

Segnaliamo gli eventi che si svolgono nella Casa Internazionale delle Donne per questa settimana


Mercoledì 26 Novembre 2014 ore 18:00 
Presentazione libro
Una parete sottile, di Enrico Regazzoni. Neri Pozza Editore 2014
Interviene Ludovica Ripa Di Meana, legge alcuni brani Giuseppe Cederna
Organizza: Neri Pozza Editore

Giovedì 27 Novembre 2014 Ore 18:00 
Presentazione libro
Vagando di erba in erba, racconto di una vacanza in Palestina, di Patrizia Cecconi. Città del Sole Edizioni, 2014
Il volume è il fedele racconto di un viaggio, scandito giorno per giorno, affrontato con spirito leggero a dimostrazione del fatto che la Palestina è, e ha il diritto di essere, anche terra di vacanza. 
Organizza: Cultura e libertà  


Venerdì 28 Novembre 2014 Ore 10:00 - 20:00
Mostra mercato di solidarietà
IO SCELGO NOI  dal 28 al 30 novembre e 12 e 13 dicembre
Organizza: Fondazione Paola Decini
Ore 17:30 Presentazione libro Le grandi madri del Brasile di Marcella Punzo
Intervengono: Daniela Degan, Rosa Mendes e Francesca Gagliardi
Organizza: EIR

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25 novembre 2014

AISL_O in prima linea

nella lotta alla violenza sulle donne

 

Ci sono ancora posti disponibili per assistere all’evento “DONNE D’AMORE” al Teatro Ghione (Via delle Fornaci, 37 – Roma) il 25 Novembre 2014 alle ore 21,00, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. L’evento è organizzato dall’Associazione Naschira in collaborazione con l’INPS Fondo PSMSAD, l’Associazione “L’Occhio dell’Arte”, l’UMPA (Associazione per i diritti umani), AISL_O, l’AML di Amleto Di Cori e con il Patrocinio di importanti Istituzioni Nazionali.
 

E’ richiesto il pagamento di euro 10,00 all’ingresso. Parte del ricavato della serata sarà destinata a scopi solidaristici.
 

Per prenotarsi occorre inviare una e-mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., comunicando nome e cognome, che verranno riportati sulla tessera dell'Associazione  "Naschira" che dà diritto ad accedere al Teatro Ghione. 

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Oltre le pedonalizzazioni in Campidoglio si pensa al futuro di Atac tra progetti di vendita e valorizzazione dei beni Spesso abbiamo l’impressione che Ignazio Marino sogni, pur nella sua formazione scientifica che lascia poco spazio alla fantasia, una città percorsa da bionde signore ed eleganti manager in bici, un pò come avviene in molte capitali del nord europa notoriamente piatte come Amsterdam o Copenhagen dove il pedalatore non ha da affrontare irti colli quali Monte Mario o il Gianicolo. Così, pezzo per pezzo, chiude alle auto il centro storico creando tutt’attorno quella maionese impazzita che è il traffico romano, mentre prefigura aree pedonali anche nelle periferie già devastate da buche e strade dissestate. Di qui l’invito assurdo ad usare il trasporto pubblico che non solo funziona poco e male in superficie, ma va via via riducendosi più ci si avvicina al raccordo anulare, Nè le prospettive di Atac sono rosee se si guarda al piano industriale, da noi anticipato giorni fa e che presto andrà al vaglio dell’aula Giulio Cesare. PIANO DI RAZIONALIZZAZIONE - Un piano che, in sintesi, prevede una ulteriore ‘razionalizzazione’ dei percorsi, una diminuzione del numero degli autisti ed una loro maggiore produttività, l’aumento degli abbonamenti subito e quello dei biglietti nel 2016, la reinternalizzazione (era ora) della manutenzione di un parco bus per il 30% quasi sempre fermo per avarie. Nella sostanza un piano di basso profilo e di piccolo cabotaggio che nelle intenzioni degli estensori dovrebbe portare l’azienda quasi in pareggio nel 2016. Lodevole intento se si considera che Atac vanta un indebitamento di un miliardo e 600 milioni e un disavanzo nel 2013 di 165 milioni che per quest’anno dovrebbe ridursi a ‘soli’ 140 milioni. Più che un piano vero e proprio di robusta ristrutturazione appare come la parentesi più o meno rosa fra le parole ‘ti vendo’. GUIDO IMPROTA - L’assessore Guido Improta che ama spesso ironizzare, ma di trasporti e affari se ne intende, dopo aver tirato fuori in Commissione Mobilità la storia dei 620 milioni di crediti (pressoché inesigibili) vantati da Atac nei confronti della Regione, ieri faceva intendere che la ‘razionalizzazione ‘ delle linee non fa altro che porre rimedio agli errori delle passate amministrazioni che le avevano estese oltre misura. Mentre qualche bello spirito ci spiegava che la vendita degli immobili Atac avrebbe risolto tutti i problemi dimenticando di dirci che per una operazione così complessa ci vogliono anni, ben oltre il 2016. Insomma ciascuno “se la canta e se la sona” come vuole facendo finta, ma solo finta, di ignorare la proposta delle Ferrovie che nel Tpl romano già lavorano con le linee ferroviarie dell’anello. L’amministratore delegato Elia ha detto chiaramente che è già pronto ad entrare nel capitale Atac, si suppone in maggioranza. Disegno che risale al suo predecessore Moretti oggi al vertice di Finmeccanica e che mira, anche per Milano, a incamerare i miliardi pubblici che nel Tpl i contribuenti versano regolarmente. CONTROPIANO DEI SINDACATI - Che anche nell’immediato questa sia la prospettiva più logica lo dimostrano le paure dei sindacati che hanno presentato il loro “contropiano Atac” di risanamento e ristrutturazione agitandosi per l’agenzia unica del trasporto regionale piuttosto improbabile sotto il profilo pratico e istituzionale. Sebbene sempre di mano pubblica si tratti anche con le Ferrovie, la politica “de’ noantri” si agita per non perdere l’influenza e il potere che la sinistra esercita su una azienda, di oltre 11.000 dipendenti, della quale ha condiviso trasversalmente le più importanti decisioni anche con Alemanno. Non a caso l’ex capogruppo Umberto Marroni, oggi onorevole, annuncia una sua interrogazione parlamentare per vederci chiaro. E fa pure bene a preoccuparsi se appena il 21 ottobre scorso Improta affermava: «ci fa piacere la disponibilità di Trenitalia, ma è prematuro parlare di un’integrazione societaria. Siamo pronti già da domani ad aprire un tavolo per avviare partnership con l’obiettivo di migliorare l’integrazione tra i vari soggetti che erogano servizi.» Quel ‘prematuro’ che di qui a due anni non esclude la maturazione della “pera” che potrebbe cascare dall’albero magari a prezzi più convenienti. FERROVIE IN GIOCO - La partita è grossa (già ne parlano autorevoli giornali di economia) perché oltre a metro e bus riguarda le tre linee ferro Roma Giardinetti, Viterbo e Lido che sono un tassello importante di quel servizio metropolitano integrato degno di una capitale europea. Un sistema che lascerebbe la porta aperta anche al capitale francese voglioso di chiudere il project finanzino per la Lido cui la Regione guarda (per non dire già tratta) con la massima attenzione. Per parte sua Improta che sembrava aver abbandonato il progetto di prolungamento della metroB sino a Casal Monastero, fa sorprendentemente marcia indietro forse per paura delle penali milionarie del consorzio dei costruttori che aveva vinto la gara e annuncia per di più la possibilità di prolungare la costosissima C oltre piazza Venezia. Tutti business miliardari che le gracili spalle di Marino non sono in grado di sostenere, nemmeno dovesse succedere a se stesso. Tanto vale che per il momento il sindaco marziano si accontenti di inondare la città di bici a pedalata assistita mentre altri prefigurano gli affari, quelli veri.

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Auguri di BUONE FESTE a tutti. Che il nuovo anno sia sereno e stimolante!

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Riflessioni di un'italiana trasferita a Londra di Arianna Bureca Doccia calda, bollente. Sono solo io. Metto a nudo le mie verita’. Finestra dal vetro limpido, affaccia giù, sulla strada dove passano macchine su cui cadono grossi fiocchi di neve. Losing my religion suona alla radio. No, non credo io stia perdendo la mia. Tutt'altro. La sto ritrovando. La religione come me stessa. Alla fine si sa, per ritrovarsi bisogna perdersi. E Londra per me e’ stato questo: territorio di strade e vite ingarbugliate con sensi di Marcia al rovescio. Altroche’ se mi sono persa. E non solo una volta. Anche ora, ma durerà solo un attimo. Chiudo gli occhi, mi butto sotto l'acqua. Il getto della doccia e' forte e i fiocchi di neve cadono altrettanto veloci davanti ai miei occhi. Più si scalda il bagno più la finestra si appanna e posso vedere solo le ombre, quei ghiacciati contorni indefiniti che scendono giù. Da qui sotto non sembrano freddi come sono. Da qui sotto tutto sembra cosi ovattato, anche le parole che oggi sono uscite dalla mia bocca. Sorrido. Ripenso. Ero seduta davanti a lui, che mentre mi parlava esprimeva anche solo con lo sguardo tutto l’amore che aveva riposto nel suo sogno preso dal cassetto e realizzato: una casa discografica. Ero seduta davanti a lui, che con aria di superiorita’ di colui che vede un desiderio prendere vita si sentiva forte e sicuro del progetto che sosteneva. Ero seduta davanti a lui, che durante il colloquio mi trattava come se fossi una bambina stupida che ascoltava senza interrompere. Mamma mi raccontava che da bambina non ho mai avuto peli sulla lingua, riuscivo sempre a dire cio’ che pensavo in maniera diretta inventando parole. E nonostante la foto della scuola non mi assomigli piu’, sembra che I miei difetti siano ancora tutti intatti. Le curve non si possono raddrizzare. A meno che non sono dovute alle troppe torte, in quel caso ci si puo’ lavorare. Ma qui in quel momento l’unica torta di cui si parlava era quella che rischiavo di prendere in faccia in seguito alla mia risposta. Sensazioni, Istinti, Impulsi. Ci sono delle cose che sai devi fare anche se nessuno mai riuscira’ a capirne il motivo. Ci sono delle risposte che senti di dover dare anche se il momento e’ il meno indicato. Ci sono dei segnali da captare che ti fanno capire di essere al posto giusto nel momento giusto nonostante le costellazioni non siano allineate. Che poi detto tra di noi se ci fossimo affidati ai Maya questo colloquio non lo avrei neanche mai fatto. Quindi mi decido. Respiro profondo. C’e’ chi ha scheletri nell’armadio e chi, come me, nell’armadio ha sempre tenuto solo Flyer, locandine, e poster di serate. Sapevo perfettamente cio’ di cui stavo parlando e nonostante le sue Nike nuove fossero state davvero belle non avrei permesso a nessuno in quell momento di mettermi I piedi in testa. Ho preso aria e mantenuto lo sguardo e l’intonazione stabile. Probabilmente stavo sbagliando. Eppure avevo la ferma sensazione che se non gli avessi lanciato una frecciata, se avessi continuato a mettere pietre sopra a ogni parola di quella conversazione, avrei dato origine ad una catena montuosa. Inizio a vomitare una infinita’ di parole collegate da un filo invisibile che avevano come scopo ultimo quello di farlo sentire educatamente un idiota. Parole propriamente inglesi degne di un vocabolario eclettico e elevato che gentilmente erano dirette a recuperare tutti gli anni di lavoro che in due parole mi aveva smontato e frantumato. Si sa, le persone scheggiate diventano taglienti. Eppure, di tagliente c’e’ stata anche un altra cosa: il minuto di silenzio dopo il mio monologo. Credo che ci sia stata in me solo una cosa piu’ forte della paura che regnava sovrana in quel momento: la speranza. E in quel minuto ne avevo veramente tanta. E’ una peculiarita’ del mio carattere: devo sempre avere qualcusa per cui lottare, qualcosa in cui credere. Un amico un giorno mi disse che se mi fossi guardata allo specchio e mi fossi vista come mi vedeva lui, avrei capito che quel qualcosa non sarebbe stato niente altro che la persona che ero. Apro gli occhi, spengo la doccia. Mi guardo allo specchio. Forse non riusciro’ mai guardarmi come faceva il mio amico ma una cosa la so. Il riflesso che vedo e’ un ritratto di cio’ che sono. Molte persone guardandosi allo spacchio non si riconoscono. Io invece sono qui, mi vedo, sono consapevole dei miei difetti e li accetto. Come sono cosciente delle mie capacita’. Sono cosi’, sono una di quelle a cui le porte piace prenderle in faccia pur di non rischiare di rimanere davanti al citofono. Sono una di quelle che tifa per l’attimo, che mette tutta se’ stessa negli inizi, che si preoccupa del futuro solo se riguarda la carriera perché sa che per il resto c’e’ un destino criptato che conduce le nostre azioni. Sono una di quelle che non compra le candele per lasciarle immacolate in vista dell’occasione perfetta che non arrivera’ mai. Sono una di quelle che riflette non prima di parlare ma prima di pensare. Una di quelle che inizialmente percepisce solo il buono nella gente e se vede il bicchiere mezzo vuoto e’ solo perche vuole che le venga riempito. Sono una che odia le cose semplici e accetta i sogni, anche dagli sconosciuti. Sono una di quelle che non rimarra’ mai a corto di parole. Forse ho sbagliato a rispondere. Ma se non l’avessi fatto ora non avrei una mia scrivania, una tazza blu e un lavoro che adoro. Forse ho sbagliato a rispondere. Ma l’unica cosa giusta di certi sbagli e’ che li ripeteresti milioni di volte. di Arianna Bureca

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Martedì, 9 dicembre 2014 - Affaritaliani

Ha fatto bene Salvini a protestare per il Presepe vietato nella scuola di Bergamo e a portarne uno in dono. In segno di pace.

"Può essere discriminatorio", aveva detto il dirigente scolastico della scuola in questione. E ancora, "a scuola non vogliamo simboli che dividano", quindi stop alla grotta di Betlemme e a tutto quello che comporta.

Non voglio dilungarmi nella simbologia del Presepe per non annoiare nessuno. Ricordo solo, a titolo di esempio, che i re Magi rappresentano i Paesi dell'allora mondo conosciuto (Europa, Asia e Africa) e già solo per quello rimanda a un segno di unità e pace. Per non parlare di ciò che è più noto, la vita, l'amore, l'umiltà, la famiglia. Cosa c'è di divisivo in tutto questo? Quale bambino al mondo può sentirsi discriminato da un'allegoria come questa? Musulmano, ebreo o ateo un bambino ha bisogno di credere in tutto questo. Se non vuoi metterci il valore trascendente va bene, ma chi si sentirebbe emarginato e quindi offeso?

Quando questa vicenda é venuta fuori mi é tornata in mente la storia del genitore 1 e genitore 2. Qui eravamo a Milano e si trattava di precompilare dei moduli di iscrizione a scuola. Bene, qualcuno aveva pensato che scrivere "mamma e papà" poteva "discriminare" i bambini che vivono in famiglie omosessuali dove ci sono due mamme e due papà. C'erano state molte polemiche sul concetto di famiglia, sulle coppie gay ma soprattutto sui diritti dei bambini. Ecco. Il punto è proprio quello. Qualcuno ha mai chiesto a un bambino se si sente discriminato perché sul modulo (che lui non vedrà nemmeno) c'è scritto mamma e papà invece di genitore 1? Non è piuttosto un bisogno dei grandi di venire legittimati in un ruolo che la società non gli riconosce?

Credo che nel nostro mondo dove tutto accade e cambia di continuo i bimbi non abbiano le stesse percezioni degli adulti. Un bambino può sentirsi discriminato perché i genitori non possono pagargli la mensa, certo. O perché, a differenza di altri, non possono portarlo in vacanza. O perché il papà se ne è andato e ha lasciato la mamma in un mare di guai. Ecco perché si può sentire diverso. Perché la sua famiglia si é spezzata e il Natale non si festeggia. Perché i suoi regali non ci saranno. Perché il papà ha perso il lavoro e non riesce più a pagare il mutuo per il tetto che ha sulla testa. Ecco a cosa devono stare attenti i dirigenti scolastici. Ecco i veri problemi dei bambini.

Provate a chiedere a uno di loro se si sente discriminato perché c'è un Presepe a scuola. Magari non crede che quel bambino sia figlio di Dio. Ma, anche in quel caso, che male gli fa? Quando i diritti diventano grimaldelli per affermare principi ideologici non vanno mai bene e cessano di essere diritti. A maggior ragione se si usano i bambini. La Spagna, Paese laico che riconosce i matrimoni gay, non mette mica in discussione il Natale. I diritti sono una cosa sacrosanta, ma non confondiamoli con le stupidaggini, che sono pure controproducenti.

A Milano il periodo natalizio viene definito "Bianco inverno" dalla Giunta arancione. Forse anche qui per non offendere nessuno. E se già sugli adulti ho qualche perplessità (perché mai un non credente dovrebbe sentirsi discriminato?), sui bambini ne sono certa. Voglio proprio vedere un bambino, uno solo, che si sente offeso perché in Italia il 25 dicembre si festeggia il Natale con questo nome. Trovatemelo e non dirò più nulla. Ma, intanto, giù le mani dal Presepe. E dai bambini.

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Scritto da Rossana Prezioso | Trend Online

In queste ore la polemica che monta con la Cancelliera Angela Merkel da una parte (e le sue interviste accusatorie) e la Francia e l’Italia dall’altra con, una volta tanto, il governo che risponde piccato (finalmente!) alle osservazioni (in realtà non fuori luogo) del Primo Ministro italiano.

L'Italia sconta il peccato originale

E’ vero, indiscutibilmente, che l’Italia non può certo essere presa ad esempio per indicare una nazione veloce nell’approvazione delle riforme, incisiva sulle decisioni politiche, priva di incertezze nell’iter burocratico e legislativo. Vero. Ma è anche vero che chi muove critiche nei confronti di una nazione, dovrebbe essere anche il primo a portare il buon esempio. E siccome quando si tratta di Europa, potere e politica, è bene ricordare che il più pulito ha la rogna, allora andiamo a guardare cosa la Germania farebbe bene a ri-fare, prima di alzare il dito contro altri. Altri che spesso sono stati volutamente penalizzati.

Abbiamo detto che Roma è quello che è, nel bene e nel male, ma Berlino?

Berlino, figliola prodiga

Berlino è rappresentante di una politica che spesso ha scelto la facile strada di un sistema, come quello della moneta unica, che ha facilitato e non poco la sua economia. E ne ha approfittato. Stupidi noi, italiani, che abbiamo scelto di sottostare, pur sapendo che all’interno dell’unione stessa, siamo una colonna portante. Almeno considerando quello che paghiamo e che NON riceviamo in cambio.

Un esempio? Arriva direttamente dalle banche. Sparkassen e Landesbanken ovvero casse di risparmio e banche regionali con partecipazione dei politici locali. In pratica un connubio esplosivo e pericolosissimo, puntualmente (volutamente?) ignorato dalla Bce (Toronto: BCE-PA.TO - notizie) . Ignorato perchè troppo scomodo dover sollevare il coperchio di un pentolone fatto di connivenze, favoritismi e perdite miliardarie. Tanto alla fine se Berlino si può permettere di versare 250 miliardi di euro per salvare le grandi banche, potrebbe (forse) permettersi anche di salvare i piccoli protagonisti. I quali, forse proprio perchè piccoli, implicitamente autorizzati a muoversi con più spregiudicatezza.

La Bce e la sua comoda "discrezionalità"

Scomodo, si diceva, tanto da sfruttare dei criteri “discrezionali” da parte della stessa Bce, che per Berlino hanno raggiunto quota 30 miliardi tra esenzioni ed eccezioni, mentre per Roma non sono andate oltre i 15. A renderne conto oggi, La Repubblica che cita come esempio proprio i crediti ristrutturati giudicati che in Italia sono considerati ancora crediti deteriorati (quindi fattori negativi) mentre nel momento in cui si trovano a Berlino, cambiano natura e diventano tranquillamente come solvibili e quindi positivi. Cosa piuttosto strana se si pensa che le regole per il sistema bancario europeo, in teoria, dovrebbero essere uniformi. Cosa che a quanto pare non è.

Anche i derivati (di cui le banche tedesche sono piene) sembrano essere trasformati in strumenti affidabili e credibili, mentre i crediti concessi, quelli che dovrebbero rilanciare l’economia, sono invece ricettacolo di ogni nequizia finanziaria…

Strano, poi, anche l’assenza di gran parte delle banche tedesche da quell’elenco di 120 istituti che all’inizio di settembre costituivano la classifica delle “vittime” degli stress test. Altra coincidenza (ma guarda un po’…) che riguarda la presenza, o per meglio dire l’assenza, delle Sparkassen ovvero la base finanziaria che organizza (e spesso gestisce) la finanza della politica locale. Nessun controllo per lei da parte delle autorità europee.

Alla Germania, a quanto pare, piace vincere facile…

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Psicologo o Psicoterapeuta: quali sono le differenze?

Psicologo e Psicoterapeuta: quali sono le peculiarità che differenziano le due figure professionali? Spesso e volentieri tra i pazienti c’è molta confusione in merito alle competenze, al background formativo posseduto e ai compiti che devono compiere queste due figure professionali. 

 

Psicologia e Psicoterapia: le caratteristiche distintive?

Lo Psicoterapeuta è un professionista laureato in Psicologia o in Medicina e Chirurgia che ha acquisito una specifica formazione teorica e pratica, di almeno quattro anni, presso scuole di specializzazione universitarie o riconosciute dal MIUR secondo la normativa vigente. Secondo la Legge 56/89 art 3.2 “agli psicoterapeuti non medici è vietato ogni intervento di competenza esclusiva della professione medica” e, dunque, uno psicologo-psicoterapeuta non può in nessun caso prescrivere farmaci.

Ad esempio, per chi avesse necessità di contattare uno psicologo a Firenze, il riferimento è l’Ordine degli Psicologi della Toscana.

 

Psicologo: quali competenze e quali strumenti usa

Come previsto dal Codice Deontologico, lo Psicologo è un professionista tenuto a migliorare la capacità delle persone di comprendere sé stesse e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace (art.3). Inoltre, dinanzi all’emergere di un malessere psicologico, compito dello Psicologo è analizzare la domanda di aiuto del paziente e accrescere le proprie conoscenze sul comportamento umano. Lo Psicologo ricorrere ai seguenti strumenti di lavoro: test psicologici, colloquio clinico, osservazione e la valutazione di elementi non verbali e relazionali.

Molti pazienti si rivolgono allo Psicologo per richiedere un parere o per chiedere un consiglio ad un valido Professionista: prendere una decisione importante, affrontare un momento particolarmente stressante sul lavoro, una separazione con il coniuge, la premorienza di un caro, etc. I benefici di una consulenza psicologica sono davvero innumerevoli e possono riguardare la prevenzione e il miglioramento del benessere psicologico e relazionale del paziente.

Psicoterapeuta: competenze e cassetta degli attrezzi

Lo Psicoterapeuta cura e tratta la sofferenza della psiche, sia essa di natura mentale, emotiva o comportamentale. In presenza di una sofferenza psicologica significativa, lo Psicologo, nel processo di identificazione della natura della problematica presentata dal paziente, può valutare la necessità di un trattamento terapeutico, che rientra nella competenza esclusiva dello Psicoterapeuta. In buona sostanza, lo Psicoterapeuta cura e interviene apportando cambiamenti alle modalità emotive, relazionali, cognitive che danno origine ad una sofferenza più o meno intensa che cagiona malessere al paziente. L’obiettivo è quello di far raggiungere ad ogni paziente un’espressione personale più autentica, una sensazione di benessere stabile e duratura ed una vita relazionale maggiormente soddisfacente.