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PICCOLO CINEMA OCCUPATO : oggi ultimo film a pizza San Cosimato

 

Riceviamo e pubblichiamo che questa sera è in programma l’ ultimo film , come da programma  “ Ballando,  Ballando “ di Ettore Scola .

 

Associazione Trastevere Rione XIII

 

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PICCOLO CINEMA OCCUPATO : oggi ultimo film a pizza San Cosimato

 

Riceviamo e pubblichiamo che questa sera è in programma l’ ultimo film , come da programma  “ Ballando,  Ballando “ di Ettore Scola .

 

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NOI DONNE : giornale settimanale e mensile

 

Riceviamo e pubblichiamo alcuni articoli del giornale NOI DONNE

Associazione Trastevere Rione XIII

 

 

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Quanto pesano i voti dell’utilizzatore finale

Esce allo scoperto la lobby dei clienti contro la proposta di legge che penalizza gli 'utilizzatori finali"

inserito da Monica Lanfranco


Quanto pesano i voti dell’utilizzatore finale
di Monica Lanfranco

“Queste sono cose che mi fanno letteralmente imbestialire. E non solo per l'ovvia ragione che sono un‘utilizzatore finale’ ma per la sostanziale meschinità che emerge dalle teste di melanzane che pensano (eufemismo) tali proposte di legge. A parte il fatto che bisognerebbe stabilire prima dove inizia e dove finisce la prostituzione (un posto di lavoro da soubrette? Un posto da candidato politico in un collegio sicuro? Una cena? L’affitto pagato? Solo denaro? Contante, assegno o carta di credito?) ma sostenere che i clienti in quanto tali, generando la domanda, sono colpevoli del fenomeno dello sfruttamento della prostituzione equivale ad affermare che tutte le volte che ci si compra un paio di jeans a basso prezzo al mercato si è colpevoli dello sfruttamento del lavoro minorile nei paesi emergenti. Follia. Pura follia. Vuoi liberare le prostitute dalla coercizione? Allora oltre a potenziare le strutture investigative e le sanzioni per questa odiosa tipologia di reato (credo che noi tutti utilizzatori finali siamo i primi a voler evitare di incontrare ragazze demotivate, che generalmente cataloghiamo come missili, e figuriamoci quanto possa essere motivata una ragazza forzata a svolgere questo tipo di attività con la forza o il ricatto!) allora parti dal punto che la prima libertà di una persona è ‘la libertà dal bisogno’ e fai una legge di sostegno alle persone che avendo bisogno non debbano trovarsi mai nella condizione di avere come unica alternativa la prostituzione (poi con il tempo vedrai che scoprirai che ci sono donne che hanno bisogno di bmw, estetista, parrucchiere, etc etc ed allora capirai perché si stia parlando del lavoro più antico del mondo)…. Io dico solo una cosa: non so se questa legge verrà mai approvata (a me oggettivamente pare di difficilissima applicabilità) ma nel frattempo mi scrivo da una parte l’elenco completo delle persone che hanno in modo più o meno diretto appoggiato questa proposta demenziale, lesiva di fondamentali libertà individuali, e certamente escluderò dal mio voto tutti quei partiti che avranno il coraggio di ricandidarli in qualsiasi modo in futuro”. 

Ecco qui cosa pensa uno dei frequentatori (ovviamente anonimo) del noto sito gnoccatravels, nel quale gli oltre nove milioni di clienti (che si chiamano tra loro ‘fratelli di gnocca’) scambiano informazioni su dove è meglio cercare e trovare prostitute) della proposta di legge presentata dalla deputata democratica Caterina Bini.
Ai primi di luglio, quando la notizia attirò l’attenzione degli informatissimi clienti lobbisti, (preoccupati delle multe ipotizzate a loro carico fino a 10.000 mila euro e, in caso di reiterazione, anche la reclusione) la deputata ricevette una mail (ovviamente anonima) dal significato chiaro: ”Sono nove milioni gli italiani che vanno a prostitute, attenti che non vi votiamo più.” 
Nel sito dei ‘fratelli’ non è proprio che si possano seguire dibattiti raffinati, colti e articolati: i post dedicati alla proposta di legge sono pochi e il livello degli scritti (eccetto il forbito commentatore succitato) è quello che è. Ma l’uscita allo scoperto segna, (nel classico stile mafioso del pizzino anonimo e minaccioso), un salto di qualità del vasto mondo dei maschi puttanieri. Autocitandosi prendendo a spunto la definizione dell’avvocato del più famoso tra loro gli utilizzatori finali si descrivono come un soggetto politico: siamo tanti, siamo una lobby, siamo una riserva di voti, vogliamo contare: giù le mani dal nostro diritto a pagare per servizi sessuali le donne che si vendono. Dal prezioso lavoro di ricerca e monitoraggio effettuato, in questi ultimi anni, dalla blogger Il ricciocorno schiattoso, (della quale Marea www.mareaonline.it ha pubblicato ampi stralci nel numero dedicato alla sessualità) si può capire come questa evoluzione fosse già in atto.
“Ho una proposta da fare a tutti i gnoccatravels, - chiosava qualche anno fa un fratello-. Quanti saremo iscritti? Circa 25000? In quanti leggeranno questo sito? Secondo me anche 100000 uomini, cosa significa questo? Possiamo influenzare un intero mercato, perlomeno in Italia, avete presenti le aziende che si coalizzano per formare cartelli sul mercato e ottenere prezzi migliori? Noi dovremmo fare lo stesso”. 
Questo è quello che sono riusciti a fare in Germania: influenzare un intero mercato, scrive la blogger nella sua ricerca, dalla quale apprendiamo che i bordelli low cost di Berlino offrono la flat rate: prezzo unico per bevute, show di lap-dance e prestazioni di ogni tipo con le ragazze, una volta varcata la soglia. Nel lupanare a buon mercato più famoso di Berlino, un’ora, tutto incluso, vale 49 euro, mentre con soli 99 euro si può restare tutto l’orario di apertura, no limit, per il ́100% Sex & Drinks. Un’esperienza da 99 euro è magistralmente raccontata dal signor Spaccaculi, protagonista di una recensione pubblicata nel 2013, (per palati decisamente forti), che potrebbe far riflettere quanti (e quante) difendono a spada tratta la libertà di scelta e il diritto (sacro e inviolabile) di comprare e di vendersi. Per quanto brutta o inefficace sia la proposta di legge della deputata Bini essa ha avuto l’enorme pregio di far uscire allo scoperto la realtà che spesso non vogliamo vedere: milioni di uomini italiani vivono una pratica della sessualità (e con essa la relazione con il femminile), che si forma e si nutre nella cultura del bordello. Nel docufilm statunitense del 2008 The price of pleasure di Chyng Sun e Miguel Picker si racconta che migliaia di bambini scoprono la pornografia (e la sessualità di conseguenza) con internet: la prima immagine che vedono non è quella di un corpo nudo di donna, ma quella di una donna penetrata in ogni orifizio in modo aggressivo. Si stima che esistano quattrocento venti milioni di pagine dedicate al porno on line, che ogni anno centotrentamila video sono pubblicati nel web e che oltre nove milioni sono i video porno affittati. La domanda è: in che modo le immagini e i messaggi della pornografia contribuiscono alla formazione dell’identità sessuale e come incidono nelle relazioni? E in che modo l’industria del porno diventa parte del discorso pubblico dominante sulla sessualità? Come scrive Graziella Priulla nel numero citato di Marea le statistiche dicono che i giovani imparano la sessualità anzitutto dagli amici (30%) e dalla rete (60%), poi da libri e riviste (13%), solo in ultima istanza dalla propria madre (10%) o dal proprio padre (7%). Ai docenti spetta la percentuale più misera: 5%. Secondo l’Osservatorio su minori di Torino, il 72% degli adolescenti quando ha dei dubbi cerca risposte su Internet. La maggioranza ignora l’esistenza dei consultori. Precoci, disincantati ma sempre meno informati: è questo il ritratto del rapporto sugli adolescenti italiani disegnato dal XXV Congresso nazionale della Società italiana di andrologia.
Hanno rapporti sessuali frequenti e spesso cambiano partner, ma l’ignoranza è immutata. Secondo le ultime stime della Società italiana di ostetricia e ginecologia solo lo 0,3% delle ragazze under 19 possiede una buona educazione sessuale. Solo una su 4 raggiunge un livello giudicato sufficiente. L’educazione sessuale è obbligatoria in tutti i paesi dell’Unione tranne che in Italia, Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania. A leggere i resoconti delle esperienze sessuali dei lobbisti fratelli viene da chiedersi se non sia più che urgente, appena riapriranno le scuole, iniziare una massiccia campagna di formazione al rispetto e all’empatia tra i generi, per prevenire, (almeno con chi ancora siede nelle aula), non solo le malattie sessualmente trasmissibili, ma quella più grave: la pratica, e l’etica, del bordello.



 

 

 

Vogliamo competenza non apparenza

Il gruppo 'Chi Colpisce Una Donna, Colpisce Tutte Noi' lancia una petizione su Change.org, per chiedere ai ministri competenti adeguate azioni di contrasto e prevenzione della violenza contro le donne.

inserito da Maddalena Robustelli


Gentili Ministri,
lo scorso 2 luglio è partito il progetto della Polizia di Stato contro la violenza sulle donne “…Questo non è amore”.

Ci uniamo alle numerose associazioni e operatrici del settore che si sono espresse in modo critico su tale iniziativa. Questa misura non appare in linea con quanto prescrive la Convenzione di Istanbul in materia di contrasto e prevenzione della violenza contro le donne basata sul genere.
Pertanto, sulla base del testo sottoscritto anche dall'Italia, occorre varare misure "che siano basate su una comprensione della violenza di genere contro le donne e della violenza domestica e si concentrino sui diritti umani e sulla sicurezza della vittima".

Questa comprensione piena del fenomeno induce ad avere alcune perplessità su come un camper della Polizia collocato in una piazza cittadina, possa essere un luogo idoneo per accogliere le donne e per garantire la loro sicurezza.

Se manca o è carente il sistema di protezione della vittima che denuncia, continueremo ad avere i risultati tragici che oggi possiamo osservare: sette su dieci delle donne morte di femminicidio avevano denunciato in maniera preventiva gli abusi subiti.

Pertanto chiediamo che i fondi vengano destinati a:

- lavorare in chiave di prevenzione e di educazione, per un cambiamento della cultura che alimenta la violenza (educazione di genere e al rispetto delle differenze, educazione alle relazioni nell’offerta formativa delle scuole di ogni ordine e grado, trasversale nei percorsi scolastici e nei programmi di tutte le discipline);
- accelerare il percorso del Miur che dovrà varare le linee guida per l’educazione alla parità di genere (per l’attuazione del comma 16 della legge 107/2015 "Buona Scuola");
- investire nel sistema di protezione delle vittime;
- sostenere e diffondere soluzioni e servizi che assicurino alle donne un aiuto gratuito, professionale e costante, in modo tale da evitare che una loro interruzione metta a rischio l'incolumità delle stesse;

- verificare la natura dei centri antiviolenza, che devono rispettare determinate caratteristiche di laicità e di matrice culturale, che sia in linea con il movimento delle donne;
- monitorare i fondi destinati ai centri antiviolenza e alle case rifugio (se arrivano e come vengono utilizzati); Action Aid con la campagna#donnechecontano sta cercando di mappare la situazione in merito ai fondi, sulla base degli open data disponibili;

- incrementare i fondi e prevedere archi temporali più ampi per i bandi, superiori all'anno, per garantire maggiore continuità al servizio;
- stilare delle linee di indirizzo affinché le Regioni implementino delle leggi regionali per il contrasto e la prevenzione della violenza di genere, da concertare con tutti gli attori interessati e per avere un risultato omogeneo sul territorio nazionale;
- creare un osservatorio nazionale sulla violenza di genere e sui Centri Antiviolenza, indipendente e aperto a varie figure, non esclusivamente professionali, che comprenda il mondo dell'attivismo femminile e femminista, per assicurare qualità del servizio e delle operatrici;
- incrementare il numero dei centri antiviolenza, le case rifugio e di accoglienza;
- formare adeguatamente tutte le figure professionali coinvolte, medici del PS e di base, assistenti sociali, psicologi, dirigenti comunali, regionali, nei tribunali, personale Polizia, Prefettura ecc.;
- fare informazione su tutte le forme di violenza, che non ha confini culturali, sociali, etnici, di censo. La violenza è sempre inaccettabile, intollerabile. Non esistono donne di serie A e di serie B. Per questo occorre contrastare ogni forma di neo-schiavitù e di sfruttamento della prostituzione;
- varare una seria legislazione di contrasto all'omotransfobia;
- migliorare la qualità del linguaggio e dei messaggi veicolati attraverso i mass media, contrastando in ogni modo forme esplicite o implicite di sessismo;
- supportare e proteggere i bambini vittime di violenza assistita;
- proteggere concretamente i figli di donne vittime di abusi e violenze familiari, perché non accadano ulteriori episodi di figlicidi;
- istituzione della Giornata Nazionale contro il figlicidio ogni 25 Febbraio;
- debellare l'uso strumentale di Ctu nei tribunali ai danni delle donne che denunciano violenze da parte del coniuge. Queste donne che decidono di separarsi e chiedono l'affido dei figli, rischiano di essere rivittimizzate, perché troppo spesso nei tribunali si ricorre all'uso della Pas o Ap, che non hanno alcun fondamento scientifico. Chiediamo che certi metodi vengano messi al bando;
- assicurare la certezza del Diritto, che passa per una giustizia celere e condanne efficaci;

- chiediamo l'effettiva applicazione in tutti i tribunali d'Italia della norma che prevede l'ammissione al gratuito patrocinio a spese dello Stato, indipendentemente dal reddito, alle donne vittime di violenza di genere, come previsto dalla legge n. 119/13;

Le donne italiane da settembre riprenderanno a manifestare e a pretendere che si varino e si attuino politiche che sappiano andare incontro alle reali istanze ed esigenze delle donne. Chiediamo che siano garantiti i fondi adeguati, affinché sia possibile sostenere in modo continuativo l'accoglienza alle donne vittime di violenza, le azioni di contrasto e di prevenzione della violenza.

Il gruppo Chi Colpisce Una Donna, Colpisce Tutte Noi


Per info e adesioni:

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Erodiade con Iaia Forte a Malborghetto il 28 luglio 2016

La storia di una donna forte e fragile, che lotta fino all'ultimo istante per scoprire il vero senso dell'esistenza. Replica il 30 luglio a Civitavecchia

inserito da Tania Croce

La vita e la morte per un ateo, sono una bilancia senza l'ago della fede, del sostegno di un credo religioso, come accade ad Erodiade, il personaggio femminile ripulito dal peso di una visione biblica che la vuole ebrea e innamorata di Erode, rendendola libera, appassionata e seduttrice. Me lo racconta la dolce e sensibile Iaia Forte, in questa intervista.
Dopo i saluti e il mio apprezzamento nei confronti di un attrice che ho apprezzato in tv e finora mai a teatro, soprattutto ne "Il Giovane Favoloso" del 2014 diretto da Martone con Elio Germano nei panni di Giacomo Leopardi, e lei, la proprietaria di un appartamento dove il poeta trascorse gli ultimi anni della sua vita, inizia, una piacevolissima chiacchierata intervista con l'attrice napoletana solare e bella, reduce da diversi premi ricevuti per la sua carriera.

Come ti sei avvicinata al monologo di Giovanni Testori, scritto nel 1964 e riscritto nel 1984?
Ho amato la potenza del linguaggio usata dall'autore, il testo che è poco noto, mi ha sedotto per la sua dimensione intima, dove il personaggio descritto è a contatto con i suoi dubbi più profondi perché questa non è una biografia ma la storia di un'atea come me, mancina, barbarica e che perde la bellezza con l'età e la cui seduzione verso Giovanni Battista è rifiutata in nome di una fede per un dio a cui lei non crede. 
Questa fede incrollabile di Giovanni, metterà in crisi quelle che fino a quel momento sono state le certezze di una donna, di una madre.
Quindi hai sentito molte somiglianze col personaggio che interpreti, una donna che nel bene e nel male, ha contribuito a scrivere la storia degli uomini.
La donna a teatro ha un valore assoluto, perché il teatro esclude le categorie, in questo caso, Erodiade s'interroga attraverso l'esperienza amorosa, sul vero senso della vita e della morte e lo fa con intensità e determinazione, come solo una donna saprebbe fare.

Sarai il 28 luglio al Casale di Malborghetto, sulla Flaminia, un sito archeologico davvero bellissimo, nell'ambito dei Teatri di Pietra del Lazio...
Mi emoziona molto portare questo monologo a Malborghetto per la mia profonda passione verso l'archeologia, sono certa sarà uno spettacolo emozionante anche per il pubblico

A proposito di pubblico, il monologo che porti in scena da diversi anni, com'è stato accolto?
Sono stati moltissimi i consensi, sia da parte della critica che del pubblico che è chiamato a partecipare allo spettacolo

Quindi è uno spettacolo corale?
In realtà lo è, pur essendo sola sulla scena, il pubblico è chiamato in causa e coinvolto per giudicare l'ingiusto martirio di Giovanni e questo rende Erodiade, non solo un monologo ma uno spettacolo corale.

Dopo la replica del 28 luglio a Malborghetto, Iaia Forte, porterà la sua Erodiade all'Arco di Traiano a Civitavecchia il 30 luglio, per coinvolgere il pubblico nella storia di una donna forte e fragile, che ama, seduce e lotta fino all'ultimo istante, per scoprire il vero senso dell'esistenza.



 

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Le donne egiziane ed il tabù del divorzio. Il Progetto della rivista Nooun

Il programma a sostegno delle divorziate contro lo stigma della società che non vede di buon occhio la fine di un matrimonio

inserito da Zenab Ataalla


Il Cairo. Come nel resto del mondo arabo anche in Egitto la famiglia rappresenta il caposaldo della società, ma cosa succede quando un uomo ed una donna decidono prima di separarsi e poi di divorziare?
Se per gli uomini è più semplice iniziare una nuova vita, non si può dire altrettanto per le donne che oltre a pensare ad un nuovo inizio personale, sono costrette a combattere contro le dicerie della società su una donna divorziata, il più delle volte con figli e figlie al seguito. 
In questa atmosfera di ostilità nei confronti delle donne divorziate, la rivistaNooun ha deciso di lanciare il primo corso su “Come gestire le pressioni psicologiche e sociali di un divorzio”.
“Alla base del progetto c’è il desiderio di dare un supporto a tutte quelle donne che sono costrette ad affrontare disagi e problemi dopo la fine del matrimonio, ritrovandosi senza lavoro e senza soldi” dice Sandra Sleiman, la direttrice della rivista. 
Seguite dalle operatrici le donne vengono aiutate a riprendere una vita normale anche laddove manca l’appoggio della famiglia di origine.
“Quello che più colpisce è che la maggior parte delle donne si sente in colpa per non essere riuscita a mantenere in piedi la famiglia” continua Sleiman. Questo sentimento è direttamente collegato all’importanza che ricopre il matrimonio nella società egiziana dove, quando accade che un uomo ed una donna decidono di separarsi, le conseguenza sembrano ricadere solo sulle donne in quanto responsabili della casa e della famiglia.
“Lanciato il programma sul sito, ci sono arrivate moltissime domande di partecipazione. Hanno chiesto informazioni donne di ogni età e professione, di ogni condizione sociale e livello di istruzione” continua la direttrice.
Il programma prevede un ciclo di 18 incontri nei quali vengono affrontati tutti gli aspetti del periodo post divorzio, oltre che offrire alle donne  ssistenza psicologica e legale.
“Le donne divorziate imparano a trattare con la società, imparano ad esprimere il loro stato d’animo, ma soprattutto imparano a superare quel senso di colpa che le perseguita” dice Sleiman.
Le donne che partecipano al programma vengono poi aiutate anche a trovare un lavoro attraverso cui acquisire l’indipendenza economica ed autostima personale. Insieme le donne capiscono che non sono sole, capiscono che “il divorzio non è la fine del mondo, anzi si rendono conto che è possibile continuare a vivere” conclude Sandra Sleiman.
Secondo i dati dell’agenzia CAPMAS nel 2015 i casi di divorzio sono aumentati del 10,8%, registrando 200mila sentenze in più rispetto al 2014.
La maggior parte dei divorzi è avvenuta tramite l’accordo tra gli ex coniugi, mentre solo una minima parte dei casi è il risultato dei divorzi giudiziali. Sempre secondo i dati diffusi è la fascia di età tra i 25 ed i 30 anni sia per gli uomini che per le donne a ricorrere maggiormente al divorzio.

 

 

 

Alla ricerca della noia perduta

Che voglia che ho di annoiarmi. Di non sapere propria cosa fare, di essere addirittura frustrata.....

Camilla Ghedini


Che voglia che ho di annoiarmi. Di non sapere propria cosa fare, di essere addirittura frustrata e di picchiare i pugni sul tavolo. Un po' come fanno i bambini, soprattutto i figli unici, che si trovano spesso in queste case vuote di 'amici' e devono organizzare il loro spazio e il loro tempo. Oggi di noia non soffre nessuno. I più piccoli sono stressati tra scuole e magnifici corsi di lingua e pratiche sportive varie. Gli adulti sono stressati per definizione. Abbiamo perso tutti quel senso di agitazione interiore, di vuoto, che rimane l'unico capace di farci tornare creativi, che può indurci a reinventarci, a scoprire nuove passioni e interessi. Lo dico io che, sia chiaro, passo settimane intere ad auspicare un giorno libero poi, quando raggiungo l'obiettivo, non so cosa farmene. Non so come sfruttarlo. Rimango impalata sul divano, telecomando alla mano, di fianco una mazzetta di giornali cartacei e un libro; dopo un po' però mi scoccio, perché non sono abituata a lunga inattività, e allora accendo il pc, perché di lavoro arretrato ne ho sempre; magari guardo la borsa della piscina, incerta se andare o meno, e no, scelgo di accendere il ferro e stirare, perché la lavatrice va di continuo e visto che sono in casa, tanto vale sbrigare questioni domestiche. Uscire? Perché mai? E così, semplicemente, le ore trascorrono lente, senza che io abbia acquisito una sola nuova energia, mica parlo di emozioni. E per fortuna arriva l'indomani, con l'agenda fitta, ed ecco riaffacciarsi il buon umore. Non che io creda a quanti sostengono che nella vita bisogna tendere all'equilibrio. Questo no, perché il benessere interiore, chiamiamolo così, toglie ogni stimolo. Un sano tormento qualifica. L'arte, intesa come pittura, scultura, letteratura, etc, non è certo il prodotto di emotività quiete. Però forse di un po' di noia sì. Allora mi chiedo. Perché non sappiamo più neppure oziare sereni? Perché non riusciamo a progettare un tempo 'altro' dagli impegni lavorativi? Perché, in assenza di disagi, non riusciamo a vivere? Chiaro che chi si salva c'è. Io ho amiche che danno forma e valore a ogni ora della loro esistenza. E francamente le invidio. Ricordo quando avevo 10 o 12 anni, e durante i periodi di vacanza non sapevo cosa fare, e allora guardavo la libreria, i titoli e mi scorreva nel corpo una sensazione di euforia, perché non sapevo da dove cominciare, ne prendevo uno a caso, spolveravo la copertina e iniziavo a sfogliarlo. E poi magari mi mettevo a lavorare a ferri, emulando mia nonna, creando lunghissime sciarpe, anche d'estate, che mi davano estrema soddisfazione. Oppure guardavo nella dispensa e se trovavo uova, lievito e farina improvvisavo dolci o copiavo ricette dal Cucchiaio d'Argento. Poi facevo giri in bicicletta intorno a casa. E la mia giornata correva, non lenta, ma piena. E alla fine avevo cose da raccontare. E soprattutto, di tentativo in tentativo, ho scoperto i miei interessi veri: non la maglieria, non la cucina, ma la lettura che poi è diventata scrittura e mestiere giornalistico e le due ruote per scaricare. Ora invece, succede che se non abbiamo cose da 'aspettare' andiamo - vado - quasi nel panico. Certe volte mi domando come sarebbe un giorno senza Internet, Iphon, Tablet. Mi sembra spesso di desiderarlo. Poi, con lucidità, ammetto che non saprei come affrontarlo e gestirlo perché mi sentirei fuori dal mondo. Anche se la domanda vera è se ci sono davvero dentro al mondo.



 

 

Orizzonte felicità, da sempre e ovunque

 

Non c’è né luogo né epoca dove la felicità non sia stata cercata, vissuta raccontata, dove non si sia tentato di definirla, giudicarla, negarla, cantarla, metterla in rime o in strofe...

Paola Ortensi

Non c’è né luogo né epoca dove la felicità non sia stata cercata, vissuta raccontata, dove non si sia tentato di definirla, giudicarla, negarla, cantarla, metterla in rime o in strofe. Filosofi, poeti, cantautori, scrittori e pensatori d’ogni epoca hanno voluto dire la loro, in tantissimi. E così per non lasciare di contribuire a un tema così grande ho pensato di spigolare proprio tra versi e definizioni che parlano da soli e che attraversano e/o uniscono tanti paesi e genti di ogni terra e di ogni tempo. Da romana, però, non ho resistito dall’iniziare citando il grande poeta Trilussa che così racconta la felicità: “C’è un’ape che se posa su un bottone de rosa: lo succhia e se ne va… Tutto sommato la felicità è una piccola cosa”. Due versi e un concentrato dei pensieri che la felicità evoca: la leggerezza, l’attimo, l’incontro importante , la bellezza, la natura il senso del vivere e del produrre amore, che per l’ape è il miele e per ognuno un desiderio diverso; quell’idea di piccolo che richiama l’immenso .. e tanto altro che potremmo evocare. Un aiuto immediato ci viene da un altro poeta come Jacques Prévert che fra l’altro ha scritto “Ho riconosciuto la felicità dal rumore che ha fatto andandosene” che se vogliamo pensarlo per il bottone di rosa potrebbe essere il lieve battito d’ali dell’ape che vola via. E continuando a giocare col nostro bottone di rosa, prima di lasciarlo libero all’aria e al sole, sussurriamo che un altro pezzetto di verità c’è forse in Giacomo Leopardi: “La felicità consiste nell’ignoranza del vero”. Il bottone di rosa non pensa che all’ape serva il suo nettare ma ha solo goduta la carezza della sua presenza. La felicità è sempre anche un sogno e così spesso c’immergiamo in quella che vediamo negli altri, che leggiamo, ascoltiamo, che sentiamo cantare. E pensando proprio al cantare, un esempio interessante è una canzone che da anni ogni volta che viene presentata da Romina e Albano continua a piacere ed entusiasmare, “Felicità”, appunto. Quando uscì nel 1982, più di 30 anni fa, aldilà della orecchiabilità rappresentava le parole credibili di una coppia che l’Italia amava davvero. Albano arrivato al successo dalla Puglia, figlio di un contadino, Romina bellissima americana figlia di uno dei miti cinematografici più amati, anche per l’avvenenza: Tyrone Power. Una favola che molte/i facevano propria e, ripetendo il testo, sognavano la propria felicità… tenendosi per mano, con l’amato e andare lontano, e restare vicini come bambini, condividere un cuscino di piume o guardare l’acqua di un fiume che passa e che va, una canzone che va come un pensiero d’amore che sa di felicità ... È così forte il bisogno di sognare che decenni dopo, non più marito e moglie e riunitisi almeno come interpreti, Romina e Albano la cantano insieme perché ne conoscono il successo senza tempo… Nel rispetto dello spazio una citazione mi sembra racchiuda la ricchezza del tema felicità. Aristotele, il grande filosofo greco nato presumibilmente nel 384 A.C, è autore insospettabile per lo spessore del suo pensiero: “Sulla natura della felicità non si riesce a trovare un accordo e la spiegazione dei saggi e del popolo sono inconciliabili”. Concludo con due sottolineature tipiche di questa rubrica e così ricordo che il tronchetto della felicità è una pianta tropicale che spesso ci viene donata a Natale e che deve alla sua longevità, quando piantata in terra diviene albero, la specifica della felicità. Vi sono poi dolci come Tronchetto e Mattonella della felicità, traboccanti di cioccolata di cui invito a trovare la ricetta. A questi, per giustizia, unirei il Tiramisù per chi la felicità va cercando!

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CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE : gli eventi di fine luglio

 

Riceviamo l’ invito agli eventi che estendiamo a tutte / i che ci seguono.

Associazione Trastevere Rione XIII                       Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE

Via della Lungara 19    Roma - Trastevere

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Lunedì 25 luglio ore 21:00

 

 

 

Leonida

 

Nada Malanima, poliedrica artista, una preziosa cantautrice ed anche una brava scrittrice, ricercata nella scrittura e sincera, presenta il suo nuovo libro Leonida  in una conversazione con il suo editore Simone Caltabellota. 

Organizza Doppio Ristretto

 

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Martedì 26  luglio ore 21:00

 

Porci con le ali

40 anni dopo

 

Lidia Ravera insieme a Marino Sinibaldi e Sara De Simone presenteranno e racconteranno la nuova versione di Porci con le ali, uno dei libri simbolo dell’adolescenza e della sinistra studentesca.

Organizza Doppio Ristretto

 

 

 

 

 

 

Mercoledì 27  luglio ore 21:00

 

 

 

Incontro

con Sanjoy Ganguly

 

Sanjoy Ganguly è il fondatore di uno dei più grandi movimenti sociali del mondo, il "Jana Sanskriti", che lotta per uscire dal sistema patriarcale in India usando il teatro dell'oppresso (TDO). 

Organizza: Be Free

 

Giovedì 28  luglio  ore 18:00 

 

Gli amori sfigati

 

Amori Sfigati un cuore rovesciato e inconfondibili vignette con protagonisti uomini e donne in situazioni paradossali. Portate un personale oggetto sfigato per costruire Chiara Rapaccini ed Elena Stancanelli, uno strepitoso e originale happening. Sfigato.

Organizza Doppio Ristretto

 

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Venerdì 29  luglio ore 21:30 

 

 

 

Cleopatras

 

Giunge alla quarta edizione il festival Teatro a righe, con King Kong Teatro che presenta
Cleopatras (teatro danza) prima nazionale da Shakespeare.

Testo e Regia Maria Sandrelli 

Organizza: Aretestudio

 

Servizi

 

 

Lunedì 25 luglio 09-12:00

 

Screening

del cervicocarcinoma

 

Come ogni lunedì pap test della ASL Roma 1 alla Casa delle donne Via della Lungara 19 dalle 9 alle 12 senza appuntamento.

Se hai fra i 25 e i 64 anni e sono tre anni che non fai il pap test  non perdere quest'occasione.

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REALE ACCADEMIA DI SPAGNA : EVENTO

Riceviamo e pubblichiamo l’ invito all’ evento dell’ Accademia di Spagna che estendiamo a tutte/i che ci seguono.

Associazione Trastevere Rione XIII

 

Reale Accademia di Spagna

 

Piazza San Pietro in Montorio 3  Roma – Trastevere ( Gianicolo )

 

Quartetto Q-Arte y Javier Asdrubal Vinasco

 

19.00 ore

 

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QUESTA SERA IL PICCOLO CINEMA AMERICA OCCUPATO presenta RENZO ARBORE

 

Per vedere il programma dei prossimi giorni collegarsi a www.piccolocinemaamericaoccupato.it

 

Buone visioni e serate
Associazione Trastevere Rione XIII

 

Renzo Arbore 02

 

 

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Trastevere : Cadaveri nel Tevere, l'ombra di un serial killer .

Dito puntato su Galioto

 

 

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Potrebbe riaprirsi il caso di Federico Carnicci, un ex operaio toscano di 27 anni, poi diventato artista di strada, che affogo' nel Tevere nel luglio del 2015.

Ad aver causato la sua morte potrebbe essere stato il romano senza fissa dimora Massimo Galioto: il senza tetto è già in carcere per l'omicidio Beau Solomon, il 19enne studente americano trovato morto un paio di settimane fa nel Tevere dopo una lite con un senzatetto.

Oggi il difensore della famiglia Carnicci, l'avvocato Carmine De Pietro ha formalmente depositato al pm Francesco Scavo l'istanza con la quale chiede la riaperture delle indagini che erano finite in archivio.
Allegati alla richiesta ci sono anche gli esiti di alcuni accertamenti difensivi svolti dallo stesso legale che ha raccolto elementi che collegherebbero la morte di Carnicci allo stesso contesto ambientale nel quale è maturato l'omicidio di Solomon, per il quale è in carcere Massimo Galioto, romano senza fissa dimora.

 

Almeno due testimoni, le cui dichiarazioni dovranno ora essere riscontrate dalla magistratura, punterebbero il dito contro lo stesso Galioto. Sulla scomparsa di Carnicci, gli investigatori non raccolsero mai la versione del senzatetto: venne sentita la sua compagna che riferì che l'ex operaio cadde nel Tevere quando lei stava dormendo nella tenda nella baraccopoli di Ponte Garibaldi.

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CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE : eventi di questo periodo

 

Riceviamo e pubblichiamo

Associazione Trastevere Rione XIII

 

 

CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE

Via della Lungara 19 Roma - Trastevere

 

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 La Casa Internazionale delle Donne e VENTI D'ESTATE

il 19 luglio spengeranno per una notte gli schermi dell’Estate Romana

e ci sposteremo tutt* al Baobab 

Portiamo un dono: biscotti, crackers, succhi, tonno....in porzioni monodose,
li raccogliamo alla Casa Internazionale delle Donne fino a martedì alle 12:00.

A sostegno del Baobab il 19 luglio dalle ore 18 a via Cupa.
Conferenza stampa alle 19 e alle 21 proiezione del film
LAMERICA di Gianni Amelio, per e con i migranti.

 

 

 

 

Lunedì 18  luglio 21:00

 

Il giornalismo e l’informazione culturale nell’era della rete

 

Un incontro con Giorgio Zanchini che presenta il suo ultimo libro Leggere, cosa e come in 
compagnia della giornalista Raffaela De Santis e dello scrittore Nicola Lagioia. Introduce la serata l’editore Carmine Donzelli.

Organizza: Doppio Ristretto

                                                                                      

Mercoledì 20 luglio 21:00

  

L’altra figlia

di Annie Ernaux

 

Un breve racconto, una lettera ad una sorella mai conosciuta.

Daria Deflorian, attrice fra le più premiate della scena teatrale, si avvicina alle parole della Ernaux.

Organizza: Doppio Ristretto 

 

Giovedì 21  luglio 21:00

 

Mafia Capitale

 

«Non credo nelle buone o cattive madri. Ci sono solo gli essere umani, con i loro momenti di eroismo o di debolezza». Iaia Caputo presenta il suo ultimo romanzo Era mia madre, con Bia Sarasini e Antonio Pascale.  
Organizza: Doppio Ristretto

 

Venerdì 22  luglio 21:00

 

 

 

Kobane Calling 

 

L’ultima graphic novel di Zerocalcare un racconto che parte da Rebibbia e arriva in Kurdistan per raccontare, come dice lo stesso Michele Rech, qualcosa che è lontano dal giornalismo. Conduce l’incontro Loredana Lipperini.

Organizza: Doppio Ristretto

 

 

Sabato 23  luglio dalle 18:00 

 

Libera Donna

 

ore 18,00 presentazione del libro Paradisi Crudeli donne e violenza domestica di Eugenia Porro con l'autrice Oria Gargano, Laura Storti, Luisa di Masso.
ore 21,00 Spettacolo Poetico Musicale Omaggio alla donna e a Franca Rame con Dale Zaccaria 
Organizza: Be Free e Il Cortile

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Lunedì 18 luglio 09-12:00

 

Screening

del cervicocarcinoma

 

 

Come ogni lunedì pap test della ASL Roma 1 alla Casa delle donne Via della Lungara 19 dalle 9 alle 12 senza appuntamento.

Se hai fra i 25 e i 64 anni e sono tre anni che non fai il pap test  non perdere quest'occasione.

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Dal giornale NOI DONNE : articoli dal giornale

 

Riceviamo e pubblichiamo alcuni articoli del settimanale e del mensile.

Associazione Trastevere Rione XIII

 

 

 Logo Noidonne 

 

Le decisioni europee contrastanti sull’applicazione della 194 in Italia

La recente risoluzione europea, "assolutoria" dell'Italia sull'attuazione della 194, stride con i recenti casi portati all'attenzione dell'opinione pubblica

inserito da Maddalena Robustelli

Con molta enfasi, da parte di quanti vorrebbero che i diritti riproduttivi delle donne italiane abbiano una tutela parziale, è stata presentata quale una vittoria la recente decisione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa al riguardo allo stato di applicazione della legge 194 nel Paese. Dopo la condanna definitiva dell’Italia, con decisione resa pubblica lo scorso 11 aprile, ad opera del Comitato europeo dei diritti sociali per violazione dell’art. 11 della Carta, ossia del diritto alla salute delle donne che intendono sottoporsi ad interruzione di gravidanza, il Governo è stato ascoltato dal Comitato dei Ministri nel mese successivo per illustrare nuove deduzioni a suo favore. Nel testo della conseguente risoluzione del 6 luglio scorso si legge che tale organismo comunitario “prende atto delle informazioni fornite e accoglie con favore gli sviluppi positivi”. Andando, però, a leggere le tesi a suffragio della positività di tali sviluppi, parrebbe che i dati e le argomentazioni fornite dai rappresentanti governativi siano gli stessi che, presentati a settembre al cospetto del Comitato europeo dei diritti sociali, non ne avevano evitato la correlata riprovazione. Una domanda allora sorgerebbe spontanea, ossia in seno alle istituzioni europee i numeri si interpretano diversamente a seconda dei mesi dell’anno oppure a seconda degli organismi comunitari chiamati a decidere?
Provando a scendere nello specifico della risoluzione dello scorso 6 luglio, v’è innanzitutto da precisare preliminarmente che questa decisione non toglie efficacia definitiva alla condanna da parte del Comitato europeo dei diritti sociali. Quanto da esso esternato nello scorso aprile, ovvero che “sussistono palesi responsabilità delle istituzioni pubbliche italiane nella lesione dell’effettivo esercizio del diritto alla protezione della salute (ndr per la scarsa attuazione della legge 194), tutelato dall’art. 11 della Carta sociale europea”, assume le vesti di un’immutabile condanna. Tant’è che, ove questo fosse confutato da quanti oggi gridano all’assoluzione del governo, non si comprenderebbe il motivo per il quale nella seconda parte della recente risoluzione si legge che il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa “attende con interesse la segnalazione al Comitato dei diritti sociali nel 2017”. Chiaro è che, se lo stato d’applicazione della 194 in Italia rimanesse eguale a quanto denunciato dalla Cgil nel ricorso che ha dato adito alla pronuncia dello scorso aprile, il Comitato europeo dei diritti sociali non potrebbe che nuovamente reiterare la medesima sentenza di condanna. 
Forse che è di natura politica la recente assoluzione dell’Italia da parte del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa? La risposta viene lasciata agli eventuali commentatori, di certo è che questa decisione stride con i recenti episodi che i media hanno portato all’attenzione dell’opinione pubblica. Così è per il caso di Trapani, scoppiato prima del 6 luglio, ove per l’assenza dell’unico ginecologo non obiettore del locale ospedale Sant’Antonio Abate, punto di riferimento dell’intera provincia per le interruzioni di gravidanza, il direttore generale dell’Asp è stato costretto a ricorrere ad un altro medico proveniente dall’ospedale di Castelvetrano. Con la conseguenza che un solo turno giornaliero, di poche ore a settimana, parrebbe non soddisfare le richieste delle utenti. Come, difatti, potrebbe effettuarsi un aborto terapeutico in loco, ove la prima pastiglia venga somministrata nel giorno di servizio del medico e le successive distribuite in assenza del sanitario? Cosa dovrebbero fare in questo caso le donne interessate, se non lamentarsi per la mancata effettuazione di un servizio che rientra nei Livelli Essenziali d’Assistenza? Per non parlare degli aborti terapeutici, che sarebbero semmai dirottati su altri presidi ospedalieri, magari di altre provincie?
Il caso Trapani diviene allora esemplificativo delle ragioni per le quali l’Italia è stata condannata ad aprile. Difatti, a detta del Comitato europeo dei diritti sociali, il Paese deve impegnarsi a porre in essere “le adeguate misure volte in particolare ad eliminare per quanto possibile le cause di una salute deficitaria”, così come recita il primo comma dell’art. 11 della Carta sociale dei diritti. Conseguentemente l’Italia rimane ancora sotto osservazione nonostante i numeri e le argomentazioni a suffragio della decisione favorevole del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, dello scorso 6 luglio. E’ la realtà concreta dei diritti e dei bisogni negati che la fa attenzionare dall’Europa e negare questa evidenza vuol dire dare una lettura sbagliata dei fatti correlati alla insufficiente applicazione della 194 in Italia. Come quella per la quale, a detta dei dati forniti dal Ministero della Salute alla base della recente “assoluzione”, i medici non obiettori effettuano di media 1,6 (relazione ministeriale d’ottobre 2015) o 1,7 (informativa governativa di maggio 2016) aborti a settimana, mentre nella realtà c’è, ad esempio, una ginecologa che ne compie 550 all’anno. I numeri di certo non sono un’opinione semmai le argomentazioni ad essi correlati. Ma, si sa, questa è tutta un’altra storia.



 

UDI / Questo non è amore, ma nemmeno contrasto alla violenza maschile

La campagna del Ministero dell'Interno, il camper, lo spreco di denaro pubblico. E intanto i femminicidi continuano...

inserito da Redazione 

UDI, 7 luglio 2016. Le donne che ricevono botte e insulti, che vengono stuprate e che assistono ai loro ultimi istanti di vita per mano dei propri partner non pensano di essere amate, anzi forse pensano di essere odiate e di non poter essere amate da nessuno. Né difese dallo stato. Alcune hanno pensato di esserlo, amate, forse nell’approccio iniziale con un uomo, quando la promessa non erano né botte né insulti e neanche la paura di essere uccise. Quando una donna dovrebbe essere convinta che quello non è amore sa già che quel comportamento non è amore perché la violenza del partner l’ha già fiaccata, manipolata, uccisa dentro.
Alcune altre sanno fin da principio di non essere amate, sanno di essere merce, perché l’uomo che hanno di fronte le considera una cosa da sfruttare, le obbliga, le ricatta e le insulta da subito.
Che senso ha, allora, intitolare la campagna antiviolenza del Ministero dell’Interno in un paese sconvolto da femminicidi e stupri, con la locuzione “questo non è amore” se non suggerire ancora una volta che le donne cadono vittime di sé stesse e delle loro illusioni?
Per far emergere il sommerso e andare verso nuove norme penali mentre non riesce a affrontare l’obiettivo minimale di tenere il conto annuale delle donne ammazzate e sostenere una parte risibile delle vittime, come recita l’On. Alfano. Forse per questo si dovrebbe almeno fare l’essenziale, per esempio l’abolizione dell’art. 1 del Codice di Pubblica sicurezza, che troppo spesso è quasi la prescrizione di modalità di dissuasione dalla denuncia da parte delle donne per la violenza in famiglia.
Per andare oltre si dovrebbero non nascondere i numeri degli stupri e delle vittime uccise. Ma che cosa induce il Ministro Alfano a incardinare le sue azioni su dati falsi e reclamando la positività di quello che invece è il sostanziale fallimento delle politiche governative e del modo di applicarle? È semplice e crudele la verità: il ministro pensa che valga la pena contrastare solo ed unicamente le violenze perpetrate contro “le mogli e le fidanzate”, insomma le donne “di” attraverso la polizia che troppo spesso non riesce a intervenire quando le donne lo vorrebbero.
A parte il sottile insulto contenuto nella locuzione usata per intitolare la campagna governativa, la conferenza stampa di presentazione non ha chiarito nessuno degli aspetti che preoccupano le donne e devono preoccupare la rete antiviolenza, quella che opera secondo i protocolli internazionali e la Convenzione di Istanbul. Aspetti che preoccupano anche noi. 
Ci domandiamo se, a causa di questa fantasiosa e ingiustificata iniziativa, camper per tre mesi in 14 città per una volta a settimana, verranno sottratti altri fondi ai centri e alla rete delle donne. Ci domandiamo perché si parta con operatori di polizia a cominciare da Piazza Montecitorio. Ci chiediamo quanto ci costerà questo ulteriore indizio di definanziamento dei centri delle donne già in grande sofferenza o in via di chiusura, a favore di iniziative prese da soggetti elettivamente fuori dalla logica di contrasto stabilita in modo condiviso a livello internazionale dalle donne.
Quello che sta avvenendo con questa iniziativa è una vera e propria usurpazione di uno spazio dove il magistero delle donne è irrinunciabile ed insostituibile. Grazie alla sua autonomia! 
Quella che oggi vediamo è la dimostrazione implicita che la politica dell’antiviolenza dei governi italiani snatura il principio stesso del contrasto alla violenza sessuata. Il principio è la libertà delle donne dalle minacce ma anche dalle “protezioni” non richieste e che dimostrano la contraddizione sia con la logica delle leggi italiane che delle convenzioni internazionali.
Inutile dire che l’abbandono delle vittime di tratta, sostanzialmente affidata al circolo vizioso della beneficenza “d’emergenza” quando ogni danno è compiuto, l’indifferenza verso le periferie desertificate ed affidate all’autogoverno dei patriarcati locali, la sostanziale cancellazione dei protocolli di genere nella pubblicità e nell’informazione, sono la cifra di politiche governative che si muovono all’insegna dell’annuncio mediatico guidato dalle fantasie personali di ministri e funzionari, refrattari ad ogni tipo di formazione corretta sul contrasto alle violenze.
Quattordici camper gireranno per l’Italia “che si vede”. Quattordici città tra le quali non vediamo la Caivano di Parco Verde. Quattordici città tra le quali, non ne vediamo alcune forse troppo scomode.
Non possiamo non chiederci quando vediamo, passando per alcune strade, bambine che anno per anno, sempre allo stesso posto, diventano grandi all’ombra dei clienti, se le leggi e le istituzioni Italiane siano capaci di misurarsi coi drammi femminili. 
Noi non chiediamo al ministro se davvero crede che i camper accoglieranno “la domanda sommersa delle donne” (a piazza Montecitorio?), gli chiediamo di uscire dagli annunci e parlare davvero di cosa sia la violenza, di come si fa prevenzione, sostegno alle donne, formazione di tutti i soggetti coinvolti come le forze dell’ordine in modo sistematico per sostenere le donne, l’applicazione delle leggi esistenti e del piano nazionale e i progetti che prevede in tutto il territorio nazionale senza toccare i fondi di chi fa il lavoro dell’antiviolenza sul serio. O sprecarne altri solo per ragioni propagandistiche! 
Inutili!
UDI – Unione Donne in Italia



 

La storia va avanti da sola?

L’elezione di tante sindache non è stato frutto del femminismo. Speriamo bene, anche se sarebbe strano che fossero le donne a confermare il ruolo unico

Giancarla Codrignani

Il mondo è ben strano. Non solo per i cambiamenti climatici. Avete visto come è andato il referendum per la Brexit? secondo voi l'informazione aveva dato effettiva consapevolezza? I media infatti - ne sa qualcosa Renzi - sono diventati micidiali (in)formatori e la gente più vulnerabile - nelle periferie e in quella "classe" ex-operaia diventata indifferenziato ceto medio - ignora le ragioni di ciò che può giovare o danneggiare la polis o le conseguenze della crisi del 2008 che continuiamo a pagare.
Forse d'estate conta di più Vasco Rossi che torna a parlare della Resistenza (ma è vero che, se canta "fammi vedere", le ragazze sotto il palco si spogliano?), mentre i nuovi miti restano senza contenuto e i "social" diffondono antipolitica. 
Intanto le notizie sui femminicidi fluttuano tra l'enfasi periodica dei giornali (non si può sempre parlare dello stesso tema) e le proteste delle donne, associate o no. Ma gli argomenti che segnalano un protagonismo non velleitario ma un diritto ad una società migliore (anche per gli uomini) non fanno più politica. Non è bastato che la Presidente Laura Boldrini abbia appeso alla finestra di Montecitorio il drappo rosso a denunciare gli assassini di genere; non è bastato che la segretaria della Cisl Annamaria Furlan abbia deprecato che "tante sono costrette ad abbandonare la propria carriera nel momento in cui scelgono di essere mamme"; non è bastato che Chiara Saraceno abbia ricordato che "l'Italia è al 111° posto su 145 nel Rapporto globale sulla disparità di genere sull'accesso al lavoro remunerato". Non basta nemmeno che ci sia stata e ci sia attivazione per contrastare la disapplicazione della legge 194 a causa degli obiettori di coscienza e che siamo sempre all'erta perché il sistema, le crisi, le guerre non facciano arretrare le conquiste o che avanziamo nuovi diritti.

 

Tuttavia non possiamo - proprio in quanto donne - trascurare il messaggio (che ormai è "storia") uscito dalle amministrative di giugno e che ci intrigherà non solo un'estate. Vedremo se hanno vinto le donne, come hanno sperato alcune votanti, o soltanto alcune donne, ormai sindache per la prima volta in grandi città. Non è stato certo frutto del femminismo, ma della generale voglia di cambiamento. Speriamo che - le nuove amministratrici sono anche "giovani" e "madri" - gli apparati non le inducano ad amministrare il bene pubblico con il neutro di sempre. D'altra parte, il fronte delle donne, al vertice o alla base, è rimasto vulnerabile per non aver mai approfondito il femminile del diritto, delle leggi, della politica. Tempo fa un docente della Cattolica, Alessandro Rosina - un uomo fuori dal coro - avvertiva l'opinione pubblica che "servirebbe una spinta più forte, non perché pretesa dalle donne, ma perché auspicata dal genere maschile". Sarebbe ben strano che si rovesciasse il gioco e fossero le donne a confermare il ruolo unico. Si vedrà. Molto dipenderò dalla "pancia" delle donne che, anche lei, conosce la rabbia, ma è, politicamente, "di genere" perché è diversa e serve anche per pensare per nove mesi ad un figlio.
Tuttavia, è stata ormai registrata, perfino con qualche soddisfazione, la sconfitta della sinistra. Chi si è domandato dove fosse finita anche nei piccoli centri "rossi" che hanno votato liste civiche e la Lega di Salvini, deve aver finalmente capito che i valori del passato si oscurano se non vengono accompagnati nell'evolversi delle società. Ovviamente il Pd ha le sue responsabilità perché gli apparati da tempo si occupano delle percentuali di voto e non dell'abbandono sia della pratica del voto (che è così in tutti i paesi occidentali), sia della costruzione della cultura di partito nelle aree diventate populiste (non dimentichiamo che a Roma il maggior sostegno al candidato Giachetti è venuto dal centro e dai Parioli). La prova più forte è stata Torino, dove oggi è sindaca una donna competente, che da ragazza stava a sinistra, e non Fassino, un politico degno della massima stima (niente a che vedere con i limiti e la corruzione di Roma) ma inesorabilmente "vecchio": i buoni amministratori possono subire umiliazioni immeritate se il loro partito non sa rinnovarli. 
Comunque non si illuderà a lungo Beppe Grillo: o a Torino nasce la linea e M5S diventa un luogo veramente politico o scivolerà anche lui, forse di colpo, nell'indifferenziato. Roma sta già facendo i conti come tutti con il deficit miliardario, l'immigrazione e, in più, con il Vaticano di Papa Francesco. Milano fa ancora riflettere perché anche Pisapia aveva preso le distanze dalla sinistra dura e pura. Non ha invece prodotto sufficiente impressione Mastella sindaco (di destra) a Benevento: lui, il Verdini del centro-sinistra che, con l'1% dei voti Udeur, si schierò con Prodi e pretese di conservare il Ministero della Giustizia conferitogli da Berlusconi. Solo Bologna è stata l'eccezione? Merola è rimasto sindaco della città medaglia d'oro della Resistenza perché aveva contro la rappresentante della Lega di Salvini (che ha raccolto il 45%, tutto di periferia). Per fortuna si è trattato di amministrative e la gente verificherà: come dice Pizzarotti, sindaco grillino di Parma, sono incominciate le difficoltà.
Per chiudere posso invitare a considerare - nonostante le vacanze che NOIDONNE si augura buone per tutte (e anche per la rivista) - il dinamismo della storia di cui siamo tutte responsabili? Fascismo e nazismo sono nati come "movimenti" antipolitici e vennero "democraticamente" eletti dal popolo. Nel 1287 Bologna, dopo una sconfitta che aveva impoverito i nobili, riscattò, ricorrendo al denaro pubblico per risarcirli, 5.855 servi della gleba. Il bene della città non è mai stato ideologico. E nemmeno emotivo o carico di odio e vendette.



 

 

 

 

 

I nostri corpi, un mondo da scoprire

Riflessioni e suggestioni a margine della Mostra Body World. Ovvero quando lo spettacolo della morte sembra profanazione e per altri è invece consolazione

Susanna Penco

Se è vero che la verità non è ciò che è ma ciò che sembra, viene proprio da pensare che gli ex proprietari dei corpi esposti allaMostra Body World (a Genova fino al 31 luglio 2016) siano morti senza soffrire. Contenti e vitalissimi. In barba ai detrattori dell’idea, di chi crede che sia quasi blasfemo offrire un cadavere in posa plastica allo sguardo dei curiosi. È forse stata questa la sensazione più confortante: se anche hanno sofferto e hanno varcato la soglia più destabilizzante ora, mentre li guardo, essi sono felici. Sono entrata timidamente, quasi mi sarei messa le dita sugli occhi come quando guardavo i film horror da ragazzina. Dopo pochi passi ero rapita dalla visione, inedita perfino per me che ho assistito a maleodoranti autopsie, del corpo umano spogliato di pelle e grasso. Pezzi del corpo umano custoditi in teche, cadaveri interi praticamente immortalizzati e purificati sapientemente aperti sugli organi interni per mostrare la tecnicità perfetta del nostro corpo, filmati che raccontano come esplode un’arteria infartuata, o il passaggio della corrente elettrica nei nostri nervi e, per coinvolgere l’udito oltre che la vista, la quasi esoterica e monotona musica del cuore: il famoso “tum-tà” ben noto ai cardiologi. Detto così viene paura. Molte persone quasi inorridiscono di fronte alla spettacolarizzazione della morte, che per me è stata invece consolazione. L’esposizione della nudità estrema, quella vera, giudicata oscena, disdicevole, indecente, quasi lubrica, per me è stato al contrario trovare un senso alla morte. Io non temo la solitudine. Anzi, sono pubblica e sociale più per necessità che per intima vocazione. Ma la bambina che c’è in me evidentemente teme la solitudine dei morti perché, se la solitudine dei vivi mi sembra una risorsa, quella dei morti non la conosco e per questo mi inquieta. Motivo per cui vegliavo il sonno degli animali morti quando ero piccola. Dire che la mostra è didatticamente ineccepibile, che è fonte di conoscenza perfino per gli addetti ai lavori, che anche il consiglio di abbandonare il pacchetto di sigarette all’uscita è perfetto, è banalizzarne il senso. È pur vero che ho finalmente scoperto come è davvero fatto il nervo sciatico e che mio marito si è dato pace scoprendo che la prostata è una castagnetta posta vicino alla vescica e che, se si ingrossa, rende urgente il bisogno di fare la pipì. Ma non stata soltanto l’osservazione inedita dei cadaveri aperti visti da vicino che mi ha entusiasmato, e neppure la descrizione del geniale metodo di “plastinazione” dei morti (una sorta di imbalsamazione moderna), bensì il senso filosofico della visione dei vivi che guardano i morti facendo loro compagnia. Quei corpi a strisce bianche e rossastre, spogliati della pelle, messi in pose vive e plastiche (la concentrazione del pensatore davanti agli scacchi con il mento appoggiato alle mani, la realisticità dell’acrobazia della coppia di pattinatori, la bellezza fiera della coppia cristallizzata eppure così vitale dei Titanic, con lei con i piedi piantati sulle cosce di lui e le braccia spalancate) mi hanno tolto il senso di pudore e quasi di vergogna dello spiare un corpo senza vita. Ero lì apposta per vederli, guardarli, osservarli, e giudicarli. C’era un’altra sorpresa: la stanza della maternità, cui poteva acceder solo chi se la sentiva. Immaginate il mio stupore quando ho visto, intorno alle piccole teche con dentro feti di varie età, dai più piccoli meno inquietanti fino a quelli coperti di finissima peluria che erano quasi dei neonati, alcuni vitalissimi bambini affettuosi e per nulla intimiditi dalla morte, che scrutavano il sesso dei feti, e commentavano con frasi infantili il concetto dell’aborto volontario, mentre le madri, con sorrisi un po’ imbarazzati, cercavano quasi scusandosi l’ indulgenza nel mio sguardo che per caso ascoltavo l’allegria delle nuove vite vicino a bambini mai nati…Se tutto ciò può apparire irriverente, io so bene che quei cadaveri (e le madri dei feti) avevano dato, da vivi, il loro placet a quel trattamento immortalizzante, senza condizioni: un vero consenso informato responsabile. Credo che loro, come me , forse temessero la freddezza della bara e della sepoltura oppure l’incandescenza della cremazione: hanno scelto liberamente di restare alla luce, all’aperto, in compagnia dei vivi e di altri morti. Forse avevano fame di infinito, sete di immortalità, claustrofobia e ..vanità. Come li capisco! Tanto io sono stata e sono donna per nulla vanitosa da viva (anzi, talvolta quasi sciatta!) quanto vorrei recuperare apparenza da morta. Desidero farmi guardare, osservare, perfino ammirare nuda senza pelle, libera dai batteri e dalla putrefazione (sono ossessionata dalla decomposizione come il regista Peter Greenaway ne “Lo zoo di Venere”), eternamente (o quasi) intatta, curata, accudita, amorevolmente trasferita di città in città, per la curiosità (o per il superamento della paura) di chi mi starà accanto per un tempo breve ma intenso, con la voglia di carpire i segreti della mia vivace immobilità.


*Biologa del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università di Genova



 

Danzare sulle note dell'ironia

L’eclettismo e il coraggio della coreografa Marguerite Donlon portano in scena l’étoile internazionale Svetlana Zakharova con il programma ‘Amore’

Graziella Bertani

Marguerite Donlon

Il mondo della danza è costellato di “prime ballerine assolute” e di coreografe che hanno creato anche proprie compagnie segnando passi importanti e svolte nel mondo del balletto, Isadora Duncan Martha Graham, Marie Rambert, Pina Bausch, Trisha Brown, Carolyn Carlson tanto per citarne alcune, ma raramente, nelle serate di gala nelle quali le “Stelle” sono protagoniste assolute, al pubblico vengono proposti brani creati da donne. Chissà perché… Ebbene, finalmente col programma “Amore” che recentemente ha debuttato in Italia, a Modena Svetlana Zakharova (étoile del Teatro Bol’šoj di Mosca e ospite delle principali scene internazionali, Teatro alla Scala compreso) ha rivelato un fatto straordinario: un evento che presenta un lavoro firmato da un’altra donna che ne rivela un aspetto insolito, quello dell’ironia. O meglio, dell’autoironia. L’artefice di questo lavoro e di questa scoperta è Marguerite Donlon. Irlandese, già étoile di numerose compagnie, dal 2001 al 2013 direttrice artistica del Balletto del Saarländisches Staatstheater e che con la sua “Donlon Dance Company” ha dato vita ad un complesso artistico originale ricco di un repertorio di oltre 30 creazioni. Fondatrice e direttrice artistica del festival “n.o.w. dance saar” e della Compagnia di danza giovanile“iMove”, da tempo risiede a Berlino e dal 2012 è presidente e membro onorario Comitato Nazionale del Balletto e dei Direttori della Danza della Germania. 

 

È considerata una innovatrice ed un esempio unico nel mondo del teatro di oggi. Le sue idee artistiche sembrano non avere limiti grazie ad un linguaggio creativo assai vasto e ricco. Il perfetto equilibrio tra “umorismo” e profondità è arricchito dalla freschezza che domina il palcoscenico senza mai allontanarsi dalla realtà. Il suo stile, il suo humour irlandese ed il suo uso di diverse forme di arte la collocano in una posizione privilegiata nel panorama internazionale della danza. 

Che cosa è la danza per lei e come la sua origine irlandese influenzano il suo linguaggio?
La danza per me è spesso una riflessione sulla vita, altre volte è parodia, una piattaforma politica e spesso un mezzo per trovare rifugio in un mondo extra verbale per offrire al pubblico il potere di creare le proprie fantasie associate a ciò che stanno vedendo. Le mie origini irlandesi mi hanno notevolmente influenzato nello humour che sembra sempre non troppo lontano e nell’intricato lavoro dei piedi che trova un proprio esito in una o un’altra forma. 

Come coreografa pensa di avere avuto più difficoltà nel richiamare l’attenzione sul proprio lavoro e forse anche nell’organizzazione della sua Compagnia di danza?
Bella domanda. Vorrei poter dire no, ma devo ammettere che come donne è un po’ più difficile; forse una delle ragioni potrebbe essere che noi non riusciamo a fare rete come gli uomini. In ogni modo alla fine riusciamo a lavorare bene in squadra, ed essere leader ed incoraggianti ci diventa facile. 

Chi sono i suoi principali sostenitori: uomini e donne o donne e uomini?

Sia donne che uomini.

È riduttivo sostenere che ha un approccio femminile al linguaggio del corpo?
Non è un linguaggio di genere cosciente quello che cerco di creare. Pensare che io trovi più facile coreografare sugli uomini… 

Raramente star internazionali inseriscono nei loro gala lavori di donne. Ho trovato molto interessante e non comune la sua collaborazione con Svetlana Zakharova per il suo gala “Amore”. Come vi siete incontrate?
 

Stavano cercando un pezzo in cui Svetlana doveva essere era l’unica donna in scena circondata da soli uomini. Penso che abbiano fatto una ricerca approfondita e che abbiano trovato me ed il mio pezzo "Strokes Through The Tail". 

Come è stato il vostro incontro? Come è creare, lavorare con un’artista come Svetlana?
In un certo senso è stato come in qualsiasi altra esperienza. In studio Svetlana lavora sodo, molto concentrata ed autocritica. Riesce ad essere quella ballerina straordinaria che conosciamo quando il movimento entra nel suo corpo e in quel momento assistiamo alla sua improvvisa trasformazione. La sua naturale musicalità, l’impegno infinito nell’uso del corpo e la sua anima trasparente, rendono palese ciò che la rende straordinaria. È molto speciale vedere il mix di ingredienti che la rendono un’artista così geniale. 

Freschezza ed umorismo posso trasformarsi anche in indicatori di aspetti sconosciuti della personalità e delle capacità dell’artista. Che cos’è lo humour per lei e quanto influenza il suo lavoro?
Grazie del complimento e che veda il mio lavoro in quel modo. Amo veramente “rovistare” nella cassa del tesoro personale dell’artista. Il mio desiderio è rendere ciascuno unico per quella persona e non solo per la sua abilità di movimento ma anche per ciò che la sua personalità è in grado di offrire. Sul palcoscenico voglio vedere l’anima della persona, i suoi tic eccentrici, la sua stranezza e la sua bellezza interiore.

Sappiamo che lei è molto richiesta e crea per numerose compagnie internazionali. Come affronta il grande repertorio classico?
 

Quando allestisco balletti classici cerco sempre un legame col mondo di oggi. Cerco il vero senso della storia, aggiungendo anche “punti di svolta” alla trama o una sorpresa. Sono interessata a tutto ciò che accade dietro le porte chiuse come in "Carmen Private" in cui non vediamo solamente la Carmen che tutti conosciamo, ma anche la Carmen fragile quando è sola, la Carmen respinta da bambina e di cui il padre abusò e la trattò da giovanissima come oggetto sessuale. Vorrei rispondere a domande tipo ‘perché Rothbart nel Lago dei Cigni odia così tanto Sigfrido e dove è il Re, il padre di Sigfrido’. Nel mio Lago dei Cigni Rothbart arde di desiderio per la regina al punto di rapirla e da cui, senza venirlo a sapere, attende un figlio.
Rothbart sa che Sigfrido è la persona più importante per la regina e dopo l’ennesima sconfitta decide di rovinarlo. Dopo aver raggiunto il proprio obiettivo dalla la regina, gli dice che Sigfrido è “sangue del suo sangue”…

È corretto dire che lei riserva una attenzione speciale ai giovani talenti? Quali nuove prospettive apre il lavoro coi giovani?

Amo lavorare e scoprire giovani talenti. È una parte importante del mio lavoro. Come coreografa traggo sempre ispirazione dall’energia di un danzatore curioso, senza pregiudizi e desideroso di cimentarsi con nuove forme e modalità che ovviamente accompagnano la giovinezza, ma non solo. Ogni generazione ha qualcosa di prezioso da dare.



 

 

 

 

 

"Diario di un Jihadista italiano", il libro di Sylvia Layla Olivetti

Intervista a Sylvia Layla Olivetti, autrice di un libro che ha suscitato molte polemiche e che si è attirato altrettante critiche

inserito da Emanuela Irace

Scandagliare l'universo del Daesh è il focus del nuovo romanzo di Silvia Layla Olivetti: "Isis Islamic State, diario di un jihadista italiano", (edizioni David and Matthaus, euro 14.90). Un libro scomodo diventato l'anno scorso un vero e proprio caso editoriale. Ne parliamo con l'autrice, da 15 anni convertita all'Islam. 

Utilizzare la chiave del romanzo è stata una scelta obbligata considerando l'argomento trattato?
Indubbiamente raccontare l’ISIS dal punto di vista dell’ISIS è una grande responsabilità. Ma è anche in qualche modo un atto di coraggio che comporta inevitabili conseguenze dal punto di vista mediatico. Romanzare un argomento così scottante è un modo più morbido e meno brutale, o anche semplicemente meno presuntuoso se vogliamo, per affrontare il discorso.

Che ruolo hanno le figure femminili?
Le donne del mio romanzo rivelano una femminilità decisa, per nulla sottomessa. Sono donne con storie diverse e diverse motivazioni, culture e vicissitudini. Tuttavia, si tratta di donne che hanno fatto una scelta consapevole, mai imposta dall’uomo. Sono guerriere a tutti gli effetti, ma non smettono mai, nemmeno tra le bombe e il fuoco dei kalashnikov, di essere anche, e soprattutto, Donne. La loro adesione all’ISIS non prescinde mai dall’umanità profonda che contraddistingue l’universo femminile e rivela una sorellanza che, con le dovute differenze, solo le donne del ‘68 sono state in grado di realizzare.

Il tuo è un romanzo distopico, ambientato nel futuro, pensi che per quella data la figura femminile all'interno dell'Islam possa trasformarsi e avvicinarsi ai canoni occidentali?
Non riesco ad immaginare perché mai la donna musulmana debba sentire la necessità di avvicinarsi ai canoni occidentali, che nulla aggiungono alla misera condizione femminile nel mondo. Non considero i canoni occidentali un valore aggiunto all’identità delle donne musulmane. Anzi, nessuna società mercifica il corpo femminile quanto quella occidentale, che in più ha l’ipocrisia di voler parlare di parità dei diritti, negandola nel quotidiano. Basti pensare ai femminicidi commessi ogni anno in Italia e alla discriminazione lavorativa ed economica della donna, che a parità di qualificazione, continua a percepire stipendi più bassi rispetto ai colleghi uomini. L’Islam è sufficiente a garantire alla donna tutto ciò che le serve per la sua piena realizzazione in ogni ambito: da quello lavorativo, a quello della scolarizzazione, a quello familiare. Sono gli uomini musulmani, semmai, che dovrebbero emanciparsi rispetto al loro secolare e bieco maschilismo e cominciare a riconoscere alle loro donne quei diritti che l’Islam garantisce ma che spesso - per ignoranza o per tradizione - preferiscono negare loro. Con il mio disastroso divorzio, che mi è costato infinite battaglie, ne sono l’esempio vivente. Ma questa è un’altra storia e, chissà, magari la racconterò nel mio prossimo libro, tutto al femminile.

A fine giugno le dimissioni dalla segreteria Pd di Milano di Maryan Ismail, hanno riaperto la polemica sull' Islam politico. Il Partito democratico ha appoggiato Sumaya Abdel Qader espressione dell'ortodossia politica interna all'islam a scapito del laicismo di derivazione Sufi della Ismail, che aveva dichiarato che non esiste solo l'Islam politico e che i Musulmani non sono tutti uguali. Che ne pensi?
La politica non mi interessa. Non intendo commentare le lotte intestine e le ripicche di chi ha giocato al gioco delle sedie ed è rimasto in piedi quando è stata spenta la musica. Considero Maryan Ismail e Sumaya Abdel Qader come due facce della stessa medaglia. Quando ci si candida si accetta di giocare a testa o croce e bisogna prendere la politica per quel gioco d’interessi che è, nel bene e nel male. Poi, che la Ismail definisca Sumaya Abdel Qader “ortodossa e oscurantista” mi fa francamente sorridere. Tutto si può dire di CAIM e di UCOII, che Sumaya rappresenta, tranne che costituiscano il baluardo dell’ortodossia dell’Islam in Italia. Non mi rappresenta il laicismo della Ismail tanto quanto non mi rappresenta il cosiddetto “Ramadanpensiero” di Ucoii e CAIM.

All'uscita del libro hai ricevuto critiche feroci, eppure è un romanzo..
Non mi aspettavo una reazione diversa. Sono sempre stata consapevole di avere scritto un libro scomodo, provocatorio, una spina nel fianco dell'Occidente che però non risparmia critiche al mondo musulmano. Sono stata accusata di fare propaganda all’ISIS e di essere una terrorista (anche in diretta tv al tg delle 20.30). Eppure, sono cittadina di un paese che è stato "Charlie" e che difende a spada tratta la libertà di pensiero e di parola. Spesso, però, chi ha frettolosamente giudicato il mio libro negativamente, non lo aveva nemmeno letto. E quale peso possono avere i pregiudizi di chi non è andato oltre il titolo? Il mio libro ha superato un’inchiesta dell’FBI, una della polizia svizzera e ha ricevuto l’ok delle autorità italiane. Mi pare sufficiente.

Ti è stato rimproverato di aver dato voce a un Jihadista, Oussama Khachia, che non è un personaggio di fantasia..
Troppo facile parlare per partito preso senza cognizione di causa. Ripeto, prima di esprimere giudizi bisogna leggere il libro e seguire l'intreccio. Ho fatto una ricerca a tutto campo. Credo anche che se fossi stata una giornalista tutto questo non sarebbe successo. E se non indossassi il velo probabilmente non avrei scatenato polemiche. Certo, la scelta di mettere in copertina una foto di Oussama Khachia e di fargli firmare la postfazione ha scatenato prevedibili polemiche, soprattutto dopo la notizia della sua morte. Ma non m’interessa: lo rifarei altre 1000 volte. E’ stato trattato come un criminale non essendolo e ho voluto dargli diritto di replica.

Come rispondi a chi ti accusa di avere avuto contatti con un terrorista e di aver dato spazio alla sua propaganda nel tuo libro?
Che non considero, né mai ho considerato, Oussama Khachia un terrorista. Era un uomo scomodo, questo sì, perchè non scendeva a compromessi e non aveva paura di dire ciò che pensava, anche quando le sue idee lo portavano a subire attacchi pesanti da parte dei media. Ma non era un pazzo fanatico, né tantomeno un terrorista: esprimeva con educazione ed equilibrio i suoi pensieri, che potevano anche non essere condivisibili, e portava avanti ciò in cui credeva con coerenza e senza timore di critiche. Aveva un altissimo senso della giustizia e proprio questo lo ha portato, dopo l’espulsione (non per terrorismo, attenzione, ma per mero sospetto che in futuro potesse essere avvicinato da qualche brutto soggetto. Ne approfitto per ringraziare la ridicola legge Alfano che prevede la possibilità di espellere persone per bene leggendo il futuro tramite consultazione della sfera magica), a scegliere di sacrificare la sua vita per il popolo siriano. I terroristi sono altri, sono coloro che mettono le bombe negli aeroporti e nelle metropolitane.

Quanta invenzione e quanta cronaca c’è nel tuo romanzo?

Più che parlare di invenzione e di cronaca, parlerei di informazione e controinformazione. E’ un romanzo che offre spunti di riflessione, in modo diretto e brutale. La guerra è violenza e il lettore ne deve sentire il sapore, altrimenti non capirà mai perché è sbagliata. Il mio romanzo spiega anche il welfare state creato dallo Stato Islamico, che qui in Occidente non viene mai raccontato e che all'origine del supporto delle popolazioni locali. 
Infine, bisogna avere l’onestà di dire che nessun romanzo è mai davvero finzione: perché, semplicemente, la finzione si nutre della nuda realtà, ne è l’estensione naturale. Non ci può esserci alcuna finzione senza realtà. 

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TRASTEVERE : Festa de' Noantri 2016

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Torna il tradizionale appuntamento con la Festa de' Noantri a Roma.
Appuntamento tradizionale che da decenni coinvolge tutti gli abitanti del rione Trastevere, insieme ai tanti cittadini romani e ai numerosi turisti.
Centro e fulcro della festa sono i festeggiamenti in onore della Madonna del Carmine, la cui devozione risale a 500 anni fa.

Nel 1505 infatti alcuni pescatori trovarono, al largo della foce del Tevere, una cassa galleggiante con la statua lignea della Vergine e la portarono risalendo il fiume (da qui anche il nome di Madonna Fiumarola) fino alla Chiesa di S. Crisogono a Trastevere.

Ancora oggi, durante la festa l'effigie della Vergine viene portata in processione sia per le strade del rione che in barca lungo il fiume.

©2015 Festa de Noantri www.festadenoantri.it

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Domenica 24 luglio 2016 ore 19.30 si svolgerà la processione della Madonna Fiumarola.
La statua della Vergine sarà trasportata, sul fiume Tevere, dal Circolo dei Canottieri fino a Ponte Garibaldi e da qui, dopo l’attracco, verrà portata fino alla basilica di Santa Maria in Trastevere.

Programma

Sabato 16 luglio: 
Ore 9.30 - Solenne S. Messa nella Chiesa di S. Agata in onore della Madonna con investitura dei nuovi confratelli e consorelle effettivi;
Ore 11.30 - S. Messa nella Chiesa di S. Agata in onore della Madonna;
Ore 17.00 - S. Messa Pontificale nella Basilica di S. Crisogono celebrata da S.E. Mons. Gianrico Ruzza, Vescovo Ausiliare di Roma per il Settore Centro;
Ore 18.15 - Il Comune di Roma Capitale rende omaggio alla "Sacra Statua Mariana";
Ore 18.30 - Inizio della tradizionale processione per le vie del rione Trastevere, accompagnata dalla Banda Musicale della Polizia Locale di Roma Capitale;
Ore 19.00 - Concerto della Fanfara dei Bersaglieri davanti al Ministero della Giustizia (Via Arenula) alla quale seguirà lo spostamento di corsa, attraverso Ponte Garibaldi, verso la Basilica di S. Crisogono davanti alla quale dove renderà gli onori.

Domenica 17 luglio
Ore 20.00 - Processione notturna di rientro: la statua della Vergine da S. Crisogono ritorna nella Chiesa di S. Agata

Da lunedì 18 a sabato 23 luglio, tutti i giorni:
Ore 9.30 - S. Messa
Ore 17.00 - S. Messa presieduta dai Parroci di Trastevere
Ore 18.30 - S. Messa

Sabato 23 luglio
Ore 17.30 - S. Messa Pontificale nella Basilica di S. Crisogono in lingua Corsa con la partecipazione delle Confraternite Corse della Diocesi di Ajaccio. Al termine sarà collocata una targa ricordo nell'androne della Basilica stessa.

Domenica 24 luglio
Ore 19.30 - Imbarcadero del Circolo Canottieri Lazio. Inizio processione"Madonna Fiumarola". Arrivo previsto all'imbarcadero di Ponte Garibaldi per le 20.30. Onori alla Sacra Staua e proseguimento della Processione terrestre fino alla Basilica di S. Maria in Trastevere.

Lunedì 25 luglio
Ore 6.30 - S. Messa nella Basilica di S. Maria in Trastevere celebrata dal parroco Mons. Marco Gnavi. Seguirà processione mattutina di rientro in S. Agata;
Ore 8.30 - S. Messa di ringraziamento in S. Agata e distribuzione delle rose che verranno benedette durante la S. Messa.

Domenica 17 luglio, a Trastevere, si svolgerà dalle 9 alle 10,30 una gara non competitiva, nell'ambito della Festa de Noantri. La corsa partirà da largo San Giovanni de' Matha per raggiungere piazza Giuditta Tavani Arquati. In base alle effettive esigenze di viabilità, modifiche di percorso o rallentamenti potrebbero coinvolgere il tram 8 e le linee bus H, 23, 34, 40, 44F, 46, 62, 64, 75, 98, 115, 190F, 280, 780, 870, 881, 916F. I podisti impegnati nella gara attraverseranno in circa un'ora e mzza via della Lungaretta, piazza in Piscinula, via Anicia, via San Francesco a Ripa, via Manara, via Mameli, via Dandolo, largo Porta San Pancrazio, via Garibaldi, via della Lungara e il lungotevere.

VARIAZIONE TRASPORTI

Sabato, a Trastevere, nell'ambito delle celebrazioni per la Festa de Noantri, è in programma una processione per le vie del rione. Il corteo di fedeli attraverserà anche viale Trastevere. Tra le 18 e le 21, le linee H, 44, 75, 115 e 780 modificheranno i loro percorsi. Durante la processione, per queste cinque linee di bus saranno soppresse due fermate si viale Trastevere, una su piazza Belli e piazza Sonnino, una su via del Foro Olitorio. Nelle stesse ore, una modifica è prevista anche per la linea tranviaria 8: in arrivo dal Casaletto, seguirà l'itinerario consueto sino a viale Trastevere altezza via Induno. Da qui, anziché proseguire verso piazza Venezia, devierà su via Induno, piazza di Porta Portese, via Marmorata e piazzale Ostiense, dove effettuerà capolinea e da dove inizierà la corsa di ritorno, passando di nuovo per via Marmorata, piazza di Portese e via Induno per poi tornare su viale Trastevere. La deviazione per la linea 8 comporterà la soppressione, tra le 18 e le 21 di sabato, di quattro fermate su via Arenula, due su viale Trastevere e piazza Belli e una su via di San Marco