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NOI DONNE : alcuni articoli del giornale settimanale e mensile

 

 

Riceviamo e pubblichiamo alcuni articoli del giornale chiedendo scusa a chi legge e alla redazione per i quattro giorni di ritardo per motivi tecnici.

Associazione Trastevere Rione XIII

 

 

 

Logo Noidonne

 

 

Donne ai vertici: ci piacciono?

Quanto siamo più critiche nei confronti delle donne che si confrontano con il potere rispetto agli uomini?

inserito da Monica Lanfranco

Mentre le donne continuano, in un paese 'civile' come il nostro, a essere uccise da mariti e fidanzati al ritmo di una ogni due giorni (la media è aumentata nelle ultime 2 settimane, in una vertigine spaventosa), penso che sia un gran bene che si discuta di quello che sta succedendo, vicino e lontano, riguardo al tema donne e potere nei luoghi della rappresentanza. Non credo che per magico automatismo la violenza cesserà con più donne ai posti dove si prendono decisioni, ma certamente, dal punto di vista educativo e culturale, poter vedere fin dall’infanzia molte donne svolgere ruoli autorevoli nutre le coscienze meglio rispetto all’apartheid sessista nel quale solo i maschi governano, decidono, guidano, dettano legge e le donne sono solo delle cornici estetiche, oppure solo delle madri o solo figure di secondo piano ‘dietro ai grandi uomini’.
Prima o poi una donna, (dopo un afroamericano), sarebbe arrivata a competere per la presidenza degli Stati Uniti: realisticamente se c’era una che poteva farcela questa donna era, come sta accadendo, Hillary Rodham (Clinton). 
Ora c’è lei (quasi) al posto del marito e nel prossimo futuro potrebbe essere possibile dire la Presidente degli Stati Uniti. Sono emozionata? Si, lo sono.
Possiamo esserlo come attiviste? E’ sufficiente che in uno dei luoghi più potenti del pianeta vada una donna per dire che le cose stanno cambiando nella sostanza e in una direzione lontana dalle logiche patriarcali? 
No, almeno per me, che non mi accontento della pura differenza di genere. Perché avere la vagina invece del pene non significa automaticamente mettere al mondo un pensiero migliore, evoluto e alterativo a quello patriarcale. 
Ma Hillary Rodham (Clinton) è diversa dalla governatrice ultraconservatrice Sarah Palin, e molta influenza, nella pratica politica democratica dell’eventuale futura presidente, potrebbe avere la visione di Bernie Sanders, citato non a caso dalla candidata nel suo discorso d’investitura. Vedremo, e davvero non vorrei Trump seduto alla Casa Bianca.
Tornando a noi, per ragionare sulla (forse) futura sindaca di Roma, o dell’importante affermazione della candidata 5 stelle a Torino: sono contenta di vedere donne giovani competere, e talvolta vincere, per provarsi nel governo della cosa pubblica. 
A prescindere dall’essere o meno d’accordo sulle idee della loro formazione politica vale anche qui da noi la necessità di rompere il granitico monopolio maschile nella rappresentanza e, soprattutto, nella pratica politica. 
Quando, anni fa, la maestra Lidia Menapace disse che bisognava smettere di pensare che le donne dovessero (sempre) essere meglio degli uomini per guadagnare consenso feci un salto sulla sedia: quindi andava bene qualunque donna purchessia? No, rispose Menapace. Ma è necessario, nel frattempo che si lavora per proporre visioni, progetti, pratiche femministe, che molte donne accedano ai luoghi a loro preclusi. Se pensiamo che solo da 70 anni il suffragio è davvero universale in Italia viene da dire che siamo all’inizio di una storia ancora tutta da scrivere.
Dentro a questa storia immagino molte delusioni, specialmente per chi, nella generazione baby boomers, ha vissuto l’onda alta del femminismo, quella dei diritti, dell’uguaglianza e ha dovuto poi familiarizzare con vocaboli come olgettine e veline, con visioni da macelleria sessuale quali l’acronimo milf , con la persistente convinzione che le donne violentate se la sono cercata, diffusissima tra le persone più giovani, e con farmacisti e medici che obiettano preferibilmente ad una sola legge dello stato, indovinate quale. 
Ma ci può essere molto ancora da giocare in senso costruttivo: dando credito, incalzando e polemizzando in modo positivo con le ambizioni delle sorelle minori (o delle figlie) è possibile riattivare quell’onda. Abbiamo, per decenni, dato credito alla politica maschile senza pretendere che questa ci corrispondesse al 100%: perché reclamare assoluta consonanza, oggi, dalle donne che stanno provando a entrare nei palazzi del potere? 
Se consideriamo lo spettro caleidoscopico di saperi e di eredità che il pensiero femminista ha costruito fin qui come la dote che mettiamo a disposizione delle figlie e delle sorelle minori possiamo guardare alle donne che scelgono di provare ad accedere ai luoghi di potere come a delle interlocutrici interessanti: non tutte, certo, perché molte di loro non hanno intenzione di cambiare le cose, e questa è storia nota. Ma ci sono anche quelle che sfidano il potere maschile non solo per accedervi e prenderne una fetta senza modificare l’ordine delle cose: dalle madri costituenti in avanti la politica è cambiata anche perché, dentro e fuori le istituzioni, ci sono state migliaia di donne che hanno lavorato, per se stesse e per le altre, (oltre che per gli uomini) affinchè giustizia, benessere, uguaglianza e pace fossero i fari dell’agire comune. Non dimentichiamolo, e ricordiamolo alle più giovani.



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Donne in Campo / “Dalla salvaguardia al Recupero dei Territori”

L'incontro nazionale di Donne in Campo-Cia ha affrontato il temi del Recupero e della Salvaguardia. Intervento del Viceministro Andrea Olivero

inserito da Tiziana Bartolini

Tre le parole ‘guida’ che hanno scandito la mattinata: nutrire, ricamare, rammendare. Tutte declinate nella dimensione dell’agricoltura, del paesaggio, del fare comunità. Così Donne in Campo ha inteso titolare l’intenso incontro nazionale svoltosi a Roma il 7 giugno nell’affascinante cornice dell’Orto Botanico.
La Sala dell’Arancera ha ospitato numerose delegazioni arrivate da tutte le regioni con un carico straordinario di esperienze e progetti, proposte e accolte dalla direttrice dell’Orto botanico, nonché professoressa di Ecologia vegetale all’Università di Roma, Loretta Gratani“Dalla salvaguardia al Recupero dei Territori” è il titolo all’insegna del quale si sono tenute le tre sessioni: ‘Nutriamo il suolo; Ricamiamo paesaggi; Rammendiamo tessuti sociali, intessiamo comunità rurali. 
“Nutrire, ricamare, rammendare. Sono parole del linguaggio femminile - ha spiegato Mara Longhin, (videointervista) presidente nazionale Donne in Campo-Cia -. Le donne generano la vita e nutrono i figli. Il ricamo, arte antica, la intendiamo non dei tessuti ma come cura del paesaggio, dell’etica e dell’estetica. L’impegno delle donne, poi, nel rammendo di tessuti sociali. Ecco, abbiamo pensato ad un passo in avanti delle donne: al loro contributo nel creare anche comunità nel territorio. Anche il titolo di questa giornata dimostra come la donna sia in continua evoluzione, come viva e lavori nel territorio ponendo costante attenzione a ciò che la circonda. In sostanza pensiamo sia arrivato il momento di passare dalla logica dell’impegno per la salvaguardiaa quella del recupero del territorio che ci vede soggetti attivi affinché i nostri luoghi possano diventare un bene comune, economico, sociale di vita e di benessere per le comunità”. 
Il senso politico di questo messaggio è stato pienamente raccolto e rilanciato dal Viceministro Andrea Olivero, che ha sottolineato l’importanza di una “triplice sostenibilità: ambientale, economica e sociale che sono alla base dell'imprenditoria femminile. La sfida della sostenibilità è prioritaria e le donne la sostengono con un lavoro che è culturale da un lato e pratico dall'altro. Nella convinzione che l'agricoltura, e l'agricoltura sostenibile, porta benefici non solo a se stessa ma a tutti". 
Ogni sessione del convegno ha inteso porre l’attenzione sugli aspetti teorici affiancando esperienze concrete. A voler dimostrare, ancora una volta, che fare agricoltura al femminile significa saper mantenere in costante equilibrio il rispetto dei principi e l’attenzione la praticabilità quotidiana delle scelte. Un test continuo sulla sostenibilità che è prezioso bagaglio di esperienza messo a disposizione di questa comunità femminile.
Così se Andrea Giubilato, agronomo oltre che agricoltore, per la sessione "Nutriamo" il suolo” ha spiegato la genesi e la struttura della terra fornendo informazioni sul mantenimento della vitalità del suolo, Renata Lovati (Presidente Donne in Campo Lombardia, Cascina Isola Maria, Albairate/Mi) ha descritto la conversione al biologico della sua azienda zootecnica e le ripercussioni positive sulla capacità del suolo di assorbire le piogge; seguita dalla narrazione dell’esperienza di Sara Tomassini (Az agricola Sant’Aldebrando, Fossombrone/Pesaro) che coltiva circa 40 ettari di terreno collinare con olivi, more da rovo, legumi e cereali antichi, imponendosi come dovere primario ed assoluto quello di garantire la fertilità del suolo, in collaborazione anche con la ricerca universitaria. 
Anna Kauber, studiosa di paesaggio agrario, ha aperto la seconda sessione ‘Ricamiamo Paesaggi’ delineando la relazione tra la bellezza dei paesaggi, benessere umano e l’elevatezza del lavoro silenzioso che gli agricoltori italiani hanno svolto nei secoli. L’architetta e agricoltrice Paola Deriu (Presidente Donne in Campo Lecce, Masseria Copertino, Vernole/Le) e Donatella Manetti (Presidente Donne in Campo Marche, Podere Poggio alle Querce, Offagna/An) hanno spiegato le ragioni dell’impegno a rispettare nelle loro aziende gli elementi architettonici tradizionali e la varietà biodiversa vegetale. 
Ha affidato al pensiero ‘alto’ la sua riflessione Natascia Mattucci, (videointervista) Prof.ssa di Filosofia politica all’università di Macerata, aprendo la terza sessione su "Rammendiamo" tessuti sociali, Intessiamo comunità rurali". “Coltivare la capacità immaginativa per saper rappresentare e richiamare la memoria dei luoghi (storica e agricola), saperla attualizzare nella dimensione presente e proiettarla nel futuro. E’ questo il processo femminile messo in atto dalle agricoltrici quando, così come rileva l’Associazione Donne in Campo, si impegnano nella rivitalizzazione di zone rurali abbandonate. Quella del recupero e sviluppo di zone rurali – ha continuato Mattucci - rappresenta il sentiero da percorrere nel futuro”. Della ricchezza che alimenta la solitudine ha parlato Lorraine Flynn (Azienda Casa Santini, Orsigna/Pt), (videointervista) irlandese che si è trasferita nelle verdi valli del pistoiese per dedicarsi alla pastorizia e al recupero della lavorazione tradizionale dei formaggi locali restituendo nuova vita all’economia di luoghi che rischiavano lo spopolamento. Mentre Laura Bargione di Palermo ha descritto l’attività di recupero della produzione di olive da olio e di uva da vino con caratteristiche organolettiche di alta gamma e ha illustrato l’impegno nel sociale accanto a giovani e adulti con diversi tipi di disagio. 
Il Presidente nazionale della Cia Dino Scanavino ha portato il saluto della Confederazione sottolineando come la visione delle agricoltrici “sia feconda per tutto il settore e indichi una via importante, perché le donne sono un’enorme risorsa per il settore e uno dei driver vincenti per lo sviluppo, la tenuta e la crescita del Paese”. 
La mattinata si è conclusa, oltre che con la visita all’Orto botanico, con le meraviglie gastronomiche dell’Agricatering Donne in Campo Teramo di Anna Maria Di Furia.

 

 

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Se non ora quando scrive alla ministra Giannini

Il movimento evidenzia il ruolo della scuola pubblica per educare a relazioni rispettose dell’eguaglianza tra i generi.

inserito da Maddalena Robustelli

L’emergenza femminicidi di questi ultimi giorni per l’ennesima volta induce Se non ora quando ad interrogarsi sulle misure da mettere in campo per contrastare la violenza di genere, partendo dalla valutazione di quelle finora approntate. Già nell’immediatezza della normativa varata nel 2013, il movimento si disse critico sull’approccio securitario dato al fenomeno e sull’emergenzialità degli strumenti varati contro il femminicidio. 
A distanza di quasi tre anni Se non ora quando sollecita nuovamente le istituzioni ad affrontare il fenomeno sociale della violenza sessuata in maniera più sistemica. Non solo misure per debellarla dal punto di vista punitivo, a reati già avvenuti, ma adeguato sostegno ed accompagnamento delle donne nel cammino di consapevolezza verso la denuncia dell’abusante. E, soprattutto, un più stringente intervento della scuola, come agenzia educativa pubblica, per rompere gli stereotipi riguardanti il ruolo sociale, la rappresentazione ed il significato dell’essere donne ed uomini. 
E’ più che necessaria un’azione preventiva, a carattere formativo, per arginare una cultura che denega alla donna la facoltà di decidere della propria vita. Insegnare alle giovani generazioni come abbattere gli stereotipi di genere, che vogliono la donna subordinata all’uomo, e nel contempo istruire gli adolescenti a superare il senso di potere sulle coetanee, conseguente allo stato di abbandono, è un imperativo categorico per educare a relazioni rispettose dell’eguaglianza tra i generi. Diventa, quindi, fondamentale il ruolo della scuola pubblica per riscrivere codici comportamentali innovativi, capaci di ingenerare una nuova cultura delle relazione tra donne ed uomini.
Conseguentemente Se non ora quando chiede alla ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, di predisporre azioni più stringenti, al fine di supportare le scuole nell’affrontare i temi del contrasto alla violenza contro le donne. Un piano adeguato di prevenzione è fondamentale per consentire che, dai nidi alle scuole di ogni ordine e grado, vada attuata in tutte le forme quell’educazione all’affettività, che è base formativa. Auspichiamo, quindi, che le nuove Linee guida di indirizzo generale, provenienti dal MIUR, vadano nella direzione di dare più idonea sostanza all’educazione della parità di genere nelle scuole pubbliche del Paese.

 

 

 

 

'L'Unione Europea e le minoranze etniche', il libro di C. Carpinelli e M. Congiu

Comprendere il significato della parola 'minoranza' e conoscere la geografia delle etnie dal punto di vista storico, culturale, religioso e antropologico in alcuni paesi dell’Europa Centro-Orientale. E' il libro di Carpinelli e Congiu

inserito da Redazione 

Scopo di L'Unione Europea e le minoranze etniche, il libro scritto da Cristina Carpinelli e da Massimo Congiu (ed Amazon.com) è di fornire alcuni strumenti analitici per comprendere il fenomeno delle minoranze etniche. L'analisi è, dunque, primariamente focalizzata sul “concetto di minoranza” e sulle “caratteristiche di una minoranza”. Vi sono dei criteri oggettivi stabiliti nelle diverse sedi internazionali con appositi trattati in base ai quali un insieme di individui è identificabile come gruppo di minoranza se condivide un’identità culturale, etnica, religiosa e/o linguistica. Tale identificazione è particolarmente importante per garantirne diritti e tutele. 

Nella seconda parte del libro sono studiati alcuni paesi dell’Europa Centro-Orientale (Paesi Baltici, Ungheria e Romania). Questa parte di Europa può essere rappresentata come la geografia delle etnie, il cui studio abbraccia gli aspetti storici, culturali, religiosi ed antropologici. Ma non solo. Lo studio della multietnicità non può sfuggire a considerazioni interpretative di norme giuridiche che stabiliscono la possibilità di tutelare o discriminare le minoranze, a seconda che l’accento sia posto sull’inclusiveness o sull’exclusiveness. Le etnie sono sicuramente un portato storico ma costituiscono anche un percorso dentro un mosaico che preannuncia un futuro sempre più “contaminato”. Proprio in questa chiosa, il rapporto tra etnie autoctone e “straniere”, così come può essere la rappresentazione di valori condivisi, che sta alla base della convivenza dei popoli, così pure può trasformarsi nella descrizione di rigetti xenofobi e di politiche di “apartheid” verso le minoranze etniche. L’attualità di questi Paesi mostra la crescita di consenso nei confronti di piattaforme politiche di movimenti nazionalistici e xenofobi vs. minoranze del tutto estranee alle politiche comunitarie in materia di rispetto e tutela delle minoranze dell’Unione Europea, che rendono più complesso il processo d’integrazione.


L'Unione Europea e le minoranze etniche di C. Carpinelli (Autore), M. Congiu (Autore)
Editore: CreateSpace, an Amazon.com; 1 edizione (18 maggio 2016)
Lingua: Italiano
pp. 246. 
ISBN-10: 1519274548
ISBN-13: 978-1519274540
Euro: 36,95



 

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La lunga maratona per la parità

Un bilancio sui traguardi raggiunti e sul cammino da fare. Servono ancora grande impegno e convinzione

Giovanna Badalassi

Settanta anni fa milioni di italiane votarono emozionate per la prima volta. Da allora molto è cambiato sul ruolo delle donne nella nostra società e sulla loro presenza nelle posizioni di potere. Ma non abbastanza. È importante che le donne siano consapevoli di quanto raggiungere la parità dipenda da loro stesse. Nessuno ci regalerà l’uguaglianza, ma dovremo continuare a conquistarsela giorno per giorno.

Una stima del World Economic Forum[1] ha valutato che, andando di questo passo, in Italia si raggiungerà la parità tra ben 118 anni. Un dato che certamente fa venire i brividi e che ben riassume la complessità dalla condizione femminile nel nostro paese.

Per quanto sia opinione comune e condivisa che la parità di genere in Italia sia ancora più lontana da raggiungere rispetto ad altri paesi occidentali ed europei, è innegabile comunque che in questi 70 anni il ruolo delle italiane nella società sia comunque cresciuto, a cominciare dalla partecipazione politica: dalle 21 donne elette[2] nell’Assemblea Costituente nel 1946 siamo arrivate a 284 parlamentari nelle ultime elezioni politiche del 2013. Ben più significativo, forse, è il dato delle donne presenti nelle amministrazioni comunali in qualità di consigliere, sindache o assessore. Qui si misura infatti il peso effettivo delle donne nella classe politica italiana, più ancora che nel dato parlamentare che rappresenta il punto più alto ma anche più elitario di una carriera da amministratrice. Ebbene, gli archivi delle elezioni locali[3] ci restituiscono per i Comuni una presenza di donne che è salita da 8.556 amministratrici nel 1985 a 33.870 nel 2014. Una crescita quadruplicata, anche se insufficiente, essendo rimaste ancora il 26 per cento del totale.

Un altro dato interessante su cui riflettere ancora è che la classe politica femminile che abbiamo ora è il risultato ultimo di un cambiamento sociale che ha visto le donne affermarsi sempre di più nella vita pubblica, dove per vita pubblica intendiamo la vita che si svolge al di fuori delle mura domestiche, che riguardi lo studio, il lavoro o la partecipazione sociale. Negli ultimi anni[4]infatti si è registrata in Italia una crescita progressiva di presenza delle donne nella società: è aumentato in modo considerevole il numero di donne che studiano, sia tra le diplomate che tra le laureate. Se nel 1995 il tasso di partecipazione delle donne nell’istruzione secondaria superiore era il 79,7 per cento, nel 2011 si è arrivati al 94,5. Dato ben più vistoso quello delle laureate: nella fascia di età 30-34 anni il tasso di istruzione terziaria delle donne era del 18,4 per cento nel 1995 ed è arrivato al 29,1 per cento nel 2014. Un progresso, seppur ancora insoddisfacente e nonostante la crisi, si è visto anche nell’occupazione femminile: la percentuale di occupazione femminile è passata dal 37,5 del 1995 al 47,2 del 2015. Certo, pur sempre lontanissimo dalla media europea e dall’obiettivo di Lisbona del 60 per cento.

Non si può comunque non notare come la presenza delle donne nelle cariche politiche sia intrinsecamente legata ad una più generale crescita del ruolo femminile nella nostra società, e ad un aumento considerevole delle capacità femminili in termini di istruzione, lavoro e interesse per la “cosa” pubblica.

Con il passare delle generazioni, infatti, stanno anche aumentando le donne che si interessano di politica[5]: tra il 2006 e il 2015 la percentuale di donne che si informa di politica qualche volta alla settimana è passata dal 18,8 al 22,8.

Questi dati ci indicano un aspetto che non va sottovalutato: la crescita della presenza femminile nella società e nella politica dipende soprattutto dalla voglia, dalla preparazione e dall’interesse stesso delle donne. Molto spesso, infatti, le battaglie politiche e sociali per la parità e l’uguaglianza tra donne e uomini si concentrano sugli ostacoli e sulle discriminazioni esogene che impediscono alle donne di raggiungere la parità. È innegabile che tali impedimenti esistano e soprattutto resistano, ma è altrettanto chiaro che oggi le donne hanno delle possibilità impensabili per quelle che 70 anni fa votarono emozionate per la prima volta.

La parità, insomma, non la regala nessuno, ma può essere solo il frutto di un impegno quotidiano, prima di tutto da parte delle donne stesse, per migliorarsi, crescere, diventare sempre più forti, continuare a studiare non solo le materie “tradizionali” ma anche temi relativi ad esempio alla leadership, l’assertività, la gestione delle persone. Si tratta di crescere anche sotto quell’aspetto comportamentale che agli uomini viene insegnato sin dalla più tenera età ma che le donne devono imparare da grandi, e che rimane indispensabile sviluppare per accrescere il ruolo sociale e politico.

La strada per la parità, lo sappiamo tutte, è ancora lunga, ma la consapevolezza del percorso che è stato fatto ad oggi rappresenta un segnale di incoraggiamento e deve spingere a continuare a impegnarci, nella consapevolezza che raggiungere la parità dipende molto anche da come noi stesse sapremo lottare ogni giorno per conquistarla.



[1] Fonte: http://reports.weforum.org/global-gender-gap-report-2015/rankings/

[2] Fonte: https://www.senato.it/documenti/repository/relazioni/libreria/Le%20donne%20in%20parlamento.pdf

[3] Fonte: http://amministratori.interno.it/AmmIndex5.htm

[4] Fonte: http://www.istat.it/it/archivio/16777

[5] Fonte: http://www.istat.it/it/archivio/16777

 

 

 

 

 

 

L’obiettivo (non raggiunto) della democrazia paritaria

Assunta Sarlo e Francesca Zajczyk con 'Dove batte il cuore delle donne?' (ed Laterza) analizzano il rapporto delle donne italiane con la politica e si scopre che...

Silvia Vaccaro

Assunta Sarlo e Francesca Zajczyk, Dove batte il cuore delle donne?(ed Laterza)

Nel mese in cui in Italia si celebrano i settanta anni dell’estensione del voto attivo e passivo alle donne non può mancare la lettura – o rilettura – di Dove batte il cuore delle donne?(ed Laterza), librino denso di elementi di riflessione. Assunta Sarlo e Francesca Zajczyk, ricercatrici di fama nazionale, attraverso l’alternanza di dati e statistiche e di parole a commento ed elementi di contesto, riescono nell’intento di ricostruire le fasi storiche del rapporto delle donne italiane con la politica e si scopre che spesso, proprio le donne con il loro voto hanno favorito i partiti di centro-destra sposando soprattutto negli anni ’50-’60 idee conservatrici e moderate. Sappiamo però che negli anni del femminismo questa tendenza muta per poi cambiare nuovamente in epoca berlusconiana. E sebbene le donne abbiano compiuto una vera e propria rivoluzione, prendendosi piazze e strade e riuscendo a far approvare leggi rivoluzionarie che cambiarono i rapporti di potere tra i generi sia nella sfera privata che in quella pubblica, a causa di numerosi fattori, tra cui le resistenze all’interno dei partiti nei confronti delle leadership femminili, la democrazia paritaria resta un obiettivo da raggiungere a livello nazionale e in molti contesti di politica locale.-



 

Assunta Sarlo e Francesca Zajczyk
Dove batte il cuore delle donne?
Ed Laterza, pagg 152, euro 12,00

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REALE ACCADEMIA DI SPAGNA : ultima mostra di artisti e ricercatori residenti

 

Riceviamo e pubblichiamo

Associazione Trastevere Rione XIII          www.associazionetrastevere.it

 

 

ACCADEMIA DI SPAGNA

Piazza San Pietro in Montorio 3 – Roma /  Trastevere  ( Gianicolo )

 

La Real Academia de España en Roma per la 143ª volta nella sua storia, apre le porte al pubblico per la mostra finale dei suoi artisti e ricercatori residenti.

Un luogo per la sperimentazione, la riflessione e la pluralità che vuole coinvolgervi nei processi creativi di questo anno 2015-2016.

L’Academia de España, un luogo di incontro dove siete tutti i benvenuti!

 

 

Giovedì 23 giugno  Ore 19.00

 

 

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CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE : manifestazione estiva

Riceviamo e pubblichiamo il programma della II°  Edizione  La Casa ( S ) Piazza

Associzione  Trastevere Rione XIII              www.associazionetrastevere.it

 

Casa Internazionale delle Donne

Via della Lungara 19 – Roma Trastevere

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Visualizzazione di

 

 

 

 

Il 15 giugno  la Casa Internazionale delle Donne di Roma inaugura la  II° Edizione della manifestazione estiva LA CASA(S)PIAZZA.

Quest’anno saliranno sul palco donne e uomini che parleranno di libri scritti o da conoscere, racconteranno le loro esperienze di scrittura o di recitazione. Non mancherà la parte musicale dai cori polifonici alla rassegna jazz di musiciste di fama nazionale e internazionale.
Il 15 giugno apriamo con Rosadilicata di Chiara Casarico uno spettacolo di recitazione e musica dedicato alla grande cantante siciliana Rosa Balistreri. 

 

 

 

 

 

 

Mercoledì 15 giugno 21:00 

 

ROSADILICATA

 

La storia Rosa Balistreri una donna che si riscatta dalla sua condizione di povertà estrema, violenza e analfabetismo attraverso la sua passione: il canto!di e con Chiara Casarico.                                           

 

 

 

16 e 25 giugno 21:00

 

TRATTE in SALVO

Rassegna Teatrale

 

Due serate dedicate al tema della tratta. 

16 giugno Ritmi scanditi dall'O-Daiko, il grande tamburo che interpreta emozioni e battito del cuore.

25 giugno Odissea reinventata da chi vive l'attesa e la esorcizza.

Organizza: Differenza Donna

 

 

 

 

 

Venerdì 17 giugno 20:45 

 

Isabella, Orlando e gli incanti di Melissa

 

Il viaggio al mondo della Luna il filo conduttore di questa performance itinerante nella quale il pubblico è chiamato a lasciarsi coinvolgere in un percorso sensoriale.
Organizza: Il teatro della memoria e Vita di Donna

 

 

 

Lunedì 27 giugno 21:00

 

A tu per tu con

Valeria Luiselli

 

Una conversazione con Elena Stancanelli e Giordano Meacci che ruoterà attorno alla biografia e metodologia creativa della scrittrice  considerata uno dei nomi di punta della letteratura mondiale.
Organizza Doppio Ristretto  

 

 

 

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Giovedì 30 giugno 21:00

 

DONNE PERSE(PHONE)

 

Un dramma sulla violenza alle donne che si ricollega al mito classico: Demetra e sua figlia Persefone. Ispirato dalle cronache dei nostri giorni, alle storie di ragazze e donne uccise o abusate.

 

Serate Musicali

 

21, 23, 28 giugno 21:00 

 

Piano Pianissimo

Forte Fortissimo

 

Tre serate di musica, durante le quali si alterneranno più cori polifonico, gospel e Coro Taschler Light. XXI Stagione di concerti
Organizza: L’Associazione Culturale Marco Taschler. Ingresso libero  programma delle serate   

 

 

 

 

 

Mercoledì 29 giugno 21:00 

 

Parlez-moi d'amour

 

 

Si può parlare d'amore con una canzone? L'amore nelle parole e nella musica, spettacolo con Anastasia Astolfi, attrice e

Roberta Bartoletti, organetto. 

 

Seminari

 

15 giugno 19:30 

 

RILETTURE

Sputiamo su Hegel

 

Una rilettura dei testi che sono stati importani per il femminismo italiano, questo secondo appuntamento vede una rilettura del libro di Carla Lonzi, guidata da Maria Luisa Boccia e Gaia Leiss.
Organizza: Virginia Woolf, GruppoB

 

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Lunedì 20 e 27 giugno 09:00-12:00 

 

SCREENING CERVICOCARCINOMA

 

Come ogni lunedì pap test della ASL Roma 1 alla Casa delle donne Via della Lungara 19 dalle 9 alle 12 senza appuntamento.

Se hai fra i 25 e i 64 anni e sono tre anni che non fai il pap test  non perdere quest'occasione.

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Come ogni lunedì pap test della ASL Roma 1 alla Casa delle donne Via della Lungara 19 dalle 9 alle 12 senza appuntamento.

 

Se hai fra i 25 e i 64 anni e sono tre anni che non fai il pap test  non perdere quest'occasione.

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Italia, un paese in cui nessuno vuole nascere e nessuno vuole vivere

 

Società

di Manuela Campitelli | 10 giugno 2016 su il Foglio Quotidiano

 

Italia, un paese in cui nessuno vuole nascere e nessuno vuole vivere

 

Siamo un paese di morti. Non in senso figurato, ma proprio reale. Ce lo dice l’Istat con una fotografia che consegna alle cronache un dato inequivocabile: l’Italia è quel paese dove i decessi superano le nascite, con un trend inarrestabile da 2008.

Nel corso del 2015 sono state registrate 485.780 nascite e 647.571 decessi . Questo vuol dire che il saldo naturale, cioè la differenza tra nati e morti, è negativo di 161.791 unità. Un divario così ampio non si registrava dal biennio 1917-18, ma allora era in corso la prima guerra mondiale.

Al contrario, invece, aumentano il numero di bambini con cittadinanza italiana nati all’estero (più di 20mila nel 2014 e circa 25mila nel 2015), che va di pari passo con l’aumento dell’immigrazione italiana (circa 147mila persone hanno lasciato il nostro Paese nel 2015, di cui oltre 100mila di cittadinanza italiana) e con il rallentamento dell’immigrazione dall’estero.

Questi dati disegnano l’immagine di un paese in cui nessuno vorrebbe stare e nessuno vorrebbe nascere. In primo luogo, ci dicono che l’Italia ha un divario tra natalità e mortalità equiparabile alla prima guerra mondiale; in secondo luogo, che se in Italia non si fanno figli, al contrario gli italiani li fanno, ma all’estero. Infine, che a breve rimpiangeremo di essere stati il paese dei migranti e resteremo al massimo il paese del passaggio dei migranti.

Le ragioni di questo scenario sono sotto gli occhi di tutti, ma il disastro ancora no. Il disastro si percepirà nel tempo, quando ci abitueremo a non avere gli asili perché tanto i bambini saranno pochi e quindi varrà ancora meno la pena investire; quando non avremo più un consultorio aperto, perché la salute riproduttiva della donna sarà una branca di serie b; quando non avremo più giovani e per quei pochi che resteranno, l’Erasmussarà un biglietto di sola andata (e come biasimarli?).

L’Italia non è pronta per le mamme lavoratrici, ma neanche per i figli di queste mamme, per i nonni che sopperiscono stanchi al welfare mancante, per i docenti demotivati dentro una “buona scuola” che di buono ha solo il nome.

Anche i sindaci che tra 15 giorni verranno eletti non potranno non tenere conto di questa sconfitta demografica, ma anche sociale ed economica. Non potranno non tenere conto che nelle città che andranno a governare i bambini non nascono e i giovani non ci sono e, se ci sono, possono morire a 16 anni di overdosenei sotterranei di un ospedale pubblico abbandonato.

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NOI DONNE : alcuni articoli del giornale settimanale e mensile

Riceviamo e pubblichiamo 
Associazione Trastevere Rione XIII

 

 

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Preoccupazione per i Centri Anti-violenza della capitale. La risposta di Zingaretti

Alcuni centri per il supporto alle vittime di violenza maschile a rischio chiusura come denunciato dalla Cooperativa Be Free. Dalla Regione un segnale di apertura per scongiurare l'interruzione dei servizi.

inserito da Silvia Vaccaro

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Pochi giorni fa, a poche ore dal terribile femminicidio di Sara Di Pietrantonio, strangolata e poi bruciata dall'ex fidanzato Vincenzo Paduano, la Cooperativa sociale Be Free, che da anni fornisce supporto e risposte concrete alle donne vittime di violenza e a quelle vittime di tratta, aveva denunciato la possibile chiusura del Centro anti-violenza Donatella Colasanti
 

Nella nota diffusa dalla cooperativa si legge: "Il Comune di Roma vuole chiudere lo storico centro antiviolenza “Donatella Colasanti e Rosaria Lopez” attivo dal 1997 nel sostegno alle donne vittime di maltrattamenti che vogliono uscire da una situazione di violenza. Dal 1997 il Centro Antiviolenza ha aiutato e seguito quasi 10000 (per l’esattezza 8958 alla data di oggi) donne, provenienti da tutti i municipi di Roma, oltre che da altre città e regioni di Italia. Sulla base delle informazioni ricevute, abbiamo appreso che l’edificio intero non è di competenza comunale (come appariva certo e documentato, anche da determine comunali che risalgono al 1996) ma che in realtà la proprietà di esso è della Regione Lazio, il cui Ufficio Patrimonio sta reclamando la riscossione di imponenti cifre per l’occupazione, facendo riferimento a circa 20 anni di usufrutto dei locali. Il Comune, da parte sua, non sembra avere la possibilità di saldare un debito così importante, e l’unica soluzione che si sta profilando è di chiudere il servizio. Pertanto, se non verrà risolto tale contenzioso tra Comune e Regione, il 30 luglio 2016, data di scadenza del bando di affidamento del Centro antiviolenza, questo importante spazio verrà chiuso."

La nota continua con l'annuncio di altre chiusure. "Questo dato desolante è stato confermato il 31 maggio 2016, quando siamo state nuovamente convocate insieme a enti gestori di altri centri antiviolenza di proprietà comunale (SOSDonna H24, Casa Internazionale dei Diritti Umani delle Donne e Casa di Semiautonomia Giardino dei Ciliegi) per apprendere che anche per i servizi in questione si profila una chiusura. Il motivo, in questo caso, è l’impossibilità di emanare i bandi per il rinnovo dell’affidamento o le eventuali proroghe (sono tutti prossimi alla scadenza del contratto) a motivo della recente Normativa sugli appalti pubblici (ex decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50), di cui non sono ancora note le linee attuative."

 

Una speranza è arrivata dalla Regione Lazio. In una nota di risposta alla petizione lanciata su Change da Be Free, che ha raggiunto in pochi giorni quasi ottomila firme, il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti fa sapere che "La Regione Lazio non ha mai richiesto la riconsegna dei locali che ospitano il centro antiviolenza ‘Donatella Colasanti e Rosaria Lopez'. Di fronte alla comunicazione del Comune di Roma della cessazione del servizio a partire dal prossimo mese di luglio, ci dichiariamo disponibili fin da subito, come Amministrazione regionale, all’apertura di un tavolo con tutti i soggetti interessati per scongiurare l’interruzione del servizio che dal 1997 sostiene in tanti modi le donne vittime di maltrattamenti.

Staremo a vedere se il futuro sindaco o la futura sindaca della Capitale prenderanno posizione intervenendo affinchè l'amministrazione comunale possa avere il tempo di emanare nuovi bandi senza che però il servizio venga interrotto. Il tempo di fatto è pochissimo se si pensa che a fine luglio scadono i contratti.



 

 

ROMA/ STUPRI DI GUERRA E VIOLENZA DI GENERE

Venerdì 17 giugno per giornata internazionale contro violenza sessuale nei conflitti armati in Senato presentazione del libro a cura S. La Rocca


Roma, venerdì 17 giugno 2016, ore 9.30
Senato della Repubblica Sala dell'Istituto di Santa Maria in Aquiro
P.za Capranica 72 Roma
 

In occasione delle celebrazioni del 19 giugno, giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sessuale nei conflitti armati nonché anniversario dell'adozione della Risoluzione 1820 (2008) del Consiglio di Sicurezza Onu, discutiamo di "Crimini contro l'umanità e crimini di guerra"
nel corso del dibattito verrà presentato il libro 
"Stupri di guerra e violenze di genere"
(a cura di Simona La Rocca)


Introduce
Sen. Giuseppina Maturani
Vice Presidente Gruppo PD, componente della Commissione Sanità 

Saluti
Sen. Silvana Amati
Sen. Cecilia Guerra

partecipa
Simona La Rocca

Interventi
Fabrizio Battistelli, Presidente Archivio Disarmo
Flavia Lattanzi, Professore di diritto internazionale della Luiss, già giudice del Tribunale Penale Internazionale per la ex Jugoslavia e del Tribunale Penale Internazionale per il Rwanda 

Luciana Romoli, Staffetta partigiana
Vittoria Tola, Responsabile nazionale dell’Unione Donne in Italia
Chiara Valentini, Giornalista e saggista

Modera
Isabella Peretti, Responsabile della collana "Sessismo e razzismo"

in collegamento skype
Patrizia Cecconi, Presidente Associazione "Oltre il Mare"
Paolina Massidda, Avvocata, responsabile dell'Office of Public Counsel for Victims della Corte Penale internazionale

Proiezione di una clip del film ‘La Linea sottile’
di Nina Mimica e Paola Sangiovanni


Info e accrediti entro 15 giugno a
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L'accesso alla Sala è consentito fino al raggiungimento della capienza massima

Obbligo di giacca e cravatta per gli uomini

 

 

 

 

 

DonnaeSalute (Campobasso) / “Salute e Medicina di Genere. Integrazione tra buone pratiche”

IRIS Campobasso, nel'ambito di DonnaeSalute, ha organizzato il convegno “Salute e Medicina di Genere. Integrazione tra buone pratiche” (11 aprile 2016, Sala Crucitti, Fondazione di Ricerca e Cura 'Giovanni Paolo II')

inserito da Tiziana Bartolini

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IRIS Campobasso, nel'ambito di DonnaeSalute, ha organizzato il convegno “Salute e Medicina di Genere. Integrazione tra buone pratiche” (11 aprile 2016, Sala Crucitti, Fondazione di Ricerca e Cura 'Giovanni Paolo II')


Un mattinata densa di informazioni e di scambi quella organizzata dallaonlus Iris Campobasso nell’ambito del progetto DonnaeSalute con il convegno dal titolo “Salute e Medicina di Genere. Integrazione tra buone pratiche” che si è tenuto presso la Fondazione di ricerca e Cura ‘Giovanni Paolo II’ dell’Università Cattolica di Campobasso (11 aprile 2016). 
“È importante che le donne prendano in mano la propria salute e che aumentino la loro consapevolezza - ha sottolineato la dr.ssa Giuseppina Sallustio, direttore del Dipartimento Immagini e Servizi del Giovanni Paolo II, valorizzando - l’efficacia dell’approccio multidisciplinare e del lavoro di squadra”. Elemento, quello della multidisciplinarità dell’iter terapeutico, su cui ha insistito anche il dr Francesco Deodato, responsabile dell’Unità Operativa Semplice di Radioterapia per fasci esterni della Fondazione stessa. 
Utili gli interventi che si sono soffermati anche sui problemi cardiovascolari, prima causa di morte per le donne. A tal proposito Piero Modugno in qualità di responsabile dell’Unità operativa Semplice di Chirurgia vascolare ha insistito sulla necessità della prevenzione primaria nelle donne dai 65 anni in su. La differenza tra uomini e donne nell’approccio e nella relazione con le patologie è stata trattata dalla psicologa Giovanna Mantegna,  psicologa che ha affrontato anche il tema dell'umanizzazione delle cure. “Sono tanti aspetti che prendono in carico i bisogni della donna, si tratta di un’esperienza consolidata perché dal 2008 ha avuto il riconoscimento con tre Bollini Rosa. Grazie ai contributi economici di Iris Onlus possiamo realizzare percorsi assistenziali preferenziali quali, ad esempio, la Ludoteca, che è uno spazio allestito per accogliere i bambini in ospedale, un luogo lontano dal reparto e dove le mamme incontrano i figli. Penso poi al sostegno all’immagine femminile, che realizziamo mettendo a disposizione delle donne che lo desiderano delle parrucche. È molto bello vedere come maneggiano la parrucca, come le provano. È un momento di scambio intimo che si sviluppa insieme alle volontarie e al sostegno psicologico. Poniamo anche una particolare cura nell’arredamento e degli spazi dell’ospedale, cambiando l’immagine grigia e angusta dei corridoi con un ambiente colorato, questo aspetto contribuisce ad accogliere in modo diverso le persone. Di più. Riteniamo la psiconcologia una parte integrante delle cure oncologiche, che hanno molte ripercussioni per la persona malata. Il supporto psicologico è fondamentale sia per la persona malata sia per la famiglia e oggi non dovrebbe mancare l’attenzione per questo aspetto. Va detto che sono maggiormente le donne a chiedere l’aiuto psicologico, è un bisogno che arriva forte subito dopo le cure mediche attive, dopo la chirurgia e la radioterapia. Ecco, una volta superata quella fase, la donna affronta un momento cruciale, difficilissimo. La donna che ha subito un grande trauma, non ha gli strumenti adatti ad accompagnare e superarlo. In quel momento arriva la richiesta di aiuto psicoterapeutico. E a Campobasso noi siamo pronti ad accoglierle”.
Giuditta Lembo, consigliera di Parità Molise e vicepresidente Iris Onlus, è intervenuta sul tema della Medicina di genere in relazione al lavoro. “Tutelare la salute dei lavoratori e delle lavoratrici negli ambienti di lavoro significa avere attenzione che l’ambiente sia idoneo, avere attenzione per i casi di mobbing, e le ripercussioni dei casi di stress da lavoro correlato oppure alle patologie determinate da manca di strutture, arredi o illuminazione adeguate. Recentemente abbiamo distribuito ai dipendenti della regione Molise un questionario per rilevare la percezione della salute ed è emerso, accanto a carenze dei luoghi rispetto all’illuminazione o all’organizzazione degli spazi, anche una scarsa informazione. Un’iniziativa come quella organizzata con DonnaeSalute a Campobasso (11 aprile 2016) va nella direzione di sensibilizzare i lavoratori e le lavoratrici sui loro diritti e aumentare la loro consapevolezza. L’opuscolo realizzato con Iris è ispirato allo stesso obiettivo. Sulle donne vorrei sottolineare che la loro salute va tutelata in modo particolare perché si ha una ripercussione nella salute dell’intera famiglia: dove la donna è serena, tutta la famiglia vive meglio”.
A sottolineare l’importanza della Medicina di Genere in quanto sguardo da cui non si può più prescindere è stato il presidente di Iris Campobasso,Domenico Mantegna, (videoninterevista) in conclusione dei lavori, cogliendo l’occasione per annunciare l’istituzione di una borsa di studio su tesi dedicate, appunto, alla Medicina di Genere. “La mission della onlus IRIS di Campobasso, che svolgiamo presso la Fondazione di Ricerca e Cura ‘Giovanni Paolo II’ dell’Università Cattolica, è organizzare varie attività per la prevenzione e ricerca nel campo della ginecologia oncologica. Poniamo massima attenzione alla Medicina di Genere, che riteniamo una necessità ormai ineluttabile in considerazione delle differenze tra il corpo delle donne e degli uomini che la ricerca ha evidenziato; speriamo che tale prospettiva possa essere inserita anche nell’ambito dei corsi di Scienze infermieristiche”.

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GUIDA AI DIRITTI delle persone con malattia oncologica
Una guida pratica contenente le informazioni basilari che le persone colpite da una patologia oncologica devono conoscere per muoversi consapevolmente nel campo dell’assistenza, dei diritti nel lavoro, nel sistema previdenziale. Il libretto, realizzato da IRIS Campobasso e distribuito gratuitamente, parte dalla Carta Europea dei Diritti del Malato Oncologico (2014, European Cancer Concord - organizzazione che riunisce esperti in ricerca, innovazione e advocacy - e Coalizione europea dei malati di cancro) che il presidente Domenico Mantegna illustra nei punti essenziali: piena attuazione della Direttiva sull’Assistenza Sanitaria Transfrontaliera, accesso alle cure oncologiche, accesso alle terapie innovative e salvavita, coinvolgimento delle associazioni nazionali ai tavoli di concertazione per l’effettiva applicazione della Carta Europea dei Diritti del Malato Oncologico. L’altro obiettivo dell’opuscolo è superare la frammentazione degli sguardi e degli interventi con cui le persone colpite dalla patologia oncologica sono trattate. L’attenzione si concentra sull’organo malato e poi, via via, sull’assistenza o sulle cure, afferma la vicepresidente Giuditta Lembo, dimenticando l’interezza della persona, la sua piena consapevolezza e i diritti negati anche per la mancanza di un’organizzazione che ruoti intorno ai bisogni della persona malata. Questo libretto, in modo schematico e chiaro, intende fornire alle persone interessate una ‘cassetta degli attrezzi’ con cui affrontare temi concretissimi, quali (facendo alcuni esempi): l’esenzione dai ticket, le pensioni di inabilità, l’indennità di accompagnamento, l’assegno di invalidità, il collocamento obbligatorio, le mansioni lavorative, diritto al telelavoro, permessi e congedi, agevolazioni fiscali, spese mediche. Un’iniziativa quanto mai opportuna, dunque, maturata grazie all’esperienza di chi ha compiuto, con spirito di solidarietà e attenzione umana, un cammino accanto alle persone colpite da patologie oncologiche.

IRIS – PCR - OG - Onlus, sede territoriale Campobasso (insieme per Realizzare Iniziative di Solidarietà nella Prevenzione Cura e Ricerca in Oncologia Ginecologica) è attiva dal 2006 presso la Fondazione di ricerca e Cura ‘Giovanni Paolo II’ dell’Università Cattolica, nel reparto di Ginecologia Oncologica e nel Centro di Senologia affianca le donne e le loro famiglie nella gestione dei bisogni emotivi e sociali legati alla patologia e organizza servizi con psicologi (sostegno alla donna e ai familiari durante le varie fasi della malattia e delle cure), assistenti sociali (attività di accoglienza e segretariato sociale alle pazienti e ai familiari), volontari (affiancamento per esigenze pratiche e di socializzazione). Tra i suoi principali obiettivi, oltre all’assistenza delle pazienti oncologiche: la cultura della prevenzione, l’utilizzo di nuove acquisizioni scientifiche in campo chirurgico e terapeutico, campagne di informazione e sensibilizzazione in oncologia, diffusione della medicina di genere, organizzazione di convegni, corsi e seminari, confronti tra comunità scientifica e istituzioni. (www.iriscampobasso.it / tel 0874-312443 / 0874-312236 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.). IRIS Campobasso è parte dell’associazione IRIS onlus nazionale, nata nel settembre 2002 con i professori Salvatore Mancuso e Giovanni Scambia del Policlinico Universitario ‘A. Gemelli’ di Roma dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, i quali hanno constatato che quando un tumore colpisce una donna è come se colpisse tutto il nucleo familiare. 
I servizi ai pazienti organizzati a Campobasso:
- LUDOTECA. Luogo in cui è favorito incontro madre-figlio durante la degenza
- IRISinforma. Sportello per accoglienza e orientamento in ospedale e sul territorio fornendo informazioni di carattere previdenziale e assistenziale
- BIBLIOTECA di REPARTO. Fornisce libri alle degenti e ai familiari
- UMANIZZAZIONE degli SPAZI. Attenzione agli arredi e ai colori nei luoghi di attesa e nei reparti
- SERVIZIO PARRUCCHE. Attenzione alle esigenze della donna nella perdita dei capelli dovuta alle cure chemioterapiche
- CONCERTI musicali (e altre manifestazioni artistiche, come ad es mostre di pittura) rivolte ai malati e ai loro familiari, organizzati in collaborazione con il Conservatorio statale ‘L. Perosi’ di Campobasso

 

 

 

 

FotoLeggendo, se la fotografia scende in strada

Dal 10 giugno e per un mese a Roma al via FotoLeggendo. Per la nuova edizione, il festival internazionale cambia. Con mostre open air e street art.

inserito da Marta Facchini

FotoLeggendo arriva alla dodicesima edizione e si rinnova. O meglio, si contamina. Perché sono proprio le contaminazioni, gli sguardi trasversali, a legare insieme tutte le proposte del festival. Che quest’anno non mette in campo solo la fotografia ma anche street art, collages e glitch art. Fuori dai canoni tradizionali, si esce dalle sale per conquistare spazi nuovi. Che sono luoghi esterni: muri, piazze e strade. Un rinnovamento voluto – spiega Emilio D’Itri, direttore artistico – per superare i clichés che definiscono l’arte aprendola così a un pubblico vasto ma consapevole delle unioni tra diverse forme espressive. 

La mancata definizione di confini è anche un’assenza di temi. Più di trenta i lavori fotografici esposti. David Alan Harvey, pietra miliare della fotografia, in mostra a Officine Fotografiche con «Tell it like it is», storia di una black family americana degli anni Sessanta. Insieme a Ina Schoenenburg, con «Exchanging Glances», Gaia Squarci, con «Broken Screen», e Francesca Belgiojoso con «(20)». Nel cortile di OF, in esposizione George Shiras, il padre della fotografia naturalistica. 

Gli spazi del Loft accolgono «Odyssey», l’installazione multimediale dell’artista giapponese residente in Francia Miki Nitadori, sulla storia e le contaminazioni culturali dei migranti giapponesi. Presso il Rashomon il lavoro «La notte immensa», di Alisa Resnik, e Francesco Carpani con«MAA», lavoro sul tempo e la morte a Varanasi. Mobile photography, invece, in via degli Argonauti con #1415 Iran ed Everyday_Italy.


Il festival inaugura con una tre giorni (10, 11, 12 giugno) di presentazioni e letture portfolio. Ed eventi speciali come Temps Zero, concerto di improvvisazione su immagini, lo Slideluck, l’evento itinerante che unisce arte e cibo, Ammappaitalia, iniziativa di mappatura dell’Italia, e Foto da Rubare, blitz artistici che regalano l’arte alla strada. 

Gli spazi e i locali coinvolti saranno la storica sede di Officine Fotografiche in via Libetta, il Circolo degli Illuminati, Loft, Rashomon Club. A questi si aggiunge l’Istituto di istruzione Superiore Statale Cine tv Roberto Rossellini e l’Università degli studi Roma Tre. Dal 13 giugno al 2 luglio il festival si espande al resto della città: la stazione ferroviaria di Roma Porta San Paolo, il Polo Museale ATAC e una rete di gallerie che comprende Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata, Interzone Galleria, 001, WSP Photography, Microprisma, Associazione culturale Officinenove.

 

 

 

 

Una nuova visione del mondo

Le donne diventano la chiave con cui operare un vero e proprio cambiamento di coscienza. È l’obiettivo della prima edizione del simposio internazionale “Women gathering for change”

 

Zenab Ataalla

Alla luce dei grandi cambiamenti che stanno attraversando il mondo, non ci si può dimenticare della presenza delle donne. Il loro potenziale non può e non deve essere negato, ma deve essere esaltato. Ed è partendo da questa premessa che a marzo si è tenuta la conferenza “Women gathering for change” presso la biblioteca di Alessandria d’Egitto, organizzata dal Centro per la Democrazia e la Pace sociale e dalla Fondazione Umana
Alla presenza di donne provenienti da ogni parte del mondo, dai diversi contesti lavorativi e sociali, nei due giorni di dibattito si sono alternati interventi focalizzati sul tema dell’istruzione, dell’economia, della salute e della partecipazione politica. 
Partendo da un’idea di fondo che prevede lo scardinamento di ogni tipo di restrizione mentale imposta alle donne in molte parti del mondo, le relatrici che si sono alternate sul palco hanno parlato delle loro esperienze personali in un’ottica femminile del fare gruppo e del condividere idee e modelli che coinvolgono ogni aspetto della vita per un mondo più giusto e salutare. Tutte sono state unite nel sostenere che nulla è impossibile perché l’unica chiave per cambiare le cose non è arrendersi agli ostacoli, ma provare a cambiare le cose. E farlo insieme è sicuramente meglio. 

L’istruzione. Si è esaminato il ruolo giocato dall’educazione, e non solo dell’educazione rivolta all’apprendimento in generale, ma anche di quella rivolta più specificatamente al genere. 
“Non trattare l’educazione di genere vuol dire prescrivere quello che le donne in realtà sono e rappresentano per le società nelle quali vivono - ha sostenuto Lovisa Fhager Havdelin, direttrice dell’organizzazione svedeseTeskedsorden che lavora con i giovani per la tolleranza ed il rispetto -. “Immaginate quanto più felici saremmo se non avessimo il peso delle aspettative di genere imposte dall’esterno".
Si tratta di rimarcare quanto già stabilito dalle Nazioni Unite che hanno inserito l’inclusione scolastica delle bambine tra gli obiettivi principali da raggiungere nei prossimi anni. 
Tuttavia non si tratta solo di questo. “C’è anche bisogno di dare alle donne la possibilità di accedere con uguali diritti degli uomini all’assistenza sanitaria ed al lavoro. È fondamentale che le donne siano consce del loro potenziale. E questo lo si può fare con la scuola e con tutte quelle strutture ad essa connesse perché solo così facendo si è in grado di “distruggere tutte quelle impalcature sociali che le donne sono costrette a subire e a portare avanti col passare degli anni” ha spiegato Havdelin.

Il business femminile. “Essere una donna istruita vuol dire avere più possibilità di diventare una protagonista nei diversi settori. Vuol dire diventare politiche, economiste ed imprenditrici.
“Nelle imprese nelle quali è incorporato fin dall’inizio l’elemento femminile, si sviluppa un flusso di consapevolezza maggiore di tutto il processo produttivo. Dove questo avviene c’è la chiara percezione di quale sarà l’impatto del processo di produzione all’interno della comunità della quale fanno parte anche le donne” dice Julie Esterly, guida del Sufi Ruhaniat International.
Si tratta di un diverso tipo di business non solo rivolto al profitto economico, ma interessato soprattutto all’impatto sociale che un prodotto o una idea può portare nella società di riferimento. 

La salute di genere. Se tutto viene trattato in un’ottica di genere, va da sé che anche la salute ricopre un ruolo fondamentale. Secondo Paola Conti, sociologa e membro dell’Istituto europeo di medicina femminile “una crescente formazione di genere si sta inserendo nella medicina, trasformando nel profondo la ricerca medica. Si sta iniziando ad utilizzare il filtro del genere e non è una cosa da poco. La medicina di genere deve essere integrata con la medicina tradizionale. Soltanto così facendo avremo dei netti passi in avanti”. La medicina di genere può aiutare lo studio di come le malattie differiscono tra gli uomini e le donne in termini non solo di cura e trattamento terapeutico, ma anche di prevenzione, prognosi e aspetti psicologici. 

La partecipazione politica. “Le donne devono essere presenti nel processo decisionale perché sono portatrici di nuove idee e di nuovi saperi - ha spiegato la sociologa Maryam Yaseen - attraverso i quali è possibile innescare quei meccanismi che di fatto costruiscono delle vere e proprie economie sostenibili a beneficio delle società e dell'umanità nel suo insieme”. Importante sottolineatura, visto che ancora oggi nel mondo le donne sono sottorappresentate nell’arena politica.

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REALE ACCADEMIA DI SPAGNA : 9 /10 GIUGNO RASSEGNA E EVENTO

 

 

Riceviamo e pubblichiamo
Associazione Trastevere Rione Trastevere

 

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MEMORIE ESTERNE

MEMORIAS EXTERNAS

Found footage nella viedoarte e nel cinema sperimentale spagnolo.
Metraje encontrado en el videoarte y el cine experimental español.

 

Il prossimo giovedì 9 giugno, alle ore 20:45, presso il Cinema Trevi si terrà la rassegna Memorie esterne. Found Footage nella videoarte e nel cinema sperimentale spagnolo.
Questa rassegna, che nasce dalla collaborazione tra il Centro Sperimentale di Cinematografia e la Real Academia de España en Roma, presenta una serie di filmati realizzati negli ultimi anni da artisti e registi spagnoli che lavorano, in modi diversi, con found footage e combina pezzi provenienti dalla tradizione cinematografica sperimentale con quelli legati alla videoarte contemporanea. La rassegna propone, attraverso le opere di
 Al DíazPilar ÁlvarezJordi ColomerLos GangliosMaría CañasEli Cortiñas e Isaki Lacuesta, un percorso che va dal video domestico e la sua influenza nella costruzione della memoria personale, all’archivio come elemento fondamentale nella costruzione della memoria collettiva, per finire con filmati che riflettono sul cinema e sulla sua influenza nella definizione di immaginari individuali e sociali.

Con l'obbiettivo di approfondire l'argomento sulle pratiche audiovisive legate al found footage, venerdì10 giugno alle ore 19:00, nella Real Academia de España en Roma si svolgerà un incontro tra Al Díaz e Jordi Colomer, moderato da Alessandra Mammì, storica dell'arte e critica responsabile del programma Art Trevi.

Progetto a cura di Jaime González Cela e Manuela Pedrón Nicolau, 
con la partecipazione di Al Díaz, residenti della Real Academia de España en Roma.


El próximo jueves 9 de junio, a las 20:45, se presente en el Cinema Trevi el ciclo Memorias externas. Metraje encontrado en el videoarte y el cine experimental español. Este ciclo, que nace de la colaboración entre el Centro Experimental de Cinematografía y la Real Academia de España en Roma, propone una serie de piezas realizadas durante los últimos años por artistas y cineastas españoles que trabajan con metraje encontrado desde diferentes perspectivas y metodologías, combinando piezas provenientes de la tradición cinematográfica experimental con otras relacionadas con el videoarte contemporáneo. El ciclo propone, a través de las obras de Al DíazPilar Álvarez,Jordi ColomerLos GangliosMaría CañasEli Cortiñas e Isaki Lacuestaun recorrido desde el vídeo doméstico, en su intervención en la construcción de la memoria personal, hacia el archivo, como elemento fundamental para la memoria colectiva, para acabar tratando la imagen cinematográfica, en relación a su influencia en los imaginarios individuales y sociales.

Con el objetivo de profundizar en las prácticas audiovisuales ligadas al metraje encontrado, el viernes
10 de junio, a las 19:00, en la Real Academia de España en Roma, tendrá lugar un encuentro entreAl Díaz e Jordi Colomer, moderado por Alessandra Mammì, historiadora y crítica de arte responsable del programa Art Trevi.

Proyecto comisariado por Jaime González Cela y Manuela Pedrón Nicolau,
con la participación de Al Díaz, residentes en la Real Academia de España en Roma.

RASSEGNA
9 giugno, 20.45 
Cinema Trevi
Vicolo del Puttarello, 25.


INCONTRO
10 giugno, 19.00
Real Academia de España en Roma
Piazza San Pietro in Montorio, 3.

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AiSLO O :invito per la presentazione al libro PUTIN VITA DI UNO ZAR

Riceviamo e pubblichiamo

Associazione Trastevere Rione XIII

 

 

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Vi aspetta alla presentazione del libro


L’ingresso è gratuito e la capienza della sala è limitata a 50 posti.


E’ necessario comunicare l’adesione all’evento via mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e attendere la conferma della partecipazione. Sarà data priorità ai soci AISL_O.

 
Per una breve video-intervista sul libro rilasciata dall’Autore cliccate sul seguente link:
http://www.raistoria.rai.it/articoli/gennaro-sangiuliano-putin-vita-di-uno-zar/32079/default.aspx
 
Nella sala dell’incontro sarà disponibile per l’acquisto un limitato numero di copie, che potranno essere autografate dall’Autore. Chi desidera prenotare una copia del libro deve indicarlo nella mail con la quale chiede di partecipare all’evento.

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NOI DONNE : ALCUNI ARTICOLI DEL GIORNALE

Riceviamo il giornale NOI DONNE e ne pubblichiamo alcuni articoli in particolare quelli riguardanti la festa della Repubblica importante anche in considerazione del voto delle donne e sulla violenza alle donne.

Associazione Trastevere Rione XIII

 

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La nostra nuova repubblica

Tiziana Bartolini

Votiamo, noi donne italiane, da settanta anni. La nostra prima volta è stata nel 1946. In primavera, per le elezioni amministrative, e poi in giugno per scegliere tra la Repubblica e la Monarchia e per eleggere l’Assemblea Costituente che avrebbe scritto la Costituzione. Una volta conquistato il diritto al voto è iniziata un’altra fase: portare nelle assemblee elettive una rappresentanza femminile numericamente adeguata, un obiettivo non facile da centrare perché strettamente connesso ai meccanismi elettorali e ai contesti politici.

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I movimenti delle donne si sono variamente impegnati negli anni per affermare principi - anche recepiti con modifiche alla Costituzione - o per far accettare la doppia preferenza di genere - quando si possono scegliere i/le candidati/e - o per ottenere l’alternanza uomo/donna nelle liste bloccate. Con un salto concettuale rivoluzionario, siamo passate delle quote rosa al 50 e 50. Sul piano formale alcuni risultati si sono ottenuti e pian piano sono arrivate nomine, politicamente corrette, di giunte municipali composte per metà di donne. L’onda d’urto di tanto lavoro ha consentito a molte donne (oltre il 40 per cento) di entrare nell’attuale Parlamento e il governo Renzi è partito con una folta pattuglia di ministre. Pattuglia che si è poi assottigliata. Ma al problema (non risolto) della quantità, oggi si aggiunge quello dei contenuti e del senso che la rappresentanza femminile assume. Questione che si pone tanto per una ministra, quanto per una parlamentare oppure per una sindaca o una consigliera regionale.


L’aumento del protagonismo femminile nella politica comporta una maggiore capacità decisionale che, non avendo indicazioni chiare su obiettivi largamente condivisi, spesso entra in rotta di collisione con le aspettative di molte donne o associazioni. D’altra parte chi è chiamata a gestire deve prendere decisioni sulla base di regole rigide e difficilmente può prescindere dalle logiche delle alleanze o dalle appartenenze che, spesso, le hanno consentito di arrivare dove è. Ne deriva un logoramento della credibilità delle istituzioni e un imbarbarimento delle relazioni (anche personali).


Mentre ci si impegnava per cambiare le regole allo scopo di agevolare l’accesso delle donne nelle assemblee elettive, la politica subiva mutamenti profondi, cambiamenti genetici di meccanismi non scritti che nulla hanno a che vedere con le leggi o con i sistemi elettorali. Il gap tra la politica e i bisogni reali difficilmente si potrà colmare con nuove articolazioni normative se non ci si interroga sulle ragioni che hanno cambiato il sistema dei valori che sono alla base della nostra democrazia. Un processo degenerativo che è andato di pari passo con l’implosione dell’idea di comunità.


Se questo anniversario per noi donne è la sacrosanta rivendicazione di una conquista storica e non una retorica celebrazione, allora facciamo in modo di attingere dalla forza delle madri costituenti e dal sentimento delle migliaia di anonime militanti. Interroghiamoci sul da farsi e ritroviamo, insieme, l’entusiasmo di guardare il mondo con occhi liberi. Ci vuole coraggio, ma va fatto perché abbiamo molto da perdere. 

 

 

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I 70 anni che abbiamo attraversato

Leggi, discussioni, lotte e domande che ancora interrogano

Nadia Angelucci

Il 2 giugno 1946 i corpi delle donne irruppero sulla scena politica; invasero le strade, riempirono i seggi elettorali e impressero una marca indelebile sulla Costituzione della nascente Repubblica italiana. Quando le 21 costituenti donne entrarono nell’Assemblea si produsse una frattura così profonda con il passato da garantire l’impossibilità di tornare indietro. Tuttavia sarà ancora lotta durissima. Le 21 entrarono nella Commissione dei 75, incaricata di elaborare e proporre il progetto di Costituzione repubblicana ma, delle tre sottocommissioni in cui questa si divise, i partiti non proporranno alcuna donna nella seconda lasciandole fuori dalla discussione sull’ordinamento dello Stato. Le donne si cercarono e si allearono sui temi dell'emancipazione femminile; si dedicarono alle materie riguardanti la famiglia e il lavoro femminile trasferendo in Parlamento una divisione delle sfere di azione dei generi che ancora pesa sulla vita politica e parlamentare. L’apporto più significativo che ha prodotto per la Repubblica italiana la pattuglia delle prime 21 può essere ravvisato nella radicata consapevolezza che un avanzamento della società italiana, e la realizzazione di una democrazia compiuta, dovesse passare assolutamente attraverso un ampliamento dei diritti di cittadinanza alla popolazione femminile. Il loro lavoro fu caratterizzato da una difesa strenua del principio di parità tra i sessi e dalla tenacia perché tali principi fossero sempre garantiti e rispettati nella Carta nascente. Il loro impegno sarà fondamentale per il futuro di tutte le donne italiane.

Molto di ciò che le Costituenti avevano costruito nell’Assemblea però resterà ancora da realizzare. Se sul piano costituzionale si erano raggiunti dei risultati, mancava ancora l’adeguamento legislativo e, soprattutto, la valorizzazione e il riconoscimento completo delle forze femminili. Le realizzazioni legislative si compiranno nel decennio 1955-65 con l’apertura a tutte le carriere (usando anche ricorsi costituzionali), la parità salariale, la tutela della lavoratrice madre. Negli anni ‘70 esploderà il movimento femminista, una grande rivoluzione che impose nuovi modelli sessuali, culturali, sociali e politici vincolando tutti, uomini e donne, a ridefinire la propria identità e a proseguire le battaglie che trasformarono quei nuovi costumi in diritti per tutte e tutti: è il momento della legge sul divorzio, sulla depenalizzazione dell’aborto, sul nuovo diritto di famiglia.

 

Il trentennio che abbiamo alle spalle, pur avendo mostrato uno sviluppo rapido della posizione femminile in ambito scolastico e lavorativo, un avanzamento sul tema della violenza sessuale con la legge del 1996 e con la normativa sullostalking del 2009 (anche se la violenza sulle donne è forse in questo momento l’emergenza sociale più pressante), non ha presentato gli stessi risultati in ambito politico. La discussione, e le leggi sulle quote, non hanno risolto il problema della rappresentanza né quello della disaffezione delle donne alla partecipazione politica. La ‘questione morale’, la perdita di idealità nella lotta politica, lo scivolamento verso il personalismo esasperato hanno travolto anche le donne e quelle che si erano avvicinate al mondo della politica con entusiasmo e con la speranza di poter esprimere tutta la propria creatività, dentro questo meccanismo sono rimaste schiacciate. E adesso in molte sono deluse, oppresse tra il ‘familismo’ riemergente e le nuove forme di precarietà che le vedono tra i soggetti più deboli; amareggiate per una promessa che non si è mantenuta. Questa è la sfida che, a 70 anni dal quel primo voto, le donne italiane si ritrovano ad affrontare. Come ritrovare l’entusiasmo e la consapevolezza della necessità di impegno e di una responsabilità verso il paese, come trovare nuovi modelli e proposte convincenti?



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Dovremmo essere tutti attivisti contro la violenza sulle donne

E' la cultura sessista che nutre la violenza contro le donne e restare indifferenti o minimizzare è parte del problema.

inserito da Silvia Vaccaro

Come tutti in queste ore leggo la storia dellagiovane Sara raccontata dai giornali. Bruciata viva nell’auto data alle fiamme dal suo ex, a Roma. Si apprende dalle cronache che se qualcuno si fosse fermato su via della Magliana mentre Sara chiamava aiuto rendendosi conto di essere seguita dal suo assassino, se qualcuno avesse chiamato la polizia invece di ignorare quelle braccia alzate, forse Sara sarebbe ancora viva. 
 

Credo che dopo questa tragedia le nostre parole sgomente, la nostra pena, il nostro orrore per l’ennesima vita di donna distrutta per sempre non bastino più. Come non basta la rabbia contro l’uomo assassino, di solito un ex, di solito lasciato da poco a cui si augura la stessa fine che ha inferto o la galera a vita. Né basta invocare la repressione e/o un maggior controllo delle forse di polizia come se ogni relazione tra uomo e donna potesse essere concretamente monitorata se non da chi la vive.

 


Purtroppo la violenza discende dalle asimmetrie di potere ancora esistenti tra i sessi. Pur con le dovute differenze, ancora in ogni parte del pianeta, le donne sono, quando va bene più povere, meno occupate, meno rappresentate, quando va male morte ammazzate, o sposate da minorenni, o abusate durante le guerre o lungo il viaggio pericolosissimo che le porterà in Europa. 

Quello che forse dovrebbe cambiare è dunque la nostra percezione della violenza contro le donne. Non solo quella che sfocia negli atroci femminicidi come quello di Sara, o quello già archiviato ma freschissimo di Firenze che il Corriere della sera aveva definito nell’occhiello un “chiarimento finito male”. 

Occorrerebbe partire dal riconoscimento e dalla consapevolezza dei micro-machismi, dalle esperienze diffuse di sessismo quotidiano, da tutti i casi e gli ambiti della vita in cui una donna è attaccata in quanto donna e nella sua autodeterminazione. La violenza infatti appare come figlia non del raptus o della pazzia, ma del sessismo, complesso fenomeno ben radicato e camaleontico, capace di cambiare di colore al variare delle situazioni, mimetizzandosi. Di rendersi persino impercettibile mescolandosi all’aria che respiriamo tanto che a volte occorre avere il naso allenato per individuarlo come la vera causa di diseguaglianze e violenze. 

Però è proprio di sessismo che è fatta la cultura in cui siamo immersie in cui nuotiamo con la stessa indifferenza che hanno mostrato gli automobilisti che non si sono fermati vedendo le braccia alzate di Sara. E sebbene appaia evidente che non esistono soluzioni rapide e immediate contro la violenza sulle donne, la difficoltà di scardinare un sistema dominante non può certo ridurci all’immobilità. 

Che fare? Continuare la rivoluzione femminista, iniziata da ancora troppo poco se si considera il tempo della Storia. Pretendere dalle Istituzioni che si investano risorse nei centri anti-violenza nati dal sapere delle donne e nell’educazione sessuale e affettiva dei giovani e giovanissimi di ogni scuola del centro e della periferia. E come collettività si potrebbe provare a essere più informati e consapevoli, sforzandoci a riconoscere la violenza ben prima che si manifesti, pensandola come una variabile più che possibile all’interno di una relazione uomo-donna (ma ovviamente non solo in una relazione eterosessuale), e diventando così in ogni luogo che frequentiamo degli e delle attivisti/e. 

Condividendo saperi, fornendo letture critiche della realtà, costruendo relazioni paritarie, e, nei casi concreti, riuscendo a dare informazioni concrete, nomi di centri e di esperti/e, a chiunque si trovi ad affrontare una situazione di violenza, latente o palese. E più semplicemente, smettendo di pensare ai casi di violenza come episodi isolati e che non ci riguardano.

Sull’onda emotiva che le storie come quella di Sara suscitano in me – che come tante sarei potuta essere una vittima di femminicidio - mi tornano in mente due storie accadute altrove alcuni mesi fa. Quella di Farkhunda, lapidata e poi bruciata vicino ad una moschea a Kabul da una folla inferocita che la accusava ingiustamente di avere oltraggiato alcune copie del Corano e quella di Ozgecan Aslan che venne brutalmente assassinata in Tuchia da un autista che aveva provato a violentarla. In entrambi i casi i loro corpi nelle bare vennero trasportati a spalla da altre donne: una reazione pubblica alla ferocia, quasi a dire che il silenzio e l’indifferenza uccidono due voltee che, al contrario, è necessario farsi carico del cambiamento, raccogliendo le forze e contrastando l'assuefazione, l’esasperazione e il dolore causati dalla violenza degli uomini contro le donne.

E noi siamo pronti e pronte a metterci questa lotta sulle spalle?

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REALE ACCADEMIA DI SPAGNA : EVENTO PER IL 2 GIUGNO

 

Riceviamo e pubblichiamo questo evento per la festa della REPUBBLICA ITALIANA per i 70 anni

Associazione Trastevere Rione XIII

 

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Con grande piacere vi inviamo l’informazione delle mostre che inaugurano oggi a Roma i nostri ex borsisti.

 

Tattoo Forever: Giuseppe Vigolo al MACRO

Inaugura al MACRO - Museo d’Arte Contemporanea Roma, presso gli spazi de La Pelanda 2 e

della Factory, TATTOO Forever la più grande mostra internazionale mai realizzata sul tatuaggio,

inteso come moderna e originale espressione artistica.

Apertura al pubblico: dal 2 giugno al 24 luglio 2016

MACRO Testaccio La Pelanda 2 e Factory

Piazza Orazio Giustiniani n°4, Roma

 

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Extraordinary Visions: Begoña Zubero al MAXXI

In occasione del 70° anniversario della nascita della Repubblica Italiana, il MAXXI presenta una collettiva con scatti di grandi fotografi italiani e internazionali che hanno posato il proprio sguardo sull'Italia. Si esporranno opere dell'artista spagnola Begoña Zubero tratte dal suo progetto fotografico "Gente del Po".

 

2 giugno - 23 ottobre
MAXXI - Galleria 1
Via Guido Reni, 4
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